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  1. #1
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    Predefinito Sindacalisti? Sei volte....

    ....i carabinieri

    Ci si può fingere malati, timbrare il cartellino e poi uscire a fare shopping, o passare la giornata chiacchierando alla macchinetta del caffè. Ma c’è un modo più sicuro per prendere lo stipendio senza lavorare in ufficio: fare il sindacalista. O meglio, il «distaccato».
    È questa una particolare specie di sindacalista, tra i 700mila in Italia (sei volte i carabinieri), che riesce a tenere il piede in due scarpe.
    Uno nell’organizzazione sindacale in cui fa carriera, l’altro nell’amministrazione pubblica di provenienza da cui riceve regolare stipendio, contribuiti, integrativi e premi produzione compresi, come se passasse il suo tempo in ufficio per davvero.

    L’esercito fantasma
    In Italia, nel settore pubblico, di «distaccati» ce ne sono stati 3.077 nel 2006. Per lo Stato sono una doppia fregatura: perché li paga a vuoto e perché deve assumere un’altra persona per coprire il posto vacante. Per il sindacato invece sono una vera manna, manodopera a costo zero. Facendo due conti si vede che sui 20mila dirigenti e funzionari sindacali in Italia, uno su sei è a libro paga non del sindacato ma dei cittadini.
    Nomi, cognomi e stipendi li sapremo a breve, con la nuova «Operazione trasparenza» del terminator dei «fannulloni» pubblici, il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta.
    Che ieri, al Gazzettino, ha annunciato per questa settimana la pubblicazione dell’elenco completo dei sindacalisti distaccati e dei beneficiari di permessi nelle amministrazioni pubbliche.

    Scuola da record
    I più distaccati tra tutti sono i sindacalisti della scuola. Più di mille nel 2006 hanno goduto dei privilegi stabiliti dal pacchetto di leggi varato una decina di anni fa. Negli enti pubblici non economici (Inps, Inpdap, Inail etc.) è distaccato un dipendente ogni 260, mentre nei ministeri è uno ogni 462. In compenso, se i distaccati dei ministeri sono in minoranza, guadagnano più degli altri, in media 27mila euro a testa. Ma tutti comunque riescono nell’eroica impresa di avanzare di carriera pur senza essere mai al lavoro.
    La bizzarria della legge prevede che, infatti, i sindacalisti distaccati siano equiparati ai lavoratori anche nei benefit e negli straordinari, per cui ottengono anche loro premi produttività, progressioni economiche e avanzamenti.
    Il tutto senza mettere mai piede al lavoro. Questo in verità succede solo nel settore pubblico, perché - di norma - in quello privato il distaccamento non pesa sul vecchio datore di lavoro ma sul nuovo, cioè il sindacato.

    Il sindaco spazzino
    Così succede che il Comune di Firenze elargisca il premio di presenza anche al sindacalista assente, che Calabria e Campania li premino con le indennità di risultato, e che molti sindacalisti distaccati ricevano i buoni pasto per i pranzi che fanno altrove.
    E si badi, la richiesta di distaccamento sindacale è vincolante e va rispettata entro un mese se non si vuole finire davanti a un giudice.
    Domandare al povero sindaco di Sant’Angelo all’Esca, paesino di 900 abitanti in provincia di Avellino, costretto a fare anche lo spazzino quando l’unico suo dipendente comunale è stato «distaccato» dal sindacato.

    Corsia preferenziale
    Quando poi finisce il suo «distaccamento» il sindacalista trova, per legge, le porte spianate nel vecchio ente in cui lavorava.
    Perché c’è una norma astuta la quale prevede che il sindacalista abbia la precedenza sugli altri qualora chieda di riprendere servizio. Gli altri, cornuti e mazziati.

    La flessibilità?
    Parola che fa orrore ai sindacalisti, ma anche in questo si sono dovuti ricredere. Nel corso di un anno, spiega Stefano Livadiotti nell’Altra casta, la posizione di distacco può essere ripartita tra più dipendenti, oppure può diventare un part time. Il costo finale di tutti questi privilegi, per lo Stato, è di 125 milioni di euro (nel 2006).

    «L’espletamento»
    Ma i sindacalisti si assentano dal lavoro anche per altri ragioni. Ci sono i permessi per «l’espletamento del mandato», e ci sono le riunioni di organismi direttivi statutari del sindacato. I conclavi hanno occupato nel 2005 la bellezza di 475.508 ore complessive di lavoro, con un costo sociale di 8.749.000 euro.
    Per calcolare invece le ore di permesso conviene passare all’unità mensile, per non avere cifre a troppi zeri. Per le 8.400.000 ore di permesso a disposizione dei delegati sindacali in tutti i settori, pubblico e privato, il sistema Italia potrebbe perdere in linea teorica qualcosa come 154milioni di euro al mese.

    Paolo Bracalini www.ilGiornale.it 16 06 08

    saluti

  2. #2
    Amico di Oniria..wooff...
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    Predefinito

    marole SANTE come......................e difendono SOLO i lavativi....


