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    Tutto quanto un po' puntuto e che sapeva di estrema destra ma solo perche' in italia e' sempre difficile alzare la testa
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    Controsalone del libro 2008

    A Torino quest'anno si è tenuta la ventunesima fiera del libro. La fiera è un posto dove si possono acquistare libri, prendere parte a conferenze sui più svariati argomenti possibili e ritrovarsi con tanti altri appassionati di letteratura. Già è stato scritto circa il fatto che si tratti, ormai per consuetudine, di una fiera molto poco fiera, per entrare nella quale occorre pagare un biglietto, con il quale si diventa liberi di acquistare i libri al prezzo di copertina.
    Quello che contraddistingue la fiera del libro è che ogni anno ha un ospite speciale a cui è dedicata una gran fetta dell'edizione. L'ospite dell'edizione del 2008 è nientemeno che Israele. Ovviamente con i soliti inghippi diplomatici di cui i 'gangster' americani e israeliani ci hanno abituato si son presi in mano l'edizione. Parliamoci chiaro: quest'anno l'ospite sarebbe dovuto essere l'Egitto, ma poi qualche strana entità ha fatto pressioni nei posti giusti perché essendo il sessantesimo anno di vita di Israele bisognava rivendicare l'immagine un po' appannata dello 'stato' a seguito dei tristi fatti che ogni giorno avvengono in Palestina.
    E' una fiera del libro con forti controsensi. Si parla di libertà, di coraggio e di dialogo quando a parlarne è uno stato che da 60 anni sta occupando territori di non sua competenza e combattendo con armi moderne un popolo che oramai allo sbaraglio cerca di resistere più che mai con la forza del coraggio e della disperazione.
    Basti pensare all'intervista fatta a Mordechai Vanunu che rivela la presenza di più di 100 testate atomiche possedute da Israele ma mai dichiarate. Nessuno si è mai preso la briga di andare a verificare o di mandare truppe armate come è accaduto, per esempio, in Iraq. Questo semplice esempio riassume un po' il contro senso del salone del libro: al mondo non si può criticare Israele. Se lo si fa si viene etichettati come antisemiti e messi al margine, quindi ad ogni ordine di Israele bisogna obbedire.

    Atto primo

    Base Militante Progetto Torino prendendo atto di ciò ha deciso di organizzare un controsalone del libro incentrato sull'Egitto di Nasser. La giornata del 10 maggio inizia con circa 900 volantini lanciati tra gli stand del padiglione 1 del Lingotto durante la terza giornata della Fiera del libro. Una decina di persone hanno lanciato in aria i volantini che recitavano: «Forse quest'anno ci asterremo dal leggere - scritto accanto a una foto di un bambino che lancia un sasso contro un carro armato - ma non smetteremo certo di riflettere». Questo il resoconto del quotidiano torinese La Stampa:

    Decine di volantini sono stati lanciati tra gli stand del padiglione 1 del Lingotto durante la terza giornata della Fiera del libro. Una persona, che gli espositori non sono riusciti a identificare, ha lanciato in aria numerosi fogli che recitavano: «Forse quest'anno ci asterremo dal leggere - è scritto accanto a una foto di un bambino che lancia un sasso contro un carro armato - ma non smetteremo certo di riflettere». Il volantino è firmato Base Militante Progetto Torino, un gruppo che, sul suo sito Internet, si definisce composto da «uomini e donne che alzano la testa, orgogliosi e testardi, a pronunciare con forza e determinazione il voto dell'azione meditata ed efficace contro le ingiustizie sociali e le discriminazioni a danno del Popolo Italiano, illuso e vilipeso da decenni di democrazia corrotta».

