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  1. #1
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    ASCOLI PICENO. CERTI UOMINI NON CERCANO QUALCOSA DI LOGICO, COME I SOLDI. NON SI POSSONO NE' COMPRARE NE' DOMINARE. NON CI SI RAGIONA E NON CI SI TRATTA. CERTI UOMINI VOGLIONO SOLO VEDER BRUCIARE IL MONDO.
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    Predefinito La Commissione Trilaterale.

    LA COMMISSIONE TRILATERALE

    I nemici della ricostruzione nazionale.


    COS’E’ LA COMMISSIONE TRILATERALE

    La Commissione Trilaterale è un “potere forte”, o per dir meglio: la somma dei poteri forti dell’Occidente. E’ un’organizzazione semi-ufficiale (le notizie fornite dalla pubblica informazione sono sempre state rare e discontinue) creata nel 1973, che riunisce altissime personalità della finanza e della politica, docenti universitari, esponenti sindacali e giornalisti. Questi personaggi provengono dagli Stati Uniti, Europa e Giappone.
    Il nome rimanda all’idea di un’azione comune delle élites (ma non elette dal popolo) delle tre grandi aree del mondo industrializzato in vista di un “nuovo ordine”: né più e né meno che un governo del mondo in seduta permanente.
    Ispiratore e creatore dell’organizzazione è stato David Rockefeller. Nel 1973, all’atto della fondazione, il direttore operativo Zbigniew Brzezinski, che sarebbe poi divenuto consigliere speciale per la sicurezza degli Stati Uniti sotto la presidenza di Carter.
    Quest’ultimo personaggio è il simbolo vivente di cosa sia e come operi la Trilateral: Carter – la cosa era del tutto risaputa, al tempo – era letteralmente una “creatura” del gruppo Rockefeller, un servitore docile e puntuale dei progetti della Commissione.
    Naturalmente non è il solo. Una decina d’anni fa il periodico americano F.R.E.E. pubblicò l’organigramma degli uomini del CFR e della Trilateral operanti all’interno delle istituzioni americane. Sotto il titolo “1992 Presidential Candidates” figura Bill Clinton, uomo sia del CFR che della Trilateral.
    In economia, la divisa della Trilateral è la globalizzazione, cui essa mira riunendo soggetti “privati” – finanzieri, banche e multinazionali – che rappresentano da soli più della metà del potenziale economico dell’intero pianeta.
    In politica, la divisa del potentato è quella “liberal”: anglofila, massonica, cosmopolita.
    La logica d’azione è quella, classica, dei “poteri forti”: una conduzione discreta e silenziosa dell’economia e della politica occidentali.


    I PRESUPPOSTI

    La Trilateral ha radici storiche e ideologiche profonde. Non nasce negli anni 70 per “generazione spontanea”, quasi che, in un mondo dominato dal denaro, il potere finanziario fatalmente si trasformi in potere anche politico.
    Già a partire dall’inizio del secolo, negli Stati Uniti i poteri forti rappresentavano il governo reale della nazione più potente del mondo.

    Scriveva nel 1902 l’economista inglese, John Hobson:
    “L’entusiasmo avventuroso del presidente Roosevelt, il suo ‘destino manifesto’ e la sua ‘missione di civiltà’ non ci decono trarre in inganno. Erano i vari Rockefeller, Morgan e altri che avevano bisogno dell’imperialismo, e che quindi lo sistemarono a mo’ di pesante giogo sulle spalle della grande repubblica… Essi avevano bisogno dell’imperialismo perché intendevano sfruttare le risorse del paese al fine di trovare canali di sbocco per i loro capitali, destinati a restare inoperosi.

    Nel 1970, lo scrittore americano Felix Green:
    “Per molti anni i Rockefeller hanno fornito “l’uomo giusto” alla segreteria di Stato americana, indipendentemente dal fatto che al governo ci fosse un partito piuttosto che un altro…
    L’elenco dei potenti interessi industriali e finanziari che tramite loro rappresentanti si sono assicurate altissime posizioni nell’apparato decisionale del governo americano potrebbe continuare all’infinito.”
    .

