
Originariamente Scritto da
pietro936
Scarica il dossier in PDF BABIS: rospi (Francia, fine Ottocento)
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> BACICHA: baciccia (Argentina, dal personaggio al centro della
> commedia e delle barzellette genovesi: allegro, divertente,
> sempliciotto ma capace anche di fare il furbetto)
>
> BAT: pipistrello (diffuso in certe zone degli Stati Uniti alla fine
> dell'Ottocento e ripreso dal giornale "Harper's Weekiy" per spiegare
> come molti americani vedessero gli italiani "mezzi bianchi e mezzi
> negri")
>
> BLACK DAGO: dago negro (Louisiana e stati confinanti, fine
> Ottocento, per sottolineare come più ancora degli altri dagoes -
> vedi definizione - gli italiani fossero simili ai negri)
>
> BOLANDERSCHLUGGER: inghiotti-polenta (Basilea e Svìzzera tedesca)
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> CARCAMANO: furbone, quello che calca la mano sul peso della bilancia
> (diffusissimo in Brasile)
>
> CHIANTI: ubriacone (Usa, con un riferimento al vino toscano che per
> gli americani rappresentava tutti i vini rossi italiani, chiamati
> dago red)
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> CHRISTOS: cristi (Francia, fine Ottocento: probabilmente perché i
> nostri erano visti come dei gran bestemmiatori)
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> CINCALI: cinquaioli (dialetto svizzero tedesco, dalla fine
> dell'Ottocento: cincali equivaleva a tschingge, dal suono che faceva
> alle orecchie elvetiche il grido cinq! lanciato dagli italiani
> quando giocavano alla morra , allora diffusissima. la variante calba
> cincali!, luridi cinquaioli, fu quella urlata dagli assassini di
> Attilio Tonol)
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> CRISPY: suddito di Crispi (Francia, seconda metà dell'Ottocento,
> dovuto a Francesco Crispi, disprezzato dai francesi, ma il gioco di
> parole era con grisbi, ladro
>
> DAGO: è forse il più diffuso e insultante dei nomignoli ostili nei
> paesi anglosassoni, vale per tutti i latini ma soprattutto gli
> italiani e l'etimologia è varia. C'è chi dice venga da they go,
> finalmente se ne vanno. Chi da until the day goes (fin che il giorno
> se ne va), nel senso di «lavoratore a giornata». Chi da «diego», uno
> dei nomi più comuni tra spagnoli e rnessicani. Ma i più pensano che
> venga da dagger: coltello, accoltellatore, in linea con uno degli
> stereotipi più diffusi sull'italiano «popolo dello stiletto»
>
> DING: suonatore di campanello, ma con un gioco di parole che
> richiama al dingo, il cane selvatico australiano (Australia)
>
> FRANÇAIS DE CONI: francesi di Cuneo (Francia, fine Ottocento, con
> gli immigrati italiani che tentavano di spacciarsi per francesi)
>
> GREASEBALL: palla di grasso o testa unta (per lo sporco più che per
> la brillantina, Usa)
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> GREEN HORNS: germogli (ultimi arrivati, matricole, sbarbine, Usa)
>
> GUINEA: africani (Stati Uniti, soprattutto Louisiana, Alabama,
> Georgia, dove era più radicato il pregiudizio sulia «negritudine»
> degli italiani)
>
> KATZELMACHER: fabbricacucchiai (Austria e Germania; nel senso di
> stagnaro, artigiano di poco conto ma anche «fabbricagattini» forse
> perché gli emigrati figliavano come gatti. Decenni di turismo
> tedesco in Italia hanno fatto sì che, negli ultimi anni, si sia
> aggiunto per assonanza un terzo significato che gioca con la parola
> italiana «cazzo»)
>
> ITHAKER: giramondi senza patrìa, vagabondi come Ulisse (gioco di
> parole tra Italia e Itaca,Germania)
>
> MACCHERONI, MACARONI, MACARRONE: mangia pasta (in tutto il mondo e
> tutte le lingue, con qualche variante)
>
> MAFIA-MANN: mafioso (Germania)
>
> MAISDIIGER: tigre di granturco (solo Basilea)
>
> MAISER: polentone (Basilea, nel senso di uomo di mais)
>
> MESSERHELDEN: eroi del coltello, guappi (Svizzera tedesca, dalla
> seconda metà dell'Ottocento)
>
> MODOK: pellerossa (Nevada, metà Ottocento. Dal nome di una tribù di
> indiani d'Arnerica)
>
> NAPOLITANO: napoletano (ma buono un po' per tutti gli ìtaliani in
> Argentina: in particolare dopo la «conquista dei deserto» dei 1870
> in cui l'esercito argentino che massacrò tutti gli indios, aveva
> vivandieri in buona parte napoletani)
>
> ORSO: in Francia, alla fine dell'Ottocento, con un preciso
> riferimento agli "orsanti", i mendicanti-circensi che giravano
> l'Europa partendo soprattutto dall'Appenníno parmense con cammelli,
> scimmie e orsi ammaestrati.