    Atto secondo

    Finita la mattinata ci si ritrova all'Asso di Bastoni, il locale non conforme di Torino, per organizzare i preparativi per la conferenza delle ore 17. Verso le 16.30 una frangia del corteo anti-Israele si stacca e arriva in enorme maggioranza numerosa verso di noi con fare minaccioso.
    Questa non è una critica all'intero corteo perché dietro ci sono settimane (se non mesi) di formazione, controcultura e organizzazione ma è un attacco al non ben identificato e sparuto gruppo che si è avvicinato a circa 100 metri da noi. Tali dilettanti allo sbaraglio che probabilmente hanno partecipato alla manifestazione solo per passare un sabato pomeriggio diverso, han ripiegato al più presto senza altro motivo che la fermezza manifestata del nostro attivo Servizio d'Ordine. Non sapendo pensare hanno preferito rispolverare il solito vecchio e caro antifascismo al posto dello studio della geopolitica. Probabilmente la tattica di offendere (a parole) per poi ritirarsi è il loro inno di battaglia.
    Evitando questo spiacevole disguido alle 17 ,dinnanzi ad un pubblico abbastanza variegato, l'interlocutore Giovanni Di Martino inizia la conferenza, chiarendo il perchè si è ritenuto opportuno organizzare un piccolo controsalone: la fiera del libro non è dedicata alla cultura ebraica, antichissima e tradizionale, ma all'anniversario della nascita dello stato di Israele, ossia si celebrano i sessant'anni di una occupazione. Di Martino prosegue tratteggiando la biografia di Nasser e della liberazione dell'Egitto dagli inglesi. Subito dopo introduce il secondo interlocutore.
    E' il turno del professor Enrico Galoppini, autore di un intervento dal titolo 'Stato d'Israele' o 'Entità sionista'? Galoppini dimostra con un attento ragionamento, senza trascurare nessun aspetto, come sia più corretto l'utilizzo della locuzione 'entità sionista' rispetto a quella, comunemente utilizzata, di 'stato di Israele' (l'intervento di Enrico Galoppini è contenuto nel suo articolo 'Stato d'Israele o Entità Sionista?' in Eurasia, n. 3/2006).
    Conclude il convegno l'intervento del professor Claudio Mutti sulla guerra del 1956, successiva alla nazionalizzazione del canale di Suez. Mutti ha chiarito come la guerra 'arabo - israeliana', conclusasi per Nasser con una sconfitta militare, ma con una vittoria politica, sia stata in realtà un'aggressione anglo - francese contro l' Egitto, trasformatasi inaspettatamente con l'estromissione dalla scena coloniale delle due vecchie potenze europee, a vantaggio di Israele.

    Link volantino: http://bp3.blogger.com/_uuuCxCp7m4A/...libro_2008.jpg

    Link video:
    http://www.youtube.com/watch?v=VFYnq....blogspot.com/

    Link intervento di mutti:
    http://www.claudiomutti.com/index.ph...g=2&id_news=59

    BASE MILITANTE PROGETTO TORINO
    www.progettotorino.org

  2. #2
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    Censori, minimalisti, post e plastofasci!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Stan Ruinas Visualizza Messaggio
    Censori minimalisti!

    è meglio essere destri o mancino? Ok la smetto con le battutacce

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da bzzt! Visualizza Messaggio
    (...)

    Link intervento di mutti:
    http://www.claudiomutti.com/index.ph...g=2&id_news=59

    (...)

    "Scaletta" dell'intervento di Mutti.


    1956
    E' apparso recentemente un saggio di Luciano Canfora intitolato 1956. L'anno spartiacque. Il 1956 è stato effettivamente uno spartiacque, uno tra i più importanti del Novecento.
    Lo è stato nella storia del comunismo, per un duplice motivo: sia perché nel febbraio di quell'anno il XX congresso del PCUS demolì la figura di Stalin (anche se la destalinizzazione era cominciata già prima), sia perché tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre ci fu la rivolta d'Ungheria, con la conseguente invasione dell'Ungheria da parte dell'Armata Rossa.
    Ma il '56 è stato un anno spartiacque anche nella storia del colonialismo: perché vi fu la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte dell'Egitto (che così si riprendeva un pezzo del suo territorio nazionale) e perché vi fu, tre mesi dopo, un'aggressione congiunta anglo-franco-sionista contro l'Egitto stesso, aggressione che si risolse con l'umiliazione delle vecchie potenze coloniali inglese e francese, alle quali subentravano, come potenza neocoloniale, gli Stati Uniti d'America.

    L'URSS e i non allineati
    Alla metà degli anni Cinquanta l'URSS aveva svolto un'intensa attività diplomatica e aveva instaurato rapporti di collaborazione con paesi non allineati quali l'India, la Jugoslavia e, per l'appunto, l'Egitto. Nell'aprile del 1955 l'Egitto aveva stipulato un trattato commerciale con l'URSS e uno con la Romania; in settembre aveva firmato con la Cecoslovacchia un accordo con cui acquisiva armi in cambio di cotone (e si tenga presente che pochi anni prima proprio la Cecoslovacchia era stata la principale fornitrice di armi del regime sionista).
    In quel periodo la politica estera sovietica aveva un occhio di riguardo per i paesi non allineati, che essa si sforzava di allontanare dal campo occidentale; in particolare l'URSS mirava a stabilire buoni rapporti con l'Egitto, paese mediterraneo che avrebbe potuto offrire basi navali alla flotta sovietica.

