E' vero, quotone!!!!
Ahmadinejad è un gran Capo di Stato!
Grazie a lui sono stati fatti enormi passi avanti sia in politica interna che estera e l'Iran è oggi un Paese democratico e rispettoso dei diritti umani.
Mi torna in mente la sterile polemica di questi giorni in Italia sul GayPride... Lì in Iran hanno risolto alla radice l'insorgenza di tali problemi:
http://blog.panorama.it/marcomazzei/...-non-esistono/
Ahmadinejad: gli omosessuali in Iran non esistono
marco.mazzei Martedì 25 Settembre 2007 alle 11:24 12 commenti
Parlando ieri alla Columbia University di New York, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha negato che il suo Paese perseguiti i gay, semplicemente perché… non esistono!
In Iran we don’t have homosexuals like in your country. In Iran we do not have this phenomenon, I don’t know who has told you that we have it.Come dargli torto? In Iran gli omosessuali sono impiccati da giovani (nel silenzio generale di quasi tutte le chiese, ovviamente):
Nella foto: Ayaz Marhoni e Mahmoud Asgari (18 e 16 anni), impiccati perché gay nel luglio del 2005 in Iran.
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Un altro esempio della svolta civile e democratica impartita da Ahmadinejad al suo Paese è nel campo del rispetto delle leggi in Iran, così come si legge qui:
http://www.ffdiw.org/paesi/iran.html
Iran (Repubblica Islamica dell'Iran)
L'Iran è un regime teocratico il cui sistema giuridico è basato sulla Shari'a. Secondo alla Cina nella classifica delle esecuzioni capitali (ma a pari merito con il regime comunista se si considerano le esecuzioni in rapporto alla popolazione), l'Iran, nel 2006 e nella prima parte del 2007, ha permesso l'esecuzione di 262 persone, tramite fucilazione, impiccagione e lapidazione. Nonostante dal 2002 esista una moratoria sull'uso della lapidazione, de facto questa pratica continua ad essere usata. La pena di morte è comminata per reati di omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, cospirazione contro il Governo, adulterio, prostituzione, omosessualità, reati legati alla droga (spaccio e possesso). La legge islamica trova la sua applicazione anche nella fustigazione di chi ha rapporti sessuali prima del matrimonio o dei consumatori di bevande alcoliche e nell'amputazione di mani o piedi dei ladri. Nonostante le autorità islamiche e anche il Parlamento abbiano stabilito che questa pratica vada cambiata, la pena di morte continua ad essere comminata anche a minorenni. Molte delle esecuzioni vengono condotte in pubblico. Come dichiarato dal Presidente Ahmadinejad durante il suo discorso alla Columbia University lo scorso 24 Settembre, “alcune delle pene, poche, sono eseguite di fronte agli occhi del pubblico. È una legge, basata su principi democratici”.
Internet è strettamente controllato, la connessione a banda larga è stata recentemente bandita per impedire di scaricare film o canzoni legati alla cultura occidentale. La libertà di espressione, così come quella di riunione e associazione, è sistematicamente violata dal regime: la stampa è controllata dalla censura governativa, giornalisti e intellettuali vengono minacciati e arrestati in continuazione, giornali di inclinazione riformista vengono chiusi. Uno dei tanti casi è quello del giornalista curdo Adnan Hassanpour (27 anni), per il quale, agli inizi di novembre, la Corte Suprema iraniana ha confermato la sentenza di morte per supposte azioni di spionaggio. Hassanpour, detenuto da un anno, ha scritto in passato per Asou, una rivista locale che tratta questioni curde, bandita dal regime nell'Agosto 2005.
La discriminazione delle donne è insita nell'ordinamento giuridico, come traspare dalle leggi relative all'eredità e persino nell'applicazione del principio del “prezzo del sangue”, secondo il quale la famiglia di un assassinato può richiedere l'esecuzione dell'assassino, la sua grazia, oppure una ricompensa pecuniaria che, nel caso di una donna, è metà rispetto a quella di un uomo.
Il carcere di Evin a Teheran è tristemente noto per il suo braccio 209, gestito dal Ministero dell'Intelligence e riservato ai prigionieri politici, detenuti soprattutto per reati di opinione. La maggior parte dei dissidenti che hanno abbandonato il paese o sono stati esiliati, portano ancora sulla propria pelle i segni delle violenze, tra cui la “tortura bianca”, come Amnesty International ha riportato nel 2004 nel caso di Amir Abbas Fakhravar. Zahra Kazemi, una giornalista iraniana-canadese, è deceduta nel carcere nel 2003 a seguito delle violenze subite.
