Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 16
  1. #1
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Perchè sono conservatore

    Perchè sono conservatore




    “Qualsiasi cambiamento è in peggio, anche se in meglio” (R.A. Sayce)



    “Un bambino dovrebbe essere educato come se la sua prospettiva fosse l’infelicità” (Lord Percy of Newcastle)



    “L’innovazione è un’impresa quasi sempre ambigua ed incerta, nella quale perdite e guadagni sono così strettamente intrecciati che appare estremamente difficile prevedere il risultato finale: non esiste affatto un progresso assoluto” (Michael Oakeshott)



    Perché essere conservatori? Il sottoscritto non è nato conservatore, ma lo è diventato negli anni dell’adolescenza in seguito al suo rifiuto del dogma razionalista. Ci sono persone che si ribellano a forme più concrete di autorità, vedi quelle di tipo militare oppure religioso – io invece ad un certo momento della mia maturazione intellettuale ho snobisticamente voltato le spalle al pensiero liberalprogressista del mio tempo, non credendo più possibile e nemmeno giusto continuare a pensare che ogni nostra singola scelta quotidiana dovesse essere il frutto di una ragione di per sé fallibile.
    Con gli anni, attraverso la lettura di autori conservatori mi sono reso conto che la mente umana non è una tabula rasa e che ogni uomo nasce già con un patrimonio acquisito, sul quale incideranno poi l’ambiente fisico e umano con cui entrerà in contatto. Non siamo uguali, non partiamo da zero ed ognuno di noi ha dentro di sè un qualcosa che sfugge alla comprensione razionale e che generalmente chiamiamo anima. Essendo personalmente agnostico non ho dato a tutto ciò un significato prettamente religioso, tuttavia il mio rispetto per la natura e per quel che gli dei provvedono per ciascuno di noi si è rafforzato.
    Ho scoperto che l’uomo non è guidato principalmente dal desiderio di libertà, ma dall’istinto di conservazione. Dalla nascita alla morte tutte le nostre azioni sono volte a preservare la nostra vita dalle avversità. Tuttavia c’è una forza che dall’interno del nostro corpo ostacola questi propositi di sicurezza ed è l’aggressività. L’uomo è infatti un essere naturalmente aggressivo, che tende alla competizione e al conflitto con i propri simili con una determinazione maggiore di quella che gli serve quotidianamente per procacciarsi il cibo. A spingerci gli uni contro gli altri il più delle volte non sono fini materiali, razionali, ma le passioni, che dominano la nostra volontà e che attengono alla dimensione irrazionale del nostro essere. Per quanto fonte di instabilità e di pericolo, queste pulsioni irrazionali hanno permesso ai nostri antenati di non condurre una vita meramente animalesca, tesa cioè a soddisfare meramente i loro bisogni primari, ma di evolversi verso forme di esistenza più evolute. E di dar modo all’anima umana di esprimersi nobilmente attraverso la religione, le arti e la guerra.
    Al rispetto per ciò che è naturale si è accompagnato in me il gusto del passato e il piacere delle consuetudini. Per secoli l’uomo ha fatto tesoro dell’esperienza dei propri progenitori ed ha considerato con rispetto e amore ciò che aveva ereditato dalla propria cultura e dalle proprie tradizioni. Oggi invece la gran parte dei miei contemporanei vive esclusivamente per il proprio presente e considera la tradizione alla stregua di una sciocca superstizione. Lungi dall’essere considerati degli esempi per i viventi gli uomini del passato sono dimenticati senza rimpianti. La globalizzazione ha reso obsoleti gli stessi stati nazionali.
    Questa disgregazione del tessuto sociale che oggi le menti più fulgide rubricano secondo le voci “nichilismo” e “relativismo culturale” è solo l’ultimo atto di un processo iniziatosi parecchi secoli fa. Da quando il pensiero filosofico, che aveva sempre accompagnato l’evoluzione della società occidentale senza mai entrare in collisione con essa, in Età Rinascimentale non si propose più semplicemente di interpretare la realtà, ma di trasformarla secondo un piano razionale. Questa intenzione radicale ispirerà e sosterrà attivamente istanze politiche di tipo rivoluzionario che deflagheranno con la Rivoluzione francese e la conseguente caduta del Trono e dell’Altare.
    Tuttavia a differenza dei legittimisti che si opposero ai rivoluzionari in nome del diritto divino dei Regnanti, la polemica conservatrice, iniziatasi con Edmund Burke, si basava invece sul diritto consuetudinario. Burke riteneva che le nostre società fossero divenute col tempo così complesse che potevano essere guidate solo per mezzo di politiche prudenti e gradualistiche. Ogni tentativo radicale, viceversa, avrebbe finito col tramutarsi in dispotismo. La profezia burkeana purtroppo si realizzò e la Rivoluzione, contrariamente ai suoi propositi di liberazione, costrinse l’uomo europeo a continui regimi di schiavitù: il Terrore giacobino, il positivismo anticlericale e il marxismo collettivista, ed infine due apocalittiche guerre mondiali che rischiarono di spegnere del tutto la civiltà europea.
    Dopo Burke sono stati varie e difformi le modalità di essere conservatori, ma sempre si è convenuto sulla sfiducia nei confronti dell’azione umana e sul rifiuto di idee e programmi radicali e utopistici.
    Secondo Michael Oakeshott, forse il più brillante intellettuale conservatore del XX secolo,