    Il 1956 e l'Egitto
    Per l'Egitto, il 1956 è l'anno che conclude la prima fase del governo dei Liberi Ufficiali, quello che va dal rovesciamento della monarchia filobritannica all'affare di Suez. E' un periodo contraddistinto dal proposito dei Liberi Ufficiali di stringere un'alleanza con le forze produttive, al fine di combattere il latifondismo terriero e alleviare la disoccupazione e la sottoccupazione. In seguito al rifiuto dell'Occidente di intervenire con investimenti economici, questa fase si conclude con la nazionalizzazione del Canale di Suez, che consentirà di reperire i capitali necessari all'industrializzazione del paese.

    Il progetto della Diga di Assuan
    La grande diga di Assuan avrebbe garantito l’autosufficienza energetica a un paese povero di idrocarburi, fornendo energia a basso costo all’auspicato sviluppo industriale del paese; avrebbe permesso di bonificare le terre ad ovest del Nilo recuperando all’agricoltura egiziana decine di migliaia di ettari di territorio. Si trattava perciò di una grande opera pubblica, i cui effetti anche economici erano considerati fondamentali. L'Inghilterra, la potenza ex coloniale della zona, mostrò interesse per tale iniziativa e fece delle promesse; però, quando fu chiaro che Londra intendeva condizionare politicamente il proprio aiuto, il governo egiziano dichiarò fieramente di non poter accettare condizionamenti politici.
    Il progetto di finanziamento della diga di Assuan da parte dell'Inghilterra e degli USA affondava le sue radici nel disegno atlantico di avvicinamento al mondo arabo, disegno accarezzato dall’Occidente quanto meno a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Ben lungi dall’essere disinteressato, il piano si proponeva di agganciare (e tenere bene stretto) il petrolio arabo all’economia occidentale.

    La minaccia sionista
    Intanto ai confini con l'entità sionista, nella zona di Gaza, la situazione militare è instabile e pericolosa, per via dei frequenti incidenti di frontiera. L'Egitto protesta di fronte alle Nazioni Unite e simultaneamente stipula con Arabia Saudita e Yemen e poi anche con la Giordania un accordo finalizzato a dar vita a un comando militare unico. Gl'incidenti continuano, finché il 25 maggio 1956 l'Egitto accetta il piano del segretario generale ONU Dag Hammarskjoeld, che prevede l'invio di osservatori.

    L'Unione Nazionale.
    Il 1 giugno nasce l'Unione Nazionale, il partito unico che alle elezioni politiche del 23 e 24 giugno ottiene cinque milioni e mezzo di voti, mentre Gamal Abd en-Nasser è eletto Presidente della Repubblica.
    Sulla base della Costituzione repubblicana adottata il 16 gennaio, nasce un ordinamento politico di tipo presidenziale, assistito da una Assemblea della Nazione avente funzioni consultive. L'Unione Nazionale, che ha il compito di operare per attuare gli scopi della Rivoluzione, terrà il suo primo congresso nel giugno-luglio 1960, nel pieno dell'esperienza unitaria siriano-egiziana.