È in corso un dibattito tra dissidenti iraniani in esilio circa i finanziamenti americani all'opposizione democratica interna al regime. I critici di tale finanziamento, che ammonta a 75 milioni di dollari, sostengono che esso possa aggravare la posizione degli attivisti iraniani, con l'accusa di collaborazionismo con gli USA. Akbar Atri, uno dei leader del movimento studentesco iraniano che nel 2005 è riuscito a lasciare l'Iran, afferma invece che i fondi provenienti dall'America, o da qualsiasi altra democrazia, sono necessari per sostenere la società civile iraniana. “Solo quest'anno” ha scritto Atri “le autorità iraniane hanno giustiziato, senza un giusto processo, più di 100 persone e nessuno di questi casi era collegato ai finanziamenti americani per la democrazia". Buona parte di questi fondi viene assegnata al finanziamento di Radio Farda (“Domani”), una stazione radio in persiano con base a Praga e negli Stati Uniti, che trasmette clandestinamente in Iran (via Dubai), fornendo al pubblico, in particolare degli under-30, notizie, musica e soprattutto una finestra verso quella cultura “occidentale” che viene severamente bandita dal regime.
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Ma anche in politica estera Ahmadinejad è autore di un forte impulso per la stabilizzazione dell'area mediorientale:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../27/iran.shtml
L'Ue convoca gli ambasciatori. Chirac: «Rischia l'isolamento»
«Israele da cancellare», il mondo s'indigna
Coro di critiche contro il presidente iraniano Ahmadinejad. La condanna di Annan. Sharon: «Fuori dall'Onu»
HAMPTON COURT (Inghilterra) - Mezzo mondo. Europa, Nazioni Unite, Stati Uniti e Russia ma anche l'Autorità Nazionale palestinese si sono uniti a Israele nella ferma condanna delle dichiarazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, che aveva auspicato la «cancellazione» dello Stato ebraico dalla carta geografica.
Studenti iraniani alla conferenza di Tehran «Il mondo senza sionismo» (Reuters)
DICHIARAZIONE UE - Quasi tutti i Paesi dell'Unione europea (più la Russia) hanno chiamato gli ambasciatori iraniani per avere «spiegazioni» e per esprimere la propria contrarietà. I capi di Stato e di governo dell'Ue, riuniti per il vertice in corso ad Hampton Court, in una dichiarazione «hanno condannato nei termini più forti i commenti sullo Stato di Israele del presidente dell'Iran. L'esortazione alla violenza e alla distruzione di un qualsiasi Stato è manifestamente incoerente con la pretesa di essere un membro maturo e responsabile della comunità internazionale. Tali commenti - si legge ancora nella dichiarazione congiunta - creeranno preoccupazione sul ruolo dell'Iran nella regione e sulle sue future intenzioni». Il presidente del Parlamento europeo, Josep Borrell, ha riferito che nella prossima sessione dell'Europarlamento ci sarà un dibattito sulle dichiarazioni di Ahmadinejad. Secondo il premier britannico, Tony Blair le parole del presidente iraniano «sono totalmente e completamente inaccettabili». Analoga è la posizione del presidente francese Chirac che ha parlato di «atteggiamenti sconsiderati di questo tipo potrebbero portare il paese a un isolamento da parte della comunità internazionale».
LA CONDANNA DI ANNAN - Con altrettanta decisione il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha espresso la propria costernazione, ricordando a tutti gli stati membri che Israele è un membro da molto tempo nell'Onu «con gli stessi diritti e gli stessi obblighi di ciascun altro membro». «Secondo la Carta delle Nazioni Unite - ha ricordato Annan - tutti gli aderenti sono impegnati a non ricorrere alle minacce o alla forza contro l'integrità nazionale o l' indipendenza politica di uno stato».
ISRAELE: FUORI DALL'ONU - L'Onu dovrebbe espellere l'Iran, ha sostenuto immediatamente il premier israeliano Ariel Sharon, condividendo dichiarazioni fatte in questo senso dal suo vicepremier, Shimon Peres, e dal suo ministro degli esteri, Sylvan Shalom. «Un paese che chiede la distruzione di un altro popolo non può essere un membro delle Nazioni Unite» ha affermato Sharon, aggiungendo dopo un incontro con il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, che «un paese che ha armi nucleari è un pericolo non solo per Israele ed il Medio Oriente, ma anche per l'Europa».
28 ottobre 2005







Studenti iraniani alla conferenza di Tehran «Il mondo senza sionismo» (Reuters)
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