I baby-nazisti
terrorizzano
il quartiere
09 maggio 2008
Piccoli bulli crescono in casa nostra. Esibiscono il loro fanatismo fascista e nazista. Si dichiarano razzisti senza alcuna vergogna. Fanno paura. Non serve andare a Verona, dove Nicola Tommasoli è stato ucciso a calci da cinque ragazzi, per capire come la violenza giovanile può vestirsi con i simboli della destra estrema e scaricarsi contro stranieri e “diversi”. Borgoratti, ordinario quartiere di Genova, è da mesi ostaggio di una gang di minorenni che terrorizzano gli immigrati. Il Secolo XIX li ha incontrati, ha fotografato il loro corredo nostalgico, ha registrato le loro parole cariche di odio. «Il mio mito è Mussolini e sono tifoso della Lazio perché la loro curva è l’unica veramente di destra», dice uno della banda, che ha 15 anni. Il loro punto di ritrovo sono i giardini pubblici: lì è tutto un tripudio di svastiche, inni al nazismo e insulti xenofobi. «I negri se ne devono andare, mi fanno schifo. E non li chiamo neri perché io sono un vero fascista». Le loro ultime vittime sono una donna ecuadoriana e il figlio undicenne: “cioccolatino” per il branco. Prima hanno ferito il piccolo, poi si sono azzuffati con la madre, insultandola per il colore della pelle.
«Io ho sbagliato a reagire, graffiando le mani di uno dei ragazzi - ha spiegato in lacrime la sudamericana -. Ma in quel momento pensavo solo a difendere mio figlio da una situazione che ormai va avanti da troppo tempo».
Gli insulti e le vessazioni sembrano infatti all’ordine del giorno in quell’angolo di Borgoratti. E i protagonisti sarebbero sempre gli stessi: giovanissimi che cercano di ricordare nei modi e nel vestire gli ultras da stadio, i naziskin da parata. Pronti ad attaccare il più debole, che sia uno scolaro delle elementari dalla pelle nera o un anziano a spasso con i nipotini.
«Chiedono soldi ai più indifesi, minacciandoli. Sono arrivati al punto da lanciare addosso alla gente le feci dei cani per ritorsione, facendosi forza l’uno con l’altro, ma vorrei vedere che coraggio avrebbero presi uno per uno», spiega uno dei gestori del bar del Meeting point, situato al centro del parco. «Qui vengono bambini dai sette agli undici anni a giocare a pallone - racconta un allenatore del Borgoratti meeting -. Vi sembra normale che i figli degli stranieri debbano essere insultati o irrisi solo per il colore della loro pelle ogni volta che percorrono il campo nella zona che confina con il loro covo?». Per ora le forze dell’ordine pare abbiano nicchiato, frenati dalle carte d’identità dei bulli. Solo uno di loro si avvicina alla maggiore età, «gli altri hanno davanti ancora anni di totale impunità se non ci diamo una mossa», racconta Barbara Tirino, una delle madri ormai esasperate dal comportamento oltraggioso del branco.
Prima di prendere di mira l’ecuadoriana, uno dei ragazzi era addirittura arrivato a provocare un vigile urbano di almeno vent’anni più vecchio: «Togliti la divisa e prendiamoci a pugni da uomo a uomo», gli aveva urlato il bullo (appena quattordicenne) sostenuto dagli amici. Il guanto di sfida non era stato ovviamente raccolto dall’agente, ma pare proprio che siano state queste frenate di poliziotti e carabinieri a dare forza al gruppo.
Ora il parco è visto con paura dalle famiglie del quartiere, che temono che l’ondata estremista entri con prepotenza nelle aule di scuola. «Abbiamo già segnalato i problemi agli insegnanti - spiega la mamma italo-ungherese Tunde Dozsa - Stanno facendo più loro delle forze dell’ordine, spiegando, senza additare nessuno, quali sono gli esempi da seguire». Proprio un’insegnante avvierà oggi una raccolta di firme per aumentare la vigilanza nel quartiere.
link: http://www.ilsecoloxix.it/genova/vie...0-0003badbebe4





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