Riporto una interessante conversazione dal blog di Pino A. Quartana, Segretario Nazionale del Nuovo Partito D'Azione. Buona lettura.
- Esperantista Socialista Liberale Antiliberista
Cari compagni, buongiorno.
Sono un ex-diessino, da sempre riconosciutosi nel Socialismo Liberale di Carlo Rosselli, delle brigate Giustizia e Libertà, nel Partito d’Azione e nel pensiero di Norberto Bobbio.
Dopo la dissoluzione dei DS mi sono mosso verso il Partito Socialista, e da pochi giorni, a sconfitta elettorale ormai avvenuta, ho preso anche - per la prima volta in vita mia - una tessera di partito: quella del Partito Socialista, per l’appunto.
Spero, peraltro, che la Sinistra Democratica di Mussi, dopo le recenti “uscite” di Diliberto, renda ragione del suo nome esteso (Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo), e confluisca anch’essa al più presto del PS.
Domanda per voi: perché non confluite anche voi nel Partito Socialista unificato? Tanto più che Carlo Rosselli è esplicitamente citato tra i padri teorici di riferimento del PS…
Parliamoci chiaro: il Socialismo Liberale si può realizzare solo in un partito di sufficienti dimensioni, e oggi come oggi solo un PS allargato a tutti coloro che si riconoscono nel Socialismo Liberale ed Europe può lavorare per questo ideale.
E, chiarezza per chiarezza, diciamoci anche francamente qual’è il più grosso ostacolo affinché un PS pienamente liberalsocialista possa affermarsi in Italia: il fatto che gli ex-PSI, che pure hanno ragione quando sostengono di aver “pagato” per un sistema di corruzione in cui erano coinvolti in realtà tutti i partiti, non hanno tuttavia compreso fino in fondo che il PS si può rilanciare e può rinascere solo se passa attraverso una profondissima - e senza sconti - autocritica sul piano della “questione morale”. A tal fine, un’anima esplicitamente azionista, quale potrebbe essere la vostra, se entraste nel PS, potrebbe senz’altro essere la “coscienza critica-auticritica” del fututo Partito Socialista, sul piano - appunto - dell’indispensabile auto-moralizzazione del Partito.
Il PS ci guadagnerebbe il definitivo riconoscimento delle tante cose buone (e all’avanguardia) che, nonostante il “malaffare, il PSI è riuscito a fare, sul piano politico, negli anni ottanta (anticipando quello che molti socialisti europei furono in grado di fare solo più tardi), e il NPdA ci guadagnerebbe una base politica rilevante (quella del Partito Socialista Italiano storico, allargata ai “neosocialisti post-Bolognina” dei DS di Angius e della SD di Mussi e Salvi) sulla quale far leva per realizzare, finalmente, quello che il glorioso PdA non è riuscito a fare (proprio a causa del suo non avere una base popolare, ed essere per lo più un “partito d’intellettuali”): il liberalsocialismo in italia.