    Il nasserismo
    Che cos'era l'Egitto nasseriano? Secondo Maurice Bardèche, "la struttura della repubblica d'Egitto riproduce i caratteri della struttura politica fascista". Bardèche sintetizza la situazione dell'Egitto nasseriano nei termini seguenti: "Il capo dello Stato riunisce nelle sue mani i diversi poteri, è assistito da una direzione collegiale uscita dalla rivoluzione, ma in effetti da lui stesso controllata da lunga data. Le Assemblee legislative sono scomparse. I partiti politici sono sciolti ed il contatto col popolo è mantenuto per mezzo del partito unico, l'Unione Nazionale. L'appoggio dell'opinione pubblica è evidente e si è manifestato parecchie volte in modo clamoroso. Le imprese giornalistiche sono nazionalizzate e controllate dal Governo".
    L'ordinamento politico-sociale dell'Egitto nasseriano si è spesso autodefinito nei termini di un socialismo nazionale, "un socialismo nazionale autoritario che ammette e protegge la proprietà privata, ma si oppone allo sfruttamento ed ai monopoli. Una riforma agraria ha spezzato i latifundia e li ha distribuiti a piccoli proprietari. L'economia viene pianificata. Un meccanismo di attrezzatura nazionale è messo in opera; esso consiste, come è noto, nella costruzione della famosa diga di Assuan ed ha già ottenuto delle realizzazioni soddisfacenti nel settore della metallurgia e nel settore tessile (...) L'attrezzatura è realizzata per lo più da imprese di Stato, con la collaborazione di capitali privati" (Bardèche).
    Non è solo questione di ordinamento politico. Bardèche ritrova nel nasserismo le caratteristiche etiche ed estetiche dei movimenti fascisti. "Nasser ed i suoi fascisti - egli scrive in una pagina animata da ingenuo lirismo ma non priva di intuizioni valide - hanno trovato [la] mistica fascista nell'Islam, che è il loro passato e che è anche, nel senso più largo della parola, la loro cultura. (...) La rivoluzione egiziana non è solamente 'Egitto, svegliati!'; è la legge di Maometto che sveglia l'Egitto alla rivoluzione nasseriana, è il Corano in marcia. La rivolta di Nasser non fu soltanto contro l'occupazione coloniale, ma anche contro tutto ciò che tale occupazione comporta e rappresenta; il regno dell'oro, l'insolenza del ricco, il potere dei venduti allo straniero e degli arrivati e l'adorazione del Vitello d'Oro che esso reca con sé (...) i paradisi artificiali, il successo della cortigiana. Tutto ciò è condannato nel Libro, sono gl'idoli di Mammona. Nel Corano vi è qualcosa di guerriero e di forte, qualcosa di virile, qualcosa che si può chiamare romano. Perciò - conclude Bardèche - Nasser è così ben compreso dagli Arabi; parla la lingua che parla la loro razza nel profondo dei cuori".



    La diagnosi del nasserismo fatta da Bardèche è condivisa da altri autori, tra i quali Marzio Gozzoli, il quale scrive: "Nell'ideologia nasseriana si ritrovano chiaramente valori e richiami ideali di tipo fascista, e questo spiega come mai, per molti anni, ex ufficiali delle SS, della Gestapo e della Wehrmacht abbiano ricoperto in Egitto incarichi di lavoro come esperti militari, esperti tecnici, propagandisti, ufficiali di polizia" (Popoli al bivio, Milano 1989, pp. 497-498).
    Il più celebre di tutti questi ex funzionari e ufficiali del Terzo Reich, Johann von Leers, arrivò in Egitto nel 1955, dopo che la caduta di Peròn lo aveva indotto ad abbandonare l'Argentina. E in Egitto, coadiuvato da numerosi esuli tedeschi, von Leers fu responsabile del Servizio di Propaganda Antisionista; fu redattore di Radio Cairo, un'emittente ascoltata in tutto il mondo arabo; diresse un programma radiofonico intitolato La voce degli Arabi, destinato all'Europa, all'Africa e al Sudamerica; fondò un Istituto di Ricerche sul Sionismo; tradusse in tedesco alcuni testi editi dal Consiglio Supremo per gli Affari Islamici.

    Scioglimento del PC
    Il partito comunista egiziano venne sciolto e quasi tutti i suoi dirigenti furono condannati a pesanti pene detentive. Per capire che cosa fosse il partito comunista egiziano, è sufficiente considerare l'origine tutta particolare dei suoi fondatori: Joseph Rosenthal, Henri Curiel, Renato Mieli.
    L'Egitto non era un'eccezione: i dirigenti dei partiti comunisti del mondo arabo erano stati preliminarmente selezionati tra le minoranze etniche e religiose locali. (E non solo locali: in Palestina gli ebrei che dirigevano il partito comunista erano estranei all'ambiente arabo tanto quanto i sionisti non comunisti, in quanto provenivano dall'Europa centrale e orientale). Il nemico dei partiti comunisti "arabi" (se proprio li vogliamo chiamare "arabi") non era tanto il colonialismo inglese e francese, quanto il potere arabo indipendentista: ecco perché i partiti comunisti si opposero non solo al nasserismo, ma anche al movimento Baath.
    Un ex militante del partito comunista iracheno, N. Jamal ad-Din, scrisse su "Le Monde" del 15 marzo 1979: "Noi non abbiamo mai voluto tener conto della natura specifica dell'Islam, dell'uomo musulmano, per il quale il sacro rimane, anche quando viene respinto razionalmente, la base e il fondamento del suo essere... Il marxismo tende alla sua modernizzazione integrale, alla sua laicizzazione forzata, il che significherebbe in realtà la sua perdizione ontologica, la sua trasformazione in un altro essere - l'internazionalismo anonimo - un essere corroso e adulterato, un sosia del consumatore occidentale, la sua copia conforme alle esigenze del mondo attuale, dello schiavismo macchinista".