    Nel numero di maggio 1990, la rivista americana “The McAlvany Intelligence Advisors”:
    “L’America è attualmente amministrata da un gruppo – che chiameremo il ‘Liberal Eastern Establishment’ – costituito da alcuni dei più ricchi finanzieri americani (i vari Rockefeller, Andrea, Hammer e centinaia d’altri) e certi dirigenti liberali della stampa, dell’esercito, della cultura.
    Questo gruppo domina sia i partiti politici degli Stati Uniti, sia le più grosse banche e multinazionali americane. Le più importanti organizzazioni politiche che lo rappresentano sono il “Council on Foreign Relations” e la “Trilateral Commision”. Questo gruppo controlla la politica estera americana dagli anni 20 ed è strettamente collegata ad altri gruppi internazionali impegnati nel raggiungimento di un governo unico mondiale”
    .


    IL “LIBERAL EASTERN ESTABLISNMENT”

    L’Establisnment è, in italiano, il “Sistema”.
    Nel linguaggio politico, da tempo questa parola designa l’insieme delle forze operanti nel mondo capitalistico-borghese. (il termine fu coniato dagli americani all’inizio del secolo: indicava l’impero finanziario – e dunque anche politico – del gruppo Rockefeller).
    La qualifica di “Eastern” indica l’Est della Costa Orientale americana, quella di Manhattan e Wall Street.
    Il Sistema quindi non nasce nel 1973, ma attraversa come un filo rosso la storia USA di questo secolo. Sin dall’inizio del XX secolo l’asse del potere massonico universale - per l’inarrestabile ascesa della potenza americana – si spostò da Londra a New York, prendendo forma di “poteri forti” che da allora hanno condotto interamente l’economia e la politica statunitensi.
    I grandi cartelli finanziari cosmopoliti e le logge anglo-americane crearono nel 1919 il “Council on Foreign Relations” – Consiglio delle Relazione Estere – istituzione anch’essa semi-ufficiale – che da allora dirige la politica estera americana.
    Nel 1954 nella stessa area – stessi finanzieri, stesse banche, stessi potentati massonici – venne creato il “Bilderberg Group”, alle spalle del Patto Atlantico.
    UN potentato, il “Bilderberg”, del quale la stampa non ha mancato di occuparsi negli ultimi anni, registrando la presenza nei suoi convegni, tra gli inevitabili Rockefeller, Kissinger e Agnelli, anche più di recente, dell’abortista Emma Bonino.
    Può essere illuminante ricordare come la stampa definisse il “Bilderberg”, in occasione dei suoi meeting a porte chiuse che si sono susseguiti negli ultimi decenni dalla Turchia all’Inghilterra, da Cernobbio ad Aquisgrana, dalla Francia alla Confederazione Elvetica.

    • Il “Messaggero” (23 aprile 1977): “I padroni del mondo occidentale”.
    • Il “Corriere del Ticino” (16 maggio 1981): “Il governo mondiale in seduta”.
    • Il “Giorno” (aprile 1987): “Governo ombra del mondo”.

