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  1. #1
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    Predefinito Epiteti dei nostri emigranti

    Scarica il dossier in PDF BABIS: rospi (Francia, fine Ottocento)
    >
    > BACICHA: baciccia (Argentina, dal personaggio al centro della
    > commedia e delle barzellette genovesi: allegro, divertente,
    > sempliciotto ma capace anche di fare il furbetto)
    >
    > BAT: pipistrello (diffuso in certe zone degli Stati Uniti alla fine
    > dell'Ottocento e ripreso dal giornale "Harper's Weekiy" per spiegare
    > come molti americani vedessero gli italiani "mezzi bianchi e mezzi
    > negri")
    >
    > BLACK DAGO: dago negro (Louisiana e stati confinanti, fine
    > Ottocento, per sottolineare come più ancora degli altri dagoes -
    > vedi definizione - gli italiani fossero simili ai negri)
    >
    > BOLANDERSCHLUGGER: inghiotti-polenta (Basilea e Svìzzera tedesca)
    >
    > CARCAMANO: furbone, quello che calca la mano sul peso della bilancia
    > (diffusissimo in Brasile)
    >
    > CHIANTI: ubriacone (Usa, con un riferimento al vino toscano che per
    > gli americani rappresentava tutti i vini rossi italiani, chiamati
    > dago red)
    >
    > CHRISTOS: cristi (Francia, fine Ottocento: probabilmente perché i
    > nostri erano visti come dei gran bestemmiatori)
    >
    > CINCALI: cinquaioli (dialetto svizzero tedesco, dalla fine
    > dell'Ottocento: cincali equivaleva a tschingge, dal suono che faceva
    > alle orecchie elvetiche il grido cinq! lanciato dagli italiani
    > quando giocavano alla morra , allora diffusissima. la variante calba
    > cincali!, luridi cinquaioli, fu quella urlata dagli assassini di
    > Attilio Tonol)
    >
    > CRISPY: suddito di Crispi (Francia, seconda metà dell'Ottocento,
    > dovuto a Francesco Crispi, disprezzato dai francesi, ma il gioco di
    > parole era con grisbi, ladro
    >
    > DAGO: è forse il più diffuso e insultante dei nomignoli ostili nei
    > paesi anglosassoni, vale per tutti i latini ma soprattutto gli
    > italiani e l'etimologia è varia. C'è chi dice venga da they go,
    > finalmente se ne vanno. Chi da until the day goes (fin che il giorno
    > se ne va), nel senso di «lavoratore a giornata». Chi da «diego», uno
    > dei nomi più comuni tra spagnoli e rnessicani. Ma i più pensano che
    > venga da dagger: coltello, accoltellatore, in linea con uno degli
    > stereotipi più diffusi sull'italiano «popolo dello stiletto»
    >
    > DING: suonatore di campanello, ma con un gioco di parole che
    > richiama al dingo, il cane selvatico australiano (Australia)
    >
    > FRANÇAIS DE CONI: francesi di Cuneo (Francia, fine Ottocento, con
    > gli immigrati italiani che tentavano di spacciarsi per francesi)
    >
    > GREASEBALL: palla di grasso o testa unta (per lo sporco più che per
    > la brillantina, Usa)
    >
    > GREEN HORNS: germogli (ultimi arrivati, matricole, sbarbine, Usa)
    >
    > GUINEA: africani (Stati Uniti, soprattutto Louisiana, Alabama,
    > Georgia, dove era più radicato il pregiudizio sulia «negritudine»
    > degli italiani)
    >
    > KATZELMACHER: fabbricacucchiai (Austria e Germania; nel senso di
    > stagnaro, artigiano di poco conto ma anche «fabbricagattini» forse
    > perché gli emigrati figliavano come gatti. Decenni di turismo
    > tedesco in Italia hanno fatto sì che, negli ultimi anni, si sia
    > aggiunto per assonanza un terzo significato che gioca con la parola
    > italiana «cazzo»)
    >
    > ITHAKER: giramondi senza patrìa, vagabondi come Ulisse (gioco di
    > parole tra Italia e Itaca,Germania)
    >
    > MACCHERONI, MACARONI, MACARRONE: mangia pasta (in tutto il mondo e
    > tutte le lingue, con qualche variante)
    >
    > MAFIA-MANN: mafioso (Germania)
    >
    > MAISDIIGER: tigre di granturco (solo Basilea)
    >
    > MAISER: polentone (Basilea, nel senso di uomo di mais)
    >
    > MESSERHELDEN: eroi del coltello, guappi (Svizzera tedesca, dalla
    > seconda metà dell'Ottocento)
    >
    > MODOK: pellerossa (Nevada, metà Ottocento. Dal nome di una tribù di
    > indiani d'Arnerica)
    >
    > NAPOLITANO: napoletano (ma buono un po' per tutti gli ìtaliani in
    > Argentina: in particolare dopo la «conquista dei deserto» dei 1870
    > in cui l'esercito argentino che massacrò tutti gli indios, aveva
    > vivandieri in buona parte napoletani)
    >
    > ORSO: in Francia, alla fine dell'Ottocento, con un preciso
    > riferimento agli "orsanti", i mendicanti-circensi che giravano
    > l'Europa partendo soprattutto dall'Appenníno parmense con cammelli,
    > scimmie e orsi ammaestrati.
