Silvio Berlusconi perdonerà, ma abbiamo l'impressione che tiri una brutta aria sulla sua testa. Ci riferiamo al cosiddetto pacchetto sicurezza, in particolare al reato di clandestinità.
Che piace molto alla gente comune, perché dimostra l'intenzione del governo di combattere sul serio l'immigra zione selvaggia che ha ridotto l'Italia a porto franco per criminali e, in certi casi, a porcilaia a cielo aperto.
Però non piace affatto né alla Chiesa (in proposito si è espresso il Papa in prima persona) né alla sinistra massimalista e neppure a qualche Paese europeo, per non parlare dell'Onu che ha giudicato senza conoscere la materia di cui si tratta. Non vorremmo che, uno spintone di qua e uno spintone di là, crollasse l'intero impianto di norme predisposte dal ministro dell'Interno Roberto Maroni.
È solo un timore, il nostro, basato su sensazioni e su un precedente risalente alla legislatura 2001-2006.
I lettori ricorderanno. C'era da cancellare l'articolo 18 dell'obsoleto Statuto dei lavoratori (reintegro dei dipendenti licenziati). Fu proposto un referendum, ma il Cavaliere invitò i cittadini a trascurarlo promettendo che avrebbe provveduto lui all'abrogazione non appena fosse entrato a Palazzo Chigi. Nessuno dubitò della sua buona volontà.
In effetti, il premier si mosse immediatamente. E cominciarono le discussioni, gli incontri, i negoziati con i sindacati. Pensammo: i soliti preliminari in puro stile italiota. Superati i quali qualcosa si farà.
Errore. Dal dibattito non sortì una decisione se non quella di tergiversare. Niente accordo.
In breve: l'articolo 18 anziché essere depennato fu accantonato, con la promessa del governo di riprenderlo in mano in tempi più propizi.
Risultato, sono rimasti in piedi sia l'articolo 18 sia lo Statuto di Brodolini introdotto intorno al 1970, cioè in un periodo in cui andavano di moda l'egualitarismo, l'appiattimento, l'azzeramento della meritocrazia quindi la facoltà di licenziare fannulloni e similari.
Ciò premesso capirete, amici cari, il nostro terrore: quando arriverà il momento di tradurre il decreto in legge, e se ne occuperà il Parlamento, volete vedere che la lotta alla clandestinità si risolverà in burletta? Non ci vogliamo credere, ma non si sa mai.
Ecco perché raccomandiamo a Silvio di non farsi abbindolare.
Barra dritta, e non ascoltare i suggerimenti di chi si proclama prudente soltanto allo scopo di non fare per non scontentare Tizio e Caio e pure Sempronio.
Governare comporta sempre il rischio di irritare qualcuno. Pazienza.
Bisogna avere il coraggio di infischiarsene.
La frase pronunciata ieri da Berlusconi in occasione della conferenza stampa seguita all'incontro con Sarkozy ci ha allarmato. Questa: «Non si può perseguire qualcuno per il fatto della permanenza irregolare arrivando a condannarlo con una pena».
Presa così è soggetta a una cattiva interpretazione.
Sembra che il governo - udita la reprimenda del Pontefice e quella dell'Onu - stia compiendo una clamorosa marcia indietro. Sarebbe un guaio. Preferiamo attribuire un altro senso alla dichiarazione. Forse Silvio intendeva dire: non saranno arrestati e condannati tutti i clandestini, ma solo quelli pericolosi, che delinquono e per i quali la clandestinità sarà un'aggravante, perché commettere due reati è peggio che commetterne uno.
Il problema infatti non riguarda le badanti e in genere chi si comporta bene, lavora e desidera vivere in pace, ma i tagliagole, i ladri, i rapinatori e affini.
Questi sì vanno incarcerati o espulsi, comunque non tollerati. Di criminali ne abbiamo fin troppi in casa nostra e ci manca solamente di importarne senza torcere loro un capello.
In altri termini, il pacchetto sicurezza deve passare alle Camere e anche al vaglio della Corte costituzionale così com'è e non in forma edulcorata, altrimenti non servirebbe. Chi ha votato Popolo della Libertà e Lega non è razzista né xenofobo: chiede rigore, severità non contro i presunti diversi (gli stranieri) bensì contro chi vìola i Codici, extracomunitario, comunitario o italiano che sia.
I frutti velenosi del buonismo li abbiamo già assaggiati e non siamo disposti a ingoiarne ancora. Nessuno invoca un regime spietato, poliziesco, violento.
Però si pretende, oltre alla certezza della pena, una sanzione congrua per ogni reato. Non aspiriamo al ripristino dei lager nazisti e comunisti, ma ad essere un Paese normale come la Germania, la Francia e la stessa Spagna. Se poi al Vaticano ciò non garba, ce ne faremo una ragione.
Ahi ahi Silvio, alle tue ziette suore daremo retta in un'altra circostanza.
Qui ne va anche della tua credibilità. Hai presente l'articolo 18? Fai mente locale.
Vittorio Feltri su www.Libero-news.it del 4 06 08
saluti




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