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  1. #1
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    Predefinito Genova: "I baby-nazisti terrorizzano il quartiere"




    Piccoli bulli crescono in casa nostra. Esibiscono il loro fanatismo fascista e nazista. Si dichiarano razzisti senza alcuna vergogna. Fanno paura. Non serve andare a Verona, dove Nicola Tommasoli è stato ucciso a calci da cinque ragazzi, per capire come la violenza giovanile può vestirsi con i simboli della destra estrema e scaricarsi contro stranieri e “diversi”. Borgoratti, ordinario quartiere di Genova, è da mesi ostaggio di una gang di minorenni che terrorizzano gli immigrati. Il Secolo XIX li ha incontrati, ha fotografato il loro corredo nostalgico, ha registrato le loro parole cariche di odio. «Il mio mito è Mussolini e sono tifoso della Lazio perché la loro curva è l’unica veramente di destra», dice uno della banda, che ha 15 anni. Il loro punto di ritrovo sono i giardini pubblici: lì è tutto un tripudio di svastiche, inni al nazismo e insulti xenofobi. «I negri se ne devono andare, mi fanno schifo. E non li chiamo neri perché io sono un vero fascista». Le loro ultime vittime sono una donna ecuadoriana e il figlio undicenne: “cioccolatino” per il branco. Prima hanno ferito il piccolo, poi si sono azzuffati con la madre, insultandola per il colore della pelle.

    «Io ho sbagliato a reagire, graffiando le mani di uno dei ragazzi - ha spiegato in lacrime la sudamericana -. Ma in quel momento pensavo solo a difendere mio figlio da una situazione che ormai va avanti da troppo tempo».

    Gli insulti e le vessazioni sembrano infatti all’ordine del giorno in quell’angolo di Borgoratti. E i protagonisti sarebbero sempre gli stessi: giovanissimi che cercano di ricordare nei modi e nel vestire gli ultras da stadio, i naziskin da parata. Pronti ad attaccare il più debole, che sia uno scolaro delle elementari dalla pelle nera o un anziano a spasso con i nipotini.

    «Chiedono soldi ai più indifesi, minacciandoli. Sono arrivati al punto da lanciare addosso alla gente le feci dei cani per ritorsione, facendosi forza l’uno con l’altro, ma vorrei vedere che coraggio avrebbero presi uno per uno», spiega uno dei gestori del bar del Meeting point, situato al centro del parco. «Qui vengono bambini dai sette agli undici anni a giocare a pallone - racconta un allenatore del Borgoratti meeting -. Vi sembra normale che i figli degli stranieri debbano essere insultati o irrisi solo per il colore della loro pelle ogni volta che percorrono il campo nella zona che confina con il loro covo?». Per ora le forze dell’ordine pare abbiano nicchiato, frenati dalle carte d’identità dei bulli. Solo uno di loro si avvicina alla maggiore età, «gli altri hanno davanti ancora anni di totale impunità se non ci diamo una mossa», racconta Barbara Tirino, una delle madri ormai esasperate dal comportamento oltraggioso del branco.

    Prima di prendere di mira l’ecuadoriana, uno dei ragazzi era addirittura arrivato a provocare un vigile urbano di almeno vent’anni più vecchio: «Togliti la divisa e prendiamoci a pugni da uomo a uomo», gli aveva urlato il bullo (appena quattordicenne) sostenuto dagli amici. Il guanto di sfida non era stato ovviamente raccolto dall’agente, ma pare proprio che siano state queste frenate di poliziotti e carabinieri a dare forza al gruppo.