    La stampa statunitense, all’atto della fondazione, definì la “Trilateral” né più e né meno che una filiazione del “Bilderberg”.
    Si noti però come il Sistema mostri un’anima non solo capitalista e come il suo obiettivo non sia un’egemonia soltanto “economica”.
    Il gruppo Rockefeller, centro della “Trilateral” e contestualmente del “Council on Foreign Relations” e del “Bilderberg Group”, finanziò e favorì ininterrottamente il comunismo a partire dalla Rivoluzione d’Ottobre, fino al punto di radicare il commercio estero e la finanza sovietici nel sistema economico americano.
    Fatti storici non discutibili, certificati da documenti del Dipartimento di Stato, da dichiarazioni di esponenti sindacali americani negli anni 20, dalla stampa internazionale e da qualificati osservatori, tra i quali non ultimo la Santa Sede, che nella persona di Papa Pio XI denunciava, durante la guerra di Spagna nella quale la massoneria si schierò ufficialmente a fianco dei comunisti – la singolare sinergia tra potere borghese e potere “proletario”, nella lotta contro la società cristiana. Scriveva il Pontefice nell’enciclica “Divini Redemptoris” del 19 marzo 1937:
    “Un terzo potente aiuto al diffondersi del comunismo è una vera congiura del silenzio in una gran parte della stampa non cattolica.
    Questo silenzio… è favorito da varie forze occulte le quali da tempo cercano di distruggere l’ordine sociale cristiano”
    .

    Dal Council of Foreign Relations fino alla Trilateral, l’appoggio dell’alta finanza – dai milioni di dollari forniti a Lenin fino alle alleanze culturali e politiche, in Occidente, tra “liberal” e comunisti – ha mirato a usare il comunismo internazionale come una testa d’ariete per distruggere la società cristiana nelle sue istituzioni, nella sua cultura e nelle sue leggi morali, unici veri ostacoli per i costruttori del “nuovo ordine del mondo”.
    E’ emblematico, in tal senso, il favore che il trilateralista Agnelli ha sempre accordato alla sinistra italiana, da quando sdoganò l’eurocomunismo alla metà degli anni settanta fino all’appoggio fornito al governo Prodi-d’Alema prima e al governo d’Alema poi.


    LA NASCITA DELLA TRILATERAL COMMISSION

    Nel 1972 , nell’ambito del Council on Foreign Relations (CFR), David Rockefeller abbozzò l’idea di una nuova organizzazione, che avrebbe dovuto perpetuare la staffetta dei poteri forti cosmopoliti che dall’inizio del secolo avevano eletto gli Stati Uniti come “patria”.
    L’anno successivo l’organizzazione fu ufficialmente presentata in Giappone. Nel 1975 contava circa 200 membri.
    La nascita della trilaterale ebbe una funzionalità ben precisa.
    Gli altri potentati, CFR e Bilderberg, erano stati strumenti di un’egemonia americana che fino agli anni settanta appariva incontrastata. Ma gli anni 70 segnarono la fine della leadership economico-militare, non meno che “morale” degli Stati Uniti d’America.
    Non solo la sconfitta in Vietnam e lo scandalo Watergate avevano fortemente agito in tal senso, ma il crescente sviluppo economico-finanziario di Europa e Giappone indicavano chiaramente che gli Stati Uniti non sarebbero mai più servi quindi a riqualificare il potere statunitense, che strinse alleanza con quelle aree che non era più in grado di controllare.
    Ma i progetti della Trilateral andavano al di là dell’economia, fino ad un orizzonte “globale” del potere.
    Sin dalla fondazione la Trilateral ha esteso il suo controllo a segmenti della pubblica informazione americana (CBS, Time Magazine, Foreign Policy), giapponese (Japan Broadcasting Incorporated), italiana (Arrigo Levi della “Stampa”), tedesca (“Die Zeit”), del mondo sindacale (United Steelworkers of America, United Automobile workers, AFL-CIO), della politica, della ricerca scientifica.

    Scriveva Gianni Agnelli, della “Trilateral”:
    “Un gruppo di privati cittadini, studiosi, imprenditori, politici, sindacalisti, delle tre aree del mondo industrializzato…che si riuniscono per studiare e proporre soluzioni equilibrate a problemi di scottante attualità internazionale e di comune interesse”.

