DIAMO RETTA A VELTRONI
Allora sembra che i voti Arcobaleno non siano andati ( di certo non in dose massiccia) verso la Lega: il tutto diversamente da come era stato detto…
Bene- a sostenerlo è il primo studio ponderato elaborato dall’istituto Cattaneo, sono stati presi in analisi i numeri piuttosto che le dichiarazioni di voto, si associa a tali conclusioni anche Alimonte che definisce” un polverone” la diaspora della Sinistra Arcobaleno alla Lega.
Penso che si debba dar credito a quest’analisi che per me è origine di gran sollievo perché, in conseguenza di ciò, mi è dato sperare che, una volta metabolizzata la “buona novella”, si possa definitivamente archiviare lo stratormentone del Radicamento! Da subito ho manifestato la mia diffidenza, mi posso azzardare a parlare di antipatia, nei confronti dell’imperversante locuzione Radicamento nel Territorio.
La penso come Sofri, dissociandomi dai troppi che negli ultimi tempi, cioè quelli dopo il 13 aprile, hanno preso questo benedetto Radicamento con ponderosa serietà come se questo concetto avesse solo un’accezione e una spendibilità positiva oltre ad essere l’ennesima panacea di tutti i mali.
Radicate, eccome, sono la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra e la sacra corona unita. Forse, invece, in Sicilia, in Calabria, in Campania, in Puglia, senza scordare il brigantismo sardo, un po’ di sano sradicamento non farebbe male, come non farebbe male considerare sotto la giusta luce il fatto che Saviano non sia riuscito a prendere in affitto un appartamento al Vomero. I suoi eventuali vicini hanno fatto una scelta in difesa della pace e della tranquillità che di certo regna sovrana in quel rione, una scelta figlia di un certo tipo di radicamento!
Il fatto è che Radicamento come Appartenenza sono concetti inflazionati e come tali pericolosi che solo in parte si coniugano nel bene e poi, inesorabilmente, tracimano nel peggio.
Noi, invece, lasciamo stare gli esempi, andiamo piuttosto per la nostra strada, e la nostra strada ce la può indicare solo Veltroni forte di quel po’ po’ di consenso che faremo bene a non dimenticare mai. Senza tentennamenti, perché quei 3.500.000 di voti non li prevedono, Veltroni dovrà guidare l’opposizione e continuare a costruire il partito seguendo il progetto iniziale, libero da tutti i condizionamenti.
Ben venga quindi il dissenso antiberlusconiano dei vicini dell’Italia dei Valori, ancor più utili così, come spazio parlamentare in cui sentire rappresentati i più inconfessabili movimenti di “pancia”, che non con il previsto gruppo unico, nel quale il loro tipo di opposizione avrebbe subito un inevitabile ridimensionamento, scolorendosi. Vogliono fare un’opposizione muscolare: non cerchiamo di irreggimentarli e non sentiamoci deprivati di uno spazio e di un consenso, per crescere, il nostro spazio e il nostro consenso deve essere un altro.
Difficilmente in Italia la demonizzazione dell’avversario (se pur basata su inalienabili dati di fatto) ha dato buoni risultati, più e più volte, invece è stato dimostrato come il più radicale antiberlusconismo abbia rafforzato la destra e il suo leader. I trascorsi ci dimostrano come certi “personaggi” restino “in sella” sempre e nonostante tutto… in questi giorni, per la prima volta abbiamo potuto godere di un Andreotti innervosito: tutto merito di Sorrentino! Forse dovremmo trovare nuovi modi per liberarci da quelle ossessioni che non solo creiamo ma anche pervicacemente alimentiamo… intanto limitiamoci ad abitare virtuosamente quella differenza che gli altri ( maggioranza e opposizione “ a prescindere”) disegnano per noi, tenendo presente che così facendo, se il governo ottiene dei buoni risultati la vittoria è di tutti, se fallisce la sconfitta è solo sua.
ANTONELLA SENSI




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