Visualizza Risultati Sondaggio: L'evasore è un ladro???

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76. Non puoi votare in questo sondaggio
  • Si, chi si astiene dal versare le imposte all'erario è un ladro.

    59 77.63%
  • No, assolutamente. E' solo uno che si rifiuta di pagare una tangente. Ladro è lo Stato.

    17 22.37%
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Risultati da 91 a 100 di 114
  1. #91
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    [quote=JohnPollock;7827824]L'evasore è un ladro?


    Usando un vocabolo del dialetto parmigiano, l'evasore è un 'cioldòn', uno che pianta chiodi, che non paga ciò che 'acquista' ed usa.
    Ovviamente ... in misura complementare a quanto lo Stato sia 'truffatore', cioè sedicente creditore per prestazioni non fornite.

  2. #92
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Tra la Destra e la destra americana c'è davvero poco in comune.
    io infatti parlavo della destra italiana e del suo percorso storico che è sempre stato sociale e comunitario.

  3. #93
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    comunitaria e sociale...paroloni di Sinistra compagno...si vede che la vostra matrice è sempre la stessa: quella Socialista e Utilitarista. Quindi di Sinistra.
    Se Destra per te vuol dire libertarismo e negazione di ogni autorità..allora sono di Sinistra.Per me essere di Destra significa proprio opporsi al declino dei concetti di autorità,gerarchia e comunità di popolo.Per la Sinistra la comunità è legata da vincoli economici e materialistici, è la classe. Per me la comunità è un insieme di persone legate da vincoli spirituali ed etnici.

  4. #94
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    ... Sondaggio semplicistico

  5. #95
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    Le tasse sono un furto, lo dice la parola stessa: il significato di base del termine è infatti quello di esazione, letteralmente “tirare fuori con la forza”, estorcere, se volessimo trovare un sinonimo. Eppure oggi la maggioranza dei cittadini stenta a riconoscere questa forma relativamente moderna di schiavitù, che ci costringe a lavorare sino a giugno per lo Stato. Secoli di propaganda hanno anzi portato molti di noi a reputare la tassazione “una cosa bellissima”, giusta ed indispensabile per una società che voglia dirsi civile.
    Proviamo ad analizzare insieme i principali argomenti utilizzati a sostegno di quest’ultima tesi.

    Le tasse sono il corrispettivo dovuto per tutta una serie di servizi che lo Stato ci offre, e che spesso soltanto lo Stato è in grado di fornire, si dice, ed è grazie ad esse che le fasce più deboli della popolazione possono essere aiutate. Rispondere a tale argomentazione affermando che il grosso di quanto prelevato dalle nostre tasche finisce in realtà per essere utilizzato ad esclusivo vantaggio della casta al potere, e che tutti i servizi approntati dallo Stato (pochi, sporchi, brutti e cattivi) potrebbero tranquillamente essere forniti, ed in modo migliore, da privati in concorrenza fra di loro - cosicchè ognuno di noi potrebbe decidere liberamente chi pagare e per cosa farlo - sarebbe abbastanza semplice, specie di questi tempi; preferisco però focalizzare l’attenzione su un altro punto, concentrandomi sulla natura dell’atto in questione.

    Come scrive Guglielmo Piombini “…supponiamo che qualcuno si presenti a casa tua e dica: «Ti offro questo servizio di protezione, e tu non puoi rifiutarlo; pertanto, che tu lo voglia o meno, mi devi pagare. Se non lo fai domani si presenteranno alcuni uomini al mio servizio, riconoscibili dalla divisa, a riscuotere il dovuto. Se continuerai a rifiutarti di pagare per i servigi che ti offro, ti preleveranno e ti chiuderanno in una cantina dalle finestre sbarrate, dalla quale non potrai uscire. Se insisterai ad opporti, i miei uomini sono autorizzati ad usare le maniere forti, fino ad arrivare, in casi estremi, ad ucciderti». Come giudicherebbe il senso comune un comportamento del genere? Non vi sono dubbi: si tratta di un caso eclatante di estorsione: un'azione che chiunque riuscirebbe al primo colpo a giudicare come ignobile e criminale. Eppure lo Stato, sfidando secoli di buon senso, è riuscito tanto bene nella sua opera di corruzione delle menti da far apparire questa azione, quando commessa dai propri membri, come del tutto legittima: non rapina ma legittima tassazione!”