    Unità panaraba
    Il 5 luglio Abd en-Nasser lancia la proposta di federazione con la Siria. Il 2 febbraio dell'anno precedente, respingendo il Patto di Bagdad, che mirava a vincolare agli angloamericani i paesidel Vicino Oriente, il Raìs aveva dichiarato che l'Egitto avrebbe operato per l'unità e l'indipendenza di tutta la Nazione Araba. L'Egitto stava dunque diventando un importante punto di riferimento per i popoli arabi; e non solo per essi, ma per un più vasto fronte internazionale di lotta antimperialista e antisionista.

    Non allineamento
    Il 12 luglio viene stipulato un accordo con l'URSS per l'uso dell'energia atomica a scopi pacifici. Subito dopo, Abd en-Nasser parte per la Jugoslavia, dove si incontra con Tito e con Nehru. Così, attraverso un'intesa privilegiata coi governi di Belgrado e di Nuova Delhi, l'Egitto rafforza la posizione di paese non allineato. Insomma, la politica nasseriana vuole porre un termine al rapporto preferenziale dell'Egitto con gli angloamericani; effettua un'apertura nei confronti dei Sovietici e si riconosce parte del movimento internazionale dei non allineati.

    Reazione angloamericana
    La risposta dell'Occidente a questa scelta di campo del nuovo Egitto è immediata. Il 19 luglio gli Stati Uniti d’America – nella persona del segretario di Stato John Foster Dulles – ritirano l'offerta di finanziare per cinquantasei milioni di dollari la Diga di Assuan. Il voltafaccia di Washington è dovuto alla pressione esercitata su Foster Dulles dai cotonieri statunitensi, preoccupati per l’incremento che dalla costruzione della diga deriverebbe alla produzione cotoniera egiziana; ma è determinante anche la volontà degli ambienti ebraico-americani, i quali, impegnati a tutelare il predominio dell'entità sionista nell’area mediorientale, guardano con apprensione a un eventuale rafforzamento dell’Egitto.
    Il 20 luglio anche la Gran Bretagna e la Banca Mondiale ritirano il loro appoggio al progetto egiziano – quantificabile, rispettivamente, in 15 milioni e 200 milioni di dollari. Resta in piedi l'offerta dell'URSS di 300.000.000 di dollari.

    Nazionalizzazione del Canale
    Il 26 luglio, con un discorso tenuto ad Alessandria d’Egitto davanti a una folla immensa, Gamal Abd en-Nasser proclama la nazionalizzazione della Compagnia del Canale di Suez. “Mentre sto parlando, - dice il Raìs - la nostra polizia assume il controllo di tutte le installazioni della Compagnia del Canale… Trentasette milioni di lire egiziane ci vengono sottratte ogni anno dalla Compagnia. Impiegheremo questo denaro per costruire la Grande Diga, senza chiedere nulla a Londra, a Washington, a Mosca… Non sarà più l’Egitto in funzione del Canale, ma il Canale in funzione dell’Egitto… Il mondo arabo è forte, molto forte; la sua sola debolezza sta nel non essere consapevole della propria forza”.
    Le dure proteste dei governi di Londra e Parigi inducono il Cairo a una reazione che non è soltanto verbale, ma si traduce in atti concreti: viene mobilitata la guardia nazionale e vengono organizzate massicce manifestazioni popolari nei pressi delle ambasciate occidentali. Il governo di Londra decreta il blocco dei beni egiziani negli istituti di credito che hanno sede in Inghilterra.
    Le cancellerie degli Stati economicamente e politicamente più coinvolti sono in preda al panico. L’Occidente scatena il Raìs un’isterica campagna di stampa: mentre la nazionalizzazione della Compagnia del Canale viene equiparata alla militarizzazione della Renania o all’Anschluss o all’annessione del Sudetenland, Abd en-Nasser è bollato come “fantoccio sovietico” e “Hitler del Nilo”; ma quest'ultimo epiteto è scelto male, perché consegue presso le masse arabe l’effetto contrario a quello desiderato da chi lo ha coniato, sicché la popolarità del Raìs ne esce rafforzata.
    Contemporaneamente gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia studiano le possibili soluzioni della crisi: o rovesciare Abd en-Nasser con un colpo di Stato sostenuto da un intervento militare e insediare al Cairo un governo fantoccio, o esercitare pressioni per indurlo ad accettare che il Canale venga controllato da un ente internazionale.