    WOOFF...WOOFF...

  3. #3
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    Predefinito

    Cazzola: "Negli uffici statali un delegato ogni 1.400 addetti. E' roba da socialismo reale"

    di Mariateresa Conti

    Il deputato Pdl, già alto dirigente Cgil: "Il ministro fa benissimo a diffondere i dati. L'eccessiva sindacalizzazione è la vera causa dell'immobilismo. Preoccupano non i costi ma il loro potere, che è più forte di quello della casta politica"

    Onorevole Giuliano Cazzola, il ministro della Funzione pubblica, Brunetta ha annunciato che metterà in rete pure i permessi dei sindacalisti. Lei, che è stato a lungo alto dirigente della Cgil prima di passare alla politica e di diventare deputato del Pdl, che cosa ne pensa?
    «Fa benissimo. È vero che si tratta di dati di per sé già pubblici, che emergono dalla contrattazione collettiva. Ma è bene che siano diffusi perché la sindacalizzazione eccessiva è uno dei mali oscuri della pubblica amministrazione».

    In che senso la sindacalizzazione è un male oscuro?
    «Nel senso che, in media, nella pubblica amministrazione c’è un sindacalista ogni 1.400 persone, tipo medico della mutua, cosa da socialismo reale. E questa è una delle cause dell’immobilismo. Il ministro Brunetta, che vuole ricostruire la linea di comando, si scontra con questa eccessiva sindacalizzazione. Tra l’altro, essendo la pubblica amministrazione immune dal mercato, il negoziato sindacale diventa in un certo senso facilitato. Le faccio un esempio, da cittadino. Qualche tempo fa, come utente, mi trovavo in un ufficio dove si procedeva spediti perché al servizio del pubblico c’erano ben sette postazioni. Improvvisamente tutto si è fermato. Il motivo? A lavorare sono rimasti solo in due, gli altri cinque all’improvviso avevano deciso di partecipare ad un’assemblea».

    C’è anche un problema di costi. Solo di permessi per attività sindacali, secondo il libro di Stefano Livadiotti "L’Altra Casta", si spendono 99 milioni 528mila e 360 euro l’anno, un’enormità. Oppure no?
    «Indubbiamente i costi ci sono, e una eventuale potatura potrà essere utile. Ma non è questo il punto. Più che i costi a preoccupare devono essere gli aspetti di potere. Nella pubblica amministrazione c’è un’azione sindacale invasiva, che è tra le cause dell’inefficienza dell’intero sistema. Un dirigente, se deve cambiare qualcosa, deve contrattare con una serie infinita di soggetti. Per non parlare poi di alcuni Enti dove i sindacati fanno una contrattazione vera e propria per le posizioni di vertice».

    Insomma, una vera e propria «casta» alternativa, come dice il titolo del volume di Livadiotti...
    «Attenzione, c’è da fare una distinzione. La Casta di Rizzo e Stella parla dei privilegi dei politici, quella del sindacato è diversa. Il punto non sono i privilegi personali, il sindacalista spesso ha stipendi modesti. Il potere del sindacato, però, è superiore a quello della casta politica. Un sindacalista di un Ente ha più potere di un onorevole qualunque che non gestisce nulla».

    In che modo si esercita questa azione di potere del sindacato? «In mille modi, basta fare un giro e guardarsi intorno. Io sono stato per tanti anni in un grosso ente previdenziale, l’Inps: ci sono determinati incarichi che vanno sempre allo stesso sindacato. Il capo del Personale, ad esempio, è sempre della Cisl. Altri incarichi si dividono tra sigle diverse. Insomma, un sistema vero e proprio».

    Ma questo non finisce per snaturare quello che dovrebbe essere il ruolo del sindacato, non si crea uno scollamento con la base?
    «Il sindacato si mantiene come rete di potere, oggi è soprattutto questo a tenerlo in vita. E così finisce con l’essere di per sé “padrone” della base, in virtù di questo ruolo. Nella pubblica amministrazione entrare a far parte del club è come vincere un terno al lotto e quindi avere la massima agibilità politica. Non è un caso che nascano continuamente sigle nuove che proclamano scioperi anche da sole per far vedere che esistono. Perché, se esistono, si apre per loro la possibilità di sedersi a tavola».

    Nella sua esperienza quanti ha conosciuto che prendevano lo stipendio normale per svolgere esclusivamente attività sindacale?
    «Tutti in pratica. Nella pubblica amministrazione o si è distaccati o è molto poco conveniente avvalersi dell’aspettativa prevista dallo Statuto: il distacco, infatti, non incide sullo stipendio, l’aspettativa sì. Nel privato è diverso».

    Quanto potrà incidere rendere noti almeno i permessi dei sindacalisti?
    «Può servire nel quadro dell’operazione trasparenza in cui Brunetta si è impegnato. È un’operazione lodevole, a corredo delle riforme che il ministro ha annunciato».

