sei ASSOLUTAMENTE sicuro Guarlez? io non ho prove di dna, però ho una casetta da quelle parti... e il paese è piccolo e la gente mormora


sei ASSOLUTAMENTE sicuro Guarlez? io non ho prove di dna, però ho una casetta da quelle parti... e il paese è piccolo e la gente mormora


E' vero che se ne parlò una sola volta (almeno che io sappia) e poi mai più, ma questo non significa che in realtà non lo sia.
La cosa potrebbe essere stata messa a tacere e stop.
Una cosa è certa, però. La Signora Franzoni di benefici e facilitazioni ne ha avute parecchie rispetto a normali indagate prima e condannate poi.
Di sicuro sarà un caso, ma non si sa...


Ma non è mica per quello... è per via del ritorno mediatico che è stato dato alla storia in questione. Anche Erika di Novi Ligure ha ottenuto diverse facilitazioni proprio grazie al glamour in TV... e non è parente nè di Prodi nè di Berlusconi.
Spero vivamente che non ci siano facilitazioni almeno per Alessi![]()




IL PUNTO di Gianni Pecci
MA DAVVERO ci vuole una perizia psichiatrica per stabilire se per l’incontro tra una madre detenuta e il suo bambino sia meglio il carcere o un ambiente esterno?
In altre parole: qualcuno pensa che per un bambino andare a trovare la mamma in una prigione sia una cosa che non influisca psicologicamente?
Conclusione: in via teorica nessun bambino dovrebbe cadere nella triste situazione che tocca ai figli di Anna Maria Franzoni.
IL DISCORSO diventa diverso se, invece di considerare il problema in generale, cioè per tutte le mamme detenute, se ne fa una questione individuale.
E’ indubbio che, di fronte alla richiesta della mamma di Cogne di avere i colloqui con i figli fuori dal carcere, molte persone vi abbiano visto la possibilità di un trattamento comprensivo ad personam.
Cosa questa che è ancora di là da venire.
Eppure l’opinione pubblica sembra temere proprio quest’evenienza.
Dopo essere stata in maggioranza colpevolista ora mostra, sempre in maggioranza, di vedere atteggiamenti troppo morbidi verso la protagonista di uno dei casi giudiziari più clamorosi di sempre.
SOTTO QUESTO profilo ciascuno può farsi la propria personale valutazione, ma intanto l’atteggiamento di massa prevalente va considerato.
In particolare nel momento in cui da varie parti, da ultimo anche da un giudice, viene una sorta di pressante esortazione ai bolognesi, e in particolare ai familiari delle vittime della Uno bianca per un atteggiamento considerato troppo rigido nei confronti dei protagonisti della tremenda vicenda.
A QUESTO punto viene fuori un’altra e più importante domanda di carattere generale: noi bolognesi siamo veramente troppo intransigenti, non sappiamo perdonare, non sappiamo dire basta al rancore?
Oppure il nostro rigore è soltanto il frutto del volere leggi uguali per tutti, senza riguardi particolari, anche perché siamo convinti che il perdonismo e il perdono siano cose ben diverse?
Da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - 26 agosto 2008


CASO FRANZONI
ANNA MARIA CATEGORICA CON GLI PSICHIATRI. IL NUOVO GIUDICE CONFERMA LA PERIZIA
CAMBIA il giudice, ma Anna Maria Franzoni può continuare a sperare.
Il nuovo magistrato di sorveglianza che si occupa del suo caso, Gian Pietro Costa, farà infatti proseguire la perizia psichiatrica in base alla quale deciderà se concedere alla ‘mamma di Cogne’ il permesso di vedere i due figli Davide e Gioele, 13 e 5 anni, fuori dal carcere.
E lei, ai periti, nel secondo incontro avvenuto venerdì scorso alla Dozza, ha detto a chiare lettere: «Non sono pazza, non c’entro con quello che è successo quel terribile giorno. Fatemi uscire dal carcere per incontrare i miei figli, venire qui per loro è estremamente dannoso».
Sul ‘caso Franzoni’ si era abbattuta una tempesta di polemiche nei giorni scorsi, dopo che tre consiglieri del Csm avevano pesantemente criticato il giudice di sorveglianza Riccardo Rossi, titolare del fascicolo prima di Costa. Rossi, già in passato autore di decisioni censurate dal Csm, aveva disposto la perizia sulla Franzoni dopo l’istanza dei suoi avvocati. I legali si erano appellati alla norma che consente alle mamme l’assistenza ai figli minori fuori dai penitenziari. Per i consiglieri del Csm, la concessione di quel beneficio non spetta al giudice di sorveglianza, ma alla direzione del carcere. Pertanto Rossi non doveva disporre la perizia.
PER AGGIRARE tutto questo, la difesa ha presentato una nuova istanza in cui chiede che alla Franzoni (condannata a 16 anni per l’omicidio del piccolo Samuele) sia concesso un permesso diverso, ossia quello per i casi eccezionali di necessità e urgenza. «Nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare, ai condannati può essere concesso il permesso di recarsi a visitare l’infermo», dice l’articolo 30 della legge penitenziaria. Che prosegue: «Analoghi permessi possono essere concessi eccezionalmente per eventi familiari di particolare gravità». Proprio in questo ambito, secondo i suoi legali, rientrerebbe il caso di Anna Maria. Sarà Costa a dire se hanno ragione. Il fascicolo è stato assegnato a lui dal neo presidente del Tribunale di sorveglianza, Francesco Maisto, che (con provvedimento rigorosamente tecnico) ha assegnato a Rossi i detenuti dalla M alla Z, mentre a Costa quelli dalla A alla L. Prima Rossi si occupava di tutti i detenuti. Il nuovo giudice avrebbe potuto, in teoria, revocare l’incarico ai periti. Invece ha deciso di proseguire nella direzione tracciata da Rossi.
La perizia, dunque, va avanti. Al lavoro ci consulenti del magistrato, lo psichiatra Renato Ariatti e il neuropsichiatra infantile Giovanni Camerini, e i periti di parte. Quando alla ‘mamma di Cogne’ è stato chiesto delle sue crisi d’ansia (che per i periti del processo di secondo grado erano sfociate in un fenomeno dissociativo, in particolare in uno stato crepuscolare, che ha portato all’omicidio), lei ha minimizzato. «Solo piccoli malesseri — ha detto —, nulla di grave. La verità è che non sono pazza, non ho alcun disagio nè patologia psichiatrica. Sono detenuta ingiustamente, non c’entro con la morte di Samuele». I periti la incontreranno di nuovo fra una settimana, poi passeranno agli incontri con i figli. Il più piccolo sarà ascoltato, con la madre, nella ludoteca da pochi giorni approntata alla Dozza.
di: Gilberto Dondi
da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - 1 ottobre 2008


