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  1. #1
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    Predefinito ’900? Un’arte senza Risorto

    Parla lo studioso Timothy Verdon: «I fili si sono persi ai primi dell’800 e dopo il Concilio abbiamo opere con la sola Crocifissione.
    Ci vorranno due o tre generazioni di artisti per recuperare il tempo perduto»


    C’ è da recuperare il tempo perduto. Ci sono almeno due o tre generazioni di artisti da formare se vogliamo che l’arte torni a rappresentare in modo corretto il Mistero cristiano. Il sa*cro, del resto, non appartiene a questo mondo e parlare di Dio ci obbliga a una serie di analogie di cui, alla fine, difficilmente restiamo soddisfatti. Eppure, un tempo, quelli che meglio conoscevano la fede, dopo i preti, erano gli artisti tanto che uno studioso come Timothy Verdon parla di «Michelangelo teologo» oppure racconta di vescovi che nel Trecento, ma anche nel Seicento, non avevano bisogno di spiegare il senso del soggetto sacro che volevano rappresentato perché si potevano fidare che l’artista, cresciuto in un mondo ancora permeato dalla fede, non solo capiva, ma era lui stesso in grado di commentare il contenuto scritturistico e teologico del soggetto richiesto.
    Le cose non stanno più così. E Verdon (che da oltre trent’anni vive in Italia e dal 1994 è sacerdote a Firenze dove dirige l’Ufficio diocesano per la catechesi attraverso l’arte) lo sa bene soprattutto ora che ha dato alle stampe il terzo manuale della serie L’arte cristiana in Italia, edito dalla San Paolo e dedicato, quest’ultimo, all’«Età moderna e contemporanea» (i due precedenti erano stati dedicati a «Origini e Medioevo » e al «Rinascimento»).
    «Oggi a molti la cultura cristiana appare come un forziere di cui si è persa la chiave. Questi tre volumi vogliono essere spiega Verdon - una guida che permette ai lettori di muoversi attraverso la ricchezza e la bellezza della tradizione. Soprattutto questo terzo evidenzia gli sforzi compiuti a partire dal XVII secolo, e particolarmente negli ultimi cento anni, per tradurre in linguaggi visivi attuali l’enorme patrimonio simbolico di cui la cattoli*cità italiana è erede».
    Uno sforzo di traduzione non semplice perché «il cristianesimo - spiega ancora Verdon - vive un rapporto paradossale con questa impenetrabilità della dimensione del sacro. L’evento centrale della nostra fede, il Dio ineffabile, ha voluto essere visto, toccato, conosciuto come noi esseri umani. Ha voluto farsi conoscere nel modo in cui noi sia*mo in grado di conoscere e cioè attraverso il corpo. Per questo ogni momento della storia e ogni diversa cultura hanno espresso il sacro articolando un lin*guaggio nuovo, connaturato alla cultura del tempo, e la Chiesa Latina, al contrario di quella d’Oriente, non ha mai avuto un suo stile ufficiale: ha scelto una strada che a livello teologico è sembrata più consona al carattere stesso del Mistero dell’Incarnazione ». Arte e sacro sono così andati d’accordo fino ai primi dell’Ottocento quando inizia quello che monsignor Verdon definisce il «peccato d’omissione della Chiesa, durato fino al Concilio Vaticano II: un secolo e mezzo in cui la Chiesa ha rinunciato alla sua gloriosa e coraggiosa tradizione di esplorazione del contemporaneo alla ricerca di linguaggi artistici capaci di comunicare la presenza di Dio».
    Il dialogo è ripartito dopo il Concilio, «quando gli artisti contemporanei non hanno saputo resistere all’invito di Paolo VI, ma a quel punto non erano più abituati a pensare alle categorie della Chiesa, che a sua volta non era più abituata ad avere un rapporto con artisti veramente creativi.
    L’esplosione di arte contemporanea su argomenti cristiani nell’immediato dopo Concilio era affascinante ed incoraggiante ma non ha risolto il problema perché gli artisti non hanno colto l’essenza della vita cristiana né l’evoluzione della Chiesa.
    Questo è soprattutto evidente nell’ambito dell’architettura sacra. Basta entrare - dice Verdon - in una delle molte bruttissime chiese create nel trentennio dopo il Concilio per rendersi conto di infelici commistioni tra gli stili del passato e quelli contemporanei, dove prevalgono violenza e tragicità in opere di artisti volonterosi, ma non necessariamente vicini al pensiero della Chiesa, che hanno colto un clima tragico senza rendersi conto che la Chiesa anche quando vive la tragedia la vive nell’ottica della Resurrezione.
    L’immagine più tipica degli anni Sessanta e Settanta è la crocifissione, rappresentata senza nemmeno l’ombra della Resurrezione. Il che significa che l’artista non ha colto l’interezza del messaggio. Un altro esempio sta nel fatto che in tempi di rivoluzione sessuale, dopo il Sessantotto ma anche prima, nessun artista è stato più capace di comunicare la bellezza, l’attrattiva della verginità, la purezza di Maria e di molti santi. Abbiamo Madonne che sembrano brave massaie, ma in cui non si coglie assolutamente la dedizione che purifica ed eleva. Gli artisti adesso vanno aiutati a capire la fede con la prospettiva del lavoro da fare. La Chiesa in Italia - afferma Verdon - si sta adoperando seriamente per recuperare terreno. Anche gli artisti capiscono di non essere più in sintonia. È incoraggiante che siano direttamente la Santa Sede, la Conferenza epi*scopale italiana o le diocesi a volere ristabilire questi rapporti».

