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Discussione: Mosca-Bruxselles

  1. #1
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    Predefinito Mosca-Bruxselles

    Articolo di oggi sul Sole24

    <H3>27 maggio 2008

    Cade il veto lituano, al via le trattative di partnership tra Ue e Russia

    di Piero Sinatti



    Nel corso dell'assemblea del 26 maggio dei ministri degli esteri dei paesi dell'Unione Europea, la Lituania ha formalmente tolto il veto alla ripresa delle trattative tra Russia ed Ue per sostituire con un nuovo testo e nuovi impegni il trattato di "partenariato strategico Russia-UE" scaduto nel dicembre 2007.

    Il duplice veto sbloccato e la questione energetica
    Da 18 mesi la riapertura delle trattative era bloccata. Il veto lituano rappresentava la ritorsione di Vilnjus all'interruzione da parte russa (nel 2006) delle forniture di greggio destinate alla raffineria lituana di Mazuikie, acquisita da una compagnia polacca, anteposta alle due major petrolifere russe come Lukoil e Rosneft. Al veto lituano si sommava quello della Polonia, provocato dalla decisione di Mosca di sospendere le importazione di carne polacca, per motivi igienico-sanitari. Ma con il nuovo governo, presieduto da Donald Tusk, la Polonia ha tolto il veto, vedendo soddisfatte in parte le sue richieste sul suo export agricolo in Russia.
    Non la Lituania però, che in questi ultimi mesi insisteva sul blocco. Molto ci sarebbe da discutere sulle procedure dell'Unione che richiedono decisioni unanimi in un consesso di ben 27 paesi e consentono, così, a un solo paese, o a pochi, al di là del loro rilievo politico-economico, di prendere in ostaggio l'intera Unione impedendole di prendere decisioni su questioni di grande importanza strategica. Come è sicuramente il parteneriato russo-europeo.

    Vilnjus nei giorni scorsi si è decisa a togliere il veto. E le trattative per la partnership Ue-Russia - che si prevedono lunghe e difficili – potranno iniziare alla fine di giugno. Come sede è stata scelta da Mosca la remota città di Kanty Mansijsk, nel distretto Jamalo-Nentsy, principale centro dell'estrazione gasiera russa, situato nella Siberia occidentale. Sede scelta non a caso: il tema centrale delle trattative sarà la fondamentale questione della cooperazione energetica.
    Le due parti sono ancora distanti: Mosca rifiuta di piegarsi alle richieste di Bruxelles perché Mosca dia agli investitori europei accesso libero e alla pari al settore gas-petrolifero russo e perché, addirittura, venga demonoplizzato Gazprom, secondo quanto prescritto dalla Carta energetica Russia-Europa del 1998, che Mosca non intende ratificare considerandola (non senza ragioni) superata. Del resto, non condividono le posizioni di Bruxelles le grandi compagnie europee del settore, specie quelle che hanno concluso con Mosca grandi contratti (di fornitura di petrolio e di gas e di costruzione di grandi infrastrutture per il loro trasporto), come l'italiana Eni e le tedesche Basf e E.On, o la francese Total.

    Trattative difficili e ultimatum lituani alla Ue
    Già questa questione rende difficili e complesse le prossime trattative. Ma l'assemblea del 26 maggio dei ministri degli esteri dei paesi Ue ha reso ancora più problematica la ripresa del dialogo sul rinnovamento della partnership strategica, accettando di superare il veto ultimativo dei lituani, inserendo nel documento preparatorio della conferenza di Kanty Mansijsk quattro richieste della Lituania da mettere nell'agenda dei lavori. Una soltanto potrebbe apparire ragionevole – carattere ultimativo a parte: la ripresa delle forniture di greggio russo alla raffineria Mazeikiu, tramite la riapertura dell'oleodotto Druzhba.
    Meno condivisibili se non bizzarre (o provocatorie) le altre richieste di Vilnjus: la difesa dell'integrità territoriale della Moldova e della Georgia contro le regioni separatiste filorusse (Transdnistria, Abkhazia e Ossetia meridionale); la richiesta di un'indagine europea sulle violazioni dei confini lituani da parte delle truppe (non più esistenti) dell'Unione Sovietica e infine un indennizzo, per molti miliardi di dollari, da parte della Federazione Russa per i danni subiti da Vilnjus negli anni Quaranta del secolo scorso a seguito delle deportazioni di cittadini lituani in territorio sovietico, dopo l'annessione della Lituania all'Urss.
    La Russia ha già respinto seccamente tale richiesta: non è sua la responsabilità di quelle deportazioni, ma di uno stato che non esiste più.