    >
    > PAPOLITANO: storpiatura ironica di napoletano, valida per tutti i
    > meridionali italiani (Argentina)
    >
    > POLENTONE: polentone (così com'è in italiano, Baviera)
    >
    > RITAL: italiano di Francia (spregiativo ma non troppo, era la
    > contrazione di franco-italien e veniva usato per sottolineare come
    > l'immigrato italiano oltralpe non riusciva neppure dopo molti anni a
    > pronunciare correttamente la «r» francese. E' il punto di partenza
    > di Pierre Milza, lo storico francese autore di Voyage in Ritalie)
    >
    > SALAMETTISCHELLEDE: affetta salame (solo Basilea)
    >
    > SPAGHETTIFRESSER: sbrana-spaghetti (mondo tedesco)
    >
    > TANO: abbreviativo di «napolitano» e di «papolitano» (gioco di
    > parole argentino intorno a napoletano)
    >
    > TSCHINGGE: cinque (vedi cingali)
    >
    > WALSH: variante tirolese di welsh (vedi)
    >
    > WELSH: latino (nei paesi di lingua tedesca ha due significati: se
    > accoppiato con Tirol in «Welsh-Tirol» per definire il Trentino vuol
    > semplicemente dire «Tirolo italiano». Se viene usato da solo ha via
    > via assunto un valore spregiativo, tipo italiota o terrone)
    >
    > WOG: virus (gergale, in Australia, buono anche per cinesi e altri
    > emigrati poco amati)
    >
    > WOP: without passport o without papers (in America e nei paesi di
    > lingua anglosassone significa «senza passaporto» o «senza
    > documenti», ma la pronuncia uàp sì richiama a «guappo»)
    >
    > ZYDROONESCHITTLER: scrolla-limoni (Basilea e dintorni, con un
    > rimando a Wolfgang Goethe e alla celeberrima poesia che ha stimolato
    > la «Sehnsucht», la nostalgia, di tanti artisti tedeschi verso
    > l'Italia.
    > Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
    > Nel verde fogliame splendono arance d'oro
    > Un vento lieve spira dal cielo azzurro
    > Tranquillo è il mirto, sereno l'alloro
    > lo conosci tu bene?
    > Laggiù, laggiù
    > Vorrei con te, o mio amato, andare!
    > Un amore struggente, adagiato dolcissimo nella memoria. Ma che, al
    > ritorno del grande scrittore nel suo secondo viaggio, sarebbe subito
    > entrato in conflitto con le solite cose.
    > L'Italia è ancora come la lasciai,
    > ancora polvere sulle strade,
    > ancora truffe al forestiero,
    > si presenti come vuole
    > Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
    > c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
    > ognuno pensa per sé, è vano,
    > dell'altro diffida,
    > e i capi dello stato, pure loro,
    > pensano solo per sé ...
