Cerco di esprimere brevemente il mio pensiero sulla situazione politica della Sinistra italiana.
Io credo che con un catalizzatore di voti egemonico quale il PD, schiacciato su posizioni sostanzialmente confindustriali (seppur con infarinature vaghe, più o meno apprezzabili, di sinistra), sia necessario unire tutto l'arco dell' a sinistra del Pd.
A sinistra del Pd vuol dire, sostanzialmente, tradizione socialista (Nenni-Pertini) e tradizione comunista (Gramsci-Berlinguer).
La tradizione socialista oggi risiede in un 3% che ha votato quasi esclusivamente Pd e che voterebbe, domani, una Sinistra unitaria (solo nel caso che questa non fosse esclusivamente comunista). La tradizione comunista risiede nel 6% storico di Rifondazione + 2% del Pdci (di questo 8%, indicativamente un 2-3% ha votato cmq Pd, e un 1-2% si è astenuto: da cui il 4% alla SA delle scorse elezioni).
Io credo nella necessità di un partito che raggiunga il 10% su contenuti sociali cosiddetti radicali (cioè semplicemente costituzionali), e che aspiri a raggiungere nel corso degli anni anche un determinante 15% (secondo tutti i sondaggi è questo il peso potenziale, cioè di potenziali elettori, compresi gli elettori che hanno scelto il Pd in funzione antiberlusconiana), e che possa davvero "pesare" in una futura coalizione con il Pd (quando finirà l'egemonia culturale bildbergiana di Veltroni).
All'emergenza storica che ci ha travolto si può rispondere in due modi:
1) scaricando la colpa del tracollo elettorale sulla scomparsa della simbologia, facendo finta di non capire che i voti li abbiamo persi per l'80% a destra e non certo a sinistra (l'1% di Sinistra critica e Ferrando, non sarebbero cmq stati nostri), quando basterebbe fare un piccolo sondaggio per capire che la maggior parte dell'elettorato fluido (cioè non militante) di Rifondazione ha votato Pd, e non capendo che oggi l'elettorato è quasi esclusivamente fluido, cioè sono pochissimi i "fedeli", i "militanti". Secondo me questa risposta ha due nature: 1) irrazionalità emotiva, comprensibile, ma che deve essere superata e metabolizzata lucidamente. 2) guerre di fazione contro la dirigenza bertinottiana, vale a dire che si tratta di una buona scusa per fare le scarpe a Bertinotti e Giordano.
2) mantenendo la lucidità pre-elettorale, prendendo atto del pericolo in corso, capire gli errori (uno fra tutti: un'immagine giovinalista e "fricchettona" di Rifondazione e Sa, che farebbe perdere la voglia di andare a votare anche a un fedelissimo) e continuare verso la via della costituzione di un Partito, o di una Federazione di Sinistra, rossa, che agisca unitariamente e non attraverso solite logiche frazioniste, e che punti a riprendersi, non attraverso un ammorbidimento programmatico ma al contrario attraverso un'immagine di serietà e responsabilità repubblicana, quel 5% di elettorato fluido spostatosi nel Pd, e che al contempo sappia intercettare seriamente e responsabilmente le nuove parole d'ordine dei nuovi "deboli".
A me Ferrero piace anche, quindi, sebbene preferisca la vittoria di Vendola, non ho nessuna pregiudiziale contro Ferrero.
Solo, ritengo che Vendola abbia oltre all'intelligenza politica, una capacità comunicativa mostruosa e davvero credo che Rifondazione (e l'intera sinistra) perderebbero - momentaneamente - un'ottima carta, un leader carismatico, davvero capace di diffondere entusiasmo e di comunicare le parole chiave delle battaglie di Sinistra senza quell'aria non comunicativa da vecchio sindacalismo anni '80 (modello RussoSpena).
Sarebbe bellissimo un target unitario Vendola-Ferrero, ma prima del congresso di Luglio è impensabile. Dopo la guerra un armistizio è davvero auspicabile.
La costituente comunista di Rizzo e Diliberto si sta rivelando sempre di più una frazione che punta solo alla scissione interna di Rifondazione, e che sarà in grado di prendere, da Rifondazione, solo l'area de L'Ernesto (Essere comunisti ha dichiaratamente chiuso le porte).
Insomma, solita tattica dilibertiana: lavorare sempre e soltanto al fine di rubare voti a Rifondazione, anche a costo di cambiare radicalmente linea, dal governismo del 1998 al duropurismo del 2008.
Io insomma, per eliminare parole inutili, credo in una Costituente Rossa (fuori i Verdi), sostanzialmente egemonizzata da Rifondazione (target Vendola-Ferrero, con Vendola segretario) e con posti di rilievo anche per gli uomini di Sinistra democratica, che se oggi non hanno portato nemmeno mezzo voto, domani saranno il ponte fondamentale per riprendere tutti gli elettori che sono andati nel Pd (saranno tanti, un 4 o 5 % almeno).
Appoggio Vendola perchè oggi si deve pensare a ricostruire un peso elettorale consistente, e un segretario deve essere un leader carismatico capace di comunicare idee, di creare entusiasmo e di dare credibilità e fiducia anche al nuovo elettorato non ideologico.
Temo oltresì che l'arroccamento duropurista, cioè la chiusura all'esperienza della Federazione di Sinistra, ci cui "chiaramente" la comunista deve essere solo "una delle correnti", condanni la Sinistra democratica a tornare a coda bassa nel Pd, e Rifondazione a non superare cmq il 4 o 5% (il Pd, in una condizione di bipolarismo, è egemonico! non possiamo più pensare di prendere da soli la percentuale del 1996...).
E oggi, con due mega partiti, senza un Partito di peso minimo 10%, non si fa niente. Non si fa proprio niente.
In ultimo: condivido il dibattito intellettuale di Vendola per rinnovare, gramscianamente e pasolinianamente, la nostra filosofia di origine marxista.
Insomma, non possiamo essere più marxisti di Marx.
Questo è quello che io credo, pur tra tante contraddizioni.
Sono pronto chiaramente a discuterne e a mettere in dubbio queste mie idee.


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