    Ci si chiede se valga la pena in Europa riaprire le ferite del passato, come fanno i baltici e persino la caotica leadership ucraina Jushchenko-Timoshenko. E se convenga alla Ue farsi carico di queste pulsioni nazionalistiche e identitarie di piccoli paesi, mentre ben altre sono le urgenze e gli interessi comuni da trattare con un partner indispensabile qual è sicuramente la Russia di Medvedev e Putin
    </H3>

  2. #2
    estremista di centro
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    un sistema x essere efficiente deve 1) massimiz la produzione 2) rendere equa la distrib di ricchezza; nn puo trascurare 1 solo di questi aspetti
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da cesant Visualizza Messaggio
    Articolo di oggi sul Sole24

    <H3>27 maggio 2008

    Cade il veto lituano, al via le trattative di partnership tra Ue e Russia

    di Piero Sinatti



    Nel corso dell'assemblea del 26 maggio dei ministri degli esteri dei paesi dell'Unione Europea, la Lituania ha formalmente tolto il veto alla ripresa delle trattative tra Russia ed Ue per sostituire con un nuovo testo e nuovi impegni il trattato di &quot;partenariato strategico Russia-UE&quot; scaduto nel dicembre 2007.

    Il duplice veto sbloccato e la questione energetica
    Da 18 mesi la riapertura delle trattative era bloccata. Il veto lituano rappresentava la ritorsione di Vilnjus all'interruzione da parte russa (nel 2006) delle forniture di greggio destinate alla raffineria lituana di Mazuikie, acquisita da una compagnia polacca, anteposta alle due major petrolifere russe come Lukoil e Rosneft. Al veto lituano si sommava quello della Polonia, provocato dalla decisione di Mosca di sospendere le importazione di carne polacca, per motivi igienico-sanitari. Ma con il nuovo governo, presieduto da Donald Tusk, la Polonia ha tolto il veto, vedendo soddisfatte in parte le sue richieste sul suo export agricolo in Russia.
    Non la Lituania però, che in questi ultimi mesi insisteva sul blocco. Molto ci sarebbe da discutere sulle procedure dell'Unione che richiedono decisioni unanimi in un consesso di ben 27 paesi e consentono, così, a un solo paese, o a pochi, al di là del loro rilievo politico-economico, di prendere in ostaggio l'intera Unione impedendole di prendere decisioni su questioni di grande importanza strategica. Come è sicuramente il parteneriato russo-europeo.

    Vilnjus nei giorni scorsi si è decisa a togliere il veto. E le trattative per la partnership Ue-Russia - che si prevedono lunghe e difficili – potranno iniziare alla fine di giugno. Come sede è stata scelta da Mosca la remota città di Kanty Mansijsk, nel distretto Jamalo-Nentsy, principale centro dell'estrazione gasiera russa, situato nella Siberia occidentale. Sede scelta non a caso: il tema centrale delle trattative sarà la fondamentale questione della cooperazione energetica.
    basta con questi ricatti, centrali nucleari e mandiamo a f...Ku questi russi
    Le due parti sono ancora distanti: Mosca rifiuta di piegarsi alle richieste di Bruxelles perché Mosca dia agli investitori europei accesso libero e alla pari al settore gas-petrolifero russo e perché, addirittura, venga demonoplizzato Gazprom, secondo quanto prescritto dalla Carta energetica Russia-Europa del 1998, che Mosca non intende ratificare considerandola (non senza ragioni) superata. Del resto, non condividono le posizioni di Bruxelles le grandi compagnie europee del settore, specie quelle che hanno concluso con Mosca grandi contratti (di fornitura di petrolio e di gas e di costruzione di grandi infrastrutture per il loro trasporto), come l'italiana Eni e le tedesche Basf e E.On, o la francese Total.