    “Essere conservatori significa essere disposti a pensare e comportarsi in determinate maniere; sono preferibili certi tipi di comportamento e certe condizioni negli avvenimenti umani rispetto ad altri... la caratteristica generale di questa inclinazione si concentra nella propensione a utilizzare e gioire di ciò che è disponibile oggi, piuttosto di ciò che era prima o lo potrebbe essere in futuro. Ciò che si valuta è il presente; e lo si valuta non in base alle sue relazioni con un remoto passato, nè perchè lo si ritiene migliore di qualsiasi altra alternativa possibile, ma per via della sua consuetudine... essere conservatori dunque, è preferire la consuetudine all’ignoto, lo sperimentato al non sperimentato, il dato di fatto al mistero, il qui ed ora all’impossibile, il limitato all’illimitato, il vicino al distante... l’utile alla perfezione, il sorriso presente all’utopica risata”. (Michael Oakeshott, Being Conservative, in Rationalism in politics)

    Mentre i liberali e i progressisti sostengono all’unisono il diritto individuale di scelta, viceversa il conservatore è consapevole dei rischi che potrebbero conseguirne, quando non ci si lasci guidare dalla tradizione e dalla saggezza. Il vero conservatore è infatti intimamente uno scettico: non si fida dei ragionamenti intelligenti, figuriamoci degli entusiasmi a buon mercato. Se è inglese, spesso è anche un sottile umorista. Per Disraeli “ci sono infiniti piani e progetti, e altrettante infinite ragioni per cui non ci dovrebbero essere piani e progetti”. Questo non vuol dire rimanere inerti senza far nulla, ma è un consiglio ad agire con prudenza senza aspettare successi, che con buona probabilità non verranno.
    Il conservatorismo infine, dice Scruton, è “il mantenimento di un’ecologia sociale”. La libertà partecipa a quest’ecologia, in quanto senza di essa gli organismi sociali non potrebbero adattarsi, ma la politica non può limitarsi a garantire o a estendere il dominio della libertà. Deve interessarsi della preservazione delle risorse sociali, materiali, spirituali che una libertà anarchica potrebbe mettere a rischio, al fine di mantenere il più a lungo in essere la vita della società umana. Per questo il conservatorismo è stato definito anche la politica del differimento, perchè, come affermò saggiamente Lord Salisbury, “ritardare è vita”.


