Giorgio Albertazzi
attore- Sottotenente GNR legione Tagliamento, Scuola A.U. Lucca.. Giorgio Albertazzi, che nel suo “Un perdente di successo” racconta di essere andato a un passo sia dal finire fucilato sia dal far parte di un plotone di esecuzione (a Sestino, paese tra Toscana e Umbria, qualcuno lo accusa di aver giustiziato con un colpo alla nuca un repubblichino passato con i partigiani, Ferruccio Manini).Giorgio Albertazzi E' stato "repubblichino", militante insieme all’attore-regista-scrittore Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, ed a Mauro De Mauro (il giornalista assassinato dalla mafia a Palermo 35 anni fa, fratello dell'emerito linguista prof. Tullio che è stato ministro della Pubblica Istruzione in due governi delle sinistre-), (“Sì, ero nella Repubblica di Salò, con il premio Nobel Dario Fo, dichiara Albertazzi-
Andreotti Giulio
Partecipa ai Littoriali del 1935 e “il camerata Andreotti” scrive su LA TERRA dal 1942 al 1943- “Nessun rilievo si può fare alla correttezza di Mussolini nella gestione finanziaria dello Stato”
[da wikipedia: ...Durante la guerra scrisse per la «Rivista del Lavoro», pubblicazione di propaganda fascista, assumendo posizioni da taluni definite compiacenti, se non proprio allineate al regime. ]
Michelangelo Antonioni
Regista-Partecipò, quale rappresentante di Ferrara, ai Littoriali del 1935 e del 1937……a sfogliare l’indice della rivista ““Primato Fascista” ci si imbatte nel nome di Michelangelo Antonioni.
BOBBIO Norberto
filosofo-il 15 maggio 1935, dopo un anno che aveva ottenuto la libera docenza in filosofia, viene condannato ad una lieve sanzione perchè frequenta ambienti antifascisti, a luglio scrive direttamente al Duce ,una lettera di tre pagine, perchè intervenga per far cancellare l’accusa di frequentare ambienti antifascisti.)
“Torino, 8 luglio 1935- anno XIII E.F.- Vostra eccellenza, vorrà perdonarmi se mi rivolgo direttamente a Lei, ma la cosa che mi riguarda e di tale e così grande importanza, che non credo vi sia un altro mezzo più adatto e più sicuro per venire ad una soluzione.......dichiaro in perfetta buona fede che l’accusa su riferita....mi addolora profondamente e offende intimamente la mia coscienza di fascista” (Autobiografia di N.Bobbio,a cura di Alberto Papuzzi-Laterza 1997)
Nel 1938 il quadrunviro De Bono , scrive al Duce, su raccomandazione del Generale Bobbio, zio di Norbrto, per difendere il filosofo che vuole partecipare al concorso per professore di ruolo. Bobbio vinse il concorso e fu chiamato all’Università di Siena. Ci furono interventi per far ottenere una cattedra universitaria a Norberto , del padre di Bobbio presso il Duce, di uno zio che si rivolgeva a De Bono e dello stesso Norberto che si raccomandava “ con devota fascistica osservanza” al ministro Bottai.....come quella sua ulteriore lettera a Giovanni Gentile in cui lo ringraziava per il favore infine concesso. Ci fu anche un intervento diretto di Gentile presso Mussolini per aiutare Norberto Bobbio.
BOCCA Giorgio
scrittore giornalista-".. addetto al CINEGUF di Cuneo" Fra gli scritti che sostennero la propaganda razzista in Italia,la Mostra elenca quelli di Giorgio Bocca, Scrive , nel 1942,sul giornale della Federazione fascista di Cuneo .”…sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, come ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di portarla in stato di schiavitù” in La Provincia Granda, 4 Agosto 1942 - Giorgio Bocca, scrive : "Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l'idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?" Giorgio Bocca a 18 anni ottiene la tessera del PNF (Partito nazionale fascista), sottoscrive il Manifesto in difesa della razza italiana, fortemente voluto da Benito Mussolini per compiacere l'alleato tedesco. Ancora ad agosto del 1942, giovane giornalista fascista, scrive un notabile articolo in cui imputa il disastro della Guerra alla congiura ebraica. Il 5 gennaio 1943 denuncia alla polizia fascista l'industriale Paolo Berardi che, in un treno, ha l'infelice idea di dire ad alcuni reduci dal fronte russo e dalla Francia “che la guerra è ormai perduta”. Dopo l'8 settembre 1943 passa alla Resistenza.