    Tassare insomma è intrinsecamente criminale, anche se quei soldi finissero davvero col finanziare servizi utili e con l’aiutare i più bisognosi, perché viola i nostri diritti di proprietà. Negarlo significa rigettare il concetto stesso di proprietà privata: un furto resta sempre un furto, qualsiasi utilizzo si faccia poi del bottino.
    A chi appartengono le ricchezze tassate? Al ministro dell’economia, ai parlamentari, alla Guardia di Finanza o a chi le ha guadagnate col sudore della fronte? Una società fondata sul furto, è una società giusta? E’ morale derubare, anche se fosse per una giusta causa?
    Non si può sostenere che chi evade il fisco sia un ladro: il furto implica per l’appunto la proprietà, e non è certo lo Stato il proprietario di quanto produciamo ogni giorno lavorando. Nemmeno utilizzare beni o servizi pubblici senza contemporaneamente pagare il pizzo al fisco configura un furto, dal momento che lo Stato non può dirsi proprietario legittimo di alcunché, essendosi impossessato di tutti i “suoi” beni con la forza, l’esproprio e la violenza. Altro che contratto sociale: qualcuno di voi ne ha mai visto e firmato uno? E soprattutto, può esistere un contratto di tal fatta, un contratto “universale”?

    La democrazia è la scusa più ricorrente utilizzata dai sostenitori della tassazione per rispondere alla serie di interrogativi che ho appena posto. La maggioranza dei cittadini, si dice, ritiene la tassazione legittima, e tanto basta: chi non ci sta, che emigri! Ma un crimine resta sempre tale, anche se a metterlo in atto e a sostenerlo è una maggioranza. Anche il voto alle elezioni non giustifica nulla: molti di noi preferirebbero non avere un padrone, piuttosto che scegliersene uno con cadenza quinquennale. Non è con una X sulla scheda elettorale che diamo mandato agli uomini politici affinchè decidano delle nostre ricchezze: il mandato imperativo è anzi espressamente vietato dalla Costituzione, e parlare di rappresentanza ha un che di psicotico.

    Se abbandoniamo la morale per guardare la questione in termini di utilità, i risultati non sono comunque più lusinghieri: un fisco rapace, che magari si accanisca contro i più ricchi, è incompatibile con una realtà sempre più “globale”, dove capitali e cervelli si muovono con estrema facilità punendo i sistemi più oppressivi, e finisce col colpire in modo maggiore proprio coloro che finge di voler aiutare: il caso Reagan mostra senza tema di smentita che è solo diminuendo energicamente ed in un breve lasso di tempo le tasse, anche e soprattutto alle fasce più agiate della popolazione, che il contributo di queste ultime alle casse dello Stato aumenta, nel mentre diminuisce quello dei meno abbienti.
    Il premio nobel per l’economia Prescott ce lo ha spiegato recentemente: è solo con un fisco leggero che l’economia può crescere, i salari aumentare e la disoccupazione diminuire.
    Dalle nostre parti invece la parola d’ordine è redistribuire, come se per redistribuire ricchezza non fosse prima necessario crearla per mano di imprese e lavoratori lasciati liberi di esprimere i propri talenti.

    L’evasore fiscale appare insomma come un eroe dei nostri tempi, capace di indicare la via a chi l’ha smarrita sotto i colpi di un potere ingiusto e sempre più invadente: le tasse sono un furto, non pagare è legittima difesa!

