Il Ministero dell'Ambiente è stato tra quelli che, fino all'ultimo, non si sapeva che fine avrebbe fatto.
Si è scritto della possibilità che venisse smembrato, con le varie competenze divise tra politiche agricole, politiche comunitarie ed infrastrutture.
Poi che potesse essere "semplicemente" accorpato nel Ministero delle Infrastrutture.
Infine, sembrava certo l'incarico alla Brambilla, nota per il suo impegno contro il randagismo dei cani.
L'ha spuntata Stefania Prestigiacomo, che voleva con forza un Ministero serio.
L'ha avuto. E la cosa è più seria di quanto, forse, immagini.
In un mondo fatto di immagini e di percezioni, deve essere stato facile il pensiero
"dove han messo Pecoraro Scanio, posso benissimo stare anch'io".
Ecco alcuni dei compiti che il nuovo Ministro dovrà affrontare:
A) Raggiungimento obiettivi di Kyoto. Le multe, salatissime, per il mancato contenimento delle emissioni sono dietro l'angolo. Si dovranno prendere decisioni serie, efficaci, in fretta.
B) Procedure di infrazione. Contro l'Italia ne esistono ancora 51 aperte (altro denaro da sborsare) nel settore "ambiente". A settembre erano 64.
C) Obiettivo del 20% di rinnovabili entro il 2020. Qui, le chiacchiere non bastano. Occorrerà fare in modo che possano ottenersi risultati concreti.
D) Decentramento delle Politiche territoriali. Si dovrà operare in maniera tale da poter coniugare le direttive europee con il desiderio di molte regioni di far da sé.
E) PEN (Piano Energetico Nazionale). Con Tremonti, la Prestigiacomo dovrà dire al Paese quali sono le loro intenzioni.
Nucleare? In Italia o Albania? Dove, come, quando?
Quale mix energetico? Quali i fornitori di fiducia?
Non ci sarà tempo per le lacrime.
Non basteranno le videoconferenze.
Il lavoro da fare è enorme.
Non sarà sufficiente far meglio del proprio predecessore.




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