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    Red face Svelata "l'imparzialità" di chi dovrebbe giudicare Berlusconi

    Gandus, dal ’68 all’ala rossa delle toghe

    di Luca Fazzo

    La titolare del processo, militante della corrente radicale di Md, esterna anche sul web l’avversione al Cavaliere

    da Milano

    «Vede - sorride Nicoletta Gandus - i difensori di Berlusconi in questa stanza ci sono venuti più di una volta, nell’ultimo anno e mezzo. E se fosse stata addobbata con striscioni e bandiere rosse se ne sarebbero accorti prima, no?». Invece le bandiere rosse non ci sono. Ci sono, nell’ordine: un poster con Snoopy («Oggi ho preso centoventi decisioni... tutte sbagliate!»), un manifesto di una mostra sull’espressionismo, la gigantografia di una manifestazione di studentesse femministe.
    Sufficiente, per stabilire che - come scrivono i difensori del premier - la Gandus è un giudice che fa politica? La domanda, in realtà, è irrilevante. Perché è la stessa Gandus a non fare mistero, anzi a rivendicare da sempre il suo diritto di fare politica. E di farlo a sinistra: in Magistratura democratica, la corrente radicale dei giudici. Senza, sostiene lei, che questo influisca sulla serenità delle sue sentenze.
    Milanese - classe 1949, cugina di una firma storica di Panorama - la Gandus fa parte della generazione che a metà degli anni Settanta transita direttamente dai ranghi della contestazione studentesca a quelli della magistratura: e che rivendica da subito il proprio buon diritto a mettere i due mondi in comunicazione, nel nome di un «rinnovamento» della magistratura e della sua «funzione sociale». Politicamente è a sinistra del Pci. La maggior parte dei suoi coetanei che indossano la toga in quegli anni sceglie trincee dove potersi esibire appieno: la pretura del lavoro, la Procura della Repubblica. Lei sceglie invece di fare il giudice, anzi, il pretore penale. Di occuparsi di piccoli processi, di reati da due soldi, quelli che i colleghi snobbano. «Il mio ufficio è sempre stato al pian terreno», dice ieri con una punta di civetteria.
    Si è sempre considerata una garantista: «per me il carcere è l’ultima ratio», ama dire. «Più che una garantista, una buonista» la sfottono i colleghi della Procura, che spesso escono sconfitti dai suoi processi. Di certo è una che nel dubbio assolve, sia che l’imputato sia un ladro, che un tossicomane, che un colletto bianco: è lei, per esempio, ad assolvere con formula piena l’anno scorso il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, accusato di corruzione per la faccenda della discarica di Cerro Maggiore. In aula cerca di governare le udienze più con l’equilibrio che col pugno di ferro: «Sul comportamento processuale della dottoressa - dice ieri Piero Longo, uno dei difensori del Cavaliere nel caso Mills - non posso dire niente di male. Certo, ci ha sforbiciato la lista dei testimoni, ed è più facile che dia ragione all’accusa che a noi. Ma direi che, rispetto alla media dei suoi colleghi, non abbiamo niente da recriminare. Il problema è quello che dice fuori dall’aula. Tutte cose legittime, per carità. Ma è evidente che considera Silvio Berlusconi un avversario».
    Eh sì, il problema è questo. Per Nicoletta Gandus il presidente del Consiglio è il responsabile di buona parte dei mali del Paese in genere e della giustizia in particolare. Non fa mistero di questa opinione, la manifesta ogni volta che può: siti web, cortei, dibattiti, tavole rotonde. Certo, come altri suoi colleghi avrà notato con disappunto che le leggi di cui nel 2006 reclamava la cancellazione non appena la sinistra avesse vinto le elezioni sono rimaste tutte lì. Ed è probabile che, in qualche modo, si senta tradita anche dalla sua area di riferimento.
    Ma non c’è dubbio che consideri Silvio Berlusconi il responsabile numero uno delle norme «che hanno devastato il nostro sistema giustizia». La domanda è: sarebbe in grado di dimenticarsi, al momento della sentenza, che l’imputato Berlusconi è lo stesso Berlusconi contro cui si scaglia? «Io - dice Piero Longo - non so se la dottoressa Gandus sia ancora un giudice imparziale. Ma di certo non appare più come tale. E questo è sufficiente per toglierle questo processo».