pinoquartana
Risponde Pino A. QUARTANA
Caro compagno,
ho letto diverse volte il tuo commento e, franchezza per franchezza, non capisco perché invece di iscriverti al Ps tu non ti sia iscritto al nostro Partito al quale, mi sembra, che tu sia molto più affine, stando almeno alle cose che dici qui ed ai paletti che poni. Mi riferisco ad esempio alla ‘questione morale’ che, tra l’altro, non credo possa essere il solo apporto che noi saremmo capaci di dare ad un Ps allargato. Io sono d’accordo praticamente con tutto quel che tu dici, tranne che sulla premessa organizzativa del tuo discorso. Noi non siamo rinati per scioglierci subito dopo, né per scioglierci in un altro partito, indipendentemente da ciò che pensiamo o meno di quel partito. E’ l’unica cosa assolutamente non negoziabile per noi. Noi, e lo ribadisco per l’ennesima volta (nelle passate settimane ho dovuto rassicurare molti neoazionisti su questo punto) non ci scioglieremo né ora, né mai. Noi staremo qui fra un anno, fra cinque anni e chissà per quanto tempo ancora. Non me la sentirei di giurare invece sulla permanenza, anche a breve, degli altri partiti della sinistra, che in questo momento sono semplicemente a pezzi. Può darsi anche che per loro il peggio non sia ancora arrivato. Scioglimenti, ulteriori scissioni, confluenze a titolo personale o a titolo collettivo in altri partiti (tipo il Pd) non li escluderei affatto per i cinque partiti ex-parlamentari della sinistra. Lo stato dell’arte attuale a sinistra quindi è un ulteriore motivo per escludere un nostro ipotetico scioglimento e, come vedi, non mi pongo neppure il problema se sciogliersi nel Ps sia più o meno sensato che sciogliersi, ad esempio, in Rifondazione Comunista. Come stiamo cercando di far capire a tutti i nostri interlocutori nella sinistra, il problema non è cannibalizzare un partito piccolo piccolo come il nostro, ancora allo stato nascente, ma il rinnovamento dei partiti sconfitti della sinistra (tra cui non c’è affatto l’NPA) e successivamente quello di superare la soglia critica del 4% (almeno finora è stato così, ma non sappiamo se la legge elettorale fra cinque anni sarà la stessa). Come vedi, il Ps non è autosufficiente e si pone allora il problema di come mettersi insieme per rientrare in Parlamento. Nessuno in questo momento ha una forza di attrazione tale per cui possa pretendere lo scioglimento e l’inglobamento di altri soggetti dall’identità forte (e, al di là dei numeri, l’NPA ha una identità fortissima, molto più di altri). Non è questa la strada, credimi, caro compagno, così perdiamo solo tempo prezioso. Qui parlo di tutti, non solo dell’NPA. Un comunista non ci pensa nemmeno lontanamente, sconfitta o non sconfitta, a diventare socialista boselliano o a sciogliersi nel Ps. Un socialista mai accetterebbe lo sciolgimento del Ps nel PRC, perché la stessa cosa non dovrebbe valere per un azionista, che non è né un socialista, né un comunista? Ha ragione il compagno Ferrero; la SA non è mai stata una federazione, magari l’avessimo fatta una federazione seria. A questo punto la sinistra non stava in questa umiliante situazione. Da questo punto di vista noi azionisti la soluzione l’abbiamo appena prospettata; un’unica federazione di tutta la sinistra o due federazioni collegate tra di loro. Concordo assolutamente con te che bisogna mettere insieme Ps, Sd, Npa (ma anche i verdi ed altri piccolissimi soggetti), ma il problema è il ‘come’. Ti ho appena detto che per noi il ‘come’ è la Federazione laico-riformista, ma non la confluenza, nostra o di altri, in questo partito o in quell’altro.
Naturalmente potrei sviluppare ancora molte argomentazioni a proposito di questo tema, ma la nostra indisponibilità assoluta a parlare di un nostro scioglimento le renderebbe ridondanti.
Esperantista Socialista Liberale Antiliberista
Caro compagno, ti ringrazio per la tua interessante risposta, e ti assicuro che seguirò con molto interesse l’evoluzione del NPA.
Io attualmente ho aderito al PS perché, avendo seguito attraverso Radio Radicale i lavori della Costituente Socialista, ho apprezzato lo spirito aperto con cui s’è cercato di porre le basi di una nuova casa comune di tutti i socialisti (e di tutti i socialismi), tanto che anno aderito anche ex-DS. Proprio questo spirito “aperto” m’ha convinto che, almeno potenzialmente, il nuovo PS potrebbe essere qualcosa di diverso dalla rifondazione del garofano di craxiana memoria, nel senso che si tratterebbe di qualcosa di più ampio (Angius e gli ex DS, in particolare, porterebbero un percorso diverso all’interno del patrimonio politico del nuovo PS).