    Ora il parco è visto con paura dalle famiglie del quartiere, che temono che l’ondata estremista entri con prepotenza nelle aule di scuola. «Abbiamo già segnalato i problemi agli insegnanti - spiega la mamma italo-ungherese Tunde Dozsa - Stanno facendo più loro delle forze dell’ordine, spiegando, senza additare nessuno, quali sono gli esempi da seguire». Proprio un’insegnante avvierà oggi una raccolta di firme per aumentare la vigilanza nel quartiere.

    http://www.ilsecoloxix.it/genova/vie...0-0003badbebe4

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Wallace81 Visualizza Messaggio



    Piccoli bulli crescono in casa nostra. Esibiscono il loro fanatismo fascista e nazista. Si dichiarano razzisti senza alcuna vergogna. Fanno paura. Non serve andare a Verona, dove Nicola Tommasoli è stato ucciso a calci da cinque ragazzi, per capire come la violenza giovanile può vestirsi con i simboli della destra estrema e scaricarsi contro stranieri e “diversi”. Borgoratti, ordinario quartiere di Genova, è da mesi ostaggio di una gang di minorenni che terrorizzano gli immigrati. Il Secolo XIX li ha incontrati, ha fotografato il loro corredo nostalgico, ha registrato le loro parole cariche di odio. «Il mio mito è Mussolini e sono tifoso della Lazio perché la loro curva è l’unica veramente di destra», dice uno della banda, che ha 15 anni. Il loro punto di ritrovo sono i giardini pubblici: lì è tutto un tripudio di svastiche, inni al nazismo e insulti xenofobi. «I negri se ne devono andare, mi fanno schifo. E non li chiamo neri perché io sono un vero fascista». Le loro ultime vittime sono una donna ecuadoriana e il figlio undicenne: “cioccolatino” per il branco. Prima hanno ferito il piccolo, poi si sono azzuffati con la madre, insultandola per il colore della pelle.

    «Io ho sbagliato a reagire, graffiando le mani di uno dei ragazzi - ha spiegato in lacrime la sudamericana -. Ma in quel momento pensavo solo a difendere mio figlio da una situazione che ormai va avanti da troppo tempo».

    Gli insulti e le vessazioni sembrano infatti all’ordine del giorno in quell’angolo di Borgoratti. E i protagonisti sarebbero sempre gli stessi: giovanissimi che cercano di ricordare nei modi e nel vestire gli ultras da stadio, i naziskin da parata. Pronti ad attaccare il più debole, che sia uno scolaro delle elementari dalla pelle nera o un anziano a spasso con i nipotini.

    «Chiedono soldi ai più indifesi, minacciandoli. Sono arrivati al punto da lanciare addosso alla gente le feci dei cani per ritorsione, facendosi forza l’uno con l’altro, ma vorrei vedere che coraggio avrebbero presi uno per uno», spiega uno dei gestori del bar del Meeting point, situato al centro del parco. «Qui vengono bambini dai sette agli undici anni a giocare a pallone - racconta un allenatore del Borgoratti meeting -. Vi sembra normale che i figli degli stranieri debbano essere insultati o irrisi solo per il colore della loro pelle ogni volta che percorrono il campo nella zona che confina con il loro covo?». Per ora le forze dell’ordine pare abbiano nicchiato, frenati dalle carte d’identità dei bulli. Solo uno di loro si avvicina alla maggiore età, «gli altri hanno davanti ancora anni di totale impunità se non ci diamo una mossa», racconta Barbara Tirino, una delle madri ormai esasperate dal comportamento oltraggioso del branco.

    Prima di prendere di mira l’ecuadoriana, uno dei ragazzi era addirittura arrivato a provocare un vigile urbano di almeno vent’anni più vecchio: «Togliti la divisa e prendiamoci a pugni da uomo a uomo», gli aveva urlato il bullo (appena quattordicenne) sostenuto dagli amici. Il guanto di sfida non era stato ovviamente raccolto dall’agente, ma pare proprio che siano state queste frenate di poliziotti e carabinieri a dare forza al gruppo.

