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    Autodeterminazione per i Serbi del Kosovo.

    Governo locale per Mitrovica nord
    10.06.2008 Da Mitrovica, scrive Tatjana Lazarević [Srpski]

    Mitrovica - L'edificio del ministero per il Kosovo (foto. T. Lazarevic) Per la prima volta dopo 12 anni a Mitrovica nord si insedia una amministrazione locale. Preoccupazione sul versante albanese per l'annunciato parlamento parallelo serbo. L'UNMIK ribadisce la contrarietà a istituzioni parallele
    In seguito ad elezioni amministrative dello scorso 11 maggio, tenute per la prima volta dopo 12 anni, il 6 giugno una coalizione formata dal Partito Radicale Serbo (SRS) e dal Partito Democratico della Serbia (DSS) si è ufficialmente insediata come nuova amministrazione locale a Mitrovica nord.

    Come presidente della municipalità è stato nominato Nenad Topličević (SRS), personaggio fin'ora poco noto al pubblico, la carica di vice è stata invece riservata ad un rappresentante del DSS. Il presidente del consiglio municipale sarà un esponente del DSS, mentre il suo vice sarà del Partito radicale.

    Nel corso della seduta costituente del consiglio comunale di Mitrovica, sono stati verificati i mandati dei 30 consiglieri comunali, tra i quali 6 membri del Partito Democratico (DS) nonché 2 consiglieri del "Movimento per Mitrovica", fondato recentemente.

    Anche se la netta vittoria del partito radicale era più che prevedibile nei comuni del Kosovo settentrionale, l'affermazione del SRS anche nelle amministrative può essere interpretata come un “cambio della guardia” sulla scena politica locale, dopo il pluriennale dominio esercitato de facto dal partito dell’uscente primo ministro serbo Vojislav Koštunica.

    A partire dal 1999, i radicali sono stati assai più discreti nel loro impegno politico rispetto ai leader della sezione provinciale del DSS e della Consiglio Nazionale Serbo del Kosovo settentrionale (SNV), un’organizzazione molto vicina al partito del premier. Inoltre, la retorica dei vertici del DSS e del SNV, assomiglia fortemente, dal punto di vista del programma politico, a quella dei radicali.

    Durante le elezioni presidenziali di quest’anno, i leader del SNV, Milan Ivanović e Marko Jakšić, quest'ultimo anche un alto funzionario del DSS, hanno invitato ripetutamente i serbi del Kosovo a votare per Tomislav Nikolić, candidato presidente del partito radicale.

    La coalizione al governo di cosiddetti “popolari” (narodnjaci) e radicali nella città sull'Ibar avrà una solida maggioranza, potendo contare su 22 dei 30 consiglieri che costituiscono il consiglio comunale. Si suppone che anche i due consiglieri del Movimento per Mitrovica saranno vicini a questo schieramento. Questa impressione è stata rafforzata nel corso dell'assegnazione di cariche ad alcuni esponenti del potere locale (fatta senza la presenza dei consiglieri del DS).

    All’ordine del giorno della prima riunione ufficiale del consiglio, avvenuta subito dopo la seduta costituente, c’era la nomina della giunta, composta da 5 membri, ma anche la selezione di due deputati all’”Assemblea Provvisoria del Kosovo e Metohija”, la cui fondazione è prevista per il 15 giugno. Il posto di terzo delegato è riservato a un rappresentate del DS, partito che si è astenuto dal partecipare all’assemblea. Infatti, benché i 6 deputati del DS abbiano verificato i loro mandati nel corso della seduta costituzionale, questi, appena prima dell’inizio della riunione hanno lasciato la sala.

    I democratici hanno posto le numerose obiezioni sulla procedura, come per esempio sui criteri controversi per la selezione di partecipanti dell’assemblea, oppure sulla mancata visibilità delle biografie dei candidati, in particolare quella del segretario comunale, che non soddisfaceva nemmeno le norme della legge per svolgere quella funzione. I deputati del DS hanno criticato inoltre il fatto che l’assemblea si svolgerebbe in assenza di norme interne nonché di uno statuto, e quindi, secondo il regolamento attuale, non consentirebbe la nomina del presidente della municipalità, né del suo vicepresidente.

