Storie di una nazione sradicata e morente: due testimonianze di esponenti delle forze dell'ordine
da Effedieffe:
Diritto italiota: la persecuzione del cittadino
Testimonianza 27 maggio 2008
Signor Direttore, chi le scrive è un agente di Polizia Municipale di Roma.
Dispiace vedere anche nel giornale da lei diretto il solito «insulto» ai vigili fannulloni che si fanno la loro «passeggiatina».
La seguo da alcuni anni, ho letto alcuni suoi libri e la reputo una persona intelligente che senz’altro non si sofferma sulle sole apparenze; pertanto riscontro con amarezza la pubblicazione di una lettera di un solerte cittadino che si preoccupa della sua città e di «far fare rispettare la legge» denigrando chi questo lavoro lo fa ormai da anni.
Roma è ancora un po’ quella che viene dipinta nel film «Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo» di una cinquantina d’anni fa.
Sono le persone che ora sono cambiate: nel vestirsi, nell’atteggiarsi, sofisticati e «tecnologicamente avanzati» sono personaggi più simili a quelli che lei descrive nel suo «Selvaggi con telefonino».
Ciò che qualche tempo fa era facilmente e semplicemente distinguibile come «giusto» (o meglio come «il bene») ora è nascosto e dissimulato, direi quasi sopperito da una realtà che ne ha rivoltato le leggi e create di nuove per farne accettare un altro.
Mi spiego meglio: per esempio il controllore sul tram.
Ferma un passeggero italiano, chiede il biglietto, vede che non è timbrato, chiede un documento e scrive un verbale di accertamento; il malcapitato paga, pena diversi aumenti della sanzione ecc...
Ferma un cittadino straniero (comunitario o meno non fa differenza), stessa trafila di cui sopra per poi scoprire che essendo straniero non esiste una legge in forza della quale debba pagare immediatamente all’agente accertatore la somma dovuta, senza contare il fatto che un’eventuale mancanza di documenti comporta l’intervento di una pattuglia delle forze dell’ordine con qualifica di agenti di PG per accompagnamento in Questura, fotosegnalamento e trafile varie che si risolvono dopo 6 ore mediamente di attesa per i riscontri fotosegnaletici e in un nulla di fatto se non in un «verbale di accertamento di violazione intestato ad un sedicente».
Secondo esempio: ubriaco in strada.
La sanzione del Codice Penale è di carattere amministrativo il che significa che se si tratta come al solito di uno straniero come sopra riportato tutto si risolverà con un «verbale di accertamento di violazione intestato ad un sedicente» da cui nessuno mai potrà mai esigere qualsiasi pagamento, proprio come se non avesse pagato il biglietto del tram.
Stesso dicasi per chi chiede l’elemosina, che non è più vietato da alcuna norma (se non quella, ancora penale, svolta con minore) o per il lavavetri (previsto e punito dall’articolo 121 TULPS da anni abrogato), per il parcheggiatore abusivo (articolo 7 del Codice della Strada; sola sanzione pecuniaria e confisca dei «presunti» proventi) ecc.
Questi sono alcuni delle centinaia di esempi che potrei farle, signor Direttore, ed è per questo che in parte comprendo la rassegnazione di colleghi come poliziotti, carabinieri, vigili, ecc... che tante volte sono chiamati ad intervenire per sanare situazioni insanabili, pena pesanti sanzioni disciplinari, penali (omissioni d’atti d’ufficio, ecc...) che per loro scattano inesorabili senza giustificazioni di sorta.
C’è un mondo, che è quello che si vede lavorando sulla strada, che è diametralmente diverso da quello che si può vedere dall’alto di un terrazzo.
Le persone si fermano in soccorso di «poveri immigrati» che vendono merce abusiva, prodotto finali di criminali organizzati [in alcuni blog e forum ho persino letto messaggi di immigrazionisti convinti del tipo "viva la merce contraffatta!"..., ndr], ma nessuno vede le centinaia di ragazzi e ragazze che muoiono ogni giorno sulle strade.
