Cari Camerati siamo liberi!
Da qualche settimana a questa parte mi sento finalmente un picchiatore libero….. e devo ringraziare “La Repubblica” per questo. Grazie ai suoi illuminanti/illuminati articoli ho capito che il vento è cambiato.
Voglio allora narrarvi, cari Camerati, la giornata trascorsa ieri.
Passeggiavo spensierato con il mio alone di nuova e cosciente impunità, quando non ci ho pensato due volte e ho sferrato un calcione in bocca in tipico stile neofascista ad un immigrato, ma uno di quelli che sono onesti che ne abbiamo bisogno perché se non ci sono loro che fanno certi lavori l’Italia fallisce; si, proprio uno di quelli! Svelto e agile ho continuato la mia impune passeggiata.
Poco piu tardi ho incontrato un vecchio partigiano, che però non era tanto vecchio e di questo, cari Camerati, non so darvi spiegazione. Con un’ occhiata ben svelta e attenta ha subito riconosciuto la mia indole nera, ha tentato tosto di suonare il campanello di allarme della democrazia, fortuna ragazzi che mi sono ricordato della mia nuova impunità, ho allora praticato un vile attacco in puro stile neofascista prendendolo alle spalle e colpendolo ripetutemente con cinta e bastone, il campanello rimaneva muto! Ho continuato cosi il mio giro per le laboriose e multietniche vie della città.
Dopo aver pranzato con un delizioso panino saccheggiato ad un onesto e abusivo ambulante, di quelli che se non li vende lui i panini non li vende nessuno, voglio aggiungere che il saccheggio è stato perpetrato con tipici connotati neofascisti a scopo di autofinanziamento della lotta armata, dopo aver pranzato, dicevo, ho incrociato lo sguardo con un gruppo di ragazzotti che stazionavano su delle panchine. Alcuni avevano barba e capelli in blocco unico, vestiti con umili stracci il cui valore credo sia stimabile sui 600 euri, bevevano vino, fumavano e alcuni vomitavano copiosamente dietro la panchina, cui poco prima credo avesse ambito sedersi una volgare nonna con il suo orrendo e borghese nipotino. Appena vistomi non hanno contato fino a due! Balzati in piedi e brevemente consultatisi si sono fatti come un sol uomo, sprezzanti del pericolo cui andavano incontro si sono lanciati a petto scoperto e pugno chiuso contro la minaccia da me rappresentata. Con spettacolare perizia e maestria, tipica di chi è avvezzo a certe spericolate e audaci imprese hanno dato inizio all’azione, a fatica cari camerati, vedevo la luce in cotanta selva di calci e schiaffi,. Ho provato a rompere l’accerchiamento portando una vile aggressione in puro stile neofascista, al che gli audaci si trovarono un po disorientati di fronte a tale violenza e prepotenza, ma subito riordinati e con un supremo sforzo smorzarono ogni mia indegna reazione. Per caso passava di li anche il vecchio partigiano che credevo di aver accoppato ore prima, stavolta ha suonato veloce e ben forte il campanello di allarme della democrazia! Questa volta era fatta! Avevano tutti insieme e con un poderoso sforzo e ammirabile sincronia di intenti arginato la crescente marea nera e ricacciato indietro il pericolo nero quando……… ho udito a certo punto delle braccia forti che mi sollevavano e una voce ferma che diceva : “Tranquillo Camerata, ora ci sono qua Io, è tutto finito sei libero.” Il processo sommario ma popolare era vanificato e si concluse con un nulla di fatto, con somma e civile rabbia dei cittadini che mi avevano con polso fermo acciuffato.
Ah, la mia impunità!

GRAZIE ALEMANNO!