    Trattative difficili e ultimatum lituani alla Ue
    Già questa questione rende difficili e complesse le prossime trattative. Ma l'assemblea del 26 maggio dei ministri degli esteri dei paesi Ue ha reso ancora più problematica la ripresa del dialogo sul rinnovamento della partnership strategica, accettando di superare il veto ultimativo dei lituani, inserendo nel documento preparatorio della conferenza di Kanty Mansijsk quattro richieste della Lituania da mettere nell'agenda dei lavori. Una soltanto potrebbe apparire ragionevole – carattere ultimativo a parte: la ripresa delle forniture di greggio russo alla raffineria Mazeikiu, tramite la riapertura dell'oleodotto Druzhba.
    Meno condivisibili se non bizzarre (o provocatorie) le altre richieste di Vilnjus: la difesa dell'integrità territoriale della Moldova e della Georgia contro le regioni separatiste filorusse (Transdnistria, Abkhazia e Ossetia meridionale); la richiesta di un'indagine europea sulle violazioni dei confini lituani da parte delle truppe (non più esistenti) dell'Unione Sovietica
    cosa vuoi ke l UE faccia, se nn ha fatto niente x cipro
    e infine un indennizzo, per molti miliardi di dollari, da parte della Federazione Russa per i danni subiti da Vilnjus negli anni Quaranta del secolo scorso a seguito delle deportazioni di cittadini lituani in territorio sovietico, dopo l'annessione della Lituania all'Urss.
    La Russia ha già respinto seccamente tale richiesta: non è sua la responsabilità di quelle deportazioni, ma di uno stato che non esiste più.
    certo anke l olocausto nn e' colpa dei tedeschi, era un altro stato
    Ci si chiede se valga la pena in Europa riaprire le ferite del passato, come fanno i baltici e persino la caotica leadership ucraina Jushchenko-Timoshenko. E se convenga alla Ue farsi carico di queste pulsioni nazionalistiche e identitarie di piccoli paesi, mentre ben altre sono le urgenze e gli interessi comuni da trattare con un partner indispensabile qual è sicuramente la Russia di Medvedev e Putin
    </H3>
    se noi ci facciamo le nostre centraline, la russia si puo tenere il suo gas, e kosi anke algeria, libia, arabia saudita, iran, iraq, tenetevi i vostri idrocarburi ke di soldi ve ne abbiamo dati troppi

  3. #3
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    07.07.2008,02:13 - Russia: un magnate che non salverà il mondo
    Il G8 si apre in Giappone discutendo intorno alle tre grandi crisi mondiali, energetica, climatica ed alimentare, che vedono confrontarsi il giovane Presidente russo Dmitri Medvedev e il Presidente George Bush. I punti di contatto sono sempre di più, come la politica nei confronti dell’Iran, per l’energia nucleare e per gli idrocarburi.