-“Fu sempre "lui", il Bocca, il "ragazzo" quando ancora non capiva, che il 5 gennaio 1943 a denunciare alla polizia fascista l'industriale Paolo Berardi che, in un treno che percorreva la tratta Cuneo Torino, ebbe l'infelice idea di dire ad alcuni reduci dal fronte russo e dalla Francia che la guerra era ormai perduta. Per l'infelice industriale il destino volle che su quel treno, in quello scompartimento, vi trovasse pure "un ragazzo (ventitreenne) con il ciuccio in bocca", con "il ciuccio" ma già segretario del Guf di Cuneo e provincia, il quale con le sue piccole manine appioppò uno schiaffone al povero Berardi. Ma non solo, appena sceso a Torino, lo denunciò come detto, alla polizia quale "disfattista". Di questo atto l'imminente resistente si vantò con un non davvero ultimo atto da "integerrimo fascista", ostentando il suo gesto riportando lo con un raccontino intitolato appunto "La sberla... e la bestia", pubblicato su "la Provincia Granda" dell'8 gennaio 1943.
CHIARI Walter
Walter Annichiarico,(Verona, 2 marzo 1924 - Milano, 20 dicembre 1991)-Collaborava al giornale della X Mas...il settimanale con il titolo "L'Orizzonte",e con una tiratura di cinquantamila copie, quale autore di vignette umoristiche “ dopo la Liberazione fu prigioniero nel campo di Coltano, vicino a Pisa, al fianco di Ezra Pound ....
GUTTUSO Renato
Artista pittore- Vince ,quale rappresentante dei GUF (Gruppi universitari fascisti) i Littoriali.- Il 5-2-40 scriveva a Bottai : ” Eccellenza vi ringrazio dell’onore fattomi con l’invito a collaborare alla nuova rivista...Vi ripeto la mia gratitudine ed il mio entusiasmo a collaborare in “PRIMATO FASCISTA”” ... a sfogliare l’indice di “Primato Fascista” ci si imbatte nel nome di Renato Guttuso che plaudiva alla “Mostra degli Squadristi”... (Gianni Granzotto , Il Giornale, 1-6-1997, pag.1e 10)---Partecipò, quale rappresentante di Palermo, ai Littoriali del 1937 (Enrico Nistri-Anni Trenta-Ed Loggia dei Lanzi, Firenze,1995, pag 139 e ss, e Silvio Bertoldi -LA CHIAMAVAMO PATRIA -Rizzoli 1989,pag.116) ...aderisce alla battaglia contro l’uso del “lei” ( Gianni Granzotto , Il Giornale, 1-6-1997, pag.1e 10) –Si classifica al 2° posto ai Littoriali di Napoli, lavora con Bottai - Fonda nel 1938 una rivista fascista CORRENTE DI VITA GIOVANILE con Lattuada– (vedi foto in divisa GUF su Il Borghese 16-4-1972- ) (Nino Tripodi –Italia fascista- in piedi- ed.Borghese 1972) Collaboratore della rivista “PRIMATO FASCISTA” del ministro Bottai (Storia Illustrata, gennaio 1980, pag.60)
IOTTI Leonilde
politico comunista- Presid. Camera-iscritta al PNF dall'ottobre 1941 e negli anni della guerra civile, insegnò presso l' Ist. Tecnico Agrario di Reggio Emilia, partecipò in divisa fascista alle riunioni del regime(-foto e documenti a pag.63 di-Mario Tedeschi-COMPAGNO DOVE SEI?-suppl. al BORGHESE del 2-7-92-n°27)
La compagna Leonilde Iotti, detta Nilde, prima di essere l'amica del "migliore", al secolo Palmiro Togliatti già segretario del P.C.I. e in seguito Presidente della Camera, era nel 1942 una Giovane Italiana della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio) che, come tante altre, passò in quell'anno al P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) presso il Gruppo Rionale Fascista "A. Maramotti" di Reggio Emilia con la tessera n.1105040 come risulta dal certificato rilasciato il 20 marzo del 1943 il XXI dell'Era Fascista.
(dal n. 206 Dicembre 2000 del periodico indipendente "Nuovo Fronte" ) Leonilde Jotti, più nota come moglie del "Migliore", ovvero il capo comunista italiano Palmiro Togliatti, fu iscritta al Partito Nazionale Fascista fin dall'Ottobre del 1941, come lei stessa dovette ammettere per iscritto in una fece dichiarazioni del 26 Luglio del 1945. In questo documento, recentemente ritrovato dallo storico Roberto Gremmo, la Jotti dichiarava sotto giuramento la propria adesione al P.N.F., in quanto si trattava di essere assunti in qualità di insegnanti presso l'Istituto tecnico "A.Secchi" di Reggio Emilia; all'epoca della sua adesione la futura comunista aveva ventuno anni, quindi un'età perfettamente matura per esprimere consapevoli scelte politiche, scelte che presto però cambiarono forse per ulteriori riflessioni ideologiche. Esiste oltre al documento ritrovato anche una fotografia che ritrae la stessa Jotti in camicia nera in mezzo a molti gerarchi dell'epoca.
