

Altro che Regno del Terrore!
Il tuo mito delle magliette.Eppure, la «macchina che uccideva a sangue freddo» non mostrò appieno la sua ferocia finché, immediatamente dopo il crollo del regime di Batista, Castro gli affidò la direzione del carcere di La Cabaña. (Castro aveva un talento innato nello scegliere le persone adatte a proteggere la rivoluzione dall’infezione). San Carlos de La Cabaña era una fortezza di pietra utilizzata nel XVIII secolo per difendere l’Avana dai pirati inglesi; più tardi divenne una caserma militare. Guevara ne fu direttore nella prima metà del 1959, in uno dei periodi più neri della rivoluzione. José Vilasuso, avvocato e professore alla Universidad Interamericana de Bayamón di Porto Rico ed ex membro dell’organismo che si occupava dei processi sommari di La Cabaña, mi ha recentemente raccontato: «Il Che presiedeva la Comisión Depuradora. Il processo rispettava la legge della Sierra: c’era una corte militare e secondo le indicazioni del Che dovevamo agire con convinzione, perché erano tutti assassini e procedere in modo rivoluzionario significava essere implacabili. Il mio diretto superiore era Miguel Duque Estrada. Il mio compito consisteva nel sistemare le pratiche prima che fossero inviate al ministero. Le esecuzioni si svolgevano dal lunedì al venerdì, in piena notte, appena dopo l’emissione della sentenza e l’automatica conferma in appello. Nella notte più orribile che io ricordi, furono uccisi sette uomini».
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La solita scusa di merda! Prima stavano peggio. Ma che ne sai tu? Ci sei mai stato all'Avana quando c'era Batista? O ci sei stato ora?
Un popolo spento, che ha paura della propria ombra, che rischia la vita sfidando squali e motovedette per raggiungere le coste americane. Scappano dalla felicità per raggiungere la terribile miseria di cui gli hanno parlato parenti e amici che già sono in America.
Però ora, con due anni di stipendio, possono pagarsi il telefonino! Ma và a dar via ...




No, lui ha definito pezzo di merda un sanguinario assassino, che sparava personalmente ai prigionieri e che dopo la conquista dell'Avana ha presieduto lo sterminio degli oppositori a San Carlos de La Cabaña , la fortezza di pietra utilizzata nel XVIII secolo per difendere l’Avana dai pirati inglesi.
Tiè, guardatelo in tutta la sua fulgida e demoniaca bellezza:Nel gennaio 1957, come indicato nel diario della Sierra Maestra, Guevara sparò a Eutimio Guerra, sospettato di aver rivelato delle informazioni: «Ho risolto il problema con una calibro 32, nella parte destra del cervello... Ciò che apparteneva a lui ora era mio». Più tardi sparò ad Aristidio, un contadino che aveva espresso il desiderio di ritirarsi appena i ribelli si fossero spostati. E mentre si domandava se la vittima «fosse colpevole al punto da meritare la morte», non esitava a ordinare l’uccisione di Echevarría, fratello di un compagno, colpevole di crimini imprecisati: «Doveva pagare». In altre occasioni simulava le esecuzioni senza portarle a termine, una forma di tortura psicologica. Luis Guardia e Pedro Corzo, due ricercatori della Florida che stanno lavorando a un documentario su Guevara, hanno ottenuto la testimonianza di Jaime Costa Vázquez, un ex comandante dell’esercito rivoluzionario noto come «El Catalán», secondo il quale molte delle esecuzioni attribuite a Ramiro Valdés, futuro ministro degli Interni cubano, sono invece direttamente imputabili a Guevara, perché sulle montagne Valdés ne eseguiva gli ordini. «In caso di dubbio, uccidete», era la direttiva del Che.
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Sì, lo pensarono anche i boliviani:
Ernesto "Che" Guevara venne ucciso a La Higuera (Bolivia) nella tarda mattinata del 9 ottobre 1967.
La sera prima era stato ferito e fatto prigioniero, assieme ad alcuni compagni, e condotto in un edificio scolastico. Il villaggio di La Higuera visse ore di angoscia, temendo un nuovo scontro a fuoco fra militari e guerriglieri superstiti, supponendo che questi ultimi stessero organizzandosi per liberare i compagni.
I vertici dell'esercito Boliviano furono immediatamente informati della cattura di Guevara, e si riunirono in serata per decidere il da farsi. Probabilmente la riunione fu lunga e la decisione combattuta: il prigioniero è di quelli "che scottano", sotto certi punti di vista è più utile "prigioniero e sconfitto" che non "morto e martire", ma alla fine, nella mattinata del 9 ottobre, venne trasmesso l'ordine di uccidere Guevara. Nel frattempo sembra che il prigioniero fu interrogato, senza ottenere informazioni, da ufficiali dell'esercito Boliviano.
Non è possibile sapere se, come e quando Ernesto Guevara venne a sapere che il suo destino era stato deciso. Cronaca e leggenda qui si intrecciano ed ogni personaggio coinvolto ha dato la propria versione, arricchendo la storia con dettagli probabilmente spesso viziati (più o meno consciamente) dai propri giudizi personali e dai tanti anni trascorsi. Per tragica ironia della sorte Ernesto Guevara, che ha vissuto una vita circondato da fedelissimi e lasciando migliaia di pagine scritte (appunti, lettere, diari che sono stati tramandati a noi), per la prima volta si trova solo e senza carta e penna...


Il mito popolare:
Uno dei leader dell’opposizione, Humberto Sorì Marin, era un liberale radicale e, nominato ministro dell’agricoltura, progettò la redistribuzione dei latifondi ai piccoli proprietari: Castro non approvò il suo piano e fece occupare le terre dall’esercito, sopprimendo con la forza ogni tentativo di resistenza contadina alla nazionalizzazione totale delle campagne. Matos, conquistatore di Santiago ed eroe della guerriglia sulla Sierra, si oppose alla nazionalizzazione forzata delle campagne: fu arrestato e giudicato con un processo senza difesa in cui il verdetto finale fu condizionato personalmente da Castro.
Il mito dell'eroe:
Dopo la nazionalizzazione delle campagne, gran parte dei gruppi di guerriglia urbana anti-batistiani si rifugiarono nuovamente sulla Sierra per combattere il nuovo dittatore. Il mitologico Che e Raul Castro scatenarono contro di loro una repressione così feroce da battere, in numero di vittime e di atrocità, decenni di regime di Batista: le famiglie dei contadini ribelli furono deportate in massa dall’altra parte dell’isola (lo stesso Guevara organizzerà a Guanaha i primi campi di “rieducazione” organizzati sul modello dei gulag sovietici). Uno dei leader della rivolta anti-castrista, Carrera, che era anche uno dei protagonisti della rivoluzione del ’59, fu ucciso personalmente da Guevara, suo rivale personale. A Santa Clara furono fucilati senza processo 381 “banditi” in un solo giorno. Nella prigione di Lloma de Coches le vittime furono più di 1000 in pochi giorni.
Il mito della rivoluzione:
Il capo dell’opposizione studentesca a Batista, Luis Boitel, poi unitosi alla rivolta anti-castrista, fu rinchiuso nel carcere duro a Boniato: morì in seguito a 53 giorni di sciopero della fame dichiarando “faccio lo sciopero per ottenere i diritti riservati ai prigionieri politici; quegli stessi diritti che voi chiedete per gli altri Paesi dell’America Latina e negate al vostro”.
Fonte
Avanti Fidel! l'Inferno ti aspetta.