    Florian

  2. #2
    Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case
    Data Registrazione
    29 Mar 2009
    Messaggi
    15,424
     Likes dati
    6
     Like avuti
    83
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Una sola parola per definire il messaggio : wiki-cons. Florian, e lo dico per conoscenza di tutti, si sta impegnando a redigere una sorta di wiki del pensiero conservatore. Un lavoro immane che però dimostra di riuscire a compiere egregiamente.
    Gli dobbiamo un applauso !
    www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    18,319
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Vedevo che Florian sta facendo un ottimo lavoro, bravissimo!
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  4. #4
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Cari amici,

    ho pensato di lavorare ad una serie di progetti riguardo la cultura conservatrice che potrebbero trovare spazio sul nostro forum. L'intento è quello di offrire a tutti coloro che si collegano ai nostri siti le coordinate basilari per lo studio del pensiero conservatore.

    A tal proposito:

    1) Ho quasi finito di tradurre la voce “Conservatorismo” tratta dall’Enciclopedia Britannica. E’ un saggio molto ben fatto, esauriente e obiettivo.

    2) Ho stilato la lista di quei filosofi, letterati e politici conservatori anglo-americani che Russell Kirk ha posto di riferimento nel suo "A Conservative Mind". E’ una sorta di “pantheon” del pensiero conservatore classico anglo-americano.

    3) Ho inoltre pensato a una sorta di "guida al conservatorismo" su Internet. Si parte con una lista di links cliccabili sul conservatorismo (nelle sue tendenze generali) comprese tutte le voci presenti su Wikipedia (inglese e italiano).

    4) Ho conservato tantissimo materiale scaricato negli anni in merito alla la storia e la cronaca del conservatorismo USA. Dovrebbe essere rivisto e insieme riordinato. Se interessa - si può (con calma) vedere di fare.

    5) Sarebbe cosa buona, penso, organizzare anche una bibliografia di base. Attualmente ho in via di completamento una bibliografia dei libri usciti in Italia sul conservatorismo USA, che cerca per quanto mi è possibile di essere completa e comprende sia i titoli in commercio che quelli esauriti.

    6) Ho letto con molta attenzione il thread “Regno d’Italia. quando l’Italia era ancora una nazione”. Da conservatori italiani credo sia “obbligatorio” per tutti noi conoscere gli autori e le vicende del nostro conservatorismo nazionale. Invito pertanto coloro che già si sono spesi in tal senso a fornire altro materiale, saggistico e bibliografico, affinchè si possa tracciare un esauriente quadro del pensiero conservatore italiano.

    PS: Il post che apre questo thread non vuole essere un saggio introduttivo sul conservatorismo. Nasce come risposta ad un forumista di sinistra che in un altro forum mi aveva chieste le ragioni del mio essere conservatore. Tutto qui.
    Per il wiki-con sto traducendo, appunto il saggio dell’Enciclopedia Britannica.

  5. #5
    Conservatore
    Data Registrazione
    30 Apr 2004
    Località
    Sponda bresciana benacense
    Messaggi
    20,196
     Likes dati
    67
     Like avuti
    187
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Uhm...
    Quanto scritto dall'amico Florian mi dimostra ancora una volta l'immensa varietà dei ragionamenti e degli "animi" diversi che si nascondono sotto l'etchetta di conservatore. E anzi, meglio, mi mostrano come da riflessioni molto distanti si giunga a conclusioni pressocché identiche.

    La mia visione delle cose è radicalmente diversa, infatti, rispetto a quella di Florian, che (se il nick non mi inganna) è un campione del " l'inverno sta arrivando". Il dolce pessimismo leopardiano che rifugge le magnifiche sorti e progressive, trasformato in azione politica, insomma.
    Burke e ancora più Oakeshott sarebbero fieri di leggere del suo percorso individuale, fatto di realismo e di tradizione.

    Il mio metodo è il medesimo: il realismo. Partire dall'oggetto (e dal soggetto) per comprenderlo al meglio, e per evitare quei voli pindarici che, travestiti di utopico lirismo, si sono storicamente trasformati in depravazioni e tragedie immani.
    E' il punto di partenza, però, che cambia molto. La mia è un'antropologia positiva. E' fiducia incondizionata nella bontà di quanto ci circonda, uomini compresi. Alla base di tutto, per me, non c'è l'homo homini lupus, non c'è nessuna aggressività che va regolata o incanalata, sicuramente non attraverso imposizioni politico-contrattualistiche, ma nemmeno (come indica Florian) all'interno di una visione utilitaristica della Tradizione.

