Da euro-holocaust.splinder.com un ottimo articolo
Una delle caratteristiche estetiche che rendono particolari i bianchi (e i popoli di pelle chiara in generale) è la possibilità di apparire diversi in funzione dell'abbronzatura, ossia di quel fenomeno che protegge dalla luce solare, soprattutto estiva, dando una colorazione epidermica più scura rispetto al normale. Il fenomeno ha assunto però, negli ultimi anni, una connotazione più inquietante, togliendo ad esso la sua naturalezza, per diventare sintomo dell'incapacità di alcuni soggetti di riuscire a rispettare la propria identità estetica. Il fenomeno, chiaramente, si associa ad una più generale voglia di alterare (migliorare?) il proprio aspetto fisico. Non è una questione propriamente "razziale": non è l'odio di sè in quanto bianchi ad aver creato questa moda dell'abbronzatura perenne (per cui si vedono "polli arrosto" anche a metà febbraio), ma il risultato del consumismo vacanziero, il quale ha creato una sorta di corto-circuito tra la vacanza estiva o invernale (ma in luoghi più o meno esotici) e i segni della partecipazione a tale vacanza. L'abbronzatura come distintivo del lusso (anche se di massa), pur indipendentemente dallo stesso lusso. Alla fine, l'abbronzatura si associa non alla realtà della vacanza autenticamente vissuta, ma ad una idea di piacere rimandante a quella, ma da essa scorporata. Come godere dell'odore di un pollo arrosto (stavolta vero), ma senza doverlo/poterlo mangiare.
Tale curioso fenomeno, però, ha anche riflessi più gravi. Un esempio viene dalla Gran Bretagna e dal piccolo ritratto di una ragazza di soli 18 anni, diventata un esempio dell'abbronzatura come droga. Il caso, presentato sul Daily Mail (vedere più avanti), riguarda una giovane che dall'età di 14 anni ben quattro volte alla settimana, tutte le settimana dell'anno, si reca al solarium per godersi la sua dose di raggi artificiali. Ancora più gravi due ulteriori elementi: la giovane è attualmente incinta e, per quanto i medici le sconsiglino di continuare tale pratica (pericolosa per il feto), lei, per paura di una sorta di depressione conseguente, pensa di voler insistere. Non solo: lei è disoccupata, ma le sedute al solarium le costano quasi la metà dell'assegno di disoccupazione.
La ragazza ha iniziato le sedute (giovanissima, il che è già grave) per il solo scopo di non apparire "pallida". L'espressione "pallido" non si dovrebbe applicare ai bianchi, essendo pallido il malato o l'insonne, ossia per un particolare stato fisico e di salute riflettentesi nell'aspetto. La moda dell'abbronzatura ha però creato una falsa immagine di salute, distogliendo, progressivamente, dall'autentico aspetto dei bianchi. I personaggi televisivi (e in parte anche quelli cinematografici) appaiono continuamente abbronzati, finendo per associare ulteriormente l'immagine dell'abbronzato ad una idea di piacere, in questo caso legato al successo nella vita. Visi di colore marrone (chiaro o scuro) o di colore arancione hanno preso il posto di visi sanamente rosati. Anche in forza di ciò si è unita la moda, costosa, delle lampade. Artificialità estetica e consumismo hanno anche in ciò nuovi punti d'incontro (a danno delle persone comuni), sommandosi al ricorso sempre più ampio alla chirurgia estetica.
La chiacchiera sulla diversità multietnica corre parallela al sistema delle comunicazioni di massa. Più si afferma superficialmente la bontà multietnica, più le etnie finiscono per rassomigliarsi, impoverendo il panorama umano, in una sorta di ministrone senza sapore. Un esempio estremo (non sappiamo quanto di successo, ma non lo crediamo) viene dal Giappone, con la moda, appunto, dell'abbronzatura estrema: si vedano qui tre immagini come esempio. Giudicate voi quanto sensato possa essere il tutto. E considerate che certuni, anche dalle nostre parti, non si riducono in maniera molto diversa.
I mezzi di comunicazione, come detto, sono tra i maggiori responsabili. Un esempio viene da una pubblicità neozelandese per una crema auto-abbronzante: l'immagine confronta la stessa ragazza prima e dopo l'uso della crema. Sembra che la sola differenza tra i due momenti derivi dall'uso della crema, ma uno sguardo più attento mostra come l'immagine "abbronzata" abbia particolari ulteriori: mostra, infatti, una posizione del corpo più aperta. I capelli sono mossi dolcemente dal vento, mentre nell'altra sembrano quasi appena stati asciugati dopo un lavaggio. Persino le forme del corpo, apparentemente simili, forse sono state ritoccate digitalmente, per far apparire i fianchi dell'abbronzata leggermente più femminili, così come il seno un filino più sodo.
Intendiamoci, nulla di nuovo sotto il sole della comunicazione pubblicitaria, se non che il tutto ha effetti non solo sulla vita sociale, ma anche sull'identità di chi subisce la pubblicità, tanto da alterare la visione che ognuno ha di sè. Interessante, a tal proposito, le ricerche che negli ultimi anni associano l'eccesso di abbronzatura artificiale a forme di dipendenza paragonabile alle droghe, anche se di minore entità. L'articolo che proponiamo [Dipendenza da lettino] sottolinea troppo, ci pare, l'idea dei raggi ultravioletti come produttori di sostanze gratificanti, mentre non cita minimamente l'idea che il piacere del "lettino abbronzante" derivi piuttosto da una immagine sociale alla moda. Al di là di questo, rimane il monito per un fenomeno che colpisce, allo stesso tempo, il portafoglio delle persone, la loro salute ed anche il rispetto per la propria identità (per quanto dal solo punto di vista fenotipico).


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