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=269776&PRINT=S

  2. #2
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    L’opposizione acclama il giudice del caso Mills

    di Luca Telese

    Urla e insulti dai banchi di Pd e Idv ma anche cori per la Gandus. A vuoto il tentativo di fermare il pacchetto sicurezza

    da Roma

    Barricate a Palazzo Madama, e venne il giorno di «Nicoletta». Che poi sarebbe Nicoletta Gandus, fino a ieri l’anonima presidente della decima sezione del Tribunale di Milano, e da ieri la nuova eroina dell’opposizione in Senato: «Siamo tutti Nicoletta Gandus!», gridano i dipietristi, con corredo di cartelli - Ni-co-let-ta! Ni-co-let- ta! - e di nuovo l’aula si arroventa con il fuoco delle polemiche e delle battaglie parlamentari estive.
    Dopo un mese di luna di miele, insomma, tornano i botta e risposta, gli escamotage regolamentari, insomma tutti i riti dell’opposizione in trincea. C’è Emma Bonino che prova a ingolfare la macchina degli emendamenti chiedendo che non si proceda al voto, ci sono di nuovo i cori, gli insulti, il piccolo catino di velluto rosso che si incendia di rabbia. Mica male per una giornata che era iniziata alle 11 del mattino senza colpo ferire, con un pacato ritmo estivo. Adempimenti, commemorazioni, nulla di che, tutto come da routine. Poi, improvvisamente, il presidente Renato Schifani non fa nemmeno in tempo a dare la parola ai due relatori del provvedimento sulla sicurezza - Filippo Berselli e Carlo Vizzini - che subito prende la parola l’ex magistrato Felice Casson, eletto del Pd: «Chiediamo che venga data lettura alla lettera di Berlusconi!». A ruota prende interviene anche il dipietrista Felice Belisario: «Questa lettera non può essere considerata una corrispondenza privata! Le sarei grato se lei volesse dare solenne lettura al testo!». Schifani non si tira indietro: «Non lo avevo annunciato, ma la presidenza si riservava già di farlo, una volta incardinato il procedimento... ». Per un attimo il clima si distende, sembra che tutti siano soddisfatti. Dura poco, anzi, pochissimo. Perché poi, quando Schifani legge effettivamente la lettera di Berlusconi, esplode la rabbia delle opposizioni. Schifani sta scandendo il passaggio in cui il premier scrive: «I miei legali mi hanno informato che tale revisione normativa sarebbe applicabile... », che già iniziano motteggi, qualche buhhh! Prosegue: «... Sarebbe applicabile a uno fra il molti fantasiosi processi che i magistrati di sinistra hanno intentato - il mormorio si trasforma in interruzioni “basta!” - contro di me per fini di lotta politica... ». Insomma, un pandemonio. Batte il tamburo di guerra, in Transatlantico, il vicepresidente dei deputati del Pd Luigi Zanda: «Ci opporremo con tutti gli strumenti che il regolamento consente!».
    Subito dopo tutti i senatori del centrosinistra si iscrivono per parlare, e ripetono come un disco rotto la stessa frase: «Chiediamo di non passare al voto sugli articoli del testo». Ma per quanto abbia la forza di ostacolare, in Senato il centrosinistra non ha i numeri per bloccare l’esame del testo. E così la rottura si consuma, tra vampate di adrenalina.
    Poco prima delle pausa pranzo la strategia ostruzionistica si arena, e il Senato respinge la richiesta delle opposizioni di «non passaggio» agli articoli sul decreto sicurezza: 159 voti contrari, 122 a favore e 3 astenuti. La battaglia prosegue fuori dall’aula: «Trovo sconcertante quello che sta accadendo in queste ore», attacca la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro. Altri, come il senatore del Pd Giovanni Legnini, criticano Schifani per la sua conduzione. Gli ribatte il vicepresidente del gruppo del Pdl Gaetano Quagliariello: «È grave - osserva - far mancare all’interno dell’aula il principio di lealtà e il rispetto, soprattutto nei confronti del presidente del Senato, che non è mai venuto meno, neanche nei momenti di più accesa contrapposizione durante la scorsa legislatura». Antonio Di Pietro taglia l’erba sotto i piedi del Pd, e arriva parlare di «strategia criminale». Nel pomeriggio l’ufficio di presidenza fissa - in un clima tesissimo - il nuovo calendario. La battaglia finirà martedì prossimo, quella parlamentare, almeno. Il «dialogo» è già morto ieri.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=269770&PRINT=S

    Un giudice sessantottino ed i tamarri dell'Italia dei valori...bravo Uolter,bella prova di "cambiamento"...

  3. #3
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    Statement by Italian Jews—June 20, 2001

    This statement by Italian Jews was received via email on June 20, 2001. We present the original Italian text and then the English translation, about which we understand there is some ongoing discussion.

    Rispondiamo alla richiesta degli intellettuali, universitari e cittadini israeliani esprimendo la nostra ferma condanna della politica di repressione violenta e di blocco economico messa in atto dal governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese.

    In questo contesto, scegliamo di esprimerci in quanto ebrei, per negare al governo israeliano la possibilità di legittimare il proprio operato dichiarando di agire in nome del popolo ebraico, del quale anche i firmatari e firmatarie di questo testo fanno parte.

    Con l'intenzione di contribuire con questo gesto alla creazione di una reale mobilitazione per una pace giusta e duratura nell'area, sollecitiamo un impegno del governo italiano e dell'Europa in favore dell'intervento immediato di una forza internazionale di pace, forse l'unico strumento utile ad interrompere questa ormai insopportabile spirale di sangue e di violenza e ribadiamo l'urgenza della ripresa delle trattative.