    Il vertice del G8 che si è aperto oggi in Giappone ha avuto come protagoniste le tre grandi crisi mondiali che tutti i Paesi stanno attraversando, quella energetica, climatica ed alimentare, che tuttavia originano sempre da speculazione e crisi finanziaria. Le solite proteste dei no-global contro le grandi potenze mondiali hanno fatto da cornice ad un evento che ormai non desta più scandalo o preoccupazione. I grandi del pianeta sono in realtà ancora molto piccoli, dinanzi a dei problemi che sono puntualmente tornati dopo la grande crisi degli anni ’80, con le stesse tematiche ma con effetti ben più devastanti. Nucleare, donazioni per la "fame nel mondo", petrolio e Iran, i punti salienti della discussione che, come sempre, non porta mai ad una soluzione, ma sempre ad una grande contraddizione. Energia atomica e lotta contro la proliferazione dell’uranio arricchito sono concetti discordanti, come lo sono il contrasto ai rincari dei prezzi dei beni alimentari e lotta contro l’utilizzo di carburanti biodiesel: come sempre, la soluzione delle crisi va trovata sempre e solo in base alle regole delle lobbies che prevalgono. A confrontarsi su tali temi, vi è il giovane Presidente russo Dmitri Medvedev e il Presidente George Bush che sembrano trovarsi d’accordo su molti punti, nonostante l’intera opinione pubblica mondiale voglia la loro guerra. È così per l’Iran, per l’energia nucleare e per gli idrocarburi.

    Da una parte abbiamo l’America, fonte della maggior parte dei disastri del pianeta che gioca ancora a fare la guerrafondaia per non far dimenticare il suo potere incontrastato, e dall’altra vi è la Russia, ora auto-proclamatasi a salvatore dell’economia mondiale. Approvvigionerà gli affamati con grano, darà risorse energetiche in petrolio e in gas agli Stati in crisi, investirà i suoi capitali in titoli americani per salvare il dollaro. Un vero e proprio magnate che, forte delle sue sicurezze, porterà avanti una politica di "fornitore ufficiale" per le carestie del secolo, vestendosi da vero rivoluzionario in una congiuntura economica in cui ogni Stato si rinchiude in se stesso. Così mentre i paesi del Sud-est asiatico, di India e Brasile hanno annunciato la riduzione o l'arresto totale dell'esportazione di cereali per proteggere i loro mercati interiori, la Russia ha liberalizzato i propri confini annullando la tassa all'esportazione di grano e di orzo. Allo stesso tempo il Ministro delle Finanze Alexei Koudrine afferma che la Russia continuerà ad investire in titoli americani, impiegando petrodollari all’interno dell'economia russa e causando, da una parte l’aumento dell’inflazione, e dall’altra una costante e crescente presenza degli investitori russi nel mercato statunitense, che potrebbe essere così manipolato. Anche le grandi compagnie a partecipazione pubblica continuano ad acquisire crediti in Occidente, mentre i fondi di stabilizzazione interni vengono messi a riserva.

    Tuttavia, quello che potrebbe sembrare una forma di assistenzialismo o di salvataggio, è in realtà un tentativo per cominciare a far girare il nuovo ordine economico intorno alla Russia e alle sue fonti di energia. Si stima infatti che alla fine dell'anno l'Europa acquisterà gas pagando 500 dollari per 1.000 m3, o addirittura a 1.000 dollari se il prezzo del petrolio raggiungerà 250 dollari il barile, ha avvertito Alexei Miller, direttore generale Gazprom. Secondo gli esperti, dinanzi a tale eventualità, l'economia mondiale potrebbe entrare nella recessione ma la Russia rischia solo un’alta inflazione. "Se il prezzo per l'Europa è di 500 dollari i 1.000 m3 e se i prezzi aumentano proporzionalmente nel 2009 nelle ex-repubbliche sovietiche, Gazprom guadagnerà circa 15 miliardi di dollari", ha stimato Pavel Sorokine, analista di UniCredit Aton.
    Ormai si fa sempre più vicina l’ipotesi che il prezzo del gas continui a salire in maniera quasi proporzionale al rincaro del petrolio, e la fiammata dei prezzi potrebbe danneggiare l’economia europea, che potrebbe salvarsi solo se il cambio euro-dollaro non avrà la medesima impennata e arriverà ad essere di 2 a 1. La Russia potrebbe cadere nell’iperinflazione ma avrà sempre da parte sua la possibilità di aumentare le riserve interne e di utilizzare crediti e moneta occidentale a proprio vantaggio. Ad ogni modo, non bisogna cadere nella grande illusione che la Russia sia un patrono che veglia su Italia ed Europa, perché la sua strategia è forte e poderosa, è sempre ben studiata ed organizzata, ogni dettaglio non è lasciato al caso. Le partnership con Italia e Serbia sono direttamente strumentali alla costruzione della sua autostrada energetica, unica vera alternativa dell’Europa in quanto possiede già di fatto le fonti del Caucaso, mentre il patto di non belligeranza con Stati Uniti è necessario per addomesticare alleati difficili come lran e Cina. La sua tela "ortodossa" costruita intorno alla sua capillare intelligence sta riunendo tutti i Paesi della ex Unione Sovietica, dei Balcani Orientali e Occidentali, e così dell’Europa Orientale. Il fatto che intenda proporsi come alternativa agli Stati Uniti e costruire una nuova Bretton Woods non deve illuderci che essa rappresenti un "salvatore", perché resta sempre un colonizzatore che sa imporre le sue leggi quando si tratta di "business".