    Dragiša Djoković, fiduciario del DS, per niente contento della prima assemblea, tenuta in gran fretta, né del suo ordine del giorno, l'ha definita “cosacca” e “banditesca”. In una sua dichiarazione per una radio locale, Djoković ha detto che "il DS non vuole servire da arredamento" e che non gli è chiaro perché la coalizione al governo fosse così impaziente di presentare le proprie proposte, potendo contare su una maggioranza assoluta con 24 consiglieri.

    Nel frattempo, i media albanesi hanno annunciato sulle prime pagine dei giornali la formazione del consiglio comunale serbo di Mitrovica nord e la loro intenzione di formare un parlamento parallelo. Il quotidiano albanese “Express” ha titolato “Cementate le strutture parallele”, mentre i rappresentanti dell'UNMIK hanno ribadito che gli unici rappresentanti serbi legittimi sono quelli nominati dall’UNMIK stesso, e che “qualsiasi formazione di strutture parallele nel Kosovo è contraria alla risoluzione 1244”. Tuttavia, Russell Geekie, portavoce della missione, in una sua dichiarazione per la KTV, tv pubblica kosovara, non è stato in grado di specificare se il capo dell’UNMIK Joachim Rücker procederebbe ad annullare un eventuale parlamento provinciale serbo. Ha ribadito, però, che il capo dell’UNMIK “è l’unica autorità in Kosovo”.

    Anche se nel corso dello scorso week-end l'agenzia stampa serba “Beta” ha riportato la notizia secondo cui entro fine giugno l'UNMIK procederà a nominare i consigli comunali delle municipalità a maggioranza serba, rimasti vacanti a causa del boicottaggio alle ultime elezioni kosovare, lunedì il quotidiano “Zeri” ha scritto che alla fine è stato deciso di prolungare il mandato agli attuali presidenti nelle municipalità in questione per altri sei mesi. Facendo riferimento a fonti diplomatiche “Zeri” parla anche di un incontro tenuto a Priština dallo stesso Rücker con i rappresentanti del “gruppo di contatto” e della Russia.

    Nel corso dell'incontro Rücker avrebbe proposto due diverse strade per uscire dall'impasse. La prima prendeva in considerazione la possibilità di nominare come amministratori in quattro municipalità a maggioranza serba (con l'esclusione di Mitrovica) coloro che hanno raccolto la maggioranza dei voti durante le amministrative serbe tenute lo scorso 11 maggio. I rappresentanti di USA e degli altri paesi occidentali hanno però respinto la proposta, ricordando che l'UNMIK stesso ha dichiarato quelle consultazioni illegittime e non valide. Rücker avrebbe quindi deciso di prolungare di sei mesi il mandato agli attuali presidenti, provocando stavolta la furiosa protesta del rappresentante russo.

    Eccetto alcune entità politiche di minore rilievo, i serbi del Kosovo non si sono presentati alle ultime elezioni, politiche e locali, tenute nel novembre del 2007.

    Nell'aria aleggia una situazione di “déjà vu”. Di tutti i rappresentanti nominati, più “anni di servizio” hanno i serbi di Mitrovica nord, dove da anni esistono e operano le istituzioni parallele sotto la direzione internazionale o della Repubblica di Serbia.

    Malgrado ciò, Mitrovica nord è l’unica città del Kosovo dove non esiste un autogoverno locale dai tempi delle elezioni amministrative serbe del 1996. All’epoca, Slobodan Milošević aveva un forte sostegno dei serbi della regione, mentre gli albanesi boicottavano le elezioni. Nel frattempo, dopo i conflitti armati del 1999, è l’UNMIK a detenere l'autorità in Kosovo, mentre a partire del 2003-4 è iniziato il processo di trasferimento di potere verso le istituzioni del governo locale.