    Intendiamo anche sottolineare che a nostro avviso una pace giusta e duratura è raggiungibile solo attraverso:

    * la fine dell'occupazione militare della Cisgiordania e di Gaza e lo smantellamento degli insediamenti;
    * la creazione di uno stato palestinese a fianco dello stato israeliano sulla base dei confini del 1967, comunque sicuri per entrambe le parti;
    * il riconoscimento di Gerusalemme come capitale condivisa dai due stati.

    Contestualmente invitiamo il governo di Israele a:

    * riconoscere che la nascita dello stato d'Israele, che rappresentò un modo con cui l'umanità cercò di riconoscere un debito contratto con il popolo ebraico nei secoli, determinò con la conseguente guerra del 1948 un fatto carico di drammi e terribili conseguenze per il popolo palestinese, e quindi ad accettare oggi di essere parte attiva nella ricerca di una soluzione concretamente attuabile del problema dei profughi;
    * garantire parità di diritti e giustizia per i palestinesi con cittadinanza israeliana;
    * operare per un'equa spartizione delle risorse tra i due stati, per la giustizia sociale ed economica per i loro cittadini e cittadine;
    * impegnarsi a trovare la propria funzione specifica per un pieno inserimento culturale, economico e sociale nell'area.

    Sollecitiamo l'adesione a queste richieste soprattutto da parte di tutte e tutti coloro che a partire da queste convinzioni vogliono dire apertamente e con forza: "non in mio nome", così come hanno fatto tanti ebrei in Israele ed in tutto il mondo. Vediamo in questo anche un modo per evitare che su questo conflitto pesino inconciliabili estremismi e fondamentalismi religiosi e politici, dai quali nessuna delle parti è esente. Siamo infatti fermamente convinti che solo su un terreno laico e democratico, che sappia porre al primo posto la giustizia ed i diritti delle persone tutte, sia possibile trovare una soluzione.

    Iniziamo da qui per costruire anche in Italia un movimento che si inserisca nella più ampia rete di discussione e mobilitazione internazionale, con l'obiettivo, anche a partire dalla richiesta di un informazione corretta su quanto sta avvenendo in Israele e nei territori occupati, di compiere passi concreti in direzione di una pace giusta per i due popoli.

    Barbara Agostini, Anna Belgrado, Andrea Billau, Marina Del Monte, Paola Canarutto, Cesare Cases, Sveva Haertter, Michele Luzzati, Patrizia Mancini, Eliana Nahmad, Francesca Polito, Silvio Sarfati, Stefano Sarfati Nahmad, Claudio Treves, Daniel Amit, Enrico Luzzati, Sergio Sinigaglia, Eva Schwarzwald, Marina Nebbiolo Di Castri, Nicoletta Gandus, Ester Fano, Rebecca Zanuso, Gabriella Finzi, Bruno Bertolini, Dino Levi, Paolo Amati, Giunio Luzzatto, Renata Sarfati, Giovanna Agostini, Davide Viterbo, Riccardo Fubini, Joan Haim, Elano Rabà, Daniela Ottolenghi, Laura Pontecorvo, Ida Finzi, Ernesto Muggia, Valeria Klein, Alessandra Minerbi, Roberta Pisa

    per adesioni: nimn_italia@virgilio.it
    http://www.nimn.org/Perspectives/int...1.php?section=

  4. #4
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    LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

    Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
    pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
    Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
    Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

    Numero 1210 del 18 febbraio 2006

    Sommario di questo numero:
    1. Un appello per la giustizia
    2. Peppe Sini, Tomas Stockmann: Con la Palestina nel cuore, con Israele nel
    cuore
    3. Giovanni Dall'Orto: I Pacs e il programma dell'Unione. Cosi' parlando
    onesto
    4. Riccardo Orioles: Per Marco Benanti e dell'ora presente
    5. Luisa Morgantini: La distruzione della memoria a Gerusalemme
    6. Una postilla al testo che precede
    7. Due nuove pubblicazioni su Dietrich Bonhoeffer
    8. Letture: Maria Giovanna Noccelli, Oltre la ragione
    9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
    10. Per saperne di piu'

    1. APPELLI. UN APPELLO PER LA GIUSTIZIA
    [Dagli amici di "Italia democratica" (per contatti:
    italiademocratica at tiscali.it) riceviamo e volentieri diffondiamo il seguente
    appello]