Il problema, credo io, è che le elezioni anticipate (che, per inciso, si sono svolte prima che il PS potesse celebrare il suo congresso fondativo), e il “porcellum” di Calderoli, hanno dato una mazzata tremenda a questo progetto di nuova casa comune dei socialisti (e dei socialismi…). E’ proprio con lo spirito del “salvare il salvabile” che io mi sono iscritto al PS: volendo dare fiducia al progetto, e volendo contribuire dall’interno (magari per dare il mio piccolo contributo ad un’eventuale anima interna “più Rosselliana e più Bobbiana”; in una parola: “più azionista”…), ho deciso di iscrivermi proprio nel momento di maggiore crisi (in soldoni: credo che, dopo una tale batosta, solo l’entusiasmo degli iscritti e un aumento delle iscrizioni possa ridare slancio a un progetto in germe come questo…).
Insomma: mi sembra che l’azionismo potrebbe avere un ruolo importante all’interno di un eventuale _nuovo_ futuro PS, che non sia solo il puro e semplice “Amarcord” dei tempi del garofano (nel qual caso, me ne scapperei abbastanza in fretta).
A proposito del NPA, vorrei chiederti una cosa.
Io ho spesso un certo imbarazzo a definirmi liberalsocialista, per quanto io mi senta profondamente tale.
Il mio imbarazzo deriva dal fatto che, in ambiente socialista (diaspora PSI), il termine “liberalsocialismo” è inteso come “socialismo di destra” (del resto anche Bobbio ha contribuito a questo tipo di slittamento del significato), e infatti è rivendicato soprattutto da quella parte dei socialisti che - orrore! - son spesso stati eletti tra le fila di Forza Italia!
A sentir loro (e a leggere alcuni commenti dei forum socialisti) sembra quasi che il liberalsocialismo sia un socialismo liberista (e spesso mi sembra non abbiano le idee chiare sulla differenza tra liberalismo e liberismo…). Insomma, pare quasi che il loro approccio alla cosa sia: il socialismo è di sinistra, il liberalismo (che essi confondono col liberismo) è di destra, quindi i liberalsocialisti non sono in realtà né di destra né di sinistra, ma si alleano di volta in volta con chi è più in sintonia col loro progetto politico.
A questo modo di parlare di liberalsocialismo (tipico del Nuovo PSI di De Michelis e compagnia bella), si aggiunge poi quello dei Radicali, che non hanno alcun problema a definirsi: “Socialisti, Liberali, Libertari” - e fin qui io mi riconosco in pieno - “e… Liberisti” - e qui io mi ribello…
E’ per tutto questo che io a volte mi sento in imbarazzo nel dichiararmi liberalsocialista. Infatti, forse sono io che non ho capito un tubo del liberalsocialismo, ma quando leggo certe cose di Gobetti, Rosselli o Bobbio, a me sembra che il liberalsocialismo sia tutta un’altra cosa.
A me pare che l’idea di socialismo, in particolare in autori come Rosselli, sia molto forte, e che a questa si amalgami poi con una concezione liberale come ad esempio quella, che io tanto apprezzo, di Stuart Mill o anche di Popper (che tra l’altro è non solo una concezione strettamente politica, ma anche più genericamente etica, filosofica e, soprattutto, epistemologica: un fallibilista non può tollerare le società chiuse, i dogmatismi e i totalitarismi…). In tutto ciò io, personalmente, percepisco il liberalsocialismo come una posizione inequivocabilmente di sinistra; anzi, al giono d’oggi, con tutti i gravissimi nodi che il capitalismo non ha saputo sciogliere (cosa, questa, più volte sottolineata da Bobbio), penso sia possibile e desiderabile un liberalsocialismo di sinistra netta, anche piuttosto radicale: pacifista, nonviolento, ecologista, neo-globalista (new-global), glocalista (global-local), terzomondista (nella migliore possibile delle accezioni), umanista, radicalmente democratico-partecipativo, cosmopolita, internazionalista (anche se non nel senso marxista del termine) ed esplicitamente antiliberista (per intenderci: un liberalsocialismo che trova il suo avversario politico nelle posizioni come quelle del “New American Century” dei Neocons di Bush).
La mia domanda, pertanto, è questa: sono io che non ho capito assolutamente niente del liberalsocialismo, o sono coloro che più spesso usano questa parola (i socialisti “di destra”, in quota “nuovo PSI”ad averla distorta?
Cosa ne pensate voi? Cosa ne pensa il Partito d’Azione?
