Cosa ne pensate di Galan? che idee strane ha in testa? a che cosa sta pensando realmente? dal suo libro leggermente megalomane "Il Nordest sono io" (alla faccia), alla volontà solo un pò velleitaria di far fuori la Lega dal Veneto , alle polemiche ridicole e pretestuose con la regione Lombardia, che non mi pare gli abbia torto mai un capello, adesso si scopre che Galan non è nemmeno d'accordo con un federalismo fiscale che metta nero su bianco DI QUANTO le regioni del nord devono contribuire al fondo perequativo, perchè così "si penalizza il sud" (apperò). Cioè, per anni chi davvero vuole il federalimo si è lamentato del fatto che un federalismo fiscale senza limiti e paletti è assolutamente INUTILE, e adesso arriva Galan a insegnare a tutti che sbagliavano e che non avevano capito una cippa...
Adesso ci manca solo di vedere il governatore della regione Veneto far fronte comune con le "povere" regioni del sud contro il suo stesso governo, tutto mi aspettavo ma non questo....
Leggo un'intervista come questa e rimango SCONCERTATA
http://www.astrid-online.it/il-siste...o_15_05_08.pdf
IL MATTINO - 15 MAGGIO 2008
Galan: «Caro Bossi stai sbagliando il tuo federalismo è
contro il Sud»
Intervista a Giancarlo Galan di Marco Esposito
Il federalismo in salsa lombarda non è digeribile. E non solo dal Sud. E’ il presidente del Veneto Giancarlo Galan a bocciare senza appello la proposta della Lombardia e del ministro delle Riforme Umberto Bossi, che contiene un tetto di solidarietà limitato al 50%.
Presidente, siete la regione più leghista d'Italia: non applaudite la proposta di federalismo fiscale di Bossi?
«Noi veneti abbiamo scosso l'albero del federalismo fiscale e i frutti li ha raccolti la Lega. Ma è discutibile un federalismo che parte da una sola regione. Noi siamo per un federalismo davvero solidale, che vada bene a Cortina come ad Agrigento».
Dal punto di vista del Nord, il testo della Lombardia non è comunque un passo avanti rispetto a quello di Tommaso Padoa-Schioppa?
«Con la bozza di Padoa-Schioppa si voleva solo allungare il brodo. Noi restiamo però alla proposta fatta dalle Regioni e in più chiediamo, come prevede già la Costituzione all'articolo 116, che le Regioni più forti possano ampliare i propri spazi di autonomia».
Cos'è che non va nel testo della Lombardia?
«Il federalismo non è una gara per mantenere sul territorio la quota più alta di entrate fiscali. Non è nemmeno una rivalsa contro il Sud. Cosa ci guadagnamo noi se peggiora la sanità in Calabria o in Campania?» (Galan dovrebbe spiegare come caspita fa la sanità di Calabria e Campania a peggiorare più di così, dal momento che costa uno sproposito al nord e i cittadini calabresi e campano vengono a farsi curare in Lombardia, non pagando ).
Secondo lei, un ospedale efficiente di Benevento deve ricevere le stesse risorse di uno di Belluno, indipendentemente dalla tasse raccolte nel territorio?
«Certo. Ma è ovvio che deve essere così. Se il malato si cura a Benevento non verrà ad allungare le file della sanità del Veneto».
Quindi solidarietà al 100% in cambio di efficienza?
«Sì».
Solo per la sanità?
«Non solo. Anche per l'istruzione, la cultura... per tutti i servizi essenziali».
Tuttavia nel programma del Pdl, che è il suo partito, c'è scritto proprio approvare il disegno di Legge della Lombardia e cioè solidarietà ferma al 50%.
«E ci provino. Vediamo dove arrivano. Il federalismo fiscale è la madre di tutte le battaglie ma non può essere fatto così, contro una parte d'Italia. Nel centrodestra ci sono tanti meridionali. Al Sud dobbiamo chiedere di partecipare all'impresa, certo abbandonando posizioni negative come
quelle di Loiero, che mischia secessionismo con federalismo».
Sia franco, la crisi dei rifiuti indebolisce in questa fase le ragioni del Mezzogiorno?
«Ma no. Sono stato in Campania di recente e devo dire che non tutto è come certe zone del Casertano e del Napoletano. Ci sono posti dove la raccolta differenziata funziona. Ripeto: un Sud che va in malora non conviene a nessuno. Quello che non è sopportabile del Sud è l'inutile
gigantismo della macchina amministrativa. In Veneto siamo quasi cinque milioni e la Regione ha 2.800 dipendenti mentre in Sicilia sono 18.000».
A proposito di regioni a statuto speciale, il tema è rimosso in ogni riforma, anche in quella lombarda.
«Ed è la prova che loro non capiscono cosa abbiamo vissuto noi: in questi anni trenta comuni hanno chiesto di lasciare il Veneto, tra i quali centri come Cortina. Un fatto destabilizzante e devo ringraziare il presidente Napolitano, ma anche la Lanzillotta e Amato, se il problema non è
degenerato in una secessione».
Se il Veneto si ritroverà risorse in più, come le spenderà?
«Ci stiamo appunto lavorando. Intanto si restituiranno un po' di soldi ai cittadini perché federalismo è anche spendere meno oltre che spendere meglio. E poi punteremo su servizi sociali di nuovo tipo, che migliorino la qualità della vita».
In campagna elettorale tutti hanno assicurato che ci sarebbero stati del ministri veneti. Ma non è un pò ridicolo chiedere le quote venete, come le quote rosa?
«E chi le ha chieste? Mi fa piacere che ci siano tre ministri veneti, peraltro competenti come Zaia, Brunetta e Sacconi. Ma sono andato avanti per anni senza ministri e ho ottenuto quanto ci spettava, da governi di tutti i colori, da Prodi come da Berlusconi. Cosa che forse non possono dire tante regioni del Sud che pure avevano una forte rappresentanza a Palazzo Chigi.
Non doveva essere lei uno dei ministri di questo governo?
«I miei progetti sono in Veneto. Penso a un partito territoriale che superi le barriere tra destra e
sinistra».






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