    Forse sfugge, all’avvocato Agnelli, che il “comune interesse”, nel mondo industrializzato è già rappresentato e garantito dai governi eletti dal popolo. In quale veste i “privati” di cui egli parla si affiancano all’azione economica e politica dei poteri legittimamente costruiti attraverso le elezioni?
    Osserviamo le direttrici di marcia di questo potere “privato”, che con grande evidenza altro obiettivo non si prefigge se non quello di sostituire i poteri “pubblici”.
    La Trilateral mostra una divisa economica, una divisa politica e una divisa culturale.


    LA TRILATERAL IN ECONOMIA

    La Commissione Trilaterale è il centro motore della globalizzazione. Richard Falk (dal periodico “Monthly Review” di New York, gennaio 1978):
    “Le idee della Commissione Trilaterale possono essere sintetizzate come l’orientamento ideologico che incarna il punto di vista sovranazionale delle società multinazionali, che cerca di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali”.

    Un ordine di idee, quello dei fini economici “non territoriali”, che ha avuto modo di esprimersi pienamente attraverso l’operato delle due grandi istituzioni che presiedono alla globalizzazione: la Banca Mondiale e il Fondo Monetario, entrambi sotto lo stretto controllo, come è noto, del “Sistema” liberal della Costa Orientale americana.
    Entrambe le istituzioni agiscono a tutto campo nell’emisfero meridionale del pianeta, impegnate nella conduzione e nella “assistenza” economica ai paesi in via di sviluppo.
    Ebbene, la logica del “mercato unico” mondiale, della movimentazione delle merci regolate dal solo criterio della “competitività” dei prezzi, hanno indotto Banca Mondiale e Fondo Monetario a orientare interamente all’esportazione la produzione alimentare del Sud, facendo leva sul ricatto del debito contratto dei paesi poveri col Nord (la banca Mondiale ai paesi in via di sviluppo: “noi teniamo sotto controllo il vostro debito e voi accettate di “ristrutturare” le vostre economie secondo le nostre direttive”).
    Il primo risultato è stato – il fenomeno dura ormai da decenni – la distruzione delle economie agricole di sussistenza, interamente sacrificate alle esportazioni verso il Nord, sotto il rigoroso controllo delle multinazionali.
    Ecco perché, ormai, la remissione del debito del Terzo Mondo non basterebbe più per risollevarne le sorti. E’ dalla dittatura delle multinazionali, del Fondo Monetario e della Banca Mondiale che il Sud del mondo deve liberarsi.
    Diversamente, con le sue economie alla catena, non potrà che perpetuarsi che il più recente rapporto FAO ha indicato con sufficiente chiarezza: nel 1998, 30 milioni di esseri umani morti per fame nell’emisfero meridionale del pianeta.
    Le più importanti multinazionali legate alla Trilateral: Coca Cola, IBM, Pan American, Hewlett Packard, FIAT, Sony, Toyota, Exxon (già Standard Oil, la capostipite delle compagnie petrolifere americane, di personale proprietà Rockefeller), Mobil, Dunlop, Texas Instruments, Mitsubishi.

    Lo scrittore francese Jacques Bordiot affermò, riguardo ai membri della commissione, che "il solo criterio che si esige per la loro ammissione, è che essi siano giudicati in grado di comprendere il grande disegno mondiale dell'organizzazione e di lavorare utilmente alla sua realizzazione" e che "il vero obiettivo della Trilaterale è di esercitare una pressione politica concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomettersi alla loro strategia globale". ("Prèsent", 28 e 29 gennaio 1985).


    LA TRILATERAL IN POLITICA

    La “Trilateral” colloca i suoi uomini nei governi occidentali per realizzare i suoi programmi.
    Da una rassegna stampa, qualche nome dei suoi emissari italiani.
    “il Giorno”, 16 aprile 1983: “Per la prima volta a Roma la misteriosa Trilateral: 320 big dell’economia mondiale”. Sottotitolato: “Tra essi Kissinger; Rockefeller; Agnelli e i potenti del Giappone”.
    Da “il Giornale”, 18 aprile 1983: “… il professor Romano Prodi, presidente dell’Iri e membro della Trilaterale…”.
    Non sarà inutile gettare uno sguardo anche sul sodalizio che ha generato la Trilaterale, e che tuttavia continua a vivere di vita propria (è caratteristica la doppia o tripla appartenenza, per cui i personaggi più influenti del “Sistema”, tra CFR, Bilderberg e Trilateral). “il Giorno” del 24 aprile 1987, nel servizio su una riunione del Bilderberg che si era tenuto presso la Villa d’Este di Cernobbio, registrò, tra gli altri, la presenza di Carlo Azeglio Ciampi.

