da Corsera
I «buchi neri»: da Gorla Maggiore a Fino Mornasco, a Settimo Milanese
Monnezza connection, la mappa dei veleni
Il 17 luglio la sentenza su un traffico illegale di rifiuti di ogni genere che aveva il suo epicentro nel Varesotto
MILANO — Ci sono queste «cisternette» che non si sa bene cosa contengano, ma una cosa è certa: «Salvatore, quella roba lì puzza come una carogna, gli operai nel capannone manco riescono a starci... è scesa una puzza che ha infestato mezza Olgiate». Comunque sia, oggi quelle cisternette dormono nella discarica di Gorla Maggiore (Varese) che in teoria può accogliere solo rifiuti urbani, ma che negli anni si è vista recapitare (sotto mentite spoglie) di tutto. Grazie alle «mance » allungate al suo direttore tecnico dai dirigenti della «Lombarda» di Olgiate Olona a cui si riferisce la conversazione di cui sopra. La conversazione, insieme a molte altre, è finita in un processo in corso a Milano su una «Monnezza connection» con ramificazioni in tutta Italia ma epicentro nel Varesotto, nel recinto della «Lombarda» appunto. Qui — è il filone principale dell'inchiesta — passavano di nascosto i rifiuti urbani di Napoli dell'emergenza targata 2003, ma qui sarebbero state smistate una serie di schifezze raccolte in mezza Italia del Nord e smaltite abusivamente: o corrompendo i responsabili di discariche autorizzate, o falsificando i documenti; oppure, alla brutto, facendo un buco in qualche terreno e sotterrandoci la roba.
Il trampolino al processo — che andrà a sentenza il prossimo 17 luglio — lo fornisce un dipendente della stessa «Lombarda». Il 19 novembre del 2002 il deposito di Olgiate va a fuoco, il fumo ammorba un'area molto estesa. Il dipendente, sentito dai carabinieri, mette a verbale: «Un'oretta prima ho visto scaricare un container con delle bombolette... potevano essere 30 mila, provenivano dalla Ctm di Carnago... giornalmente ci sono giri strani, arrivano camion che caricano fusti il cui contenuto viene subito mescolato con la terra. Questa viene poi inviata alla discarica di Gorla». Tutto vero, diranno le indagini successive: le già citate cisternette arrivano da Torino, ma c'è prova anche di carichi proibiti giunti da Verona, da Bergamo, da Milano; ma la destinazione finale non è solo Gorla. Ci sono sabbie impregnate di idrocarburi che spariscono in un terreno di Fino Mornasco (Como), altre occultate dentro una cartiera di Fagnano Olona grazie al trucco del «pertusu» (niente di sofisticato: si fa una buca in terra e ciao); altri scarti, fatti passare come gesso in realtà zeppi di amianto, vanno a Settimo Milanese.
La «Lombarda» non respingeva niente, bastava che il cliente pagasse, bastava cambiare i connotati ai veleni che transitavano di lì. Anche facendo ricorso a una bella dose di faccia tosta. Un giorno i carabinieri intercettano un camion pieno di una melma maleodorante partito da Olgiate e diretto in un impianto di Cuneo che tratta il compost (un fertilizzante fatto in teoria con scarti vegetali). Il carico viene fatto passare sulle bolle d'accompagnamento come «corteccia d'albero». Il carabiniere alza il telo del camion e per poco non sviene per la puzza. Chiede all'autista: «Le sembra corteccia, quella roba lì?». Risposta: «Che ne so, io: mica sono un chimico».
Claudio Del Frate
cdelfrate@corriere.it
04 giugno 2008




Rispondi Citando