    Io penso che ogni uomo, anche il peggiore, contenga quantomeno un 5% di bontà, e che non fosse altro che per l'infinitesima parte di quel 5%, ogni uomo ha diritto non solo ad essere libero, non solo ad essere messo in condizioni di sviluppare la propria personalità, ma anche ad essere ammirato e osannato come capolavoro magnifico, creatura di Dio.

    Il mio essere conservatore ha il sapore di Don Giussani, oltreché di Goldwater, di Benedetto XVI, di Weigel e di De Lubach. Insomma di quella Tradizione che tu non riconosci propriamente come tua, ma che, affiancandosi alla tua, porta entrambi a pensare con disgusto agli intenti rivoluzionari e progressisti.
    Per me il progresso esiste solo all'interno del piano individuale di ogni persona, e nel senso provvidenziale del termine, di avvicinamento cioé al progetto divino.

  6. #6
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    17 All`uomo disse: "Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell`albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,
    maledetto sia il suolo per causa tua!
    Con dolore ne trarrai il cibo
    per tutti i giorni della tua vita.
    18 Spine e cardi produrrà per te
    e mangerai l`erba campestre.
    19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
    finchè tornerai alla terra,
    perchè da essa sei stato tratto:
    polvere tu sei e in polvere tornerai!".
    (Genesi 3, 17-19)


    Caro Ugo,

    io penso che il problema che tu poni all’attenzione non è tanto il rapporto tra una visione laica e una visione cristiana del conservatorismo, quanto piuttosto la differenza che intercorre tra un cristianesimo prettamente conservatore (attenzione, non reazionario) e un cristianesimo già sceso a patti col liberalismo (protestante-liberale o cattolico-liberale). Non a caso un teologo che tu citi, Weigel, come già prima di lui Niebhur, proviene dalle fila del pensiero democratico di estrazione whig, e gli stessi movimenti carismatici come CL si considerano “conservatori” solo in relazione (come dici tu) al radicalismo contemporaneo ma nascono anche loro con una visione “progressista” dell’esistenza umana, invero assai poco ortodossa per la loro stessa Chiesa d’origine (cattolica o protestante che sia). Parallelamente a un Don Giussani, il corrispettivo evangelical americano quale Billy Graham, che nell’ultimo scorcio del novecento è divenuto per l’intellighenzia liberal il più tipico rappresentante dell’oscurantismo religioso di destra, è considerato dall’ala dura dei fondamentalisti alla stregua di un pericoloso riformatore.
    Alla base della questione che ancora divide negli States i vari gruppi evangelicals è infatti la questione del Peccato Originale e della famosa diatriba che oppose Agostino a Pelagio, servo arbitrio contro libero arbitrio.
    Mentre le chiese protestanti storiche, sulla scia di Lutero e Calvino erano fermamente agostiniane (ancor più degli stessi cattolici. da esse considerati semi-pelagiani), i vari movimenti di risveglio – a partire dai metodisti di John Wesley – furono portatori di una visione assolutamente pelagiana che si rifaceva al teologo umanista Giacomo Arminio. Da allora gli arminiani portarono all’interno delle nuove chiese evangeliche posizioni del tutto liberali in termini filosofici e addirittura progressiste in politica (Wesley è infatti considerato il padre del laburismo britannico).
    Il conservatorismo autentico può rifarsi tanto a Hobbes, nella sua versione laica, quanto ad Agostino, in quella cristiana, ma comunque deve fondarsi sul pessimismo antropologico. Altrimenti, di fatto, non sarebbe che un liberalismo.
    E’ per questo motivo che, nonostante il sottoscritto sia un convinto sostenitore della destra repubblicana nello scenario politico attuale, non nascondo le profonde differenze che separano questa dal conservatorismo d’estrazione continentale e principalmente britannica.
    Il confronto tra un neoconservatore americano quale Irving Kristol e il tory Michael Oakeshott è esemplificativo di quanto detto (lo si può leggere in: Irving Kristol, Neoconservatorismo. Autobiografia di un’idea, Edizioni Pagine). Lo stesso Scruton, autore di un pregevole Manifesto dei Conservatori, pur scrivendo per la National Review, rimane ancorato al lascito Burkeano.
    Noi italiani abbiamo avuto Prezzolini che ha scritto libri importanti sul rapporto fra conservatorismo e cattolicesimo. Cattolicesimo che non a caso, nell’Europa post-rivoluzionaria ha difeso storicamente le posizioni del Centro e non quelle della destra.
    Allora una cosa è dirsi oggi “amici” delle democrazie liberale, altra cosa è abituarsi a pensare in termini “liberali” convinti allo stesso tempo di essere degli autentici conservatori.