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=269456&PRINT=S

  4. #4
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    Predefinito

    culura di sinistra.....piove sul bagnato

    http://www.generazioneelle.info/2008...cato-e-potere/
    Di Andrea Bernaudo***
    Già nel 1979, l’americano Milton Friedman, studioso di punta del neoliberismo, il più noto esponente della scuola “monetarista” e nobel per l’economia, scriveva, domandandosi “a chi giova il sindacato?” questa interessante riflessione: ” Tutti noi, inclusi i più sindacalizzati, siamo stati indirettamente danneggiati come consumatori dall’effetto che alti salari sindacali hanno avuto sul prezzo dei beni di consumo. Le case sono inutilmente care per chiunque, inclusi i carpentieri. I sindacati hanno impedito ai lavoratori di usare le loro capacità professionali per produrre i beni di maggior valore; li hanno costretti a ripiegare su attività in cui la loro produttività è minore.”
    Ho ricordato Friedman, perchè a distanza di quindici anni, le sue riflessioni sul sindacato sono di bruciante attualità, infatti in questo paese il problema dell’opposizione e del sindacato è rendere sempre più aspra la contrapposizione tra “i lavoratori” e “l’ingiusto governo Berlusconi”.
    Nell’interesse dei lavoratori penso sia più utile,invece, “portare in piazza” lo snaturamento del sindacato, per cominciare a rivisitarne tra l’altro anche i metodi di finanziamento.
    Il sindacato dei lavoratori vuole influire su scelte economiche che trascendono la materia del lavoro, arrogandosi il compito di gestire l’economia di questo paese.
    Che il sindacato sia entrato da tempo sul terreno delle istituzioni non c’è dubbio, la cosa molto preoccupante è che questa “istituzionalizzazione” ha comportato, ovviamente, la perdita totale di quella fisionomia strutturale di “movimento spontaneo” che per natura un sindacato dei lavoratori deve assolutamente avere per essere di qualche utilità reale.
    Sistemi di delega dal basso, ricambio della rappresentanza politica, e un rigido controllo nell’esercizio del potere rappresentano principi fondamentali di qualsiasi organizzazione che si vuole fare rappresentante di interessi collettivi. Ebbene, nei momenti decisivi dell’esperienza sindacale, non si è fatto un uso coerente, o peggio spesso non si è fatto uso alcuno, di queste elementari quanto ferree regole democratiche.
    La tendenza, poi, dei nostri sindacati all’unanimismo, all’appiattimento costante del dibattito politico-economico, in virtù di presunte “concordanze di vedute”, mi insospettisce non poco, e di certo questa caratteristica non giova ai lavoratori e ai pensionati (finanziatori del sindacato), i quali , magari, non avendo il tempo di studiare ogni provvedimento finanziario del governo, in buona fede, si affidano ai loro rappresentanti “istituzionali”.
    Oggi vediamo che, CGL CISL e UIL “uniti”, condannano Berlusconi e la finanziaria perche “colpiscono solo i lavoratori e i pensionati” e programmano con i “progressisti” scioperi da anni ‘30, turbati, siamo costretti con preoccupazione a leggerci la finanziaria, dove scopriamo che:
    i pensionati non vengono toccati;
    le società di comodo, invece, attuali oasi perfette per eludere il fisco, vengono tassate ab origine;
    ma soprattutto che i pensionati, con questa legge finananziaria, hanno l’opportunità giuridica di lavorare senza perdere una lira di ciò che percepiscono dalla pensione, non essendo più costretti a farlo in modo illegale, per non vedersi decurtata la meritata pensione.
    Alla luce di queste riflessioni non mi sorprende che economisti del livello di Modigliani dichiarino che ” si sta scioperando contro le generazioni future”, o che il leader dei Riformatori Marco Pannella passi l’intero finesettimana a radio radicale per denunciare le contraddizioni dei nostri sindacati e della sinistra sociologica e convochi per domenica 30 ottobre a Roma i cittadini di destra di sinistra o di centro per una marcia non violenta a favore della “verità sulla finanziaria” contro le mistificazioni nei confronti di provvedimenti econimici che , nel merito, rappresentano un piccolo passo avanti per la disastrata economia dell’azienda Italia.
    E’giunto il momento, di spostare il dibattito politico sull’intoccabile sindacato, sul ruolo che ha avuto nella bancarotta fraudolenta nella quale ci troviamo, sulla sua funzione e sul fatto che, ogni anno, nelle sue casse finiscono decine di centinaia di miliardi in modo illiberale, riducendo a zero la rappresentatività di questa istituzione che niente più ha in comune con quel “movimento spontaneo di lavoratori” che invece dovrebbe essere
    Se non si discute di questo, se non si restituisce il sindacato alla sua naturale funzione, ai lavoratori, ai disoccupati e ai pensionati, i conservatori continueranno con le falsificazioni contro i provvedimenti economici di questo governo, utilizzando la complicità di un sindacato che è teso più a mantenere il potere, per me illegittimo, che ha di influenza sulle scelte politiche ed economiche del governo, che a tutelare e a rappresentare chi lo finanzia.

 

 

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