    Dopo le elezioni amministrative del Kosovo nel 2002, durante le quali i serbi, per la prima e l’ultima volta, hanno partecipato numerosi, si sono create le istituzioni di autogoverno locale nei comuni a maggioranza serba, però non nella parte nord di Mitrovica. I serbi di Mitrovica, allora, boicottarono queste consultazioni, nonostante la grande campagna dell’allora capo dell’UNMIK Michael Steiner mirata proprio a Mitrovica nord.

    Il suo piano in sette punti, pubblicato una decina di giorni prima delle elezioni, proponeva alla popolazione serba decentralizzazione e sviluppo economico, a condizione di recarsi alle urne, ed assicurava che non sarebbero stati tollerati trasferimenti violenti di albanesi dal sud al nord della città, ma richiedeva che fosse implementata un’amministrazione comune per unire la città. Tutto questo, però, non aveva motivato i serbi di Mitrovica a recarsi a votare. Nello stesso tempo anche Nebojša Čović, presidente del Centro per il Coordinamento del Kosovo e Metohija (ente governativo serbo allora incaricato di occuparsi del Kosovo), proponeva un piano alternativo, che l’UNMIK però non ha preso in considerazione.

    Visto il vuoto politico ed amministrativo venutosi a creare nella parte settentrionale della città, si sono tenuti allora una serie di colloqui tra i rappresentanti serbi e l’UNMIK, che presto hanno portato ad un accordo. Belgrado ha emesso nell’ottobre dello stesso anno un documento sull’amministrazione di Mitrovica nord, secondo il quale la città sarebbe stata governata dall’UNMIK fino a compimento delle condizioni necessarie per svolgere le elezioni amministrative.

    Dopo un mese, con una sua deliberazione, Steiner diede inizio all'amministrazione locale ONU a Mitrovica nord. In pratica, questo voleva dire che l’amministrazione eletta al sud dell'Ibar non ha di fatto nessuna possibilità di ingerenza sulla parte nord, gestita da autorità internazionali. E' stato nominato anche un consiglio, composto da sette membri, che non aveva però alcun potere esecutivo. Nel frattempo la Serbia ha sostenuto le istituzioni locali finanziandole e provvedendo sopporto logistico.

    La notizia che la parte settentrionale della città ha nominato le proprie istituzioni di autogoverno locale, dopo 12 anni di attesa, è messa tuttavia in ombra dalle dichiarazioni, nonché dalle possibilità concrete, che i serbi decidano di costituire un loro proprio parlamento kosovaro il 15 giugno, che chiameranno "provvisorio" fino all’organizzazione di elezioni in tutto il Kosovo.

    Fonte: Osservatorio Balcani

  2. #2
    karadzic-criminale di guerra
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    Autodeterminata minoranza serba in Kosovo dovrebbe godere tutti i diritti di una minoranza autodetzerminata nella Repubblica Kosovo

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Garonja Visualizza Messaggio
    Autodeterminata minoranza serba in Kosovo dovrebbe godere tutti i diritti di una minoranza autodetzerminata nella Repubblica Kosovo
    Neanche scherzare. Come gli schipetari dichiarano che non e' possibille convivere con i serbi, lo stesso vale anche a parti invertite. Del resto il Kosovo attuale e' un vero e proprio buco nero e quindi bisogna salvare il salvabile. Chiusura ermetica con gli albanesi.I serbi non sono minoranza bensi' maggioranza e non riconosceranno (giustamente) il falso stato kosovaro, che e' molto simile a quello della seconda guerra mondiale. Stesso discorso per la Croazia, anche se qui' la similitudine e' meno evidente.