    >
    > (fonte: Siamo tutti emigranti - Gian Antonio Stella)
    >
    >
    >
    >
    >
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    > Fondazione Roberto Franceschi ONLUS – via Emilio De Marchi,8
    > 20125 Milano – fax 0266981302

  2. #2
    Antonello/Gianantonio
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro936 Visualizza Messaggio
    > NAPOLITANO: napoletano (ma buono un po' per tutti gli ìtaliani in
    > Argentina: in particolare dopo la «conquista dei deserto» dei 1870
    > in cui l'esercito argentino che massacrò tutti gli indios, aveva
    > vivandieri in buona parte napoletani)
    Questa non era difficile.....

    (ma non mi sembra un epiteto Povero presidente.....)

  3. #3
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da pietro936 Visualizza Messaggio
    Scarica il dossier in PDF BABIS: rospi (Francia, fine Ottocento)
    >
    > BACICHA: baciccia (Argentina, dal personaggio al centro della
    > commedia e delle barzellette genovesi: allegro, divertente,
    > sempliciotto ma capace anche di fare il furbetto)
    >
    > BAT: pipistrello (diffuso in certe zone degli Stati Uniti alla fine
    > dell'Ottocento e ripreso dal giornale "Harper's Weekiy" per spiegare
    > come molti americani vedessero gli italiani "mezzi bianchi e mezzi
    > negri")
    >
    > BLACK DAGO: dago negro (Louisiana e stati confinanti, fine
    > Ottocento, per sottolineare come più ancora degli altri dagoes -
    > vedi definizione - gli italiani fossero simili ai negri)
    >
    > BOLANDERSCHLUGGER: inghiotti-polenta (Basilea e Svìzzera tedesca)
    >
    > CARCAMANO: furbone, quello che calca la mano sul peso della bilancia
    > (diffusissimo in Brasile)
    >
    > CHIANTI: ubriacone (Usa, con un riferimento al vino toscano che per
    > gli americani rappresentava tutti i vini rossi italiani, chiamati
    > dago red)
    >
    > CHRISTOS: cristi (Francia, fine Ottocento: probabilmente perché i
    > nostri erano visti come dei gran bestemmiatori)
    >
    > CINCALI: cinquaioli (dialetto svizzero tedesco, dalla fine
    > dell'Ottocento: cincali equivaleva a tschingge, dal suono che faceva
    > alle orecchie elvetiche il grido cinq! lanciato dagli italiani
    > quando giocavano alla morra , allora diffusissima. la variante calba
    > cincali!, luridi cinquaioli, fu quella urlata dagli assassini di
    > Attilio Tonol)
    >
    > CRISPY: suddito di Crispi (Francia, seconda metà dell'Ottocento,
    > dovuto a Francesco Crispi, disprezzato dai francesi, ma il gioco di
    > parole era con grisbi, ladro
    >
    > DAGO: è forse il più diffuso e insultante dei nomignoli ostili nei
    > paesi anglosassoni, vale per tutti i latini ma soprattutto gli
    > italiani e l'etimologia è varia. C'è chi dice venga da they go,
    > finalmente se ne vanno. Chi da until the day goes (fin che il giorno
    > se ne va), nel senso di «lavoratore a giornata». Chi da «diego», uno
    > dei nomi più comuni tra spagnoli e rnessicani. Ma i più pensano che
    > venga da dagger: coltello, accoltellatore, in linea con uno degli
    > stereotipi più diffusi sull'italiano «popolo dello stiletto»
    >
    > DING: suonatore di campanello, ma con un gioco di parole che
    > richiama al dingo, il cane selvatico australiano (Australia)
    >
    > FRANÇAIS DE CONI: francesi di Cuneo (Francia, fine Ottocento, con
    > gli immigrati italiani che tentavano di spacciarsi per francesi)
    >
    > GREASEBALL: palla di grasso o testa unta (per lo sporco più che per
    > la brillantina, Usa)
    >
    > GREEN HORNS: germogli (ultimi arrivati, matricole, sbarbine, Usa)
    >
    > GUINEA: africani (Stati Uniti, soprattutto Louisiana, Alabama,
    > Georgia, dove era più radicato il pregiudizio sulia «negritudine»
    > degli italiani)
    >
    > KATZELMACHER: fabbricacucchiai (Austria e Germania; nel senso di
    > stagnaro, artigiano di poco conto ma anche «fabbricagattini» forse
