Il Pd, i Radicali e la Sinistra
• da L'Unità del 20 maggio 2008, pag. 26
di Angiolo Bandinelli
Luigi Manconi commenta su l’Unità (6 maggio) l’Assemblea dei Mille promossa a Chianciano dai radicali. L’evento, a suo giudizio, costituisce un momento di riflessione e un punto di partenza importante per le sinistre alternative e ambientaliste, ma anche per il Partito Democratico. Manconi si chiede infatti cosa si debba fare perché, da una parte, il Pd possa rappresentare le nuove domande «di innovazione e di equità, di nuovi diritti e di garanzie sociali, di ambientalismo intelligente e di autodeterminazione individuale e collettiva, di libertà di ricerca scientifica e di imprenditoria», e dall’altra come far sì che «i soggetti politici rimasti esclusi dal Parlamento non si limitino al (...) ritorno al sociale» e, tanto meno, «all’esaltazione della propria vocazione minoritaria, tentata dalla irriducibilità di un destino di opposizione permanente odi una testimonianza residuale». A suo avviso, occorre che «le istanze, e i militanti, dell’ambientalismo trovino spazio - e se lo conquistino, se necessario - all’interno del Pd; e che le istanze, e i militanti, che fanno riferimento a Rifondazione Comunista e alla Sinistra Democratica trovino spazio - e se lo conquistino, se necessario - all’interno del Pd». Se questi sono gli obiettivi che le sinistre alternative e il Pd devono porsi, il partito radicale può rappresentare, prosegue Manconi, «il crocevia non solo politico, ma anche culturale e, se posso dire, concettuale» adeguato a raggiungerli: i radicali hanno spesso fornito alle sinistre democratiche contenuti e modelli di iniziativa, è dunque concepibile che possano oggi «funzionare, anche organizzativamente, come tramite del rapporto tra Partito Democratico e gli altri, e tra iniziativa parlamentare e iniziativa extraparlamentare». Manconi però avverte: ciò non significa «che i radicali debbano fungere da contenitore di queste complesse operazioni». Benissimo: i radicali non si sono mai sognati di assolvere a questo compito. E tuttavia anche sul terreno degli strumenti e dei modelli organizzativi non solo, cioè, per ciò che riguarda i contenuti - hanno fornito suggestioni che Manconi avrebbe dovuto prendere in considerazione: proprio a Chianciano si è discusso - forse non adeguatamente - se la forma associativa radicale non sia la più conveniente anche alla prospettiva da lui indicata.
L’associazionismo radicale ha due cardini: la doppia tessera e la struttura (ma il termine è improprio) denominata «galassia». Prendere la tessera radicale è molto più che un fatto simbolico, ma anche assai meno che l’accettazione di un vincolo esclusivo, come per la tessera di tutti gli altri partiti. Statutariamente, la tessera radicale obbliga solo al pagamento della quota di iscrizione. Non chiede altro all’iscritto, le stesse deliberazioni assunte nei congressi a maggioranza dei tre quarti vincolano solo gli organi dirigenti. E tuttavia, nonostante questa elasticità e larghezza di maglie, la tessera radicale costituisce una forte attestazione di volontà politica, di condivisione dell’iniziativa comune. Queste modalità potrebbero essere un punto di partenza per l’incontro-aggregazione di quanti siano interessati alla realizzazione degli obiettivi indicati da Manconi: ciascuno ancorato alla propria «fedeltà» ma anche aperto a quella attestata dalla doppia tessera. Il secondo cardine della modellistica radicale è la cosiddetta «galassia». La galassia radicale è una costellazione di associazioni che hanno legami politicamente saldi ma operativamente distinti (non separati) con il Partito Radicale Transnazionale Nonviolento e con Radicali Italiani. Gli esempi più noti sono, evidentemente, Nessuno tocchi Caino, cui si deve la lunga e vincente battaglia all’Onu per la Moratoria della Pena di morte, e l’Associazione Coscioni, con le sue iniziative sui temi etici e «sensibili». All’interno delle sinistre, dal Pd alle forze alternative, non si è mai pensato di mettere in piedi qualcosa di analogo, preferendo la struttura "leninista" del partito monolitico e monocentrico. Ancora oggi, il Pd pensa di avviare il riscatto puntando sul "radicamento" territoriale; si tratta sempre della logica delle sezioni, dei circoli, privi di autonomia e strettamente subordinati al centro, inadatta ad accogliere altri soggetti e forze. Mi pare di sentire che alcuni tentativi di superamento della crisi e della sconfitte elettorale si muovono invece contrapponendo all’inadeguato «radicamento» territoriale la rinascita delle correnti. Questa via è solo il prodromo di faide e lotte di potere, senza reale capacità e volontà di innovare sia sui contenuti che sui modelli di aggregazione richiesti dalla necessità di far nascere classi dirigenti nuove, motivate, pronte ai mutamenti richiesti dall’opinione pubblica e insieme articolate attorno ad un obiettivo politico unitario da definire in assise, in congressi mirati ed inclusivi.
Questo, non di più ma neanche di meno, offrono i radicali alla sinistra. Perché non discuterne? Credo ne valga la pena.
http://www.radicali.it/view.php?id=122628




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