    Per quanto riguarda la questione teologica sul libero arbitrio, ti consiglio un articolo introduttivo, di parte protestante, al sito: http://www.riforma.net/storia/unholy.htm

  7. #7
    Forumista senior
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    1,412
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il conservatorismo si è storicamente espresso e tuttora si esprime, sia a livello culturale che politico, in talmente tante sfumature anche assai diverse fra loro, che quando ci si dice conservatori, è sempre bene spiegare il perchè come Florian egregiamente fa e specificare a quale conservatorismo ci si ispira.

    Non pretendendo assolutamente di avere la verità in tasca, ma ritenendo anzi molto umilmente di ispirarmi soltanto ad un'interpretazione del conservatorismo che però ha cambiato in modo irreversibile tante cose, continuo ad indicare come modello quel conservatorismo che in America con Reagan e in Gran Bretagna con la Thatcher si è lasciato influenzare positivamente dal liberalismo in economia e da figure come Milton Friedman. Un conservatorismo che ha sempre saputo cosa conservare e cosa riformare. Essere conservatori non significa essere immobilisti o avere lo sguardo solamente rivolto al passato. Vi sono Valori non negoziabili come la Tradizione religiosa di un Paese, il rispetto per la vita e la famiglia, l'amore per gli anziani e la loro saggezza da tenere sempre in considerazione, l'identità nazionale, l'amore per la bandiera, il rispetto per la legge, per le Forze Armate e dell'Ordine. Ma insieme a questi Valori da conservare, bisogna essere pronti a gestire da protagonisti quei cambiamenti che sono necessari e occorre farlo con ottimismo e non con quel pessimismo di cui parla Florian. Proprio perchè un conservatore deve essere anche realista, può e deve auspicare cambiamenti graduali, ma altresì deve constatare in questi tempi che il progresso ha dato all'umanità anche aspetti molto positivi come una vita media assai più lunga, grazie a nuove cure e alla ricerca scientifica, a condizioni igieniche migliori e al benessere economico. Reagan e la Thatcher capirono per primi, sul piano politico-pratico, che per assicurare benessere economico ai cittadini era necessaria una maggiore libertà e pertanto furono, rimanendo conservatori, decisamente più innovatori di tanti sedicenti progressisti di sinistra. L'America sorprende sempre l'Europa per il suo proverbiale ottimismo che manifesta soprattutto nei momenti difficili. Questo ottimismo, insieme al dinamismo, è figlio proprio degli anni del conservatore Ronald Reagan. E le democrazie liberali spesso si sono rafforzate grazie a politici e statisti conservatori.