    > perché gli emigrati figliavano come gatti. Decenni di turismo
    > tedesco in Italia hanno fatto sì che, negli ultimi anni, si sia
    > aggiunto per assonanza un terzo significato che gioca con la parola
    > italiana «cazzo»)
    >
    > ITHAKER: giramondi senza patrìa, vagabondi come Ulisse (gioco di
    > parole tra Italia e Itaca,Germania)
    >
    > MACCHERONI, MACARONI, MACARRONE: mangia pasta (in tutto il mondo e
    > tutte le lingue, con qualche variante)
    >
    > MAFIA-MANN: mafioso (Germania)
    >
    > MAISDIIGER: tigre di granturco (solo Basilea)
    >
    > MAISER: polentone (Basilea, nel senso di uomo di mais)
    >
    > MESSERHELDEN: eroi del coltello, guappi (Svizzera tedesca, dalla
    > seconda metà dell'Ottocento)
    >
    > MODOK: pellerossa (Nevada, metà Ottocento. Dal nome di una tribù di
    > indiani d'Arnerica)
    >
    > NAPOLITANO: napoletano (ma buono un po' per tutti gli ìtaliani in
    > Argentina: in particolare dopo la «conquista dei deserto» dei 1870
    > in cui l'esercito argentino che massacrò tutti gli indios, aveva
    > vivandieri in buona parte napoletani)
    >
    > ORSO: in Francia, alla fine dell'Ottocento, con un preciso
    > riferimento agli "orsanti", i mendicanti-circensi che giravano
    > l'Europa partendo soprattutto dall'Appenníno parmense con cammelli,
    > scimmie e orsi ammaestrati.
    >
    > PAPOLITANO: storpiatura ironica di napoletano, valida per tutti i
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    > POLENTONE: polentone (così com'è in italiano, Baviera)
    >
    > RITAL: italiano di Francia (spregiativo ma non troppo, era la
    > contrazione di franco-italien e veniva usato per sottolineare come
    > l'immigrato italiano oltralpe non riusciva neppure dopo molti anni a
    > pronunciare correttamente la «r» francese. E' il punto di partenza
    > di Pierre Milza, lo storico francese autore di Voyage in Ritalie)
    >
    > SALAMETTISCHELLEDE: affetta salame (solo Basilea)
    >
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    > parole argentino intorno a napoletano)
    >
    > TSCHINGGE: cinque (vedi cingali)
    >
    > WALSH: variante tirolese di welsh (vedi)
    >
    > WELSH: latino (nei paesi di lingua tedesca ha due significati: se
    > accoppiato con Tirol in «Welsh-Tirol» per definire il Trentino vuol
    > semplicemente dire «Tirolo italiano». Se viene usato da solo ha via
    > via assunto un valore spregiativo, tipo italiota o terrone)
    >
    > WOG: virus (gergale, in Australia, buono anche per cinesi e altri
    > emigrati poco amati)
    >
    > WOP: without passport o without papers (in America e nei paesi di
    > lingua anglosassone significa «senza passaporto» o «senza
    > documenti», ma la pronuncia uàp sì richiama a «guappo»)
    >
    > ZYDROONESCHITTLER: scrolla-limoni (Basilea e dintorni, con un
    > rimando a Wolfgang Goethe e alla celeberrima poesia che ha stimolato
    > la «Sehnsucht», la nostalgia, di tanti artisti tedeschi verso
    > l'Italia.
    > Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
    > Nel verde fogliame splendono arance d'oro
    > Un vento lieve spira dal cielo azzurro
    > Tranquillo è il mirto, sereno l'alloro
    > lo conosci tu bene?
    > Laggiù, laggiù
    > Vorrei con te, o mio amato, andare!
    > Un amore struggente, adagiato dolcissimo nella memoria. Ma che, al
    > ritorno del grande scrittore nel suo secondo viaggio, sarebbe subito
    > entrato in conflitto con le solite cose.
    > L'Italia è ancora come la lasciai,
    > ancora polvere sulle strade,
    > ancora truffe al forestiero,
    > si presenti come vuole
    > Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
    > c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
    > ognuno pensa per sé, è vano,
    > dell'altro diffida,
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    > pensano solo per sé ...
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