  6. #96
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Citazione Originariamente Scritto da Jefferson Visualizza Messaggio
    Le tasse sono un furto, lo dice la parola stessa: il significato di base del termine è infatti quello di esazione, letteralmente “tirare fuori con la forza”, estorcere, se volessimo trovare un sinonimo. Eppure oggi la maggioranza dei cittadini stenta a riconoscere questa forma relativamente moderna di schiavitù, che ci costringe a lavorare sino a giugno per lo Stato. Secoli di propaganda hanno anzi portato molti di noi a reputare la tassazione “una cosa bellissima”, giusta ed indispensabile per una società che voglia dirsi civile.
    Proviamo ad analizzare insieme i principali argomenti utilizzati a sostegno di quest’ultima tesi.

    Le tasse sono il corrispettivo dovuto per tutta una serie di servizi che lo Stato ci offre, e che spesso soltanto lo Stato è in grado di fornire, si dice, ed è grazie ad esse che le fasce più deboli della popolazione possono essere aiutate. Rispondere a tale argomentazione affermando che il grosso di quanto prelevato dalle nostre tasche finisce in realtà per essere utilizzato ad esclusivo vantaggio della casta al potere, e che tutti i servizi approntati dallo Stato (pochi, sporchi, brutti e cattivi) potrebbero tranquillamente essere forniti, ed in modo migliore, da privati in concorrenza fra di loro - cosicchè ognuno di noi potrebbe decidere liberamente chi pagare e per cosa farlo - sarebbe abbastanza semplice, specie di questi tempi; preferisco però focalizzare l’attenzione su un altro punto, concentrandomi sulla natura dell’atto in questione.

    Come scrive Guglielmo Piombini “…supponiamo che qualcuno si presenti a casa tua e dica: «Ti offro questo servizio di protezione, e tu non puoi rifiutarlo; pertanto, che tu lo voglia o meno, mi devi pagare. Se non lo fai domani si presenteranno alcuni uomini al mio servizio, riconoscibili dalla divisa, a riscuotere il dovuto. Se continuerai a rifiutarti di pagare per i servigi che ti offro, ti preleveranno e ti chiuderanno in una cantina dalle finestre sbarrate, dalla quale non potrai uscire. Se insisterai ad opporti, i miei uomini sono autorizzati ad usare le maniere forti, fino ad arrivare, in casi estremi, ad ucciderti». Come giudicherebbe il senso comune un comportamento del genere? Non vi sono dubbi: si tratta di un caso eclatante di estorsione: un'azione che chiunque riuscirebbe al primo colpo a giudicare come ignobile e criminale. Eppure lo Stato, sfidando secoli di buon senso, è riuscito tanto bene nella sua opera di corruzione delle menti da far apparire questa azione, quando commessa dai propri membri, come del tutto legittima: non rapina ma legittima tassazione!”

    Tassare insomma è intrinsecamente criminale, anche se quei soldi finissero davvero col finanziare servizi utili e con l’aiutare i più bisognosi, perché viola i nostri diritti di proprietà. Negarlo significa rigettare il concetto stesso di proprietà privata: un furto resta sempre un furto, qualsiasi utilizzo si faccia poi del bottino.
    A chi appartengono le ricchezze tassate? Al ministro dell’economia, ai parlamentari, alla Guardia di Finanza o a chi le ha guadagnate col sudore della fronte? Una società fondata sul furto, è una società giusta? E’ morale derubare, anche se fosse per una giusta causa?
    Non si può sostenere che chi evade il fisco sia un ladro: il furto implica per l’appunto la proprietà, e non è certo lo Stato il proprietario di quanto produciamo ogni giorno lavorando. Nemmeno utilizzare beni o servizi pubblici senza contemporaneamente pagare il pizzo al fisco configura un furto, dal momento che lo Stato non può dirsi proprietario legittimo di alcunché, essendosi impossessato di tutti i “suoi” beni con la forza, l’esproprio e la violenza. Altro che contratto sociale: qualcuno di voi ne ha mai visto e firmato uno? E soprattutto, può esistere un contratto di tal fatta, un contratto “universale”?