  8. #8
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    A questo punto vorrei fare una precisazione in seguito agli interventi degli ottimi RobertoP e UgoDePayens.
    Il conservatorismo politico è stato paragonato ad un fiume con diversi affluenti, una frase che mi sento di condividere. Ma al di là della sua collocazione in questo o quell’affluente prima o poi un conservatore vero e non di comodo (mi sovviene adesso la figura di un Giuliano Ferrara, che nella prefazione all’ultimo libro di Scruton si definisce conservatore “d’occasione”) deve interrogarsi sulle fondamenta ultime del pensiero conservatore. Per difendere posizioni conservatori non si deve necessariamente essere conservatori sul serio: si può essere liberali e finanche socialdemocratici, vedi il caso del corrispondente americano del Foglio, Christian Rocca, che nel sostenere Bush & Co. non manca mai di sottolineare la sua orgogliosa appartenenza alla sinistra politica.
    Allora è bene distinguere la politica conservatrice da un pensiero autenticamente conservatore.
    Il sottoscritto, come molti, ha iniziato con l’appoggiare movimenti e partiti conservatori e solo col tempo, attraverso lo studio e la riflessione sui fatti, ha iniziato anche a “pensare” in termini conservatori.
    Si può infatti nascere già con un’inclinazione conservatrice, ma più spesso questa la si matura con l’età. Io mi sono accorto di essere conservatore solo all’età di ventisette anni, dopo aver flirtato come generalmente capita agli adolescenti con le forme tipiche del ribellismo sinistroide. La musica, i fumetti, il cinema, la scuola mi avevano portato a sinistra in anni in cui si poteva essere “di destra” solo se si riceveva una particolare educazione familiare.
    Il primo libro che mi ha fatto capire le ragioni del conservatorismo è stato “Manifesto dei conservatori” di Giuseppe Prezzolini, un libretto di facile lettura al quale ho fatto più volte ricorso nella mia maturazione politica. Prezzolini mi ha portato a Goldwater, Goldwater a Kirk, secondo tassello importante del mio excursus culturale. Con Russell Kirk è iniziata la mia adesione ideale al Conservative Movement americano, che dalla metà degli anni novanta ho iniziato a studiare con passione, con fughe nel liberalismo e nel libertarismo. Sono stato Reaganiano e Thatcheriano con foga e convinzione. Un giorno poi ho scoperto, tramite un saggio di Giuliana Paraboschi, la figura amletica di Leo Strauss e la mia adesione “monolitica” alla Old Right ha iniziato a scricchiolare arricchendosi della riflessione straussiana e neoconservatrice. Il famoso saggio di Francis Fukuyama: “La fine della storia e l’ultimo uomo” mi ha avvicinato per la prima volta alla riflessione filosofica. Successivamente ho avuto la fortuna di reperire un testo esauritissimo ma che si è rivelato per me fondamentale, quale “La chiusura della mente americana”, di Allan Bloom. Bloom, straussiano e mentore di Fukuyama, mi ha detto tutto quello che credevo mi occorresse sapere sulla questione del nichilismo filosofico e del relativismo culturale. Ma è un testo di difficile lettura, ambiguo, e ho dovuto ritornarci su più volte con l’ausilio di testi aggiuntivi per comprenderlo definitivamente. Quindi, a sistemare la mia forma mentis divenuta “neoconservatrice” è stata l’autobiografia intellettuale di Irving Kristol.
    Questi sono stati i libri forse più importanti – in tema di pensiero politico - per il sottoscritto. Tuttavia, la presidenza Bush con tutte le sue luci ed ombre mi ha fatto comprendere quale distanza separi il pensiero “puro” dalla prassi politica. Insomma, sono diventato meno ideologico e più possibilista, e in definitiva più pessimista e conservatore. Gli Stati Uniti erano davvero un paese conservatore (o liberal-conservatore) come in cuor suo sperava Kirk? O non si erano rivelati dopo tutto alla prova del nove un paese dall’anima pervicacemente liberal (e) come assunto dal progressista Schlesinger? Ecco, sono diventato più pessimista e dunque conservatore (per dirla come Prezzolini) proprio in seguito alla disillusione nei confronti di quel “conservatorismo” americano verso il quale avevo giocato avventatamente tutte le mie carte intellettuali e che adesso mi si rivelava per quello che era: un movimento di liberali classici e di fondamentalisti religiosi, che si era trovato ad essere “conservatore” quasi per caso, non avendo autentiche radici nella propria storia e nella propria cultura. Non a caso sia Kirk, che Strauss avevano guardato culturalmente all’Inghilterra vittoriana ed è stata proprio la critica conservatrice di parte inglese alla loro controparte d’oltreoceano a farmi avvicinare alla grande tradizione del conservatorismo tory.
    Ho capito infatti che la difesa di istituzioni come la Monarchia o la Chiesa era ben più importante ai miei occhi di quella riservata al libero mercato. Che in definitiva la cultura è più importante dell’economia. Che noi non viviamo esclusivamente per il nostro presente, ma siamo legati da un “patto ancestrale” che ci lega ai nati e ai non nati – per dirla come Burke. Che senza un passato non può esservi nè un presente nè un futuro. La scoperta di autori burkeani come Roger Scruton e Michael Oakeshott ha reso il mio conservatorismo più conservatore e mi ha anche riportato a Prezzolini, che è stato il mio punto di partenza.
    In conclusione, sottoscrivo tanto le radici cristiane, sottolineate da UgoDePayens, quanto l’aspirazione alle libertà dell’amico Roberto, ma con una precisazione importante. Aspirare ad avere maggiori libertà e riconoscersi nell’eredità cristiana non comporta per questo abbracciare un’antropologia progressista. Il “pessimismo” del conservatore non si traduce affatto nell’inerzia politica, nel tirare a campare di democristiana memoria. Il conservatore non è un immobilista e vuole andare avanti con cambiamenti (ed il cambiamento non è di per se un progresso) mirati e graduali che tengano conto della società nel suo insieme. Ma il conservatore, se è realmente tale, ha lo sguardo lungo e i successi conseguiti nel breve termine non gli impediscono di valutare criticamente il corso dell’avventura umana. Disraeli, che fu riformista come e più di tanti altri conservatori, era in cuor suo profondamente disilluso dell’uomo al pari di Swift, Kipling, Waugh, tutti grandi letterati e conservatori. Il conservatore va avanti, con gioia, perchè sa che restar fermi vorrebbe dire morire, ma nonostante ciò è prudente e scettico perchè diffida della tendenza naturale dell’uomo, che è l’aggressività e non la socialità, con buona pace di tutti i liberali e dei socialisti.