A me sembra che Rosselli fosse esplicitamente critico nei confronti dell’idea di una socialdemocrazia che fosse, alla fin della fiera, poco più che un socialismo molto “annacquato”, e che a tale idea contrapponesse quella di liberalsocialismo, come idea qualitativamente diversa.
Insomma: essere andati “oltre” Marx, come ha fatto Rosselli, vuol dire per forza moderatismo “rosa sbadito”, riformismo tiepido? Il liberalsocialismo è questo?
Io ultimamente provo una certa insofferenza anche per la parola “riformismo” che, dal suo significato originale di “perseguimento del Socialismo attraverso riforme progressive all’interno dei sistemi democratico parlamentari”, è anch’esso diventato ormai sinonimo di estremo moderatismo, o di pasticciato accostamento-giustapposizione di socialismo e liberismo…
E’ per tutte queste ragioni che, per cavarmi d’imbarazzo quando mi dichiaro liberalsocialista (o socialista liberale), mi sento obbligato ad aggiungere: “di sinistra” o “antiliberista”.
P.S.
Ti segnalo una cosa spiacevole: su Wikipedia l’articolo sul nuovo NPA è stato proposto per la cancellazione. Spero che questa mia segnalazione ti possa essere utile.
pinoquartana
Risponde Pino A. Quartana
Caro Andrea,
per quanto riguarda la futura evoluzione del Ps e le tue motivazioni relative all’adesione al partito di Boselli staremo a vedere. Io spero che un certo tasso di azionismo possa penetrare nel Ps (cosa ben diversa questa dalla improponibile confluenza dell’Npa nel Ps), anche perché una mutazione in tal senso cioè in senso non craxiano del Ps scongelerebbe i nostri rapporti con loro, che, per vari motivi, sono stati finora inesistenti. Abbiamo rapporti finanche con il Pcl di Ferrando, ma non ne abbiamo mai avuti con il Ps di Boselli. E’ una delle tantissime anomalie italiane cui spero si possa porre rimedio, ma questo dipende molto poco da noi azionisti e molto dalle scelte e dagli atteggiamenti che, già a partire dall’imminente congresso, assumerà il Ps.
Passo quindi alla questione che tu mi poni in modo acutissimo e che potremmo chiamare della diversa ricezione del concetto di ‘liberalsocialismo’ prevalentemente nell’ambito della diaspora socialista (Ps, Nuovo Psi ed altri minori). La domanda che tu mi poni è sostanzialmente la seguente; ho capito male io ed hanno ragione loro (cioè i tuoi nuovi compagni di Partito) o sono loro (cioè i socialisti del Ps e del Nuovo Psi) ad aver distorto il concetto? La mia risposta è che i socialisti della diaspora hanno sicuramente distorto il concetto di liberalsocialismo. Il tuo imbarazzo è stato anche il nostro così che, siccome loro sono di più di noi azionisti, abbiamo anche deciso di togliere la parola ‘liberalsocialismo’ dal nostro simbolo. La modifica è imminente ed è richiesta dai nostri compagni in maniera quasi corale. Ti dico di più; se vai sul nostro sito ufficiale puoi ancora leggere lo scritto ‘Azionismo oggi’ (ti consiglio di leggerlo tutto e soprattutto la parte finale dove si parla della differenza tra liberalsocialismo e azionismo) all’interno del quale noi neoazionisti diciamo due cose importanti;
a) il nostro liberalsocialismo è gobettiano, autenticamente rosselliano, ben diverso quindi da quello di un De Michelis, tanto per fare un nome;
b) l’azionismo non è di per sé sinonimo di liberalsocialismo (né tantomeno del liberalsocialismo del nuovo Psi o di quello di tanti nuovi tuoi compagni di partito). Il liberalsocialismo è uno dei costituenti genetici dell’azionismo, ma poi nell’azionismo ci sono altre due cose fondamentali, che sono; lo spirito rivoluzionario della democrazia (di lontana ascendenza giacobina e cromwelliana) ed un rigorosissimo senso dell’etica pubblica, della moralità pubblica con l’intransigenza morale (anch’essa di ascendenza giacobina, ma anche protestante, Cromwell ed i suoi ‘puritani’ sono anche qui) che diventa quasi religione civile. Potrei dire che l’azionismo più radicale e puro è appunto la continuazione delle grandi rivoluzioni borghesi della storia, è la democrazia occidentale che si manifesta come un processo rivoluzionario ininterrotto, almeno tendenzialmente.
