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Discussione: Dopo le banche, la Rai

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    Predefinito Dopo le banche, la Rai

    Le mire della Lega sulla Saxa Rubra del Nord. Il Carroccio interessato ai canali digitali che avranno sede a Milano e Torino.

    Circola un cauto ottimismo tra le fila del centrodestra lombardo per le sorti di Expo 2015. Mentre la politica, Lega Nord in testa, inizia a ragionare sui destini della nuova sede Rai di Milano, che sorgerà proprio sul sito della manifestazione. Ha scatenato infatti più di un appetito, il rebus che riguarderà a breve i vertici dei canali digitali che avranno lì sede di produzione. Faccenda, quest’ultima, a sua volta collegata con Torino, dove dovrebbero trovare casa Rai Gulp e Rai Yo yo, altre due reti televisive tematiche per ragazzi: Roberto Cota neo governatore leghista farà di certo sentire la sua voce. Del resto, di pari passo allo sviluppo del digitale, anche la macchina Expo sembra aver iniziato a marciare. Dopo le rassicurazioni di Silvio Berlusconi sulla firma al dossier che verrà presentato il 30 aprile al Bie di Parigi, ieri è stata la volta del Tavolo sulle Infrastrutture al grattacielo Pirelli, sede di regione Lombardia. Diversi i partecipanti di rango, da Ignazio La Russa, uno dei tre coordinatori del Pdl, fino al sindaco Letizia Moratti. «Serve una svolta», ha commentato il governatore Roberto Formigoni, confermando lo stanziamento dei fondi da parte del governo, perché appare ormai evidente che una parte delle opere pubbliche potrebbe essere realizzata entro l’inizio dell’esposizione. «La maggior parte no», hanno fatto notare gli esponenti del Partito Democratico. Roberto Castelli, viceministro alle Infrastrutture, mostrando qualche dubbio sui tempi, ha assicurato comunque che entro giugno saranno aperti tutti i cantieri.

    In ogni caso, a fronte di una relativa tranquillità sull'esito dell'evento, da mesi al centro di scontri fratricidi nella maggioranza, le truppe di Pdl e Carroccio hanno iniziato a scaldarsi sui contenuti dell'esposizione universale. Nello specifico, forte dell'ultima tornata elettorale, è la Lega Nord a essere particolarmente attiva sulle sorti della nuova sede Rai: vecchio pallino del leader Umberto Bossi. «Una Saxa Rubra 2 del Nord», l'ha definita Paolo Romani, viceministro della Comunicazioni, da mesi strenuo sostenitore dell'iniziativa. «L'Expo potrebbe lasciare come eredità un grande centro di produzione Rai a Milano - ha spiegato l'ex amministratore delegato di Telelombardia nonché ex direttore di Lombardia 7 - una sorta di Saxa Rubra 2 al Nord. Troncherebbe tutte le polemiche sulla Rai troppo romanocentrica. Se lavoreremo bene avremo l'opportunità di avere un centro di produzione di 60mila metri quadri».

    Sulla faccenda, s'intersecano interessi e problematiche differenti, non solo politiche, ma riguardanti da vicino i destini degli stessi lavoratori. Va ricordato che nel 2015, scadrà il contratto d'affitto tra l'azienda televisiva e gli studi di via Mecenate. Non solo. È ancora in piedi il progetto di smantellare l'antica sede di Corso Sempione, tra le incertezze e le preoccupazioni dei sindacati di categoria.

    La Moratti, commissario straordinario per l’evento nonché ex presidente della tv pubblica, e Lucio Stanca, amministratore delegato di Expo 2015 spa, dovrebbero a breve firmare con Mauro Masi la convenzione che fisserà i punti sulla nuova Saxa Rubra Padana. Avverrà prima dell'estate, dopo la visita di Parigi. A quel punto, confermata la sede distaccata, che - come scritto nel dossier - occuperà tre padiglioni dell'esposizione universale - scatterà la corsa ai contenuti. Ovvero, a quali canali televisivi saranno dedicati gli spazi che si affacceranno sugli 800 ettari di verde, altro lascito - secondo la Moratti - dell'Expo 2015. La guerra nel centrodestra è già iniziata e riguarda da vicino la direzione di Rai 6. «Un’occasione unica che non deve essere sprecata», si leggeva sulla Padania di ieri, in un articolo dedicato all'argomento. Il canale che a breve vedrà la luce, dovrebbe essere dedicato interamente all’Expo e, successivamente, si specializzerebbe nel Made in Italy. Argomento, in particolare il secondo, tra agricoltura e piccole medie imprese, su cui il Carroccio investe da anni.

    Ma su questa poltrona Masi avrebbe già trovato un uomo da piazzare. È Paolo Ruffini, ex direttore di Rai Tre, ai ferri corti con viale Mazzini e ancora senza una collocazione precisa: ieri il cda Rai ha rinviato ancora una volta la decisione sulle sorti sue e di Giovanni Minoli. L’idea di «un ex direttore di Telekabul vicino al Pd», non piace affatto in via Bellerio, dove vedrebbero bene magari Davide Caparini, deputato e amministratore delegato di Telepadania. Ma la coda di pretendenti sembra essere molto lunga e sulla partita dovranno trovare la quadra non solo Expo 2015 Spa, il Comune di Milano e la Rai, ma soprattutto Silvio Berlusconi e Bossi.

    http://www.ilriformista.it/stories/P...pagina/210776/
    Ultima modifica di Furlan; 20-04-10 alle 16:41

  2. #2
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    Predefinito Rif: Dopo le banche, la Rai

    che comincino ad abolire il canone rai

    come promesso da 20 anni a questa parte

 

 

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