    La democrazia è la scusa più ricorrente utilizzata dai sostenitori della tassazione per rispondere alla serie di interrogativi che ho appena posto. La maggioranza dei cittadini, si dice, ritiene la tassazione legittima, e tanto basta: chi non ci sta, che emigri! Ma un crimine resta sempre tale, anche se a metterlo in atto e a sostenerlo è una maggioranza. Anche il voto alle elezioni non giustifica nulla: molti di noi preferirebbero non avere un padrone, piuttosto che scegliersene uno con cadenza quinquennale. Non è con una X sulla scheda elettorale che diamo mandato agli uomini politici affinchè decidano delle nostre ricchezze: il mandato imperativo è anzi espressamente vietato dalla Costituzione, e parlare di rappresentanza ha un che di psicotico.

    Se abbandoniamo la morale per guardare la questione in termini di utilità, i risultati non sono comunque più lusinghieri: un fisco rapace, che magari si accanisca contro i più ricchi, è incompatibile con una realtà sempre più “globale”, dove capitali e cervelli si muovono con estrema facilità punendo i sistemi più oppressivi, e finisce col colpire in modo maggiore proprio coloro che finge di voler aiutare: il caso Reagan mostra senza tema di smentita che è solo diminuendo energicamente ed in un breve lasso di tempo le tasse, anche e soprattutto alle fasce più agiate della popolazione, che il contributo di queste ultime alle casse dello Stato aumenta, nel mentre diminuisce quello dei meno abbienti.
    Il premio nobel per l’economia Prescott ce lo ha spiegato recentemente: è solo con un fisco leggero che l’economia può crescere, i salari aumentare e la disoccupazione diminuire.
    Dalle nostre parti invece la parola d’ordine è redistribuire, come se per redistribuire ricchezza non fosse prima necessario crearla per mano di imprese e lavoratori lasciati liberi di esprimere i propri talenti.

    L’evasore fiscale appare insomma come un eroe dei nostri tempi, capace di indicare la via a chi l’ha smarrita sotto i colpi di un potere ingiusto e sempre più invadente: le tasse sono un furto, non pagare è legittima difesa!
    Spiritualità e razionalità Liberale....bravo.

  7. #97
    Pasdar
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    Citazione Originariamente Scritto da No pasaran Visualizza Messaggio
    L'evasore al posto di dare il suo contributo alla comunità, pensa solo a se stesso
    .

    P.S. Se per "sinistra" intendi dire "antiliberale", allora siamo della sinistra più radicale che si possa immaginare.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  8. #98
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    No, è un privilegiato, non un ladro. La possibilità di evadere in Italia è nella stragrande maggioranza dei casi appannaggio di alcune categorie sociali, imprenditori e commercianti in primis. I dipendenti molto difficilmente riescono ad evadere, ma se potessero lo farebbero anche loro. Io per primo.

  9. #99
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    Citazione Originariamente Scritto da arbogaste Visualizza Messaggio
    No, è un privilegiato, non un ladro. La possibilità di evadere in Italia è nella stragrande maggioranza dei casi appannaggio di alcune categorie sociali, imprenditori e commercianti in primis. I dipendenti molto difficilmente riescono ad evadere, ma se potessero lo farebbero anche loro. Io per primo.
    attenzione che così rischi anche tu di cadere nel semplicistico, posto che nella maggioranza dei casi hai ragione
    Molta evasione fiscale proviene anche dai ceti medi, da pensionati che fanno anche un secondo lavoro non denunciato, e non credo siano super ricchi

  10. #100
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    se lo stato funziona l'evasore e' un ladro,se e' inefficiente come quello che c'e' adesso no

 

 
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