Italia, previsioni nere dall'Ocse: inflazione, disoccupati e deficit
Dopo due anni il risanamento si ferma
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Non è per niente ottimista sull'Italia, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che mercoledì ha pubblicato il suo Outlook globale. Al contrario prevede un aumento del carovita, un peggioramento dei conti pubblici e una crescita dei disoccupati. Peggio di così quasi impossibile. Anche la tanto annunciata riduzione delle tasse, a cominciare da Ici e Irap, genera perplessità. Non è detto che abbia la necessaria copertura finanziaria. E i salari? Niente, a causa degli scarsi investimenti e della conseguente scarsa produttiviutà dovrebbero rimanere al palo.
L'attività economica - dice - è «in stallo» in l'Italia, e ciò rende tanto più possibile il peggioramento della disoccupazione, mentre dopo due anni di progressi si interrompe anche il risanamento dei conti pubblici, e già da quest'anno si rischia di assistere a un «deterioramento» del deficit. Se il 2008 non sarà proprio a crescita zero, secondo l'Ocse, il Pil italiano metterà a segno un incremento limitato allo 0,5%, mentre nel 2009 l'espansione si attesterà allo 0,9%. Non un granché.
Nonostante il rimbalzo registrato nel primo trimestre del 2008, - scrivono gli economisti dell'Ocse - la stagnazione dell'attività che emerge da vari indici «dà scarse speranze di un rapido ritorno a una crescita sostanziale».
La bassa crescita della produttività che si protrae da anni ha fatto sì che aumentassero i costi unitari del lavoro, anche se gli aumenti salariali sono stati contenuti. Ora la debolezza della crescita rischia di avere «effetti negativi» sull'occupazione: dal 6,1% a cui il tasso di disoccupazione era calato nel 2007, per quest'anno si profila un lieve incremento al 6,2%, e nel 2009 peggiorerà ulteriormente -secondo il rapporto - salendo al 6,5%. Questo in un paese che «da diversi anni risente di una bassa produttività», a causa della quale i costi del lavoro sono aumentati nonostante «incrementi dei salari relativamente bassi».
Di positivo - se proprio si vuol vedere qualche tita rosea in un panorama color pece - c'è che nella crisi finanziaria globale l'Italia se l'è cavata con un «impatto limitato», mentre la recente accelerazione dell'inflazione «dovrebbe attenuarsi verso la fine del 2008».
Ma è sulle prospettive dei conti pubblici che vengono sollevate le maggiori preoccupazioni. L'organizzazione con sede a Parigi riconosce che «negli ultimi due anni c'è stata una significativa riduzione del deficit» di bilancio, tagliato nel 2007 all'1,9% rispetto al Pil, dal 3,4% del 2006 e il 4,4% del 2005. Ma ora per il 2008 si profila un aumento del disavanzo al 2,5% del Pil, e nel 2009 secondo l'Ocse salirà ancora, al 2,7%.
«Con l'attività economica che rallenta - avverte l'Ocse - il governo dovrebbe tenere sotto controllo le spese. Il debito pubblico è così elevato da rendere improbabile che ulteriori allentamenti possano avere effetti positivi sulla domanda». Vanno poi evitati «ulteriori ritardi sulla piena applicazione della riforma delle pensioni, mentre vanno rispettati i piani di riduzione di deficit e debito pubblico, non ultimo a causa degli aumenti di spese che arriveranno sulle voci legate all'invecchiamento della popolazione».
Per la media dell'intero 2008 l'Ocse prevede che in Italia l'inflazione si attesti al 3,6%, con un rallentamento al 3,4% nell'ultimo trimestre. Ma già dal 2009 il carovita dovrebbe rientrare a livelli più sommessi: 2,1%. Restano comunque elevate le incertezze che circondano la crescita economica. «Potrebbe rivelarsi più bassa di quanto qui previsto», precisa l'Ocse, che tuttavia subito dopo aggiunge «ma è anche possibile che nel 2009 si assista ad una ripresa più vigorosa, forse le gli investimenti dovessero aumentare più rapidamente del previsto».
Quanto agli annunci della volontà del governo di ridurre le tasse - ammonisce l'Ocse - la quota di minori entrate «potrebbe essere rimpianta, se non troveranno conferma i miglioramenti della raccolta fiscale e il conseguente ampliamento della base fiscale ottenuti di recente». Nell'insieme l'istituzione economica «non si aspetta un ulteriore miglioramento del surplus primario nei due anni» oggetto delle previsioni. Dovrebbe comunque continuare, sia pure a un ritmo più lento, la riduzione del debito-Pil.





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