    Ora il parco è visto con paura dalle famiglie del quartiere, che temono che l’ondata estremista entri con prepotenza nelle aule di scuola. «Abbiamo già segnalato i problemi agli insegnanti - spiega la mamma italo-ungherese Tunde Dozsa - Stanno facendo più loro delle forze dell’ordine, spiegando, senza additare nessuno, quali sono gli esempi da seguire». Proprio un’insegnante avvierà oggi una raccolta di firme per aumentare la vigilanza nel quartiere.

    http://www.ilsecoloxix.it/genova/vie...0-0003badbebe4

  3. #3
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    Predefinito Il quartiere : "basta a bulli e svastiche"





    «Tutta colpa di quella sporca negra clandestina. Dovrebbero bruciarli tutti questi africani». Parola di piccolo «nazista», come lui stesso - 15 anni, capelli rasati, canottiera bianca e un grosso fascio in evidenza sulla fibbia della cintura - si definisce.

    È uno dei dieci ragazzi tra i 12 e i 17 anni che occupa quasi militarmente un angolo dei giardini del Meeting point di Borgoratti (tra via Tanini e via del Borgo). “Quella sporca negra”, invece, sarebbe una madre di famiglia ecuadoriana di 34 anni, residente a Borgoratti (con regolare permesso di soggiorno) da una decina d’anni. E la sua colpa sarebbe semplicemente quella di aver difeso il proprio figlio undicenne bersagliato dalla minigang che da quasi un anno terrorizza i ragazzini del quartiere.

    L’ultimo atto di bullismo risale a martedì pomeriggio: il piccolo ecuadoriano - che frequenta la vicina scuola elementare Jessie Mario - si sta recando al parco per giocare a pallone. Uno dei membri della minigang gli fa sbattere la faccia contro il cancello d’ingresso (ma il gruppo lo difende, dicendo che si è trattato di un evento casuale e non premeditato): l’ecuadoriano si spaventa e mostra un grosso bernoccolo. Nel giro di pochi minuti la madre accorre in lacrime e comincia a inveire contro il gruppetto. I ragazzi non si scompongono, e per qualche minuto rispondono alle accuse lanciando epiteti razzisti dalle loro panchine piene di inni e simboli inneggianti il nazifascismo e Mussolini. L’ecuadoriana esplode e se la prende col primo ragazzo della banda che le capita sottomano: volano spintoni, perfino qualche sputo. In piena trance la donna graffia alle mani il giovane, che ha solo 15 anni, e dallo spavento si ritrae riportando il figlio a casa. Mentre i due si allontanano dalla minigang partono cori di dileggio: «Negra, negra» urlano in un tripudio di rituali fascisti.

    È cosi che si salutano tra loro i membri della banda, braccio destro teso e l’uso del termine «camerata», rispolverato dal gergo fascista. Solo due dei tanti cliché che hanno preso piede in quell’angolo di verde nascosto tra i palazzi di Borgoratti: basta dare un’occhiata ai muri e alle panchine che hanno eletto a loro territorio per capire come tutti i luoghi comuni legati all’estrema destra abbiano ormai permeato le vite e i pomeriggi annoiati di questi ragazzi.

    Innanzitutto le grosse “o” della scritta “Borgoratti domina” posta all’ingresso del parco, vergate a mo’ di croce celtica. E poi gli inni al ventennio fascista, che si sprecano, così come i fasci littori e le frasi celebri di Mussolini. Scritte razziste, xenofobe, omofobe: tutte in bella mostra a due passi da dove gli anziani portano i loro cani a fare i bisogni, sulle stesse panchine dove le mamme siedono con i loro piccoli.

    «I negri mi fanno schifo. Che se ne tornino a casa loro», dice convinto il 15enne dalla fibbia col fascio, che si professa anche simpatizzante della Lazio (perché «loro sì che sono veri fascisti»). Intorno a lui c’è una ragazza, anche lei quindicenne, il cui viso dolce stride con le idee professate dal gruppo. Il più grande, 17 anni, risulta anche il più taciturno, mentre gli altri si affrettano a mostrare le foto del Duce appiccicate con lo scotch sul retro del cellulare o messe come segnalibro sul diario di scuola.

    Raccontano la loro versione del secondo round tra la madre del bimbo ecuadoriano ferito e il branco, avvenuto mercoledì pomeriggio tra l’indifferenza generale dei passanti.