    La vita organizzativa del sodalizio è scandita da riunioni plenarie, da gruppi di studio condotti dai responsabili delle tre aree, da “rapporti” che di volta in volta palesano il pensiero dell’organizzazione su questioni di particolare rilevanza.
    Nel 1975 il Rapporto di Kyoto presentava un titolo ammiccante, ricco di promesse per il futuro: “La crisi della democrazia”, pubblicato in Italia con la prefazione di Gianni Agnelli.
    Lo studio denunciava una debolezza strutturale delle democrazie uscite dagli anni sessanta (cioè dalle crisi, a partire dal 68, organizzate e dirette dai poteri forti): debolezza degli esecutivi, perdita di credibilità e di autorità.
    La Trilaterale auspicava, come rimedio, una maggiore dose di autorità. Una maggiore autorità dei governi controllati da “loro”.

    Gianni Agnelli, da un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera” il 30 gennaio 1975:
    “Probabilmente dovremo avere dei governi molto forti, che siano in grado di far rispettare i piani cui avranno contribuito altre forze oltre a quelle rappresentate in parlamento; probabilmente il potere si sposterà dalle forze politiche tradizionali a quelle che gestiranno la macchina economica; probabilmente i regimi tecnocratici di domani ridurranno lo spazio delle libertà personali. Ma non sempre tutto ciò sarà un male. La tecnologia metterà a nostra disposizione un maggior numero di beni e più a buon mercato”.


    LE RADICI CULTURALI DELLA TRILATERAL

    Brzezinski, direttore della Trilateral e contestualmente altro dirigente del CFR, definì l’organizzazione: “Il gruppo delle potenze intellettuali e finanziarie più forti che il mondo abbia mai conosciuto”.
    Una società di pensiero, prima che una società per azioni.
    Il 17 maggio 1997, in seconda serata, un’inchiesta televisiva condotta da tre giornalista definì la Trilaterale, “organizzazione massonica” impegnata in un’azione neo-colonialista nei paesi dell’America Latina. Erano presenti i tre Gran Maestri delle principali comunioni massoniche italiane, che nulla ebbero da ridire né sulla definizione della Trilateral né sulla sostanza del suo impegno in Sudamerica.
    Dunque, la massoneria.
    Tesa sin dalla sua fondazione alla distruzione della civiltà cristiano-cattolica, in vista di un “nuovo ordine”. Scriveva Leone XIII, nel 1884, nella sua enciclica “Humanum genus” contro la massoneria:
    “L’ultimo e il principale dei suoi intenti è (…) distruggere dalle fondamenta tutto l’ordine religioso e sociale nato dalle istituzioni cristiane e creare un nuovo ordine”.