MONTANELLI Indro
Giornalista, scrittore-”Nel 1922 ero un Balilla....Sono stato fascista, come tutte le persone della mia generazione. Non perdo occasione per ricordarlo, ma neanche di ripetere che non ne chiedo scusa a nessuno” (La stanza di Montanelli- Corriere della sera,14-3-96, pag.39) fece dichiarazioni di elogio al Duce ed al Fascismo in L’Italia settimanale , n°23 – anno III- 15 –6-1994- Collaboratore della rivista “PRIMATO FASCISTA” del ministro Bottai (Storia Illustrata, gennaio 1980, pag.60) “Cesare Pavese era fascista. Vasco Pratolini era fascista. Montanelli, Bocca e Biagi hanno tutti portato la camicia nera, e non ne parlano mai. Io li chiamo gli extraterrestri. “( Bettino Craxi , ultima intervista a Marco Dolcetti , rip. La Stampa 28-7-2002)……… C’eravamo tutti in piazza od incollati alla radio il 10 giugno del ’40,…. in quella folla urlante c’era Indro Montanelli, .. (Carlo Mazzantini- L’ultimo repubblichino- Marsilio ed. aprile 2005)
MORO Aldo
politico democristiano-Partecipò , quale rappresentante di Bari, ai Littoriali de1937 e 1938 (Enrico Nistri-Anni Trenta-Ed Loggia dei Lanzi, Firenze,1995-Nino Tripodi –Italia fascista- in piedi- ed.Borghese 1972) Aldo Moro andava affermando che "la razza è l'elemento biologico che, creando particolari affinità, condiziona l'individuazione del settore particolare dell'esperienza sociale, che è il primo elemento discriminativo della particolarità dello Stato".- Partecipa ai Littoriali del 1935, iscrivendosi a l corso “Per una rigenerazione fisiologica del nostro popolo” ed a Palermo nel 1938 al Convegno Nazionale del PNF-–Scrive su CIVILTA’ FASCISTA ,pag.289-annata 1937- ( Il Borghese 16-4-1972- Nino Tripodi –Italia fascista- in piedi- ed.Borghese 1972) fece dichiarazioni di elogio al Duce ed al Fascismo in L’Italia settimanale , n°23 – anno III- 15 –6-1994 - Aldo MORO 1943 (Articolo citato "Storia Illustrata, gennaio 1998, pag.45): " La razza è l'elemento biologico che, creando particolari affinità, condiziona l'individuazione del settore particolare dell'esperienza sociale, che è il primo elemento discriminativo della particolarità dello stato"
PIRANDELLO LUIGI
scrittore- fà domanda di iscrizione al PNF , subito dopo il delitto Matteotti ( Silvio Bertoldi-Camicia Nera-Rizzoli ed., Milano 1994,pag.104) firmò il manifesto Gentile di sostegno al PNF,a Bologna il 30/3/1925. fece dichiarazioni di elogio al Duce ed al Fascismo in L’Italia settimanale , n°23 – anno III- 15 –6-1994 - Luigi Pirandello: "Mussolini recita, da protagonista, nel teatro dei secoli" (da Fabio Galante- Home Page internet)- Nel 1929 è nominato membro dell'Accademia d'Italia.
“Tutto cominciò con un telegramma. Mittente Luigi Pirandello. Destinatario Benito Mussolini. Eccellenza, così diceva il testo, sento che questo è il momento più propizio di dichiarare una fede nutrita e servita in silenzio. Se l' Eccellenza Vostra mi stima degno di entrare nel Partito Nazionale Fascista, pregierò come massimo onore tenervi il posto del più umile e obbediente gregario…… come nota Gian Franco Vené in un suo esauriente saggio, Pirandello fascista, l' adesione cadde in tempi non sospetti di piaggeria, cioè nel settembre 1924, tre mesi dopo il delitto Matteotti, quando il regime appariva malfermo e di incerto avvenire.….Pirandello fu fascista dei più ferventi. E tale rimase fino alla morte che cadde nel 1936, nel momento di massimo consenso del regime….. Qualche mese , nell’ autunno del 1924, lo scrittore, intervistato dal giornale L' Impero, non esita infatti a impartire al governo fascista una serie di consigli ispirati a una vera impazienza totalitaria. Eccoli: sbarazzare il terreno dalle chiacchiere, sopprimere la Camera dei deputati, sostituirla con un' assemblea mista di tecnici e di rappresentanti delle istituzioni basilari dello Stato. Procedere, inoltre, alla soppressione della stampa avversaria. Così Pirandello anticipa, nelle proprie preferenze, l' Italia totalitaria che Mussolini inaugurerà con il discorso del 3 gennaio 1925. Alberto Moravia, incontrando Pirandello, gli rivolse la domanda: Scusi, ma lei perché si è iscritto al Fascio?. La risposta fu: Se sapesse, Moravia, che schifo faceva il parlamento!. .” ( Nello Ajello - Pirandello cosi' era (Se vi pare) -Se l' Eccellenza Vostra mi stima degno...Da la Repubblica - 2 dicembre 1986 - pagina 30)-
SALERNO Enrico Maria
attore- Allievo Ufficiale della Scuola GNR di Varese- partecipò, assieme a Dario Fo, alla riconquista del caposaldo di Cannobbio, nell’Ossola, nell’ottobre 19444(Teresio Valsesia, La Stampa, 18-3-97,pag.41)..
