Dino Martirano per il “Corriere della Sera”
«Pubblicare pagine di intercettazioni penalmente irrilevanti sulla vita privata delle persone è incivile: per questo dobbiamo usare il massimo della severità con il dipendente pubblico che fornisce alla stampa atti coperti da segreto. Ma la tutela della privacy, non può realizzarsi con l'azzeramento di questo strumento investigativo. Così facendo, ci arrenderemmo davanti al crimine».
Luciano Violante — l'ex magistrato che ha guidato l'Antimafia e l'Aula di Montecitorio — è convinto che in materia di intercettazioni ci siano due diritti in conflitto: «Il diritto all'opacità della vita privata, fondamento delle democrazie moderne, e il diritto alla libertà dal crimine. Dobbiamo trovare un equilibrio. Si può tutelare la riservatezza dei cittadini senza disarmare lo Stato nei confronti di delitti come la pedofilia, le estorsioni, i sequestri di persona, concussioni e corruzioni, traffici di stupefacenti e di esseri umani».
Berlusconi propone la pena di 5 anni di carcere per i pubblici ufficiali che passano verbali coperti da segreto ai giornalisti. E' una previsione troppo severa?
«Anche il ddl Mastella, quello approvato con 400 sì e solo 7 astensioni alla Camera, prevedeva il carcere (da 1 a 5 anni, ndr) per il pubblico ufficiale che avesse rivelato notizie e atti coperti da segreto».
Quindi, il giro di vite, almeno su questo punto, è condivisibile.
«In un Paese dove si arrestano Riina e Provenzano e si scopre chi ha organizzato il sequestro di Abu Omar, dovremmo essere capaci di individuare il magistrato, il cancelliere o il maresciallo che passa i verbali al giornalista. Fa bene la magistratura a segnalare i rischi della proposta avanzata dal presidente del Consiglio. Ma la stessa magistratura dovrebbe interrogarsi sull'inaccettabile impunità di chi viola questo tipo di segreti. Perché i responsabili non sono mai individuati? E poi c'è un problema di etica professionale. L'intercettazione non può essere in ogni caso la regina delle prove, come era la confessione negli anni '50 e '60. Anche allora ci furono terribili abusi. E' un mezzo invasivo e va usato con accortezza».
Come mai questa impunità?
«È la domanda che dovrebbe porsi anche l'Anm. Non ci mancano i mezzi e le capacità professionali per individuare i responsabili. Bisogna cominciare a colpirli».
Il governo intende limitare le intercettazioni solo alle indagini di mafia, di terrorismo e di grande criminalità organizzata.
«Stiamo discutendo se dare il foglio di via alle prostitute; e poi impediremmo di intercettare chi organizza il racket? E' una impostazione non condivisibile».
Corruzione e concussione, reati per i quali oggi gli indagati possono essere intercettati, sono un aspetto non secondario..
«Sono reati che tutti i Paesi civili considerano molto gravi».
Il ddl Mastella prevedeva fino a 100 mila euro di ammenda per i giornalisti.
«La pubblicazione aumenta la vendita dei giornali. Il problema, quindi non è tanto del giornalista quanto dell'editore. Questo è un tema da affrontare insieme agli editori e ai giornalisti»