    E’ il nuovo ordine disegnato da Gianni Agnelli: un popolo concepito come una grande mandria di vacche, da gestire quindi secondo le regole dell’allevamento animale e non secondo quelle che stanno a fondamento di una società di uomini.
    Un popolo sradicato dalla sua fede e tradizioni, e quindi trasformato in massa, inebetita da sport di massa, dall’erotismo di massa e, più recentemente, da programmi televisivi di una tale idiozia da garantire un autentico colpo di grazia agli intelletti già indeboliti degli utenti.
    Una massa di “profani” governati da un vertice di “iniziati” cui spetti un superiore ordine di idee e di decisioni.
    Decisioni che riguarderanno le “ingegnerie sociali” che sono già sotto i nostri occhi: quanti uomini far nascere, quanti farne morire per mezzo dell’aborto.
    Il gruppo Rockefeller, attraverso l’omonima Fondazione, ha finanziato una cultura abortista sin dagli anni 20 e successivamente finanziato e diretto le campagne abortiste in tutto il mondo (lo apprendiamo dalle organizzazioni anti-abortiste francesi che sin dagli anni 70 avvertivano che l’operazione andava ricondotta alla massoneria in genere e al gruppo Rockefeller in particolare).
    A questo riguardo non parliamo di ipotesi ma di certezze, sulla base di documentazioni originali, massoniche e trilateraliste, del tutto esplicite.
    Decisione dei “vertici” che riguarderanno quanti uomini far morire, attraverso l’eutanasia e quanti farne vivere, attraverso un’oculata distribuzione delle risorse alimentari, come accade, con i risultati che conosciamo, presso i paesi in via di sviluppo.

    Decisioni che riguarderanno l’ingegneria genetica, per “intervenire” nella nuova umanità.

    Decisioni sulla famiglia da distruggere e sulla transessualità da esaltare.

    In una parola, tutto ciò che definitivamente distrugga il “vecchio” ordine sociale, cristiano, per la creazione di un nuovo ordine.
    Ma tutto questo senza particolari scossoni. Non vis sarà bisogno di dittature, visto che le democrazie laiche e progressiste, condotte da governi di “centro-sinistra”, servono già così efficacemente allo scopo. Governi che riproducono una formula già sperimentata lungo l’intero corso del XX secolo, e plasticamente rappresentata dal passato governo Prodi-d’Alema: l’alleanza tra la borghesia massonica e la sinistra, rivoluzionaria o meno. Un comune sistema di pensiero: il materialismo assoluto. E un comune nemico, da sempre: il cattolicesimo.
    Chi comprende questo, comprenderà tutto del mondo in cui oggi vive. Ma chi non comprende questo, non capirà mai nulla.

    Scriveva sin dagli anni sessanta un docente universitario americano, Kenneth Bouldin:
    “Si può perfettamente concepire un mondo dominato da una dittatura invisibile nel quale tuttavia siano state mantenute le forme esteriori del governo democratico”.



    SI E' RIUNITA LA TRILATERAL.

    Ecco cosa ha deciso per noi...


    «Politica interna ed estera USA: bozza di linea per la prossima Amministrazione»: questo il titolo della prima giornata di riunione della Commissione Trilaterale, tenutasi a Washington il 25-28 aprile, ovviamente e come sempre a porte chiuse. Ma Jim Tucker, il giornalista famoso per «auscultare» le riunioni segrete del Bilderberg, aveva qualche fonte anche lì.

    E qualcosa ha saputo. Vediamo dunque la «linea» che i più ricchi privati di USA, Europa e Giappone, in rappresentanza delle maggiori multinazionali, dettano al prossimo governo americano.

    Secondo il consesso, il futuro presidente dovrà anzitutto aumentare gli aiuti americani ai Paesi esteri, perchè, è stato detto, «L’America non versa la sua giusta parte» degli aiuti internazionali. Il presidente futuro dovrà anche pagare la quota USA per il mantenimento dell’ONU (la Casa Bianca è in arretrato: i neocon che la teleguidano detestano l’ONU).

    Peter Sutherland, rappresentante del segretario generale ONU per l’immigrazione, ha caldeggiato una maggiore apertura degli Stati Uniti verso l’immigrazione, raccomandando una amnistia per i milioni di clandestini messicani e sudamericani in USA. Sarà bene notare che Sutherland, questo umanitario, è anche presidente di British Petroleum e Goldman Sachs International, oltrechè un alto esponente del Bilderberg.