    Un appello per la giustizia
    Cari professori, avvocati, colleghi, amici,
    vi inviamo questa comunicazione per ringraziare quelli tra voi che, aderendo
    all'appello, ne stanno consentendo il successo.
    Siamo ormai arrivati a circa trecento firme in poche ore, come risulta
    dall'appello in calce (con lista di nomi a seguire).
    Questo messaggio, pero', e' inviato anche ad alcune persone o associazioni
    che non abbiamo avuto sin qui il tempo di contattare: ce ne scusiamo, ma la
    rapida approvazione della legge Pecorella ieri sera e l'articolo del
    "Giornale"
    di questa mattina (che, come in fondo ci aspettavamo, ha accusato
    solo i magistrati di volere dettare il programma all'Unione) ci hanno
    indotto ad accelerare la presentazione pubblica dell'iniziativa.
    Ecco perche' alcuni di voi ricevono solo ora per la prima volta l'appello
    con la speranza di ottenere adesione.
    Qualcuno potrebbe averlo gia' ricevuto, ma non ce ne vorra' se lo teniamo
    aggiornato pur in assenza di adesioni all'appello.
    Crediamo che il successo che l'iniziativa sta riscuotendo sia anche legato
    alla variegata estrazione professionale e culturale dei sottoscrittori.
    Stamattina abbiamo distribuito l'appello ad alcuni giornalisti a Milano,
    nonche' ad alcune agenzie. Vedremo domani se la stampa ne parlera'.
    Ma, intanto, preghiamo chi puo' di diffondere l'appello nelle mailing list
    professionali o nei siti di associazioni, etc. cui si abbia accesso, di
    richiedere altre adesioni e di convogliarle via via su di noi.
    Ovviamente, ci interessano adesioni consapevoli di tutti, non solo di
    giuristi.
    Non abbiamo avuto il tempo di aprire un sito o un indirizzo e-mail ad hoc.
    Ma - ripetiamo - l'iniziativa sta procedendo bene, nonostante l'approccio un
    po' naif.
    Grazie di cuore a tutti voi.
    Armando Spataro (armando.spataro at fastwebnet.it)
    Stefano Nespor (nespor at nespor.it)
    Enrico Biagi (avvenricobiagi at tin.it)
    *
    Un impegno per la giustizia
    Si sta chiudendo una delle piu' tormentate e controverse legislature della
    storia repubblicana
    e c'e' oggi la prospettiva di un cambio di governo. Ma
    deve cambiare anche il modo di governare: dal punto di vista costituzionale
    e dei rapporti tra cittadini ed istituzioni.
    Il lavoro che attende il nuovo governo e' quindi di enorme complessita' e
    responsabilita' e si estende a settori di grande importanza per la
    collettivita': l'informazione, la sanita', il lavoro, l'ambiente e i beni
    culturali, la ricerca, l'istruzione, la politica fiscale e tributaria.
    Importanti riforme di sistema sono necessarie anche per ridare ai cittadini
    fiducia nella giustizia. Ma in questo settore noi tuttavia riteniamo che vi
    sia una inderogabile priorita': la cancellazione delle principali leggi che
    sono state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi
    personali di pochi, ignorando quelli della collettivita'.
    Si tratta di leggi
    che - a prescindere da ogni altra considerazione - hanno devastato il nostro
    sistema giustizia e compromesso il principio della ragionevole durata dei
    processi.

    Alcune di queste leggi, pur da riformare, sono state disinnescate dalla
    Corte Costituzionale (ad esempio il cd. "Lodo Schifani", cioe' la L. 20.6.03
    n. 140 sulla sospensione dei procedimenti per le alte cariche dello Stato) o
    dai giudici di merito e dalla Corte di Cassazione (e' avvenuto per la Legge
    sulle rogatorie n. 5.10.01 n. 367 e la cd. "Legge Cirami" 7.11.02 n. 248
    sullo spostamento dei processi per legittimo sospetto).
    Ma, per altre leggi e' necessaria l'abrogazione immediata: solo con la loro
    abrogazione, infatti, sara' possibile restituire credibilita' al paese sul
    piano internazionale e dignita' ai governanti e ai rappresentanti politici
    ed ottenere la partecipazione della collettivita' nazionale agli sforzi
    necessari per ricostruire una scala di valori condivisi.
    Le leggi che devono costituire oggetto di abrogazione gia' nei primi mesi
    della legislatura sono:

    - la Legge di "depenalizzazione" del falso in bilancio ( D.L.vo 11.4.02,
    n.61), che rappresenta la tipica traduzione in termini normativi della
    cultura della illegalita'
    e contrasta con la tendenza mondiale a punire con
    maggiore severita' le false comunicazioni in materia societaria;
    - la Legge cd. "ex Cirielli", 5.12.05 n. 251, definita "obbrobrio
    devastante" dal Presidente della Corte di Cassazione, che ha di fatto
    introdotto nuove cause di impunita' per i potenti
    (attraverso la
    prescrizione breve dei reati, anche gravi, commessi dagli incensurati) e
    pesanti discriminazioni verso i recidivi anche per reati non gravi: dunque,
    incentivi a manovre dilatorie ed il prevedibile aumento della popolazione
    carceraria saranno l'effetto di un diritto penale per tipo d'autore;
    - la barbara riforma della legittima difesa approvata definitivamente il
    24.1.06, che introduce una presunzione di proporzionalita' tra i delitti
    contro il patrimonio in ambiente privato e la reazione violenta con armi da
    fuoco contro chi ne e' responsabile;
    - la cd. Legge Pecorella sulla inappellabilita' delle sentenze di
    proscioglimento, approvata definitivamente il 15.2.06, che, a parere di
    molti, altera il principio costituzionale della parita' delle parti nel
    processo e, dilatando le possibilita' di ricorso alla Corte di Cassazione,
    parzialmente la trasforma in giudice di merito, ingolfandola e rendendone
    ingestibile l'attivita'.