Su questo punto potrai notare una mia certa dissonanza di accenti con Bobbio. Anni fa, io accettai che la prefazione al mio libro ‘Dizionario Politico Postmoderno’ fosse scritta da un avversario per antonomasia dell’azionismo, che, al tempo stesso, è stato l’interlocutore principale dell’ultimo Bobbio (quello di ‘Destra e Sinistra’).
Al di là delle divisioni politiche tra me e Dino Cofrancesco, devo dire che sul piano dell’analisi filosofica il mio prefatore vide molto bene quando scrisse che il mio personale liberalsocialismo aveva matrici, per alcuni aspetti (aspetti filosofici, più che politici e programmatici), eretiche rispetto a quello classico di Bobbio, al liberalismo di Popper o di Aron. Rebus sic stantibus, condivido anche il tuo giudizio secondo cui Bobbio ha contribuito allo slittamento o all’annacquamento del liberalsocialismo. Detto ciò, per onestà intellettuale estrema, devo anche dire che non sono convinto che il liberalsocialismo o l’azionismo siano tutto ciò che tu invochi; pacifismo, non violenza, terzomondismo, newglobal-ismo e quant’altro. Non è che io sia perplesso perché l’azionismo è guerrafondaio, ma perché alcuni tratti identitari da te elencati o sono troppo recenti per poter essere assimilati all’azionismo classico oppure mi sembrano elementi costituenti soprattutto altre specifiche culture politiche della sinistra (il radicalismo, l’ecologismo, il nuovo antagonismo neocomunista, eccetera). Non è questa la sede per discutere se l’azionismo (o il neoazionismo npa) accetta o rifiuta questi tratti, ma se questi ultimi siano, oppure no, nel dna dell’azionismo. A me sembra di no (tanto meno però, credo proprio di poter dire, lo sono del socialismo del Nuovo Psi o del Ps di Boselli). La definizione di liberalsocialista di sinistra non mi sembra, in verità, molto felice. Io dico che basta definirsi azionista. In quanto al liberismo, l’azionismo non è certo un suo difensore, anzi. Però anche sulle questioni ideologiche con risvolti sociali bisogna cercare di capirsi bene; riformismo, socialdemocrazia sono concetti anche abbastanza vaghi. Bisogna vedere poi in quali contesti spaziotemporali si inseriscono, ma questa è una questione squisitamente politica e non ideologica. Io, però, il riformismo non lo disprezzerei troppo, tanto più in un Paese come l’Italia. Anche qui, tutto sta nel capirsi. Cosa si intende ‘hic et nunc’ per riformismo? Noi come Npa ci siamo espressi molte volte sull’argomento e credo che avendo tu letto molte cose sui nostri siti possa facilmente renderti conto che solo l’Npa riesce a coniugare un’autentica vena di socialdemocrazia avanzata con altri elementi progressisti. Noi siamo l’unico partito che riesce ad essere, al tempo stesso, tre cose che solitamente vengono declinate come conflittuali o alternative tra loro; riformisti, radicali, rivoluzionari.
Esperantista Socialista Liberale Antiliberista
Caro compagno,
la tua risposta è davvero molto interessante, grazie!
Sfoglierò un po’ il vostro sito (che in realtà ancora non conosco più di tanto…per approfondire.
Per quanto riguarda il pacifismo e la nonviolenza, io pensavo a Capitini (anche se in realtà devo confessare che lo conosco davvero molto poco; io ho approfondito queste tematiche studiandomi più che altro Gandhi…). Capitini era un azionista, giusto? O ricordo male?
Ho notato che nella mia seconda lettera ho scritto “anno”, voce del verbo avere, senza l’acca!!!
Chiedo scusa ai lettori per l’errore/orrore ortografico…
Si può parlare di lapsus tastierae?![]()
Andrea.




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