    Preparativi
    Prevale, a Londra e a Parigi, l’idea della guerra. Mentre i rappresentanti egiziani discutono pazientemente alle Nazioni Unite e si manifestano disposti ad una soluzione di compromesso che verrebbe firmata a Ginevra alla fine di ottobre, i governi inglese e francese guadagnano tempo, per preparare in segreto l’aggressione armata.

    Gli Stati Uniti non sono d’accordo con questa opzione, perché non intendono lasciare ai due Stati europei uno spazio d’azione nel “Terzo Mondo”: il colonialismo di vecchio stampo deve essere archiviato per sempre per essere sostituito dal neocolonialismo fondato sull’egemonia finanziaria.
    L’intesa franco-britannica si allarga dunque al regime d'occupazione sionista. Parigi comincia fin dai primi di agosto a rifornire l’entità sionista di considerevoli quantitativi d’armi, violando in tal modo quel patto tripartito del 1950 con cui Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna si sono impegnati a mantenere l’equilibrio militare tra l'Egitto e il cosiddetto Stato d’Israele. I sionisti, messi al corrente dei progetti bellici anglo-francesi, attaccherebbero l’Egitto nell’imminenza delle elezioni americane (fissate per il 6 novembre), in modo che la mafia sionista degli Stati Uniti possa più efficacemente ricattare Eisenhower e fargli accettare l’aggressione.


    L'aggressione
    Nella notte tra il 29 e il 30 ottobre, mentre l’attenzione del “mondo libero” è monopolizzata da quanto sta avvenendo in Ungheria, quattro colonne di blindati sionisti invadono il Sinai e avanzano verso il Canale di Suez. Londra e Parigi, in questa operazione concertata con l’entità sionista, spediscono un ultimatum sia al Cairo sia a Tel Aviv, intimando alle due parti di fermare i loro eserciti a dieci miglia dal Canale.
    La sera del 31 ottobre, le truppe inglesi e francesi concentrate a Cipro entrano in azione effettuando bombardamenti aerei nella zona del Canale. “Dobbiamo bombardarvi, dovunque siate – dicono i volantini lasciati cadere dagli aerei -. Pensate ai vostri villaggi distrutti, ai vostri bambini, alle vostre madri, ai vostri padri, ai vostri nonni mentre lasciano le loro case incendiate, mentre abbandonano ogni cosa. Avete commesso un errore che state pagando a carissimo prezzo: avete creduto in Gamal Abd en-Nasser”.
    “Non capitoleremo davanti agli aggressori – proclama il Rais -. Combatterò fino all’ultimo con tutto il mio popolo… Non abbandonerò le città del Canale senza combattere… I paesi amici ci aiuteranno… Armeremo la popolazione… Un popolo consapevole e disposto all’estremo sacrificio trionfa sempre sugli aggressori, qualunque sia la loro forza materiale”.
    Sul piano militare, l’Egitto rimane sulla difensiva, ma attacca in sede diplomatica: il 4 novembre viene accolta dall’ONU una proposta di Abd en-Nasser e si decide di costituire una forza di pronto impiego che raccolga i Caschi Blu di ventitré paesi.
    Ma la preparazione del contingente internazionale richiede alcuni giorni, sicché gli aggressori ne approfittano e continuano a bombardare le città egiziane.
    Il 5 novembre - dopo che i sionisti hanno preso possesso della penisola del Sinai per puntare sul Canale - i paracadutisti franco-britannici occupano Porto Said, Ismailia e Suez. L'esercito egiziano, che pure ha dovuto subire considerevoli perdite, si appresta ad un'accanita resistenza, per la quale può contare sull'appoggio della popolazione del Delta, cui sono state distribuite le armi.
    La popolazione infatti, contrariamente a quanto avevano sperato gli aggressori, non è caduta nel panico e non si è rivoltata contro il governo; anzi, è animata da un forte spirito patriottico e si organizza per la resistenza.

