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Avvenire, domenica 8 giugno 2008
Da undici anni l'impianto è un mio vicino di casa. Senza problemi
Vivere con le lucciole e con il termovalorizzatore
PIERO CHINELLATO
Si possono far crescere tre figlie a poco più di tre chilometri dal camino di un termovalorizzatore e dormire tranquillamente? Sì, si può. Io l’ho fatto senza per questo ritenermi sciagurato e nemmeno temerario. E altrettanto tranquille mi sono sembrate le tante lucciole che nelle serate calde di fine maggio illuminavano il prato sotto casa mia. L’impianto cui mi riferisco è quello del Cosmari (
www.cosmari.sinp.net), il Consorzio di smaltimento rifiuti della provincia di Macerata. È una vicinanza che non ho cercato, ma non mi sono nemmeno associato a chi si opponeva alla sua realizzazione (per la cronaca, anche in queste settimane ci sono polemiche e proteste legate alla scelta di una nuova discarica di appoggio, comunque necessaria). La differenza grande con la sempre cupa situazione campana è che, per fortuna, alla fine da noi le decisioni, ancorché travagliate, sono state assunte e portate a compimento, con beneficio di tutti e senza danni per alcuno. Oggi aderiscono al Consorzio tutti i comuni della provincia, un bacino di circa 315.000 abitanti. La sua struttura comprende la linea per la selezione – in parte automatica e in parte manuale – dei rifiuti, l’impianto di compostaggio, il termovalorizzatore, l’impianto per la selezione e l’imballaggio dei rifiuti differenziati e quello per la stabilizzazione della frazione organica.
Quanto al termovalorizzatore, entrato in funzione nel 1997, la sua capacità di trattamento è di circa 20.000 tonnellate all’anno, l’ottava parte delle 160.000 tonnellate di rifiuti prodotti annualmente in provincia. La combustione genera energia per 7 milioni di chilovattora. Per far arrivare nel termovalorizzatore e in discarica la minor quantità possibile di rifiuti, gli enti locali sono da tempo impegnati nello sviluppo della raccolta differenziata. Questa, che nel 2003 era di poco superiore al 20% del totale, ha raggiunto adesso il 35% e sta crescendo rapidamente grazie alla progressiva attivazione del servizio di raccolta porta a porta, che entro l’estate coinvolgerà più di un terzo della popolazione della provincia. A Urbisaglia, il mio paese, con tale sistema si supera già ora il 70% di rifiuti differenziati, che possono essere quindi avviati al riciclaggio.
Quel che più interessa chi vive in prossimità di un’installazione come il Cosmari è, ovviamente, la certezza della non nocività delle emissioni. Su questo – la vitalità delle lucciole lo conferma – finora non abbiamo avuto alcun problema. I fumi sono monitorati in tempo reale e i risultati delle analisi – condotte da Arpam (Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche) e dall’Osservatorio geofisico sperimentale di Macerata – sono immediatamente pubblicati sul sito Internet e visibili sugli schermi dei totem informativi installati nei comuni vicini all’impianto. Per tutte le sostanze nocive controllate, i valori sono stabilmente sotto le soglie più severe. Anche il Pm10 nelle zone circostanti ha valori inferiori alle medie della regione. Mai ci sono stati allarmi di carattere sanitario e nel territorio non si è registrata alcuna particolarità epidemiologica: le Marche sono la regione con maggiore aspettativa di vita e il dato non subisce flessioni nella zona contigua al Cosmari.
Corollario del buon funzionamento del sistema è il contenimento dei costi e delle tariffe: solo 100 euro a tonnellata per il materiale che non può essere recuperato e che va smaltito in discarica o incenerito, mentre in numerosi comuni – tra cui il mio –, lo sviluppo della raccolta differenziata ha già consentito una riduzione delle tariffe. Il comune di Tolentino (20.000 abitanti), nel cui territorio si trova l’impianto, riceve circa 200mila euro di compensazione; cifre inferiori gli altri comuni vicini. Particolare non trascurabile: gli impianti del Cosmari si trovano entro i confini di una Riserva naturale statale, quella dell’Abbadia di Fiastra (
www.abbadiafiastra.net) e non le hanno arrecato alcun danno, al punto che il complesso monastico cistercense, il bosco e i sentieri della riserva sono tra le mete di maggior richiamo turistico – oltre che religioso – della regione.