Un paese di 5.000 abitanti muore ogni anno sulle nostre strade (sono statistiche ISTAT, 4918 nel 2005) e sono all’ 80% ragazzi giovanissimi.
Questo è il vero sterminio di massa.
La mafia, la camorra, la n’drangheta non ne hanno totalizzati tanti in 70 anni.
Ma qui viene il bello, dove nessuno si lamenta della scarsa severità della norma se non quando viene colpito egli stesso per la maggior parte delle volte per «divieto di sosta».
Sempre pronto ogni giornale ad infierire su quanto l’operato delle forze dell’ordine è zelante.
Una norma penale che prevede (articolo 590 Codice Penale) le lesioni colpose derivate da un incidente stradale procedibili a querela di parte in ogni caso, anche se sono gravissime e se l’infortunato è in coma è una norma «criminale».
Stesso dicasi per il reato di omicidio colposo (589 Codice Penale) o omissione di soccorso (593 Codice Penale), ridicole.
Alla criminalità bisognerebbe dire di «investire» invece che «sparare»; si è più sicuri di uscire molto in anticipo.
La pena per il reato di guida in stato di ebrezza (articolo 186 Codice della Strada) è ridicola, ma con l’ultima legislatura lo è diventata ancora di più, tanto che il reato di fatto non esiste più: basta rifiutarsi di sottoporsi ad accertamento e subire una sanzione pecuniaria di 2.500 euro (3.000 in caso di incidente), sospensione della patente (che per chi non l’ha mai conseguita è una pacchia) e nemmeno il sequestro del mezzo è possibile se non appartiene a chi conduceva il veicolo.
La guida senza patente è anch’essa un reato; è prevista un ammenda (che per chi mastica di codice sa che è più o meno come una sanzione pecuniaria amministrativa) ma il cittadino straniero quante volte in tutti questi processi si presenterà?
Sono 10 anni che svolgo questo lavoro, ho partecipato alle decine di processi delle varie persone che ho denunciato, in qualità di «testimone» pena la sanzione di 250 euro per mancata comparizione (se non denunce penali) e le volte che ho visto le persone imputate presenarsi si contano sulle dita di una mano (l’avvocato difensore d’ufficio c’è sempre, ed è pagato con le nostre tasse).
Non serve molta «dietrologia», la gente muore davanti ai nostri occhi, una nazione intera tra qualche anno, e tutto senza che nessuno possa fermarlo?
Ma la polizia municipale deve stare al «semaforo» che ci è costato centinaia di migliaia di euro, sorvegliarlo perchè anche se intelligente ed è controllato da una ultra-tecnologica sala operativa, fa le bizze e il traffico si blocca.
Però un po’ più giù, dove ti vietano di andare perchè sarebbe come «abbandonare il posto di lavoro» forse qualcuno ha appena investito e ucciso due ragazzi sul motorino...
Poi arriva un signore, si lamenta perchè non sa più dove passare e attraversa calpestando la pozza di sangue ancora fresca (non è inventato, è successo veramente).
Alessandro
http://www.effedieffe.com/content/view/3338/180/
da La Stampa:
30/5/2008 (71) - REPORTAGE
"Non è più un Paese per vecchi sbirri"
In giro per la capitale con un poliziotto di pattuglia
FRANCESCO LA LICATA
ROMA
Una volta - dice il vecchio sbirro da strada che sulla strada ancora vive - era molto più facile la battaglia quotidiana del marciapiede. Conoscevi il ladro, sapevi una per una le facce dei soliti noti e la borgata, il quartiere non aveva segreti. C’è troppa mescolanza, oggi. E non ci siamo abituati, al mix delle lingue e delle culture [è impossibile abituarsi ad una situazione "innaturale", ndr]. La convivenza è diventata stress continuo». La storie del Pigneto sta ancora sui giornali, ma è tutta Roma che non sta bene. Ed anche fuori non va meglio. Il racconto dello sbirro consegna un quadro inedito e complicato: «All’inizio dei Novanta pattugliavamo la Colombo e anche allora ci imbattevamo negli albanesi ubriachi. Sa cosa accadeva? Che li fermavamo e loro, senza che nessuno glielo imponesse, si mettevano in ginocchio con le mani dietro la nuca, aspettando le botte che erano soliti ricevere nel loro paese. Erano i primi a meravigliarsi che nessuno li picchiasse. Oggi, se li vuoi fermare, devi inseguirli a 140 chilometri all’ora. Non si arrendono mai, corrono e scappano. L’altra notte ho visto un rumeno (poi lo abbiamo preso) gettarsi nel vuoto da un’altezza di sette metri. Era buio, non sapeva cosa avrebbe trovato sotto. Per sua fortuna l’ho visto rialzarsi e continuare la fuga, ancora per un po’».