    «Quella lì si è picchiata con una delle nostre madri. Io, approfittando del casino, le ho anche distrutto l’ombrello», si vanta uno della minigang.

    In realtà, spiegano due mamme esasperate dal comportamento dei bulli, le cose sarebbero andate diversamente: «L’ecuadoriana si è fermata ai giardini per bere dalla fontanella, e la mamma del bullo graffiato la sera prima l’ha aggredita, picchiandola, insultandola e sputandole addosso. Lei ha provato a difendersi con l’ombrello, mentre la gente intorno nemmeno si degnava di aiutarla». Sul posto piombano i carabinieri. Sedano la rissa e se ne vanno. Niente di più. «Sono minorenni - spiega uno dei gestori del bar del Meeting point -. Ogni volta che combinano un guaio, la Legge, carabiniere o poliziotto che sia, si ferma. E negli ultimi nei mesi ne hanno combinate per così. Minacce agli anziani, insulti alla gente di colore.

    L’ultima, deprimente sceneggiata l’ha dovuta subire proprio l’ecuadoriana corsa ai giardini per difendere il figlio. «Tornatene al tuo paese - urlavano in coro -. A un certo punto uno di loro si è tirato giù i pantaloni e le ha detto “è più pulito il mio sedere della tua faccia”. Roba da non credere», racconta un’altra mamma straniera mentre indica il punto in cui si è svolta la vicenda. «Parlo un italiano fluente e la mia pelle è bianca perché vengo dall’Europa dell’est, per questo sono relativamente tranquilla per me e per i miei figli. Ma se fossi sudamericana avrei paura, soprattutto per i bambini, che sono piccoli e non sanno bene come difendersi da certe accuse assurde, come quelle legate al colore della pelle. Ora che tutti sapranno, però, il quartiere deve trovare la forza di reagire».


    http://www.ilsecoloxix.it/genova/vie...0-0003badbebe4

  4. #4
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    i baby nazi erano un'altra cosa


  5. #5
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    «Negra, negra» urlano in un tripudio di rituali fascisti.
    abauhauahbhuahuauha

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Kranzler Visualizza Messaggio
    i baby nazi erano un'altra cosa


    dici?
    pensi che quelli di una volta avessero molta più consapevolezza delle proprie azioni e dei propri pensieri?
    oddio a me sembravano abbastanza indottrinati pure prima...
    no...forse quello in basso sà veramente quello che fà...

  7. #7
    Dio e Po***o
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    Citazione Originariamente Scritto da sghignazzante Visualizza Messaggio
    dici?
    pensi che quelli di una volta avessero molta più consapevolezza delle proprie azioni e dei propri pensieri?
    oddio a me sembravano abbastanza indottrinati pure prima...
    no...forse quello in basso sà veramente quello che fà...
    che retorica pietosa...

  8. #8
    ONORE E FEDELTA'
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    Tre rapine in meno di due ore nella notte a Genova
    Arrestati 5 giovani ecuadoriani di eta' tra 17 e 28 anni

    (ANSA) - GENOVA, 19 APR -
    Avevano compiuto 3 rapine in meno di 2 ore nella notte a Genova ma i carabinieri li hanno arrestati:sono 5 ecuadoriani di eta' 17-28 anni. I 'colpi' sono stati messi a segno nel quartiere di Marassi a danno di italiani: un ventiquattrenne, minacciato con un coltello alla gola e rapinato di 70 euro, cellulare e lettore MP3; due altri giovani minacciati con una lama e derubati di cellulari e denaro in contante; un uomo, che ha pero' reagito facendo fuggire la banda.

    FONTE. Ansa

    ---------------------

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Daltanius Visualizza Messaggio
    che retorica pietosa...
    retorica?
    cioè?
    spiegati meglio...
    perchè io vedo solo dei bambini...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da sghignazzante Visualizza Messaggio
    retorica?
    cioè?
    spiegati meglio...
    perchè io vedo solo dei bambini...

    Infatti! Bambini, altro che le larve odierne

 

 
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