    www.avvenire.it

  2. #2
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    La chiesa sempre attenta all'arte e all'estetica (basta vedere le chiese montiniane a Milano, una zozzeria !) scopre nel 2008 che forse (e magari aqnche per colpa del concilio)c'è qualcosa che non va nell'arte contemporanea. D'altrone dopo l'ultima cena gay esposta in una chiesa mitteleuropea non mi sorprende più nulla.
    Si fanno solo crocefissioni: d'altronde il 1900 è il secolo dell'agonia e del dolore per eccellenza tant'è che di croceffisioni abbiamo forse più esempi di artisti ebrei che cattolici ! (Chagall su tutti).
    Naturalmente la resurrezione, momento fondante dell'esperienza cristiana e naturale compimento della parabola dolorosa della passione di Cristo, è esclusa proprio perchè l'uomo di oggi non solo ha perso la fede ma anche la speranza di rivincita dell'uomo e il dolore sembra l'unico orizzonte possibile.
    Ma cosa fa la chiesa ? Basta fare un giro nei chiostri dell'università Cattolica di milano durante la quaresima: vi sono sculture e dipinti esposti che sono un affronto al buon gusto estetico! Prendendo a pretesto passi del vangelo si creano delle oscenità degenerate di proporzioni, è il caso di dirlo, bibliche.
    Se nell'insieme l'articolo è apprezzabile, lo studioso Timothy Verdon deve però rendersi conto che anche la chiesa ha fatto del proprio per giungere sino a questo punto dando un contrubuto decisivo. Parlavamo delle chiese montiniane appunto...

  3. #3
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    Forse è stata la perdita del senso religioso a far crollare l'arte occidentale, più che la fotografia o la cultura moderna scientifica? Un interrogativo interessante, anche da parte di un sedeplenista al 100%.

  4. #4
    uno, nessuno, centomila
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    Una volta si diceva "scherza con i fanti e lascia stare i santi". Diciamo che oggi c'è un malsano senso dell'umorismo che non risparmia il sacro, anzi... Detto questo, è normale e giusto che l'estetica si rinnovi; la fede non c'entra niente con l'architettura di una chiesa!!

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da kappa Visualizza Messaggio
    la fede non c'entra niente con l'architettura di una chiesa!!
    Centra eccome, dagli accidenti esterni a volte puoi comprendere l'essenza. Comunque di chiese nuovo molto belle esteticamente è pieno il mondo ma anche di grandissime porcherie (una delle nuove chiese milanesi che mi capita spesso di vedere assomiglia più ad un grosso alveare o ad un tempio di Iside).
    Tornando a Montini, ecco l'esempio di una scultura a lui dedicata (ve n'è una simile anche in Cattolica):



    confrontala con la statua di PIO IX in S. Ambrogio; ti assicuro che non c'è paragone. Paolo VI è raffigurato sproporzionato nelle parti e il corpo sembra contorto in una forma diabolica e la cosa imbarazzante è che a lui piacevano pure !

