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Discussione: Il Maggiordomo

  1. #1
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    Talking Il Maggiordomo

    da Corsera

    È la stessa posizione seguita dall'ambasciata usa a roma

    «Gli Ogm per battere la fame»
    Berlusconi apre agli americani


    Svolta del premier rispetto alla linea dura dell'ex ministro Alemanno



    ROMA — Nel parlare di un argomento che a prima vista riguarda soltanto altro, Silvio Berlusconi ha già mandato un regalo a George W. Bush, il presidente degli Stati Uniti in visita a Roma da mercoledì prossimo. In un'intervista a Radio Vaticana, canale ascoltato da un variegato mondo che ha più di una riserva in materia, il presidente del Consiglio ha indicato nella diffusione degli organismi geneticamente modificati un elemento indispensabile per sconfiggere la fame nel mondo.

    «Il futuro si risolve solo con maggiore formazione, con una più ampia messa a disposizione delle varie tecnologie, con il ricorso agli Ogm in tutti quei Paesi dove si deve arrivare a una possibilità di sopperire autonomamente alle proprie esigenze alimentari», ha affermato Berlusconi. Una tesi che va incontro alla linea perseguita da anni dalla Casa Bianca e sostenuta mentre a Roma era in corso la conferenza della Fao sulla sicurezza alimentare durante la quale il ministro degli Esteri Franco Frattini, mercoledì, aveva deplorato una «chiusura dogmatica» su ricerca e Ogm.

    Berlusconi ne ha parlato nel giorno in cui il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia si è visto a tu per tu con il segretario all'Agricoltura mandato alla Fao da Bush, Ed Schafer. Colloquio dopo il quale Zaia ha giudicato «parzialmente risolto » il problema dei rischi di un blocco per l'esportazione di Brunello negli Usa. La promozione del ricorso agli Ogm è una delle priorità dell'ambasciata americana a Roma. L'opposizione più consistente è considerata quella che ci fu quando era ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno tra 2001 e 2006, in particolare all'inizio. Nell'ultimo governo Prodi, il ministro Paolo De Castro non era un nemico degli Ogm. La differenza è che il governo Berlusconi IV sembra farsene quasi promotore.

    «Sono tecnologia e conoscenza brevettata, di proprietà di poche multinazionali e dai costi troppo elevati per chi, nei Paesi poveri, non ha soldi per procurarsi una sufficiente razione di cibo», ha obiettato Roberto Burdese, portavoce dello schieramento «ItaliaEuropa- Liberi da Ogm» appoggiato da Acli, Coldiretti, Confartigianato.

    Ermete Realacci, ministro dell'Ambiente nel «governo ombra» del Partito democratico, non è contrario in assoluto alle tecniche genetiche («producono anche l'insulina») e dice che «vanno evitate posizioni ideologiche, bisogna valutare caso per caso e Paese per Paese »: «Certo gli Ogm non servono all'Italia, che esporta meglio puntando sulla qualità della sua agricoltura. Per la quale, nel mondo, non avere Ogm è una griffe».

    Maurizio Caprara
    06 giugno 2008

  2. #2
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    Vandana Shiva: Ogm peggiorano la crisi

    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._77001235.html

    BRUXELLES - Di fronte "ad un inasprimento della crisi alimentare, gli Ogm non fanno che peggiorare le cose". Vandana Shiva, scienziata di fama mondiale e direttore della Research Foundation for science, tecnhnoly and natural policy, a Bruxelles su iniziativa della Regione Toscana per presentare al Parlamento europeo il manifesto sui cambiamenti climatici e la sicurezza alimentare, non ha dubbi: gli Ogm "non rappresentano una soluzione alla penuria alimentare, perché non migliorano i raccolti".

    Per Vandana Shiva gli Ogm non fanno altro che "aumentare la dipendenza dell'agricoltura dal petrolio" e quindi sono un "falso rimedio" alla crescita dei prezzi delle derrate alimentari. La scienziata, che si batte a livello internazionale contro la globalizzazione liberista, è molto critica con l'agricoltura intensiva di tipo industriale e dice 'no' all'uso dei fertilizzanti. Alla guida di una Commissione sul futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura, che si è costituita a Firenze con il supporto della Regione Toscana, Vandana Shiva ritiene che l'agricoltura intensiva sia una delle cause a cui imputare i cambiamenti climatici.

