che campione mondiale di stupidità...![]()


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Ultima modifica di Giordi; 16-04-10 alle 17:28
“In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”


Ultima modifica di Giordi; 16-04-10 alle 17:31
“In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”






Premesso che nel raggio di 100 km da dove mi trovo non c'è la necessità di punire gli omicidi con la pena di morte (ma fra un quarto d'ora non lo so), il principio di proporzionalità applicato nella maniera più semplice possibile vorrebbe che la pena di morte possa essere inflitta solo agli omicidi, ciò non toglie che pure sul caso degli eretici si potrebbe discutere.
Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.


La pena di morte non è un peccato mortale perchè il comandamento dice di "Non far morire l'innocente e il giusto", mentre invece con la pena di morte togli la vita ad un colpevole ingiusto!
Le Sacre Scritture, sia l'Antico Testamento che il Nuovo Testamento, sono molto chiare in merito, come spiega ottimamente il Catechismo tridentino:
Eccezioni al quinto comandamento
Spiegando il contenuto di questo precetto il Signore mostra che esso comprende due elementi: il primo, negativo, cioè il divieto dell'uccisione; il secondo, positivo, cioè l'ingiunzione di estendere la nostra concorde e caritatevole amicizia anche ai nemici, per avere pace con tutti, sia pure affrontando con pazienza ogni contrarietà.
Enunciata la Legge che vieta di uccidere, il parroco dovrà subito indicare le uccisioni che non sono proibite. Non è infatti vietato uccidere animali. Se Dio ha concesso agli uomini di nutrirsene, deve essere lecito ucciderli. In proposito dice sant'Agostino: "Non dobbiamo applicare la formula non ammazzare ai vegetali, cui manca ogni facoltà sensibile, né agli animali irragionevoli, che non sono collegati a noi da alcuna virtù razionale" (De civit. Dei, 1, 20).
Altra categoria di uccisioni permessa è quella che rientra nei poteri di quei magistrati che hanno facoltà di condannare a morte. Tale facoltà, esercitata secondo le norme legali, serve a reprimere i facinorosi e a difendere gli innocenti. Applicandola, i magistrati non solamente non sono rei di omicidio, ma, al contrario, obbediscono in una maniera superiore alla Legge divina, che vieta di uccidere, poiché il fine della Legge è la tutela della vita e della tranquillità umana. Ora le decisioni dei magistrati, legittimi vendicatori dei misfatti, mirano appunto a garantire la tranquillità della vita civile, mediante la repressione punitiva dell'audacia e della delinquenza. Ha detto David: "Sulle prime ore del giorno soppressi tutti i peccatori del territorio, onde eliminare dalla città del Signore tutti coloro che compiono iniquità" (Sal 100,8).
Per le medesime ragioni non peccano neppure coloro che, durante una guerra giusta, non mossi da cupidigia o da crudeltà, ma solamente dall'amore del pubblico bene, tolgono la vita ai nemici.
Vi sono anzi delle uccisioni compiute per espresso comando di Dio. I figli di Levi non peccarono quando in un giorno solo uccisero migliaia di uomini; dopo di ciò, Mosè rivolse loro le parole: "Oggi avete consacrato le mani vostre a Dio" (Es 32,29).
Infine non è reo di trasgressione a questo precetto chi, non di spontanea volontà e di proposito, ma per disgrazia uccide un altro. E scritto nel Deuteronomio: "Chi per caso abbia colpito il suo prossimo e si riesca a provare che ne ieri, ne ieri l'altro nutriva odio per il colpito, ma che, recandosi insieme a far legna nel bosco, nel tagliare i tronchi, la scure gli sfuggì di mano e il ferro spiccato dal manico colpì l'amico e l'uccise (19), tale uccisione, non compiuta per atto di volontà e studiatamente, non può assolutamente imputarsi a colpa". Lo conferma la sentenza di sant'Agostino: "Nessuno pensi che possa esserci addebitato ciò che facciamo per il bene o per il lecito, anche se importi, senza il nostro volere, qualcosa di male" (Epist., 47, 5).
Ma anche in tali casi tuttavia può talora esserci colpa: se cioè l'uccisore involontario sia intento a cosa ingiusta, o se l'uccisione si verifichi per negligenza e imprudenza, non essendo state valutate tutte le circostanze. Un esempio del primo caso: se uno percuotendo con un pugno o un calcio una donna incinta, provochi l'aborto, pur essendo ciò fuori dell'intenzione del percussore, non si può dire immune da colpa, non essendo in alcun modo lecito percuotere una donna incinta.
Che la legge poi non colpisca chi uccide un altro in difesa della propria vita, avendo però adoperato ogni cautela, è evidente.
Con l'aborto, uccidi una vita. O, se non vuoi considerarla vita in atto, devi ammettere che stai eliminando una vita 'in potenza', cioè un qualcosa il cui processo di sviluppo nei mesi avrà per compimento la nascita di un bambino. Eliminandolo, tu togli la possibilità della Redenzione ad una 'vita' la cui innocenza è data dal fatto che concretamente e fattivamente non è dotata della libera volontà di compiere alcun atto nè peccaminoso nè conforme alla Legge di Dio. L'unico peccato che ha è quello originale, comune a tutti gli uomini per trasmissione.
Con l'aborto neghi la possibilità di salvezza che Dio dà a tutti gli esseri umani e neghi il dono divino della vita.
Non puoi negare nulla, perchè tu non sei il 'custode della verità cristiana', ma sei uno che di dottrina cattolica sa poco e nulla e non fa altro che esprimere le sue personali interpretazioni arbitrarie....invece lo nego...hefico:




OOOOPS scusate....
Credevo di essere su Conservatorismo mentre sono su una succursale di CR.....e contro il catechismo tridentino che si può fare mai?
:sofico:
Ultima modifica di primahyadum; 16-04-10 alle 18:05
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Rispondo alla domanda posta in questa discussione; quesito inevitabile, dopo il duro dibattito sull'aborto. Ammetto che per lunghi anni ho abbracciato, per così dire, la soluzione "occhio per occhio, dente per dente", ivi compresa la pena di morte inflitta dallo Stato ai colpevoli di omicidio volontario o di crimini abominevoli come la pedofilia. Ma negli ultimi tempi, per una questione di coerenza, e per una diversa sensibilità di fondo, ho modificato la mia opinione iniziale. La vita va dal concepimento alla morte naturale. Punto. E' vero, esistono argomentazioni anche da parte cattolica favorevoli alla pena di morte. Ma le parole degli ultimi Pontefici sono state abbastanza chiare.
Devo aggiungere che, comunque, non ho cambiato idea solo a rimorchio del magistero pontificio. Sono diventato più sensibile sulla questione del rispetto della dignità umana. La pena di morte sembra più vendetta che vera giustizia. Il veleno iniettato in vena, la botola che si apre, l'elettricità che scorre, il fucile che spara: non vi corre un brivido nella schiena?
A certe bestie, comunque, possiamo senz'altro raccomandare sani ergastoli e lavori forzati, forse peggiori della morte stessa, pur nella conservazione della vita in quanto bene indisponibile. S'intende: in celle perlomeno abitabili e senza particolari crudeltà. Non voglio affermare che al posto della morte debbano essere inflitte torture disumane.
Ma l'ergastolo deve essere ergastolo, il lavoro deve essere lavoro vero. Certezza della pena, punto.
Ecco, detto questo una postilla finale. E' facile parlare (o meglio scrivere) comodamente seduti in scrivania. Ma non so come reagirei di fronte ad un atto violento commesso contro un parente od un amico. Forse cambierei d'istinto idea sulla sorte da riservare al responsabile. E' difficile anche esprimersi su certi crimini e criminali: che fare di un Saddam, di un Bin Laden, di un pedofilo che stupra e ammazza un bambino?
Sono questioni delicate, che pongono dubbi. Non è facile, come si può immaginare. Non lo è per nulla, se sei toccato in prima persona.