Perdonate questa "invasione di campo" ma volevo fare un domanda a tutti coloro che si ritengono comunisti. Per voi la guerra di classe rimane fra gli obbiettivi che il comunismo deve proseguire?
Sì
No
Non so/Altro


Perdonate questa "invasione di campo" ma volevo fare un domanda a tutti coloro che si ritengono comunisti. Per voi la guerra di classe rimane fra gli obbiettivi che il comunismo deve proseguire?


La lotta di classe (e non guerra) non è mai stato l'obiettivo dei comunisti, semmai il mezzo con il quale raggiungere l'obiettivo storico dell'emancipazione della classe lavoratrice. E poi in questi anni la lotta di classe la stanno combattendo unilateralmente i padroni dal momento che c'è stato un incredibile spostamento di ricchezza dal lavoro salariato ai profitti dal 1992.
A pugno kiuso!


io non credo che i redditi autonomi siano in guerra con i redditi dipendenti, il fatto che i dipendenti rappresentano un costo per le aziende non è sufficiente a fare di questi dei "nemici". Anche i fornitori rappresentano dei costi per le aziende, ma non vi è alcuna lotta di classe tra ditte clienti e ditte fornitrici, anzi c'è vantaggio reciproco.
Così come c'è vantaggio reciproco tra un operaio che ha bisogno dello stipendio per il suo sostentamento e l'azienda che ha bisogno di qualcuno che produca i beni da immettere sul mercato.
Inoltre le aziende hanno lo scopo di vendere i loro prodotti, spesso voluttuari, ciò significa che per avere più introiti le aziende auspicano che ci sia più gente facoltosa possibile pronti ad acquistarli.
Avere una massa di nulla tenenti sarebbe una sciagura per le aziende, la maggior parte di esse chiuderebbe.


Fatto sta che il potere d'acquisto dei salariati è diminuito negli ultimi 15 anni, mentre i profitti sono saliti notevolmente.... ed il padronato punta sempre il dito contro il costo del lavoro quando questo in realtà incide molto molto poco sul costo totale (tipo il 7%).
Effettivamente esiste una ricchezza nazionale e il modo in cui è suddivisa rappresenta un indice dei rapporti di classe... se il PIL cresce e se ne avvantaggia solo una classe minoritaria per me rappresenta un problema.
A pugno kiuso!


è vero che si sono spostate delle ricchezze da chi a meno a chi ha di più.. specialmente pensionati vs redditi autonomi, non credo assolutamente però che la maggior parte dei salariati stesse meglio 15 anni fa rispetto a oggi...
NEgli ultimi 15 esistono una serie di beni e di consumi che 15 anni fa la gente si sognava..


La lotta di classe esiste indipendentemente dal comunismo..... in effetti tutta la storia umana è stata caratterizzata da conflitti, alleanze, ecc. tra quelli che i sociologi chiamano gruppi sociali, i comunisti classi.
Ovviamente le classe cambiano e si trasformano nel tempo.
Però storicamente gli "specialisti" della lotta di classe sono sempre membri delle classi dominanti..... che magari non teorizzano la lotta di classe ma la pratica con grande efficaci.




Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.
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quando parliamo di lotta di classe, il discorso è più ampio.
tu stesso citi due classi sociali: i proprietari di fabbriche, terre, ecc.. ed i lavoratori. Detto così non sembrerebbe nulla di strano, ma vediamo le cose dal punto di vista strutturale.
Io, uomo, posso "nascere" in una classe sociale qualsiasi: posso avere capitale e dunque creare un industria, posso essere il garzone di un artigiano e con il tempo l'artigiano stesso, oppure posso non avere niente ed essere costretto a vendere il mio lavoro per poter vivere.
Già nel principio, il capitalismo crea disparità che non sono affatto frutto del merito, ma della semplice appartenenza ad una determinata classe sociale. Infatti in generale, il figlio del proletario (e dopo vediamo chi è il proletario) non potrà mai essere un imprenditore perché non ha e non avrà mai il capitale che gli consente di comprare macchinari, terreni, immobili. Allo stesso modo il figlio dell'artigiano sarà impossibilitato a giocarsela alla pari con un industriale, perché l'industriale sfruttando la catena di montaggio e macchinari automatici, riesce a tenere costi infinitamente più bassi rispetto ad un artigiano. Dunque, anche se l'artigiano è un "professionista" infinitamente più abile e bravo ed i suoi prodotti sono migliori, in generale verrà schiacciato dalla grande industria.
Allora, in realtà il liberalismo non è libertà perché è una gara nella quale c'è chi parte sicuro di vincere e chi parte indietro, ostacolato, appesantito e abbandonato e certo di perdere (a meno di colpi di fortuna, vabbè).
Nasce dunque una classe sociale particolare, il proletariato. Il proletario viene privato di ogni abilità professionale perché viene impiegato tipicamente in compiti ripetitivi e meccanici (attenzione! qui non si tratta solo di operai. DI fatto, anche il generico impiegato è un proletario!) e non è più un professionista, ma semplice forza lavoro che non ha ancora trovato modo di essere rimpiazzata da una macchina.
Può essere sostituito con un altro proletario, senza problemi e senza discontinuità.
Lavora con mezzi che non sono propri e non otterrà mai la "libertà" dalla sua classe sociale. Semplicemente vende il proprio lavoro per avere il minimo necessario al suo sostentamento.
Il problema del costo in realtà non è dei singoli proletari, ma della classe del proletariato. IN un certo senso, un proletario è peggio di uno schiavo in quanto lo schiavo viene comprato e per quanto miserabile sia la sua vita, ha l'esistenza assicurata perché il suo lavoro è necessario al padrone. In egual modo è necessario il proletariato perché è la forza lavoro dei padroni di industrie, ma il singolo proletario non ha affatto l'esistenza assicurata! Ce l'ha la sua classe sociale, ma non i singoli componenti!
Come il padrone dello schiavo deve dargli il minimo per vivere, la classe industriale (borghese) fa lo stesso con la classe del proletariato, con la differenza che i singoli proletari vivono un eterna condizione di instabilità.
Oggi possiamo vedere l'effetto e la prova di questo osservando come le persone debbono adattarsi a fare mille lavori per vivere.
questo perché i fornitori fanno parte della stessa classe.
Si tratta di commercio tra borghesi, perché dovrebbero lottare tra loro?
in realtà, non vi è alcun vantaggio da parte dell'operaio. L'operaio è costretto a "prostituirsi" facendo lavori che lo usurano, spesso ammalano, umiliano e lo sviliscono professionalmente. Dedica la maggior parte della propria vita per svendere la propria forza lavoro ad un individuo che gli da il minimo indispensabile per mantenere in vita la classe del proletariato, non necessariamente lui. Non avrà niente, alcun ricavato nonostante egli è il motore della azienda ed il produttore della merce. Ma il fatto di essere relegato alla catena di montaggio lo induce ed essere niente di più che una macchina e non appunto il produttore della merce, a differenza dell'artigiano (che infatti costituisce una classe sociale più alta, anche se la concorrenza sleale delle industrie lo spinge sempre di più ad essere un proletario).
Il proletario non impererà alcun mestiere, nessuna abilità e non riuscirà nemmeno ad accumulare ricchezze di nessun tipo. E' questo il giogo della classe borghese che serve per mantenere viva il proletariato: il capitalismo è l'accumulo di ricchezza, e se il proletario lavora una vita per poter poi accumulare qualcosa, non sarebbe più un proletario ma potrebbe essere in grado di mettere su qualcosa. Ed è questo il motivo del perché l'operaio non può ritenersi soddisfatto del lavoro: non vi è scambio equo ma solo sfruttamento.
Altrimenti potremmo fare lo stesso discorso con gli schiavi: lo schiavo dovrebbe dunque essere grato allo schiavista solo perché effettivamente gli da sostentamento?
E oltretutto, come ho già detto sopra, lo schiavo ha cose che l'operaio non ha.
INfatti è questo il problema del capitalismo ed è anche questo il motivo della sua instabilità ed insostenibilità.
Nei momenti favorevoli, sfruttano a più non posso il proletariato per massimizzare i profitti ma contemporaneamente gli danno sempre meno.
Ma alla fine è il proletariato a costituire la massa ed anche buona parte del mercato. Esso non ha soldi per comprare merce, la merce si accumula e le fabbriche chiudono.
Miseria, depressione sociale, ecc... fino a che non si ristabilizza. E poi si ricomincia.
Basta guardare come stava l'italia negli anni 60 e come sta oggi per rendersene conto.