    Fulvia Novellino
    Fonte: Rinascita

    Commento: effettivamente e' come dice la giornalista, la Russia non e' un'associazione benefica e non gliene frega niente di salvare il mondo, ma semplicemente di curare i propri interessi, cosi' come fanno gli Stati Uniti e per ottenere il propri scopi si usano tutti i mezzi leciti e non. Tuttavia nonostante tutto io preferisco di gran lunga la prima, innanzi tutto perche' non abusano del termine burocrazia e poi perche' essendo slavi e non meticci come i loro rivali d'oltreoceano. Quindi pur trattandosi comunque di un potere coloniale, ritengo che la Serbia, l'Italia e il resto d'Europa, soprattutto la prima, avranno in caso di dominazione russa in un prossimo futuro sul continente, condizioni sicuramente meno sfavorevoli.

  4. #4
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    MOSCA (Reuters) - La Russia ha dichiarato oggi che utilizzerà mezzi militari se gli Stati Uniti dispiegheranno lo scudo di difesa anti-missile vicino ai propri confini.

    "Se davvero inizierà il dispiegamento dello scudo strategico di difesa anti-missile degli Usa vicino ai nostri confini, allora saremo costretti a reagire non con mezzi diplomatici, ma con metodi tecnico-militari", si legge in una nota del ministero degli Esteri russo sul suo sito, www.mid.ru.

    Il ministero dichiara che lo scudo missilistico statunitense minerebbe la sicurezza globale e comprometterebbe anche il deterrente strategico di Mosca.

    Il ministero dichiara inoltre che le proposte di Mosca a Washington sullo scudo sono state ignorate.

    Alcuni alti ufficiali militari russi hanno minacciato di dispiegare missili tattici Iskander nella confinante Bielorussia e di riprendere la produzione di missili nucleari a breve e medio raggio in risposta ai piani di difesa missilistica di Washington.

    Il governo americano e quello ceco hanno firmato oggi un accordo a Praga che consente ai militari statunitensi di costruire una stazione radar a sud-ovest della capitale ceca.

    Gli Usa affermano che lo scudo è necessario per la difesa da attacchi missilistici da parte di quelli che definisce "stati canaglia", e specificamente l'Iran. Mosca replica che il sistema non è necessario e minaccerà la sua stessa sicurezza.

    "E' stato fatto un passo... che nella nostra visione non porta più sicurezza sul continente europeo. Piuttosto, complica i problemi della sicurezza", ha scritto l'agenzia di stampa Interfax citando una fonte di rilievo del ministero degli Esteri.

    L'agenzia ha citato anche una fonte dello stesso ministero secondo cui l'accordo tra Washington e Praga "in effetti cancella" un'intesa tra Russia e Usa a consultarsi sul sistema di difesa.

    Mosca e Washington si erano accordati per esplorare le modalità per alleggerire i timori del Cremlino che lo scudo possa essere usato per spiare e per prendere di mira il sistema missilistico russo.

    Le proposte in discussione includevano la presenza di ufficiali dell'esercito russo nei siti legati allo scudo e al monitoraggio video in tempo reale delle attività nelle installazioni.

 

 

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