  4. #4
    karadzic-criminale di guerra
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    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    Neanche scherzare. Come gli schipetari dichiarano che non e' possibille convivere con i serbi, lo stesso vale anche a parti invertite. Del resto il Kosovo attuale e' un vero e proprio buco nero e quindi bisogna salvare il salvabile. Chiusura ermetica con gli albanesi.I serbi non sono minoranza bensi' maggioranza e non riconosceranno (giustamente) il falso stato kosovaro, che e' molto simile a quello della seconda guerra mondiale. Stesso discorso per la Croazia, anche se qui' la similitudine e' meno evidente.

    vabbene

    da parte mia questo era solo uno scherzo

  5. #5
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    Il Kosovo di Peter Feith
    17.06.2008 Da Pristina, scrive Alma Lama

    Peter Feith A pochi giorni dall’entrata in vigore della costituzione kosovara, che apre la strada allo spiegamento della missione europea EULEX, la nostra corrispondente ha incontrato a Pristina Peter Feith, Rappresentante speciale dell’UE in Kosovo
    E' arrivata l'attesa lettera del Segretario Generale dell'Onu sulla riconfigurazione della missione Unmik, il cui senso generale parla di una riorganizzazione della struttura della missione al fine di permettere all'Unione Europea di assumere un ruolo rafforzato in Kosovo, ma in accordo con la risoluzione 1244. Crede che questo possa significare la nascita di una missione “a due teste”?

    Innanzitutto vorrei ricordare che non c'è soltanto la lettera, ma anche un rapporto che lo stesso Segretario Generale invierà a breve. In secondo luogo, credo che bisogna accogliere con soddisfazione il fatto che sia stata riconosciuta la nuova realtà emersa in Kosovo, decidendo di riconfigurare la presenza dell'Unmik e di permettere quindi alla missione Eulex di spiegarsi su territorio kosovaro. Credo sia un passaggio positivo e spero questo venga accolto anche dal governo e dalla gente del Kosovo.

    Ma l'Unmik resterà su alcune parti del territorio, e la sua polizia e il suo sistema giudiziario continueranno a funzionare...

    Sicuramente l'obiettivo finale è quello di avere una sola missione.

    Ma quali sono le garanzie che questo accadrà davvero? Se questo scenario fosse possibile, non avrebbe dovuto già divenire realtà?

    Certamente abbiamo avuto un certo ritardo e abbiamo perso del tempo, da una parte per ragioni tecniche, dall'altra a causa delle consultazioni necessarie a trovare il consenso da parte degli attori internazionali più importanti, incluso il Consiglio di Sicurezza. Ci sarà bisogno ancora di tempo, ma sono convinto che raggiungeremo l'obiettivo molto presto.

    Spera ancora che la Russia possa cambiare il suo approccio alla questione kosovara? Nelle ultime dichiarazioni russe, il Kosovo viene considerato ancora parte della Serbia...

    Dobbiamo aspettare per vedere quali saranno le prossime reazioni del governo russo, ma credo sia significativo che il Segretario Generale dell'Onu abbia riconosciuto che la nuova costituzione del Kosovo entra in vigore dal 15 giugno e che questa fa parte della nuova realtà sul terreno. Questo è un chiarimento importante.

    La costituzione è in vigore dal 15 giugno, ma l'Unmik resta, anche se la costituzione stessa non riconosce la presenza della missione Onu...

    Come ho già detto dobbiamo aspettare il rapporto e, credo, dovremo avere un po' di pazienza, ma presto il Segretario Generale definirà i prossimi compiti dell'Unmik, che saranno piuttosto diversi da quelli avuti negli ultimi nove anni. Sicuramente il 15 giugno marca uno spartiacque, un cambiamento sul terreno che delinea la futura fine dell'amministrazione internazionale in Kosovo. L'Onu continuerà a rispondere a determinati compiti e ad supportare la fase iniziale di Eulex, un ruolo che io credo positivo.

    Eulex sarà dispiegata sotto l'egida delle Nazioni Unite. Anche lei, come rappresentante dell'UE si troverà sotto l'ombrello dell'Onu?