    L'impegno di coloro che intendono formare il futuro Governo deve estendersi
    inoltre alla sospensione immediata della efficacia di tutti i decreti
    legislativi di attuazione delle legge di riforma dell'ordinamento
    giudiziario (Legge delega n. 150 del 2005): solo cosi' potra' essere
    predisposto e realizzato un progetto di riforma di ampio respiro,
    utilizzando i contributi del Csm, degli accademici, della magistratura
    associata, degli avvocati e delle associazioni dei giuristi e del personale
    amministrativo.
    Chiediamo allora a tutti coloro che parteciperanno alla prossima campagna
    elettorale
    un impegno espresso, preciso e incondizionato ad operare
    immediatamente per l'abrogazione di queste leggi, che non sia diluito in
    promesse di riforme generali nei vari settori dell'ordinamento.
    L'assunzione di tale impegno e' condizione e garanzia irrinunciabile
    perche', come giuristi e come cittadini, possiamo confidare nella volonta'
    degli eletti di ripristinare effettivamente, non solo in questo campo, le
    regole fondamentali della democrazia.
    16 febbraio 2006
    *
    Primi firmatari: Alberto Alessandri (Universita' Bocconi, Milano), Mario
    Almerighi (magistrato, Roma), Alessandro Amadori (Istituto Coesis Research),
    Alfonso Amatucci (magistrato Cassazione, Roma), Vittorio Angiolini
    (Universita' Milano), Antonello Ardituro (magistrato, Napoli), Giovanni
    Bachelet (Universita' La Sapienza, Roma), Marcello Basilico (magistrato
    Genova), Patrizia Bellucci (Universita' Firenze), Gianni Benzoni (avvocato,
    Varese), Giovanni Beretta (avvocato, Milano), Carlo Bernardini (Universita'
    La Sapienza, Roma), Enrico Biagi (avvocato, Milano), Augusto Bianchi
    (avvocato Milano), Adolfo Biole' (avvocato, Genova), Federico Boezio
    (avvocato Milano), Luca Boneschi (avvocato, Milano), Sandra Bonsanti
    (presidente Liberta' e Giustizia), Francesco Saverio Borrelli (magistrato in
    quiescenza, Milano), Salvatore Bragantini (economista, Milano), Paola
    Brambilla (avvocato, Bergamo), Carlo Bretzel (avvocato, Milano), Silvia
    Buzzelli (Universita' Bicocca, Milano), Maria Agostina Cabiddu (Politecnico,
    Milano), Carlo Cacciapuoti (avvocato, Genova), Elisabetta Cacioppo
    (avvocato, Varese), Pietro Calogero (magistrato, Padova), Anna Canepa
    (magistrato, Genova), Paolo Carfi' (magistrato, Milano), Franco Casarano
    (avvocato Milano), Ciro Cascone (magistrato, Milano), Antonio Cassese
    (Universita' Firenze), Claudio Castelli (magistrato Milano), Paolo Cendon
    (Universita' Trieste), Elio Cherubini (avvocato, Milano), Sergio Chiarloni
    (Universita' Torino), Domenicantonio Claps (magistrato, Milano), Massimo
    Clara (avvocato, Milano), Gianfranco Cocco (Universita' Bicocca, Milano),
    Nino Condorelli (magistrato, Brescia), Riccardo Conte (avvocato, Milano),
    Ferdinando Cordova (storico, Universita' "La Sapienza", Roma), Carmen Covito
    (scrittrice), Dario Curtarello (magistrato, Padova), Achille Cutrera
    (avvocato, Milano), Piercamillo Davigo (magistrato Cassazione, Roma), Paolo
    D'Alessandro (magistrato Cassazione, Roma), Vito D'Ambrosio (magistrato
    Cassazione, Roma), Ada Lucia De Cesaris (avvocato Milano), Pierfrancesco
    Della Porta (avvocato, Milano), Luigi De Magistris (magistrato, Catanzaro),
    Luca De Matteis (magistrato, Como), Tullio De Mauro (Universita' Roma),
    Enrico Di Nicola (magistrato, Bologna), Emilio Dolcini (Universita' Milano),
    Enrica Domeneghetti (avvocato, Milano), Waldemaro Flick (avvocato, Genova),
    Paolo Flores d'Arcais (Universita' Roma), Mario Fresa (magistrato
    Cassazione, Roma), Claudia Galdenzi (avvocato, Milano), Giuseppe Gennaro
    (magistrato, Catania), Giuseppe Giampaolo (avvocato, Roma), Marco Gianoglio
    (magistrato Torino), Alfredo Golia (magistrato in quiescenza, Milano), Carlo
    Federico Grosso (Universita' Torino, gia' vicepresidente del Csm), Laura
    Hoesch (avvocato, Milano), Giulio Illuminati (Universita', Bologna), Marco
    Imperato (magistrato, Trapani), Roberto E. Kostoris (Universita' Padova),
    Raffaella Lanzillo (Universita' Milano), Cristina Lavinio (Universita' di
    Cagliari), Filippo Lattanzi (avvocato, Roma), Filippo Lebano (avvocato,
