....SUGLI UCCELLI
di GIANLUIGI PARAGONE www.Libero-news.it del 28 05 08
«Ahi ahi ahi, signora Longari: lei mi è caduta sull'uccello!».
Il diretto interessato, questa frase, dice di non averla mai pronunciata. Sarà. Intanto è passata alla storia; almeno quella della televisione.
Non passerà alla storia, ma in ogni caso c'azzecca con la tv, la caduta sugli uccelli del governo Berlusconi.
240 lucine rosse contro 238 lucine verdi hanno respinto le seguenti parole: «Alla lettera o), sono aggiunte infine, le parole: distruggere o danneggiare deliberatamente nidi e uova, nonché disturbare deliberatamente le specie protette di uccelli».
Non mi è chiaro se, sulla base del voto negativo, gli uccelli possono tirare un sospiro oppure se è meglio cambiare aria.
Tocca a me spiegare invece la relazione tra gli uccelli di Silvio e quelli di Mike. L'Europa ha ordinato all'Italia di cambiare alcune sue regole e uniformarle a quelle comunitarie: dalla caccia alla sicurezza, dal lavoro alla libera circolazione delle persone. Nel mezzo di queste leggine fondamentali, c'è pure la norma "salva Rete4".
Che a Silvio interessa molto di più degli uccelli di Bruxelles.
I fatti stanno in questi termini. La Corte di giustizia europea ha ordinato all'Italia di distribuire delle frequenze tv a una televisione - Europa 7 - sconosciuta ai più, tranne che a Di Pietro e a Beppe Grillo. Poiché senza Europa 7 sembra che il nostro telecomando sia anoressico, il governo dovrebbe provvedere a ridare le frequenze dovute. Chi ce le ha? Rete4. Pare.
La patata bollente
Ammetto di aver tagliato la vicenda con l'accetta e di averla semplificata non poco; non ho detto per esempio del trasloco sul satellite del canale Mediaset. Sui dettagli tecnici ho volutamente glissato (e dopo spiegherò il perché), ci soffermiamo invece su quelli politici.
Può darsi che Mediaset abbia tutte le ragioni del mondo e fa bene ad agitarsi. Silvio no, Silvio non può prendersi tra le mani questa patata bollente proprio a inizio legislatura. Benedetto uomo, non poteva lasciar perdere? Evidentemente non gli riesce: quando c'è di mezzo la "roba sua", il Cavaliere si scorda le migliori intenzioni.
«È tornato il Caimano», tuonava ieri Tonino il cacciatore.
A Di Pietro non sembrava neanche vero di mettersi al centro della scena e impallinare Silvio così come si impallineranno più agevolmente gli uccelli di cui sopra.
«Riformuleremo il testo», fa sapere Elio Vito, ministro dei Rapporti con il Parlamento.
Bravo, s'è posata l'aquila. Parlare di Rete4 è proprio quello che la sinistra vuole per far ballare il centrodestra al ritmo di rumba, di mambo e di cha cha cha. Il governo Berlusconi è partito col piede giusto parlando di sicurezza e tasse. Non credo che la norma "salva Rete4" interessi alla gente quanto la monnezza di Napoli, l'Ici sulla prima casa e la tranquillità di potersene stare a casa propria senza che qualche balordo tenti di entrarvi per rubare. Sono convinto che a pochi italiani interessi fare un dispetto al canale di Emilio Fede, di Mike Bongiorno, della Folliero e dei Bellissimi.
Per tagliar corto, non è la tv il nostro assillo quotidiano.
Consigliamo dunque a Silvio di lasciar perdere: tolto l'alibi di Rete4, alla sinistra non resta più nulla.
Ieri alla Camera Veltroni, Di Pietro e Casini hanno ottenuto il primo sbandamento del governo, sebbene su un punto diverso dalla norma "salva Rete4". Il governo è caduto sugli uccelli e ha fatto la figura del pollo. A tal proposito aggiungo una nota polemica. Cari parlamentari del Popolo della Libertà e della Lega, vediamo di non cominciare con l'andazzo delle assenze. Ci manca solo che il governo lavori per colpire i fannulloni mentre i primi fancazzisti sono proprio tra i banchi della maggioranza. Come mai ieri non c'era un numero sufficiente di deputati al momento del voto? L'idea di credere che grandi numeri possano consentire grandi dormite è figlia dell'arroganza. Se fossi nei capigruppo di PdL e Lega terrei occhi e orecchie dritte. A meno che quelle assenze non siano la spia di un mal di pancia politico contrario a vecchi andazzi. Cambia canale
L'ultima considerazione la farei sulla condizione della televisione italiana. Chi rivendica battaglie di principio verso il duopolio de facto non ha fatto i conti con il cambio di passo della tv. La digitalizzazione è già nei telecomandi della gran parte dei cittadini: Sky è una realtà importante nelle abitudini dei telespettatori. E presto lo diventeranno la tv on demand e il digitale terrestre. Chi ha Sky guarda i canali tradizionali direttamente dal satellite perché la qualità è migliore e perché non si vuole cambiare telecomando. Dunque se Rai, Mediaset, La7, le tv locali, Sky Calcio o Sky Cinema o National Geographic entrano nello zapping, il duopolio è già stato spezzato dal mercato. Chi ha il programma migliore fidelizza. Altrimenti si pigia un tasto e si cambia. La riprova che il business non sia più soltanto nel contenitore (cioè nel canale) ma nel contenuto (cioè nei programmi, nei format) sta nel fatto che le più importanti media company gareggiano per comprarsi le società produttrici di format.
Mediaset s'è aggiudicata Endemol e Taodue;
il gruppo De Agostini (che non ha canali tv in chiaro) Magnolia e la svedese Zodiac;
e la Ifil punta sulla francese Mangas.
Spiegare queste cose a Silvio è come spiegare a Del Piero come si fa gol. Perciò, Silvio, dacci retta: non aprire spazi alla sinistra e pensa solo a risolvere i problemi del Paese. A Rete4 ci penseranno i telespettatori.
Di destra, di centro e di sinistra...
saluti




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