    Questa è una questione piuttosto complessa. In ogni caso, sia come European Union Special Representative in Kosovo che come International Civil Representative la mia figura non è inclusa all'interno di questa cornice negoziale, dove verrà invece a trovarsi la missione Eulex, guidata dal generale De Kermabon, che riferirà al palazzo di vetro di New York ad intervalli regolari, per un periodo limitato di tempo. Le istruzioni, però, verranno da Bruxelles, e in questo senso possiamo dire che la missione godrà di una ampio grado di autonomia. L' International Civilian Representative, in accordo con la costituzione appena entrata in vigore, sarà l'autorità suprema nell'interpretazione degli aspetti civili dell'implementazione del piano Ahtisaari.

    Che tipo di rapporti avrà con il successore di Rucker, che avrà un differente mandato rispetto a quello dell'attuale capo missione Unmik?

    Devo essere molto conciso su questo punto, visto che istruzioni in questo senso non sono ancora arrivate. Non dimentichiamo che la situazione sarà discussa all'interno del Consiglio di Sicurezza e che a breve il Segretario Generale dell'Onu sarà più preciso sul futuro ruolo del suo Rappresentante Speciale.

    Ma quale sarà l'autorità al comando, qui in Kosovo? Non è una domanda complicata, ma la risposta sembra tutt'altro che semplice...

    Sì, la questione è complessa. Ripeto che, dopo il 15 giugno, l'autorità viene esercitata dal governo kosovaro, nonostante il permanere della comunità internazionale. Come International Civilian Representative, insieme al mio staff, provvederò a sostenere e a consigliare il governo sull'implementazione del pacchetto Ahtisaari. Anche l'Onu continuerà a svolgere delle funzioni di grande utilità: monitorerà la situazione in Kosovo e probabilmente aiuterà il giovane stato nelle sue relazioni con l'esterno. Dico probabilmente, perché un accordo su queste materie deve ancora essere trovato. Si tratterà comunque di un campo d'azione molto limitato.

    A partire dalle informazioni oggi disponibili, nel Kosovo settentrionale l'Unmik continuerà ad amministrare le funzioni di polizia e giustizia, visto che Eulex non è accettata dalla popolazione serba. Stiamo andando nella direzione di due missioni, una per gli albanesi e l'altra per i serbi?

    All'inizio l'impressione potrebbe essere questa, ma gradualmente Eulex assumerà responsabilità operative in tutto il Kosovo, anche nella sua parte settentrionale. Nel giro di due o tre mesi Eulex sarà in piena capacità operativa.

    Ma c'è un piano operativo? Forse la domanda dovrebbe essere rivolta al generale De Kermabon, ma il problema si pone anche per l'ICO, che ha un ufficio a Mitrovica sud, ma non a nord dell'Ibar. Come superare questa impasse?

    Effettivamente dovrebbe essere De Kermabon a rispondere. Comunque, anche l'ICO (International Civilian Office) ha l'ambizione di sviluppare la propria missione anche a nord di Mitrovica. Abbiamo i nostri contatti in quell'area, e riteniamo che nei prossimi mesi saremo in grado di essere attivi anche lì.

    I serbi sembrano però prendere delle posizioni sempre più rigide, non vogliono prendere parte a questo processo. Belgrado si oppone ad ogni proposta, mentre le strutture parallele sono state rafforzate dopo la proclamazione di indipendenza. Pensa che uno scenario ottimistico sia anche reale?

    Aspettiamo di vedere le reazioni di Belgrado alle proposte del Segretario Generale. Queste contribuiranno sicuramente a chiarire la situazione. Il Segretario Generale ha riconosciuto una nuova realtà in Kosovo, e nuove opportunità per il governo kosovaro. Con la nuova presa di posizione ci saranno forse elementi di novità anche per Belgrado. Chiaramente, c'è il bisogno di superare la sfiducia dei serbi del Kosovo, ma sono convinto che la cornice loro offerta col piano Ahtisaari sia la migliore tra quelle possibili. Il governo del Kosovo è molto impegnato in questa direzione, e io spero che questo processo possa portare ad un pieno spiegamento della missione europea sull'intero territorio kosovaro.