“ Fu una scelta fatta volontariamente e liberamente, scelta che con altre mi ha costruito, fummo in tanti giovani che in assoluta buona fede decidemmo di indossare la divisa della Guardia Nazionale Repubblicana. Mio padre, magistrato, fino alla morte ha continuato a credere al Fascismo ed a Mussolini” (intervista a Candido, numero 17 del 31-ottobre 1986) E repubblichini erano Enrico Maria Salerno ( Cronologia –Internet- http://www.cronologia.it/storia/a12dic97.htm).
SCALFARI Eugenio
Scalfari su Roma Fascista, nel 1942 (quattro anni dopo le leggi razziali) sparava a zero su tutti coloro che non condividevano "il nostro nazionalismo" e la "guerra-rivoluzione". - fece dichiarazioni di elogio al Duce ed al Fascismo in L’Italia settimanale , n°23 – anno III- 15 –6-1994 ROMA FASCISTA (settimanale), 24 SETTEMBRE 1942 - EUGENIO SCALFARI: “Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine “razza”, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti”… “la razza può considerarsi come un termine intermedio tra l’individuo e la specie, cioè fra due termini opposti, intendendo la specie, nel suo significato biologico, come la somma di tutti gli individui capaci di dare fra loro incroci fecondi”. - Solo nel 1942, precisamente il 24 settembre, il settimanale “Roma fascista” pubblicava un articolo sulla “razza” di un giornalista che poi, nell’Italia liberata, si sarebbe imposto per brillantezza e passione democratica come Eugenio Scalfari. ( da Difesa di Giorgio Albertazzi di Francesco Pallia)
TOGNAZZI Ugo
attore-Ugo Tognazzi, ex-combattente della RSI nella Brigata Nera di Mantova,…..Ugo Tognazzi, cui Il Secolo d’Italia dedicò un necrologio commosso.
VIANELLO Raimondo
attore- Militò nella R.S.I quale bersagliere Prigioniero a Coltano ..- il fratello di Raimondo era tenente di vascello della X Mas ( vedi foto sul Giornale del 20-11-95)
E non è un caso se nel 1945, nel Cantachiaro n.2, prima rivista satirica del dopoguerra ideata da Garinei e Giovannini, debutta proprio nel ruolo di un ufficiale, nonostante la sua esperienza da militare non fosse stata delle più felici. Vianello ,bersagliere, aveva aderito all’esercito della RSI «per ribellione verso il colonnello comandante che il 12 settembre, con un piede già sulla macchina carica di roba, mi chiamò per dirmi a bassa voce come fosse una confidenza: “Vianello, si salvi chi può!”».Così Vianello ritenne di «non volersi perdere la sconfitta», per usare le parole di un altro repubblichino, Mauro De Mauro, il giornalista siciliano ammazzato dalla mafia nel 1970. Scelta che costò a Vianello la detenzione nel campo di concentramento americano di Coltano, insieme ad altri futuri colleghi come Walter Chiari o Enrico Maria Salerno.Decisione dolorosa, per i genitori, anche quella di fare l’attore. La madre, la marchesa Virgilia Accorteti e il padre Giulio, ammiraglio, avrebbero voluto che il figlio seguisse la carriera militare, diplomatica o, al limite quella forense, continuando a studiare giurisprudenza e, semmai, a sferrare qualche dritto nella celebre palestra Colombo di Roma. Ma l’incontro con il teatro di rivista rappresentò per il giovane Vianello «un colpo di fulmine».«Per mio padre fu come se gli avessero affondato la flotta» e, per lenirne il dispiacere, Raimondo acconsentì di modificare il cognome in Viani. -Il Secolo d’Italia, 10 maggio 2006
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