>
> PAPOLITANO: storpiatura ironica di napoletano, valida per tutti i
> meridionali italiani (Argentina)
>
> POLENTONE: polentone (così com'è in italiano, Baviera)
>
> RITAL: italiano di Francia (spregiativo ma non troppo, era la
> contrazione di franco-italien e veniva usato per sottolineare come
> l'immigrato italiano oltralpe non riusciva neppure dopo molti anni a
> pronunciare correttamente la «r» francese. E' il punto di partenza
> di Pierre Milza, lo storico francese autore di Voyage in Ritalie)
>
> SALAMETTISCHELLEDE: affetta salame (solo Basilea)
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> SPAGHETTIFRESSER: sbrana-spaghetti (mondo tedesco)
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> TANO: abbreviativo di «napolitano» e di «papolitano» (gioco di
> parole argentino intorno a napoletano)
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> TSCHINGGE: cinque (vedi cingali)
>
> WALSH: variante tirolese di welsh (vedi)
>
> WELSH: latino (nei paesi di lingua tedesca ha due significati: se
> accoppiato con Tirol in «Welsh-Tirol» per definire il Trentino vuol
> semplicemente dire «Tirolo italiano». Se viene usato da solo ha via
> via assunto un valore spregiativo, tipo italiota o terrone)
>
> WOG: virus (gergale, in Australia, buono anche per cinesi e altri
> emigrati poco amati)
>
> WOP: without passport o without papers (in America e nei paesi di
> lingua anglosassone significa «senza passaporto» o «senza
> documenti», ma la pronuncia uàp sì richiama a «guappo»)
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> ZYDROONESCHITTLER: scrolla-limoni (Basilea e dintorni, con un
> rimando a Wolfgang Goethe e alla celeberrima poesia che ha stimolato
> la «Sehnsucht», la nostalgia, di tanti artisti tedeschi verso
> l'Italia.
> Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
> Nel verde fogliame splendono arance d'oro
> Un vento lieve spira dal cielo azzurro
> Tranquillo è il mirto, sereno l'alloro
> lo conosci tu bene?
> Laggiù, laggiù
> Vorrei con te, o mio amato, andare!
> Un amore struggente, adagiato dolcissimo nella memoria. Ma che, al
> ritorno del grande scrittore nel suo secondo viaggio, sarebbe subito
> entrato in conflitto con le solite cose.
> L'Italia è ancora come la lasciai,
> ancora polvere sulle strade,
> ancora truffe al forestiero,
> si presenti come vuole
> Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
> c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
> ognuno pensa per sé, è vano,
> dell'altro diffida,
> e i capi dello stato, pure loro,
> pensano solo per sé ...
>
> (fonte: Siamo tutti emigranti - Gian Antonio Stella)
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