    Oltre a costruire strutture parallele, i serbi hanno tenuto anche elezioni amministrative, dichiarate illegittime. Esiste la possibilità di negoziare con i rappresentanti eletti in queste consultazioni e di raggiungere con loro un qualche compromesso nel futuro?

    Su questo tema esiste un altro punto di incertezza, che è relativo alla formazione del nuovo governo a Belgrado. Continuiamo a sperare che la Serbia avrà presto un governo di ispirazione fondamentalmente pro-europea, e sarà compito proprio di questo governo di scegliere se instaurare presto un nuovo clima di dialogo con la comunità internazionale e forse, tra non molto, anche con Pristina.

    Il ruolo dell'ICO è quello di supervisione del piano Ahtisaari, un piano che i serbi del Kosovo non hanno accettato, e che non parteciperanno ad implementare. Accetterete un'implementazione solo parziale del piano?

    Per un'implementazione piena abbiamo bisogno della cooperazione dei serbi del Kosovo, e quindi anche di quella di Belgrado. Torno a ripetere che dobbiamo conquistare la fiducia della comunità serba del Kosovo, ed allo stesso tempo del supporto attivo da parte di Belgrado. Ad esempio, il pacchetto Ahtisaari concederà relazioni privilegiate tra i serbi del Kosovo e la Serbia nel campo dell'istruzione e della sanità. Noi vorremmo che le scuole della comunità serba, che seguono il curriculum serbo, possano ricominciare senza problemi dopo la pausa estiva. Perché questo succeda, abbiamo bisogno di un qualche supporto da parte delle istituzioni serbe.

    Il Kosovo, nonostante la dichiarazione di indipendenza, non è ancora uno stato funzionante: le frontiere sono aperte, le strutture parallele sono attive ed ancora più forti. Molti compromessi sono stati accettati in nome di una funzionalità che non si vede. In Kosovo c'è un sentimento di insoddisfazione diffuso...

    Io non ho questo tipo di percezione. Il Kosovo sta funzionando molto bene come stato, acquista un riconoscimento internazionale crescente e non c'è motivo di pensare che, da questo punto di vista, si stia perdendo terreno. C'è solo bisogno di più tempo. Stiamo ancora lottando per superare l'eredità di anni di sfiducia, ma credo che oggi esistano le giuste condizioni, inclusa la situazione a Belgrado, perché le cose cambino per il meglio.

    Non crede che con questa riconfigurazione, e con la presenza di tante missioni diverse, il Kosovo entri in una nuova fase sperimentale?

    Non parlerei di “fase sperimentale”. Vedo la nuova situazione come una riaffermazione del Kosovo come nazione indipendente e come elemento di stabilità della regione sulla strada verso l'UE. Credo che il 15 di giugno segni un momento significativo, che rappresenta il coronamento di un importante lavoro sul piano della produzione legislativa. La costituzione approvata, che è la più moderna al mondo, contiene tutti gli elementi che l'Unione Europea giudica necessari e riflette i valori europei. In una settimana o due, poi, saranno approvate tutte le le leggi previste dal piano Ahtisaari come cornice di protezione delle minoranze, e quelle sulla decentralizzazione. Tutto questo rappresenta un enorme risultato da parte del governo kosovaro.

    Fonte: Osservatorio Balcani

  6. #6
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    Tanto finirà in nulla. La russia non interverrà, la serbia militarmente non farà nulla e il kosovo diventerà uno stato ufficiale.

  7. #7
    karadzic-criminale di guerra
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    Citazione Originariamente Scritto da Albex Visualizza Messaggio
    Tanto finirà in nulla. La russia non interverrà, la serbia militarmente non farà nulla e il kosovo diventerà uno stato ufficiale.

    e noi siamo tristi

  8. #8
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    Il Kosovo diventera' uno stato ufficioso a sud dell'Ibar.

  9. #9
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    Intervista ad Albin Kurti.