COGNE, NIENTE DOMICILIARI ALLA FRANZONI
ROMA - Resta in carcere Annamaria Franzoni, condannata per l'uccisione il 30 gennaio del 2002 del figlio di tre anni, Samuele. Il presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna ha detto no alla sua richiesta di arresti domiciliari per crescere i bambini. Non ci sono i presupposti, ha deciso il giudice Francesco Maisto, perché possano essere accolte le richieste della mamma di Cogne di una detenzione domiciliare speciale o del differimento pena. Le istanze della Franzoni, infatti, rientrano nei limiti ostativi dell'articolo (4 bis) dell'ordinamento penitenziario che prevede il divieto di concessione dei benefici ai condannati per taluni delitti. Anna Maria Franzoni sta scontando nel carcere della Dozza di Bologna la condanna a 16 anni, ridotti a 13 per effetto dell'indulto.
Rischia dunque di non produrre effetti l'indagine avviata dal giudice del tribunale di sorveglianza Riccardo Rossi per valutare l'accoglimento delle richieste avanzate dai legali della Franzoni. Rossi aveva disposto una perizia iniziata il 10 settembre scorso quando Annamaria Franzoni aveva incontrato in carcere i periti incaricati: lo psichiatra Renato Ariatti e il neuropsichiatra infantile Giovanni Battista Camerini. All'incontro aveva partecipato anche il neuropsichiatra Lodovico Perulli di Venezia, perito di parte nominato dalla Franzoni. Si era trattato però solo di un incontro per fissare un calendario degli appuntamenti futuri. I due esperti, secondo quanto era stato deciso, avrebbero dovuto incontrare di nuovo la donna e anche i bambini per stabilire le condizioni psicologiche e la capacità genitoriale della Franzoni e la situazione psicologica dei bimbi che il 21 maggio hanno dovuto separarsi dalla madre, rinchiusa in carcere dopo la definitiva condanna della Cassazione. Il giudice aveva assegnato 60 giorni ai consulenti per depositare le loro conclusioni. E' controverso, a questo punto, se la dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi presentati dalla Franzoni fermi tutto, oppure no. Secondo l'avvocato Paola Savio, difensore della donna, il provvedimento di inammissibilità riguarda le misure alternative alla detenzione; per quanto invece riguarda gli istituti di competenza del carcere e del magistrato di sorveglianza, come ad esempio i permessi o la possibilità di vedere i figli, questi risultano tuttora pendenti.
Non si spengono dunque i riflettori sulla mamma di Cogne che dall'inizio della sua tragica vicenda è stata sempre al centro di polemiche. Ultime in ordine di tempo le, secondo alcuni, frequenti visite concesse ai suoi familiari dopo il suo ingresso in carcere il 21 maggio scorso. Ad autorizzarle lo stesso giudice Rossi che aveva disposto la perizia psicologica sulla detenuta e in passato è stato ammonito dal Csm per violazione del dovere professionale nella concessione di benefici ai detenuti. E' sempre di oggi la notizia dei motivi per cui il giudice condannò il 12 marzo scorso Annamaria Franzoni a tre mesi di carcere per diffamazione del procuratore di Aosta Maria Del Savio. Il fatto è stato giudicato grave dal tribunale per il contesto prescelto dalla Franzoni per l'esternazione, la trasmissione 'Porta a Porta', novembre 2004, "avente massima potenzialità diffusiva".
http://www.ansa.it/opencms/export/si...787430100.html