Comunque la moderazione non ti censura se ti comporti in maniera uniforme al regolamento di pol.
Ps.: criticarla é contro al regolamento e perseguibile di segnalazione.
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Montanelli non era un progressista, è quanto di più vicino ai conservatori si aveva in Italia senza voler andare verso il neofascismo, il suo Guirnale fu per 20 anni il solo punto di riferimento di chi aveva un'idea del nostro paese conservatore e non schierato a sinistra, specialmente se viveva in una città "rossa" come me, esperienza diretta che mi sono preso decine di volte del fascista quando mi vedevano comprare il Giornale
Carissimo,
naturalmente sono più le cose che ci avvicinano di quelle che ci allontanano, ma a volte usiamo termini diversi. Sarò un inguaribile "americano" nato per sbaglio in Italia, ma a me la parola "pessimismo" proprio non piace. Preferisco parlare di realismo e pragmatismo politico, senz'altro necessari per governare gli eventi. George W. Bush ha iniziato a gestire meglio le tante sfide in campo internazionale, proprio da quando si è avvicinato al realismo di Condy Rice e si è allontanato un poco dall'ideologismo dei neocons. Non nego affatto la bontà di molti princìpi inseriti nel dibattito politico americano dagli intellettuali neoconservatori, ma la gestione politica del quotidiano richiede quel senso della realtà che non sempre i neocons hanno dimostrato di avere; infatti molti errori nella gestione del dopoguerra iracheno sono dipesi da un'iniziale ed eccessiva influenza neoconservatrice. Anche la maggior parte degli intellettuali neocons proviene dalla sinistra liberal americana e purtroppo o per fortuna a volte, (Ferrara docet!), chi da sinistro si scopre destro, diventa più realista del Re ed effettua qualche volo pindarico di troppo.
Non mi vergogno di dire di avere una preparazione più politica e meno culturale della Tua, ma con ciò non vorrei essere frainteso e scambiato per un mangia-intellettuali. Però ritengo sia inevitabile che la prassi politica tenda a distanziarsi spesso dai pur preziosi insegnamenti degli uomini di cultura. Non sempre gli intellettuali, di qualsivoglia corrente, conoscono l'anima profonda dei Paesi nei quali vivono o dei popoli dei quali fanno parte. Credo che il pessimismo ideologico più che conservatore, sia soprattutto una caratteristica di parecchi intellettuali, anche ovviamente conservatori.
Il pragmatismo, necessario anche per il conservatorismo politico, proprio nel caso della variegata e complessa America, ci impedisce di sognare degli ipotetici Stati Uniti monoliticamente conservatori e ci obbliga a tenere in considerazione, combattendola certo, ma non ignorandola, quella parte di America inguaribilmente liberal e plurale. Anche quella è America e non un corpo estraneo. Gli USA avranno sempre un Texas conservatore e una California con gli eccessi hollywoodiani e i quartieri gay.
Quindi, un buon conservatorismo politico è quello che sa bene da dove viene, è cosciente della realtà in cui opera, ma non si spaventa di affrontare quei cambiamenti che sono necessari. Certamente ogni grande idea deve essere adattata a situazioni molto diverse. Gli Stati Uniti hanno molto da conservare e ben poco da riformare, ma noi? Beh, a parte i valori religiosi e nazionali, l'Italia è da rivoltare come un calzino, visto che ha osservato solo da lontano le rivoluzioni liberiste degli anni Ottanta. Perciò, con un passo alla volta e per gradi, ma occorre procedere subito se non si vuole che il declino italiano divenga permanente, correndo anche il rischio di essere più liberali che conservatori.
Caro Roberto anche qui mi fai dire cose che non ho detto.
La mia riflessione nasce in seguito ad una disillusione proprio nei confronti della politica (più che dell'ideologia) neocon. Tra Kristol e Oakeshott ora sceglierei una via di mezzo oppure opterei per il secondo. Sono un conservatore burkeano e purtroppo l'America conservatrice di oggi ha voltato le spalle a Burke.
Tu poi opponi il pessimismo (che ritieni ideologico) al pragmatismo, quando un conservatore realista non può che essere pragmatico e dunque sotto sotto anche un pò pessimista.
Il rischio di essere più liberale che conservatore, scusa, questo proprio non voglio concedermelo. E' per questo che a differenza di te, il sottoscritto si ritiene un conservatore e null'altro che un conservatore. Anzi, da oggi, per essere ancora più precisi, un tory.
Non credo sia obbligatorio il legame fra pessimismo e pragmatismo. Ad esempio, io penso di poter fare cento e sono fiducioso di arrivare al traguardo, ma essendo realista e conoscendo la realtà in cui opero, non pretendo di fare cento in un giorno, ma che so, oggi dieci, domani altrettanto e dopodomani pure, fino ad arrivare a quota cento. Quindi vado responsabilmente per gradi, ma sono sicuro di riuscire a raggiungere con il tempo un risultato. Quindi realista per l'oggi e ottimista per il futuro.
Parliamo esclusivamente di Italia, visto che è il Paese in cui siamo nati e viviamo. Secondo Te è proprio tutto da conservare e non serve forse un'iniezione di liberalismo in certi settori? Negli anni Ottanta l'Italia non ha avuto la Thatcher, ma il pentapartito che governava in modo consociativo con il PCI.