La Colombo come i viali di Tor di Quinto, con le mignotte e i transessuali e le proteste della gente. «Le prostitute invece non scappano più. Ti accolgono quasi gioiosamente, ti danno il documento accompagnato dal sorriso tranquillo di chi può sostenere di “essere regolare”». E perché mai? Lo sbirro spiega: «Possono dire di essere in Italia per turismo, almeno per il primo periodo di permanenza. Poi magari sposano un rumeno, quindi cittadino comunitario, acquisendo l’identico status di “regolare”. Meglio ancora se dalla strada si trasferiscono in appartamento: scompare il protettore insieme col reato di sfruttamento. Ma aumenta la rissosità dei condomini. Un mese fa si è intervenuto nella zona di piazza Zama, a Pontelungo, proprio per la gran mole di esposti scritti dagli abitanti di uno stabile che ospitava tre signore che esercitavano, anche in modo discreto. Ma ciò che è invisibile ai più non sfugge all’occhi vigile del vicino: e allora ecco le liti, gli scontri e le lettere anonime».
Già, la convivenza. Gran bel problema, sia che si tratti del centralissimo Esquilino, piuttosto che della lontana borgata della Borghesiana, o contrada Finocchio, o Torre Maura e Tor Bella Monaca. O ancora il Casilino. La pace può essere messa a dura prova dal costante puzzo di fritto della cucina cinese, o dal forte aroma delle spezie usate da filippini o cingalesi o pakistani e indiani. Lo sbirro dice che gli interventi delle autorità sono tanti, ogni giorno. Nella zona dell’ex Pantanella sembra abbondi la comunità equadoregna. «Sono famosi per le liti in famiglia. Si massacrano di botte e quasi sempre per motivi di gelosia. Antichi rancori, mai sopiti sospetti di uomini che hanno preceduto le mogli nella migrazione, lasciandole alla mercé delle tentazioni della carne. E allora ti chiamano, ancora i vicini, preoccupati dell’incombente tragedia».
E chiamano dalle periferie per le ragioni più disparate. «Per impedire l’apertura di una rivendita di Kebab o di un call center per stranieri, o perché il tunisino - specifica lo sbirro - ha pisciato nel portaombrelli o dietro alla porta della signora del pianterreno. Non c’è verso di convincerli che così non si fa. Ci sono “recidivi” che ormai sono noti a tutti: “il noto Hamed” di Ciampino o anche “il noto Nicolaescu” di Torrimpietra, che all’ennesima birra corrono a fare pipì». «L’altro giorno - continua - ho dovuto strappare alla depressione un vigile urbano che in 12 ore non era riuscito a identificare un tipo sorpreso a bordo di una motoretta rubata. Per fortuna lo conoscevamo perché più volte ospitato nelle diverse sale d’attesa delle forze dell’ordine».
Sale d’attesa? «Certo. Gli ubriachi che non hanno commesso reati non li puoi mettere in camera di sicurezza e allora aspetti che sbolliscano la sbornia in una saletta d’emergenza. Ovviamente senza che entrino in contatto con l’umanità afflitta da altri problemi». Un film che potrebbe anche far sorridere, «se - dice lo sbirro - non si dovesse spesso intervenire per cose più serie, come dover sottrarre alla rabbia della folla la zingara o i cileni o i peruviani che tentano il borseggio nelle metropolitane».
http://www.lastampa.it/redazione/.........asp
http://fattideuropa.splinder.com/pos...zione+sradicat





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