  3. #3
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    La fame? Il cibo non va dove serve, ma dove c'è il denaro per comprarlo

    di Massimo Fini - 07/06/2008

    http://www.ariannaeditrice.it/artico...articolo=19567

    Al vertice della Fao la crisi alimentare mondiale è stata attribuita a vari fattori: alla pratica di Stati Uniti e Brasile di trasformare i cereali in etanolo, cioè in carburante per le auto, alla speculazione, al fatto che adesso i cinesi mangiano e via elencando. Sono tutti marginali o addirittura inesistenti. La pratica americana di trasformare i cereali in carburante non incide più del 3% sul mercato, la speculazione sulle emergenze (qualsiasi emergenza, vedi rifiuti) è sempre esistita ma non è essa stessa a provocare l'emergenza, ne è una conseguenza, in quanto ai cinesi mangiavano anche prima (altrimenti non sarebbero un miliardo e duecento milioni) e giustamente il governo di Pechino ha fatto notare che la Cina è autosufficiente dal punto di vista al imentare.

    Le cause sono molto più profonde e, come sempre, nascoste e sottaciute perché fan parte degli "indicibili". La pervasività del modello di sviluppo occidentale ha costretto le popolazioni del Terzo Mondo ad abbandonare le economie di sussistenza (autoproduzione e autoconsumo) su cui avevano vissuto, e a volte prosperato, per secoli e millenni e a integrarsi nel mercato mondiale. In tal modo devono acquistare al trove buona parte del cibo che prima autoproducevano. È questo che, aumentando smisuratamente la domanda, fa lievitare i prezzi. Prendiamo l'Africa. Una vulgata interessante vuole che l'Africa sia sempre stata alla fame e che oggi la situazione sia solo peggiorata e più evidente perché noi occidentali, da buoni samaritani, ce ne occupiamo. Ai primi del Novecento l'Africa era alimentarmente autosufficente e lo era ancora, in larghissima misura (al 98%) nel 1961. Ma da quando, con la post colonizzazione, ha cominciato a essere considerata non più solo una terra cui rapinare le materie prime ma un mercato, sia pur marginale ma comunque appetibile per un occidente saturo e al la perenne ricerca di nuovi sbocchi e, per convicerla ai nostri consumi e alla nostra "way of life", vi si è introdotta, con le buone o con le cattive, la nostra economia, distruggendo quella autoctona, la situazione è precipitata. L'autosufficenza è scesa al l'89% nel 1971 e al 78% nel 1978. Per sapere quel che è successo dopo non sono necessarie le statistiche, basta guardare le immagini che ci vengono dal Continente nero.

    Eppure negli ultimi decenni la produzione mondiale dei cereali di base, riso, grano e mais, non è affatto diminuita ma di molto aumentata, rispettivamente del 30, 40 e 50 per cento e una crescita, sia pur modesta, della produzione di tali alimenti c'è stata anche in Africa. Ma gli africani - come tanta altra gente del Terzo Mondo - muoiono lo stesso di fame perché in un'economia mondiale, integrata, di mercato, monetaria, il cibo, come ogni altra merce, non va dove ce n'è bisogno, va dove c'è il denaro per comprarlo. Va ai maiali dei ricchi americani e, in generale, al bestiame dei Paesi industrializzati se è vero che il 66% della produzione mondial e di cereali è destinato all'alimentazione degli animali dei Paesi ricchi.

    La gente del Terzo Mondo non ha i soldi per comprare sul mercato mondiale il cibo i cui prezzi sono lievitati a livelli non sostenibili a causa dell'enorme aumento della domanda dovuto allo stravolgimento delle loro economie (da economie di sussistenza, chiuse, a economie inserite nel libero mercato globalizzato), ma questo infernale processo comincia a lambire, come si vede bene, per esempio, già in Italia, anche i poveri e persino il ceto medio proletarizzato dei Paesi ricchi i quali hanno, di ritorno, dopo aver devastato e disgregato le economie altrui con tranquilla incoscienza e totale irresponsabilità, ciò che si sono cercato e ampiamente meritano.

 

 

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