    Reazioniinternazionali
    La sera del 5 novembre il presidente del consiglio sovietico, il maresciallo Bulganin, invia un energico ultimatum alla Francia, all'Inghilterra e al cosiddetto “Stato d'Israele”, minacciando attacchi missilistici, prospettando l’invio di truppe musulmane arruolate nelle regioni caucasiche e centroasiatiche e mettendo in questione, almeno a parole, la legalità dell’esistenza dell’entità sionista.
    La Siria e la stessa Arabia Saudita sospendono le forniture di petrolio agli aggressori. L’India prende in considerazione l’idea di uscire dal Commonwealth. Al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Francia e Inghilterra devono ricorrere al diritto di veto per respingere le due mozioni (sovietica e statunitense) che condannano il loro intervento.

    La mattina del 6, il Consiglio federale svizzero invia un messaggio urgente alle grandi potenze chiedendo la convocazione di una conferenza internazionale, poiché ritiene che sia imminente una terza guerra mondiale. Contemporaneamente, Anthony Eden chiama da Londra il primo ministro francese Guy Mollet e lo avvisa che è costretto a ordinare il cessate il fuoco, perché ha ricevuto un perentorio ultimatum da Eisenhower. Così termina guerra di Suez, durata esattamente nove giorni.

    Bilancio della guerra di Suez
    Gamal Abd en-Nasser, sconfitto sul terreno militare, diventava l’eroe del panarabismo. Sul piano interno, egli riuscì a realizzare ciò che in diverse circostanze avrebbe richiesto più tempo e maggiori sforzi: la nazionalizzazione dell'economia del paese (industria, banche, assicurazioni), che prima era quasi totalmente in mano a finanzieri e imprenditori stranieri.
    L’alleanza occidentale mostrava crepe profonde; l’Unione Sovietica rientrava nel gioco vicinorientale come paladina dei diritti arabi; la Francia e l’Inghilterra si piegavano alla volontà del loro ingombrante “alleato” d’Oltreoceano, cedendogli definitivamente il passo.
    Oltre a segnare il passaggio dalla "guerra fredda" alla "coesistenza pacifica", la vicenda di Suez segnava dunque il passaggio dalla pariteticità tra Stati Uniti e Gran Bretagna alla netta supremazia statunitense.
    Accanto agli USA, c'era un altro vincitore della guerra di Suez, ed era il cosiddetto "Stato d’Israele". Ben Gurion fece coniare due esemplari di una medaglia con cui vennero decorati Eden e Mollet. Sulla medaglia era inciso un motto biblico: "La tua destra è il mio sostegno".

    Come scrive Gianfranco Peroncini al termine della sua monografia sulla Guerra di Suez (La guerra di Suez, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 1986, p. 38), “Francia e Gran Bretagna avevano perso (…) Era Israele a servirsi della loro debolezza e del loro intervento militare per raggiungere i suoi fini. Era un destino forse non difficile da prevedere. Giocati, umiliati e con un pugno di mosche in mano, a Eden e Mollet non restava che meditare amaramente sulle parole di Dante: Se mala cupidigia altro vi grida, - uomini siate, e non pecore matte, - sì che ‘l giudeo di voi tra voi non rida!…”






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    Grazie eginardo

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    Tutta la Conferenza del 10 maggio e' stata registrata a cura della Associazione Punto Zenith.

    www.puntozenith.org
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  7. #7
    polemicamente scorretto
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    non trovo il video su puntozenit

  8. #8
    email non funzionante
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    Tutto quanto un po' puntuto e che sapeva di estrema destra ma solo perche' in italia e' sempre difficile alzare la testa
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    Nemmeno io!
    Penso quindi che lo debbano ancora uppare!

  9. #9
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    Because you go faster than the music !
    Non l'ho ancora spedito

  10. #10
    TORINO E' GRANATA
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    Citazione Originariamente Scritto da Taigermen Visualizza Messaggio
    non trovo il video su puntozenit
    CI VEDIAMO DOPO....anche questa sera faccio "l'accompagnatore"...

 

 
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