    La situazione in Kosovo appare sempre più caotica. In un post precedente ho cercato di mettere in luce, in base ad alcuni documenti che ho avuto modo di leggere, a lanci di stampa e ad alcuni articoli, il fatto che l’arrivo della missione europea (ICO/EULEX) vada a complicare la situazione dei rapporti sul campo, soprattutto per un disaccordo che ci sarebbe con l’UNMIK, la missione Onu ancora presente nel paese dal momento della risoluzione 1244 del 1999. Tale situazione ha fatto dire a qualcuno che si prospetta una divisione de facto del paese, nel quale l’ICO/EULEX si stabilirebbe nella parte albanese e l’UNMIK nelle parti serbe.

    Anche in seguito alle elezioni in Serbia, ho voluto sentire cosa ne pensa Albin Kurti, storico leader studentesco degli anni Novanta e ora leader del movimento di autodeterminazione kosovara - Levizja VETEVENDOSJE! Movement for SELF-DETERMINATION! – che da sempre si batte contro l’assenza di sovranità del Kosovo dovuta alla presenza della comunità internazionale.

    Albin Kurti quindi ha rilasciato questa l’intervista per bora.la, rispondendo via mail alle mie domande, e lo ringrazio della disponibilità.


    Gian Matteo Apuzzo: Alcune agenzie di stampa e anche un recente articolo della BBC mettono in luce un difficile rapporto tra l’UNMIK e l’ICO/EULEX, facendo prevedere non più una sostituzione ma una sovrapposizione e una compresenza delle due missioni in Kosovo. Cosa pensi rispetto a questa possibilità?

    Albin Kurti: L’Unmik non sta realmente lasciando il paese e l’Eulex sta arrivando. Più regole internazionali e quindi più burocrazia. Unmik probabilmente verrà ridotto e cambierà sede. EULEX porterà in Kosovo ancora più poliziotti e giudici, quando a noi servono soprattutto esperti di economia, dottori, professori. Paradossalmente la priorità dell’EULEX sarà quella di garantire lo stato di diritto, la legge, mentre il personale dell’EULEX sarà sopra la legge: loro avranno l’immunità dalla legge che applicheranno sulla popolazione locale.

    Apuzzo: Conosco la posizione del movimento che tu guidi (Levizja VETEVENDOSJE!Movement for SELF-DETERMINATION!), critica verso la presenza internazionale, ma durante il mio viaggio in Kosovo la gente che ho incontrato sosteneva che la missione internazione in Kosovo fosse necessaria, vista la situazione attuale. Concordi con questa visione?

    Kurti: Io non sono contro la presenza internazionale in Kosovo ma contro il carattere attuale di questa presenza. In modo specifico, diverse organizzazioni internazionali dovrebbero aiutare e supportare la popolazione locale, ma non legiferare su di essa. La popolazione del Kosovo è sempre riconoscente verso i rappresentanti del “mondo democratico” per il loro contributo nel liberare il paese dalla brutale violenza dell’esercito di Milosevic. La gente vede l’attuale presenza internazionale come una normale conseguenza di ciò. Allo stesso tempo però, mi pare ovvio, vorrebbe essere libera, indipendente e sovrana. Se si prendesse il tempo per parlare più a lungo e in maniera informale con le persone appartenenti alla popolazione albanese, sarebbe evidente l’insoddisfazione e la disaffezione. La gente qui considera maleducato e sconveniente esprimere cosa pensa davvero dei burocrati internazionali.

    Apuzzo: Tra gli scenari possbili del futuro del Kosovo, si ipotizza anche una divisione de facto del paese, con la missione europea dispiegata nella parte albanese e l’UNMIK presente nelle parti serbe. Ritieni possibile tale scenario?

    Kurti: É uno scenario possible. Ci hanno definiti sui generis, quindi tutto è possible. Stanno semplicemente sperimentando. Di conseguenza, noi siamo invasi da una valanga di atti politici senza sostanza e pieni di improvvisazione. Nessuno si preoccupa. Il paradigma della presenza internazionale in Kosovo (con o senza l’ICO/EULEX) rimane lo stesso: stabilità, che non significa sviluppo. Agiranno dove possono. E manterranno la situazione esistente (sebbene ciò significhi la stabilizzazione anche della miseria e una crescita economica negativa).