    Non è dunque un caso se durante il panel intitolato «Global Financial Crisis», si sono sentiti solo interventi attorno al «dovere» dello Stato americano di «intervenire» per soccorrere «le istituzioni finanziarie sotto stress», e nemmeno una parola sul soccorso ai milioni di americani che si vedono pignorare la casa, o caderne tragicamente il valore di mercato.
    Il liberismo globale non ammette eccezioni: intervento pubblico è il Male Assoluto, tranne che per le banche loro.

    A parlare della crisi c’erano infatti Andrew Crockett, presidente di JP Morgan Chase International, David Rubenstein, gestore del Carlyle Group, Robert Kimmit oggi vicesegratario al Tesoro ma prima altissimo capintesta di Lehman Brothers, oltrechè Martin Feldstein, economista di Harvard, ex consigliere economico di Ronald Reagan, nonchè Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale e da sempre socio del Bilderberg.

    C’erano anche giornalisti molto selezionati, da David Gergen dell’US News and World Report, e Lionel Barber, uno dei direttori del Financial Times: che naturalmente non hanno scritto un rigo sulle riunioni, anche se vi hanno partecipato attivamente, presiedendo alcuni panel, oppure «intervistando» per lo scelto pubblico questo o quel grand’uomo. Sul podio, con domande complici, e a porte chiuse.

    Il giornalista Bill Emmot, dell’Economist, per esempio ha intrattenuto la cena dei signori allo Smithsonian Art Museum parlando della «crescita dell’Asia». Naturalmente si è molto parlato del «global warming» e si è consigliato il futuro presidente USA di spendere di più contro l’inquinamento; su come ridurre l’effetto-serra, si è ventilata una tassa ecologica sui voli aerei.
    Il dollaro a 120, e il cui rincaro dipende al 60% dalla speculazione sui futures petroliferi, non allarma quel nobile consesso. La questione è gestita dal Bilderberg, che nella sua riunione segreta in Germania del maggio 2005, per bocca del suo socio Henry Kissinger, raccomandava un raddoppio del barile (allora era a 40 dollari) entro 12-24 mesi. Il che è avvenuto disciplinatamente.

    Nel 2006, a Ottawa, il Bilderberg non si era dimostrato contento dei progressi, ed aveva raccomandato un rincaro sui 105 dollari entro la fine del 2008. Ora Goldman Sachs prevede che si arriverà a 200.

    Previsione alla portata di personalità che si incontrano fra banchieri-speculatori e compagnie petrolifere, e che non preoccupa. Loro fanno enormi profitti sui rincari. E il prezzo proibitivo avvicina quella che Barroso suole chiamare
    «la rivoluzione post-industriale», che implica fra l’altro la fine del ceto medio.

    Rumori di dissenso si sono ascoltati solo quando Robert Blackwill, già vice-consigliere nazionale per l’Iraq, ha intrattenuto
    i signori sulla necessità di «impegnare (engage) l’Iran e costruire la pace in Medio Oriente». Blackwill ha assicurato che la «opzione militare resta sul tavolo», ma si spera negli sforzi diplomatici.

    Più interessanti le conversazioni e i pettegolezzi di corridoio. I signori tengono molto al NAFTA, il mercato comune USA-Messico-Canada, e si sono detti: «John (McCain) è sempre stato a favore del libero commercio, anche davanti ai sindacati; Hil (Clinton) e Barak (Obama) fingono di eccepire su alcuni punti, ma è recita politica. Sono solidamente a favore». Anzi, «Hil», si ricordavano l’un l’altro i signori, come first lady ha tenuto sedute strategiche con il big business per indurre il Congresso ad approvare il NAFTA.