    Milano), Maria Leotta (avvocato, Milano), Michele Lombardo (avvocato,
    Milano), Paola Lovati (avvocato, Milano), Franco Maccabruni (avvocato,
    Milano), Fabio Malcovati (avvocato, Milano), Michele Mannironi (avvocato,
    Milano), Manuela Mantovani (Universita' Padova), Anna Marzanati (Universita'
    Bicocca, Milano), Maria Stefania Masini (avvocato Roma), Tecla Mazzarese
    (Universita' Brescia), Marcello Adriano Mazzola (avvocato, Milano), Gianni
    Melillo (magistrato, Direzione nazionale antimafia, Roma), Mariagrazia
    Monegat (avvocato, Milano), Simone Monesi (avvocato, Milano), Donatella
    Montagnani (avvocato, Milano), Cristina Morelli (avvocato, Milano), Ubaldo
    Nannucci (magistrato, Firenze), Gioacchino Natoli (magistrato Palermo),
    Francesca Negri (avvocato Milano), Stefano Nespor (avvocato, Milano),
    Roberta Palmisano (magistrato, Roma), Guido Papalia (magistrato, Verona),
    Ignazio Patrone (magistrato Procura Generale Cassazione, Roma), Pasquale
    Pasquino (Universita' Parigi e New York), Michele Pepe (avvocato, Milano),
    Giancarla Perasso Etteri (avvocato, Milano), Dino Petralia (magistrato,
    Sciacca), Vittorio Pilla (magistrato, Milano), Alessandro Pizzorusso
    (Universita' Pisa), Ulderico Pomarici (II Universita', Napoli), Eligio Resta
    (Universita' Roma Tre, Roma), Adelio Riva (avvocato, Milano), Fabio Roia
    (magistrato, Milano), Maurizio Romanelli (magistrato, Milano), Guido Rossi
    (Universita' San Raffaele, Milano, ex Presidente Consob), Gian Luigi Rota
    (avvocato, Milano), Giuseppe Rusconi (avvocato, Milano), Adriano Sansa
    (magistrato, Genova), Francesco Santuari (avvocato, Milano), Valeria Sergi
    (avvocato Milano), Carlo Smuraglia (Universita' Milano, avvocato), Armando
    Spataro (magistrato, Milano), Corrado Stajano (scrittore), Allegra Stracuzzi
    (avvocato, Milano), Mario Suriano (magistrato, Napoli), Giovanni Tamburino
    (magistrato, Venezia), Luigi Vanni (avvocato, Milano), Enrico Veronesi
    (avvocato Milano), Modestino Villani (magistrato, Napoli), Piergiorgio Weiss
    (avvocato, Milano), Ettore Zanoni (avvocato, Milano), Maria Gabriella
    Aimonetto (Universita' Piemonte), Cristina Alessi (Universita' Brescia),
    Enzo Balboni (Universita' Cattolica Milano), Alessandro Bernasconi
    (Universita' Brescia), Roberto Bin (Universita' Ferrara), Paolo Caretti
    (Universita' Firenze), Maria Grazia Coppetta (Universita' Urbino), Danilo
    Galletti (Universita' Trento), Livia Giuliani (Universita' Pavia), Manuela
    Mantovani (Universita' Padova), Giorgio Marinucci (Universita' Milano),
    Serafino Nosengo (Universita' Piemonte), Claudia Pecorella (Universita'
    Bicocca, Milano), Gabriella Rampazzi (Universita' Torino), Eugenio Ripepe
    (Universita' Pisa), Francesco Vigano' (Universita' Milano), Gioacchino
    Barbera (avvocato, Bari), Marilena Ratto (avvocato Roma), Patrizia Ravellini
    Giampaolo (avvocato, Bologna), Giulia Alliani (Osservatorio Legalita' e
    Diritti - Onlus), Jole Garuti (Associazione Stark - Onlus), Rita Guma
    (Osservatorio Legalita' e Diritti - Onlus), Vanna Lora (professoressa,
    Milano), Anna Pasolini (insegnante), Marisa Acagnino (magistrato, Catania),
    Rosalia Aitala (magistrato fuori ruolo presso Commissione Europea Tirana),
    Silvia Albano (magistrato, Viterbo), Rocco Alfano (magistrato Salerno),
    Rosanna Allieri (magistrato, Cagliari), Giorgio Altieri (magistrato
    Cagliari), Ernesto Anastasio (magistrato, Cosenza), Lucio Aschettino
    (magistrato, Napoli), Guglielmo Avorio (magistrato, Trento), Luisa
    Balzarotti (magistrato, Milano), Piero Basilone (magistrato, Milano),
    Alessandra Bassi (magistrato, Milano), Andrea Beconi (magistrato, Torino),
    Marco Benatti (magistrato, Venezia), Giuseppe Bianco (magistrato, Reggio
    Calabria), Vittorio Borraccetti (magistrato, Venezia), Paola Biondolillo
    (magistrato, Trapani), Andrea Calice (magistrato, Torino), Alessandra
    Camassa (magistrato, Trapani), Giuseppe Campa (magistrato Napoli), Edoardo
    Campese (magistrato, Napoli), Giovanni Cannella (magistrato, Bologna),
    Raffaele Cantone (magistrato, Napoli), Oriente Capozzi (magistrato, Napoli),
    Daniele Cappuccio (magistrato Reggio Calabria), Giancarlo Caselli
    (magistrato, Torino), Danilo Ceccarelli (magistrato, Savona), Furio Cioffi
    (magistrato, Nocera Inferiore), Stefano Civardi (magistrato, Milano),
    Antonio Clemente (magistrato, Benevento), Enrico Consolandi (magistrato,
    Milano), Silvana d'Antona (magistrato, Milano), Marcello De Cillis
    (magistrato, Bari), Fabio De Cristoforo (magistrato, Napoli), Giuseppe De
    Gregorio (magistrato, Palermo), Marco Del Gaudio (magistrato, Napoli), Paola
    De Lisio (magistrato, Salerno), Giuseppe Dentamaro (magistrato, Bari), Paola
    Dezani (magistrato, Torino), Antonio Didone (magistrato Cassazione, Roma),
    Agnese Di Girolamo (magistrato, Verona), Marco Di Napoli (magistrato, Bari),
    Paola Di Nicola (magistrato, Latina), Domenico Diograzia (magistrato, Nocera
    Inferiore), Gaetano Dragotto (magistrato Ancona), Mariano Fadda (magistrato,
    Como), Giorgio Falcone (magistrato, Vicenza), Paola Farina (magistrato
    Palermo), Claudio Ferrari (magistrato, Palermo), Alfonso Maria Ferraro
    (magistrato, Milano), Giovanni Ferro (magistrato, Savona), Massimo Ferro
    (magistrato, Bologna), Ignazio Fonzo (magistrato Catania), Giuseppe
    Fortunato (magistrato, Nocera Inferiore), Stefano Gallo (magistrato,
    Avezzano), Nicoletta Gandus (magistrato, Milano), Antonio Gialanella
    (magistrato Cassazione, Roma), Claudio Gittardi (magistrato, Milano),
    Leonardo Grassi (magistrato, Bologna), Federico Grillo Pasquarelli
    (magistrato, Torino), Paolo Guido (magistrato, Palermo), Alberto Haupt
    (magistrato Genova), Enrico Infante (magistrato, Foggia), Alberto Landolfi
    (magistrato Savona), Antonio Laronga (magistrato, Lucera), Ferdinando Licata
    (magistrato, Messina), Concetta Maria Ledda (magistrato, Catania),
    Ferdinando Lignola (magistrato, S. Angelo dei Lombardi), Felice Lima
    (magistrato, Catania), Gianni Macchioni (magistrato, Torino), Ezia Maccora
    (magistrato, Bergamo), David Mancini (magistrato, Teramo), Francesco Mannino
    (magistrato, Catania), Filippo Messana (magistrato, Palermo), Ilio Mannucci
    Pacini (magistrato, Milano), Anna Mantovani (magistrato, Trento), Carlo
    Marzella (magistrato, Palermo), Francesco Mattiace (magistrato, Brindisi),
    Eliasabetta Meyer (magistrato, Napoli), Alessandro Milita (magistrato,
    Napoli), Antonio Minisola (magistrato Sassari), Marzia Minutillo Turtur
    (magistrato, Bologna), Andrea Mirenda (magistrato, Verona), Umberto Monti
    (magistrato, Ascoli Piceno), Mario Romeo Morisani (magistrato, Genova),
    Tullio Morello (magistrato, Napoli), Carla Musella (magistrato, Napoli),
    Giovanni Narbone (magistrato, Milano), Maura Nardin (magistrato Sassari),
    Andrea Natale (magistrato, Torino), Renato Nitti (magistrato, Bari), Claudio
    Nunziata (magistrato in quiescenza, Bologna), Gaetano Paci (magistrato,
    Palermo), Pierangelo Padova (magistrato, Palermo), Domenico Pasquariello
    (magistrato Modena), Livio Pepino (magistrato Cassazione, Roma), Luca
    Perilli (magistrato, Rovereto), Fiorella Pilato (magistrato Cagliari), Aldo
    Policastro (magistrato, Napoli), Mario Profeta (magistrato, Firenze),
    Lorenzo Puccetti (magistrato Bolzano), Nicoletta Quaglino (magistrato,
    Torino), Luca Ramacci (magistrato, Tivoli), Elio Ramondini (magistrato
    Milano), Pier Valerio Reinotti (magistrato, Udine), Angelo Renna (magistrato
    Milano), Cesare Roberti (magistrato Catanzaro), Simonetta Rossotti
    (magistrato, Torino), Massimo Russo (magistrato, Palermo), Luciano Santoro
    (magistrato, Sala Consilina), Roberto Santoro (magistrato Venezia), Brunella
    Sardoni (magistrato Milano), Antonio Scarpa (magistrato, Salerno), Massimo
    Scartabello (magistrato, Torino), Mariano Sciacca (magistrato, Catania),
    Guido Secchione (magistrato Sassari), Luca Semeraro (magistrato Napoli),
    Giuditta Silvestrini (magistrato Mantova), Amina Simonetti (magistrato,
    Milano), Arturo Soprano (magistrato, Milano), Sergio Sottani (magistrato,
    Perugia), Sergio Spadaro (magistrato, Milano), Paolo Storaci (magistrato,
    Trento), Augusto Tatangelo (magistrato, Napoli), Giovanni Tedesco
    (magistrato, Napoli), Antonella Toniolo (magistrato, Padova), Lucilla
    Tontodonati (magistrato, Milano), Fabrizio Vanorio (magistrato, Palermo),
    Francesco Vigorito (magistrato, Roma).

    http://lists.peacelink.it/nonviolenz.../msg00024.html

  5. #5
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    Specialmente l'ultimo documento,così misurato nelle parole e nelle opinioni dovrebbe far riflettere e richiede una buona dose di onestà intellettuale da parte di tutti gli antiberlusconiani prima di continuare a dare retta ai Tamarri dell'Italia dei Valori ed al povero Uolter che dopo la disfatta anche in Sicilia crede che la sua unica salvezza sia tornare all'antiberlusconismo stupido degli ultimi 15 anni...fate un pò voi....

  6. #6
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    A quando le intercettazioni sulla vita privata della dott.ssa Gandus sul Giornale e su libero? Facciamo presto, prima dell'arrivo della legge sulla privacy per favore

  7. #7
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    se silvio berlusconi fosse innocente nn avrebbe paura di farsi giudicare da un giudice che a contestato alcune sue leggi, come e lecito in un paese democratico. Ma molto probabilmente la visione della democrazia dell premier è farsi giudicare da una che sia della sua stessa linea politica. Infatti chi ci garantisce che il rpssimo a posto di essere di "sinistra" non sia di destra ma nn l abbia publicamente detto? poi vorrei dire a enzogiulio che nn ha proprio rispetto in quanto la legge sulla privacy gli va bene se serve a parare il culo a chi dice lui allora perchè non si dovrebbe rispettare la privacy di una giusice solo perche nn appartiene a quellla fascia politica. La legge deve essere uguale per tutti ormai gia si sa cosa ha dichiarato publicamente la dott.ssa Gandus perchè far sapere a tutti le sue faccende personali, siete sempre e comunque in controsenso

  8. #8
    Aderisci a Radical
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    Bravo, Mantide, così tutti gli italiani capiranno chi è questa Gandus e perché non è idonea a giudicare Berlusconi.

  9. #9
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    Chiamala inimicizia

    di Orso Di Pietra

    Nessuno nega il diritto del Presidente della decima sezione del Tribunale di Milano Nicoletta Gandus di nutrire ed esprimere proprie opinione politiche. Sullo stato d’Israele che vesserebbe i palestinesi, sui provvedimenti ad personam varati dal governo Berlusconi dal 2001 al 2006, sulla laicità dello stato messa in discussione dal clericalismo del centro destra e su tutta un’altra serie di questioni di non minore importanza. Nessuno contesta il diritto del Giudice Gandus di manifestare le proprie idee attraverso “Il Manifesto” o altre pubblicazioni e siti apertamente e decisamente schierati contro l’attuale Presidente del Consiglio. Nessuno può negare infine al giudice Nicoletta Gandus il pieno diritto di partecipare attivamente alla attività dell’Associazione Nazionale dei Magistrati in qualità di esponente di primo piano di quella corrente di Magistratura Democratica che non ha mai fatto mistero della propria scelta di campo contro il Cavaliere ed in favore della sinistra. Ciò che lascia perplessi, piuttosto, è la tesi sostenuta dagli avvocati di Berlusconi nella richiesta di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus secondo cui tutte le legittime opinioni e prese di posizione del magistrato “appalesano” una “inimicizia grave” nei confronti del Presidente del Consiglio. “Appalesano”? “Inimicizia grave”? E che doveva fare la povera Gandus per rendere evidente anche ai ciechi che detesta Berlusconi e che se potesse lo frullerebbe in galera buttando la chiave in qualche tombino? Travestirsi da Travaglio e rivendicare il diritto dei dritti di usare la via giudiziaria per liquidare il Cavaliere?

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=4966&aa=2008

  10. #10
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    Questa situazione è sotto gli occhi di tutti da anni e davvero rimango male quando penso che (anche dopo le assoluzioni a raffica degli ultimi anni) c'è ancora qualcuno che crede a questa favoletta del Cavaliere che tenta di fermare i "poveri" Magistrati che fanno solo il loro lavoro...

    Il loro lavoro è quello che tutti possono leggere nei deliranti "manifesti" che questa gente va in giro a firmare pretendendo pure di essere considerata imparziale!!!!

 

 
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