    Apuzzo: Rispetto agli scontri avvenuti lo scorso 17 marzo, in seguito allo sgombero del tribunale occupato dalla popolazione serba, nella parte nord di Mitrovica, alcuni osservatori sostengono che si sia trattato di una prova di forza tra l’UNMIK e i serbi di fronte all’imminente arrivo della missione europea. Tu cosa pensi in merito?

    Kurti: Certamente strutture parallele della Serbia nel nord del Kosovo volevano dimostrare che quella parte del paese appartiene alla Serbia. Io credo che loro non si oppongano all’UNMIK, piuttosto si oppongo all’ICO/EULEX. Pur di dimostrare cosa considerano come nemico, hanno attaccato perfino i loro amici.

    Apuzzo: Il tuo movimento ha organizzato una grande manifestazione il 9 maggio per protestare e esprimere la piena contrarietà alle elezioni serbe svolte sul territorio del Kosovo e per chiedere alle autorità che venissero bloccate. Cosa pensi di queste elezioni e dei risultati?

    Kurti: il Kosovo non guarda a Belgrado con gli occhi della UE. I partiti politici in Serbia hanno delle differenze sulle questioni interne e sull’integrazione della Serbia in Europa. Ma questi partiti non hanno differenze sostanziali quando si parla di Kosovo. Tutti si oppongono all’indipendenza del Kosovo e i loro dirigenti fanno parte delle strutture parallele della Serbia che ostacolano l’indipendenza del Kosovo sul campo. Queste elezioni sono molto negative per l’integrità territoriale del Kosovo e per la sua sovranità. È una vergogna che l’UNMIK e il nostro governo abbiano tollerato che si svolgessero sul nostro territorio. Noi chiedevamo che venissero prese almeno 4 misure: 1) fermare la campagna elettorale dei politici della Serbia in Kosovo; 2) fermare l’ingresso in Kosovo delle urne elettorali e confiscare tutte quelle che fossero state trovate; 3) evitare l’uso ufficiale di edifici pubblici come seggio; 4) arrestare i dirigenti elettorali.


    Apuzzo: Quale è la tua opinione sul futuro del paese?

    Kurti: Purtroppo se nulla di diverso accade rispetto agli attuali percorsi politici, il Kosovo si trasformerà in un’altra Bosnia. La missione Europea “sopra” e la divisione etnica sul campo (così come previsto, in fondo, dal Piano Ahtisaari).

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    KOSOVO: PRESIDENTE SEJDIU, 'NON SAREMO LUOGO PER ESTREMISTI'

    PRISTINA Il presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu ha detto che il suo paese non sara' ''un luogo per estremisti politici'', riferendosi al recente insediamento del parlamento serbo nella citta' simbolo di Mitrovica, divisa a meta' tra serbi e albanesi.

    A questo riguardo Sejdiu ha fatto appello ai serbo-kosovari a ''non farsi manipolare dagli ufficiali serbi, con l'intenzione di destabilizzare il Kosovo''. Il presidente ha parlato con i giornalisti al termine di colloqui a Pristina con rappresentanti dell'International Steerling Group for Kosova (Isg), con i quali ha esaminato gli ultimi sviluppi della situazione dopo l'entrata in vigore della costituzione del Kosovo.

    Sabato scorso i nazionalisti serbi del Kosovo hanno insediato il loro parlamento a Mitrovica, affermando che il Kosovo e' parte della Serbia. Piter Feith, capo dell'International Civilian Office in Kosovo, ha detto da parte sua che tale iniziativa ''e' senza alcun effetto legale''. E si e' detto fiducioso sulla volonta' del nuovo governo serbo di contribuire a favorire sviluppi positivi nei rapporti tra Belgrado e Pristina.

    Oggi intanto si e' cominciato ad affrontare la questione della demarcazione della frontiera tra Kosovo e Macedonia. (ANSA).
    30/06/2008 19:15

 

 
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