    Molto sarcasmo invece è stato speso contro Ron Paul. Non perchè il candidato indipendente abbia una sola possibilità di occupare la Casa Bianca; ma li preoccupa la moltitudine di giovani che si sono mobilitati per lui, ed ascoltano i suoi discorsi. Questa generazione, si sono detti i trilateralisti, «si sta facendo un’educazione politica» in questo modo. Il che può «causare danni significativi in futuro», visto che Ron Paul non vuol cedere la sovranità nazionale al NAFTA (come gli europei l’hanno ceduta alla UE), si oppone alle missioni di «mantenimento della pace» all’estero, e proclama che bisogna ritirare le truppe dall’Iraq e, peggio, ridurre le imposte non sui ricchi, ma sul ceto medio.

    I signori hanno perciò deciso di influire sul partito repubblicano perchè faccia pressione su Ron Paul e lo induca a rinunciare alla corsa al più presto, onde mettere fine ai suoi corsi di educazione politica un po’ troppo affollati. L’incarico è stato assegnato a Thomas Foley, già portavoce della Casa Bianca.

    Kissinger era presente ma non ha parlato. E’ decrepito e dicono che abbia problemi alla gola. Fra gli europei, Tucker segnala solo Elisabeth Guigou, già ministra francese per gli affari europei. Nell’insieme, i politici presenti sembravano essere della generazione passata, dell’era Reagan o dell’era Nixon.

    Si può ipotizzare che la Trilaterale ritenga di poter riprendere l’influenza che aveva prima dell’avvento dei neocon, che hanno sviato il progetto globalista con il loro bellicismo per Israele? Il futuro lo dirà: i signori erano sicuri di avere in tasca tutti i tre candidati.

    Può darsi che trovino una convergenza in un senso preciso: mano pesante alla israeliana contro le opinioni pubbliche contrarie alla globalizzazione. Il direttore di Newsweek, Fareed Zakarias, uno dei giornalisti invitati, ha appena elevato un rimprovero agli americani, convinti all’80% che il Paese sia sulla strada sbagliata (saranno i mutui sub-prime e la rovinosa costosissima guerra in Iraq?).

    «Miliardi di persone sono uscite dalla abbietta miseria» grazie alla globalizzazione, li rimprovera Zakarias,
    il giornalista-impiegato della Trilateral, «il mondo sarà arricchito e nobilitato via via che diventano consumatori, produttori, inventori, sognatori...il 40% delle superlauree in America lo guadagnano gli immigrati».

    Niente sugli immigrati che lavano i pavimenti. Nè sulla fame prodotta dai nuovissimi rincari sugli alimentari di base: anzi quella è buona, perchè segnala «l’aumento dei consumi» nel mondo globalizzato. E nemmeno una parola sui 10 milioni di tedeschi che, in uno dei pochi Paesi in pieno boom economico, sono usciti dalla classe media in questi anni, per accrescere le fila dei nuovi poveri. O sui milioni di francesi che subiranno un ulteriore taglio alle pensioni, grazie a Sarkozy.

    «Viviamo nel periodo più pacifico mai provato dalla specie umana», si arrabbia Zakarias, ma noi americani «siamo diventati sospettosi del commercio, dell’apertura, dell’immigrazione, degli investimenti esteri».

    Così non va. Se siete scontenti, vi metteremo in riga. La presidenza Bush ha visto l’allestimento di campi di raccolta e detenzione allo scopo – com’è detto ufficialmente – di «sostenere il rapido sviluppo di nuovi programmi».

    In cosa consistano i nuovi programmi non viene detto. Essi sono compresi nel «continuity of goverment», il programma generale di mantenimento del governo in casi di emergenza estrema e non specificata. A questa necessità provvedono programmi software che indentificano, attraverso un filtro chiamato «social network analysis», a identificare persone che manifestano qualche scontentezza sull’andamento delle cose.

    Nel database, gestito dai militari, ci sono già 8 milioni di americani segnalati come sospetti di scontentezza, o di volontà d’opposizione.

    Vi godrete la globalizzazione, che lo vogliate o no.
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

  2. #2
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    Chi comprende questo, comprenderà tutto del mondo in cui oggi vive.
    Ma chi non comprende questo, non capirà mai nulla.
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

 

 

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