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Luca Visualizza Messaggio
    Centra eccome, dagli accidenti esterni a volte puoi comprendere l'essenza. Comunque di chiese nuovo molto belle esteticamente è pieno il mondo ma anche di grandissime porcherie (una delle nuove chiese milanesi che mi capita spesso di vedere assomiglia più ad un grosso alveare o ad un tempio di Iside).
    Tornando a Montini, ecco l'esempio di una scultura a lui dedicata (ve n'è una simile anche in Cattolica):



    confrontala con la statua di PIO IX in S. Ambrogio; ti assicuro che non c'è paragone. Paolo VI è raffigurato sproporzionato nelle parti e il corpo sembra contorto in una forma diabolica e la cosa imbarazzante è che a lui piacevano pure !
    Concordo in parte con le affermazioni di entrambe in quanto sono d'accordo con Kappa che la fede dovrebbe forse prescindere dall'architettura del luogo in cui si opera il culto, ma nel contempo concordo con Luca, anche in considerazione delle caratteristiche della natura umana, che il contesto partecipi ad orientare il pensiero anche in materia di fede.
    Non credo che le sensazioni che si percepiscono in una chiesa romanica o gotica, siano le stesse che si percepiscono in questa chiesa di gomma che vogliono portare in spiaggia alcune formazioni giovanili cattoliche ... che ne pensate ? .... consiglio di leggere l'articolo dopo le foto ...








    La messa in spiaggia?
    Nella chiesa gonfiabile

    Un'immagine di chiesa gonfiabile tratta dal sito web dedicato a questo genere di articoli (www.inflatablechurch.com).

    VERONA
    La spiritualità può essere coltivata anche sulla spiaggia delle vacanze, grazie ad una «chiesa» gonfiabile.

    Quindici metri di larghezza per 30 di profondità, la parrocchia fatta di grandi camere d’aria colorate - sul tipo dei maxi giochi per i bambini -, è però dotata di tutti i servizi di una vera chiesa, anche se a cielo aperto: sedie, panche, abisdi e confessionali per svolgere tutte le funzioni religiose.

    L’idea - riferisce il "Corriere del Veneto" - è di un gruppo di evangelizzazione giovanile di Verona, le «Sentinelle del mattino», collegato alla parrochia di Desenzano, che porterà la chiesa gonfiabile dal 23 al 27 luglio sulla spiaggia del Poetto, a Cagliari. Un modo per aggregare i giovani cattolici anche nei luoghi delle vacanze e, secondo i promotori dell’iniziativa, anche un’alternativa ai riti della trasgressione estiva.

    La chiesa gonfiabile, che dopo Cagliari farà ritorno in Veneto ad agosto, montata sulla spiaggia di Bibione, è in grado di contenere quasi diverse centinaia di persone. È stata progetta dall’architetto Alessandro Sandron.

    tratto da: La STAMPA.IT

    QUESTI INVECE DI AVER COMPRESO CHE BISOGNA TROVARE IL METODO PER RIPORTARE LA GENTE IN CHIESA CERCANDO ALL'INTERNO DELLA STESSA MOTIVI NUOVI DI INTERESSE SPECIE A LIVELLO DI COMUNICAZIONE... PORTANO LA CHIESA NEI POSTI DI DIVERTIMENTO ... STRATEGIA DI GRANDE SPESSORE ... FORSE PIUTTOSTO CHE IL PALLONE GONFIABILE ... SAREBBE PIU'ADATTO UN TENDONE DA CIRCO ...

  7. #7
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    Per quanto riguarda questa scultura, penso che l'esecutore si sia ispirato a Nosferatu ....



  8. #8
    uno, nessuno, centomila
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    Citazione Originariamente Scritto da skorpion Visualizza Messaggio
    Non credo che le sensazioni che si percepiscono in una chiesa romanica o gotica, siano le stesse che si percepiscono in questa chiesa di gomma che vogliono portare in spiaggia alcune formazioni giovanili cattoliche ...
    Beh... certo!! Ma tra Notre Dame e una chiesa gonfiabile, credo che ci siano svariate vie di mezzo, alcune delle quali pregevolissime!! Che poi il gotico internazionale possa piacere più del postmoderno, posso capirlo e al limite condividerlo.

    Semplicemente non ne faccio una questione spirituale, ma puramente estetica!! La sparuta congrega di cattolici tradizionalisti a cui appartiene lo stesso moderatore e 3d starter, si riunisce in un ex garage della periferia milanese e non credo che questo sminuisca o condizioni la sua fede...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da kappa Visualizza Messaggio
    La sparuta congrega di cattolici tradizionalisti si riunisce in un ex garage della periferia milanese
    Anche i primi cristiani iniziarono da delle umide e malsane catacombe e anche noi, nella condizione attuale della sede, siamo costretti a posti infimi !

    PS SE avessimo i soldi vedi che cattedrale costruiremmo ...

  10. #10
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    L'estetica conta .Sapienza e Forza sono nulla senza la Bellezza

    Chi costruiva cattedrali lo sapeva bene
























 

 
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