  9. #9
    Leggenda
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    cancellato
    Messaggi
    124,913
     Likes dati
    14,956
     Like avuti
    22,081
    Mentioned
    3272 Post(s)
    Tagged
    58 Thread(s)

    Predefinito

    prego la moderazione di non cancellarmi di nuovo, scrivo su invito esplicito di Florian che ci teneva a conoscere la mia opinione sui suoi esposti

    Mi ripeto: non sono un seguace delle dottrine anglosassoni e d'oltreoceano e non vado in sollucchero davanti a un Burke, rispetto quel conservatorismo ma l'Europa continentale è un'altra cosa con più limiti ma anche forse con una maggiore ugualianza sociale.
    Ritengo che in Italia esista una tradizione conservatrice di tutto rispetto anche se in modo meno ben chiaramente definito e con personaggi con caratteristiche conservatrici ma non totalmente tali: uno di questi è sicuramente Guareschi, poi abbiamo Prezzolini, tutta la bella e breve esperienza del qualunquismo, Montanelli, Longanesi, i liberali italiani (quelli di una volta che erano soprattutto conservatori e monarchici): la tua è un ottima e interessante ricerca ma trovo un po' ostici tutti questi pensatori targati USA, mi piacerebbe una ricerca altrettanto accurata basata su pensieri di scrittori nostrani.
    La tua risposta a Ugo (post 6) la trovo condivisibile e fatta molto bene

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    18,319
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    se montanelli è conservatore io sono giacobino.....
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Sono conservatore?
    Di Contevespa nel forum Conservatorismo
    Risposte: 48
    Ultimo Messaggio: 31-03-13, 09:23
  2. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 13-03-12, 03:19
  3. IL CONSERVATORE - Creazione "sotto-forum" per Il Conservatore
    Di FalcoConservatore nel forum Conservatorismo
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 30-10-08, 09:38
  4. Perchè sono conservatore
    Di Florian nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 27-05-08, 22:41

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito