RUTELLI AI “ SUOI”…
Se la presidente di Azione Giovani fa lezione di Costituzione, e purtroppo non è un incubo, allora c’è poco da meravigliarsi se studia approssimativamente qualcosina sul Bignami della Democrazia e finisce per citare Gaber “ sarei certo di poter cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi”… non sapremo mai che effetto gli avrebbe fatto quest’incursione nella sua poetica, è certo però che anche questa è una delle tante, sapientemente studiate mosse che in questi ultimi tempi, quelli del “dialogo democratico”, si fanno sempre più soventi.
C’è una propensione trasversale che tende alla costruzione di un linguaggio culturale comune e sarebbe bello se questo fosse il risultato di una storia passata o recente che lo giustificasse, ma purtroppo non è così e allora tutta l’operazione finisce per essere puro e semplice maquillage- poi c’è sempre chi ci crede di più e chi di meno e sfrutta la buona fede dell’altro.
Allora, gli argomenti portati dal P.D. a sostegno del suo mancato appoggio sulla proposta di legge, quella della clandestinità come reato, forse sono avvelenati da quest’equivoco culturale se, piuttosto che rimarcare la viscerale avversione nei confronti della matrice culturale di tale provvedimento, a dei Democratici di certo alieno,si preferisce usare come deterrente l’eventuale ingolfamento dei tribunali.
Rimanere sul “loro”terreno sembra l’unica parola d’ordine di una realtà giudicata percorribile cosicché, fra i molti del P.D., purtroppo anche fra chi ha responsabilità istituzionali, si fa sempre più strada l’idea che per rivincere si debba imparare a fare le stesse cose che fanno loro, altroché meglio, cioè in maniera che risulti più conveniente; così che sempre più spesso si sente associare le più strampalate risposte all’ossessionante deriva sicuritaria, all’unica soluzione prevista per evitare una catastrofe alle amministrative 2009… Sembra che siano davvero in pochi ad interrogarsi su quei sempre più spesso esperiti interventi di “sussidiarietà applicata” che sollecitano risposte e che interpellano riflessioni del tutto avulse da quella politica paternalistica oggi in gran voga… ma tant’è, sembra che sia la maggioranza che l’opposizione indichino come la cifra di questa 3° Repubblica un linguaggio culturale che possa essere terreno comune… poi si legge che Rutelli chiama a raccolta i “suoi” e a questo punto non serve più motivarne la ragione perché la delusione è già troppo grande quando si deve mettere insieme la costruzione ideale del P.D. e il fatto che Rutelli abbia ancora i “suoi”!
Forse allora per necessità o fretta, oppure per fretta della necessità quello che c’è ora non è ancora il P.D. in cui crediamo…
A questo punto forse è lecito pensare che io stia facendo un gran “buglione”, che metta insieme tante cose che non hanno nessuna attinenza fra loro, che voglia rintracciare artificiali consequenzialità ma, dato che io credo molto, e per esperienza, nel grande valore disvelatore dell’alchemico crogiolo in cui, rimestando in una chimica azzardata si realizzi una sintesi che orienti verso nuovi ragionamenti, una riflessione è d’obbligo: è il mancato linguaggio unico all’interno del P.D. ad influenzare la tensione a ricercarne uno con la maggioranza o è piuttosto viceversa?
ANTONELLA SENSI




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