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Discussione: C’era una volta ….

  1. #1
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    Predefinito C’era una volta ….

    …il dialogo

    Ritornano i tromboni.
    E dal momento che sono trombati, sono pure più tromboni.
    C’è solo una cosa più noiosa dell'eterno dibattito sulla giustizia: le lezioncine di superiorità morale impartite da chi non ha titolo per impartirne, avendo smesso per altro da poco di tuonare contro i processi Unipol.
    Bisogna capirli: forse hanno preso una banca, ma evidentemente hanno perso la memoria.
    Così D'Alema si dice «turbato» (poverino), Veltroni dopo aver dato gli ultimatum (otto giorni al premier, manco trattasse con la colf) parla di tela strappata e di cambiamento di rotta, e dagli archivi dell'oblio riemerge persino Marco Follini (do you remember?), il portavoce meno ascoltato della Repubblica italiana, che trova finalmente qualcuno che gli dà retta e sale sul pulpito.
    Come no? Di lui ci si può fidare. Non è quello che pochi giorni prima di passare col centrosinistra ripeteva: «Non passerò mai con il centrosinistra»? Perfetto come maestro di etica.

    Sia chiaro: oggi a noi piacerebbe un sacco parlare di sicurezza, di casa, di benzina, di rifiuti, persino di Alitalia (in effetti: che fine ha fatto Alitalia?). Oggi a noi piacerebbe parlare di imprese senza burocrazia, lotta ai fannulloni, misure formato famiglia, economia da liberalizzare. E ci pesa un po' trovarci qui, malinconicamente immersi nel déjà vu, a discutere invece di giudici e politica, toghe di sinistra, nodi e lodi più o meno Schifani, Anm sulle barricate.

    Dov’eravamo rimasti? Ah, già: l'obbligatorietà dell'azione penale.
    In effetti, l'obbligatorietà dell'azione penale è una bella barzelletta: ma l'abbiamo sentita mille volte ormai. Non fa nemmeno più ridere.
    Però dobbiamo chiederci perché siamo arrivati a questo punto.
    Di chi è la colpa.
    Di Berlusconi che difende solo i suoi interessi, come dice la sinistra, o dei magistrati che gestiscono la giustizia come cosa loro, non ammettono interventi per snellire i processi (nemmeno quegli interventi che persino un magistrato non certo sospettabile di connivenze con Berlusconi, come Marcello Maddalena, intervistato oggi dal nostro Stefano Zurlo, giudica per nulla scandalosi) e pretendono di continuare ad usare il codice come un’arma contundente di pressione politica?
    Dal 1994 Berlusconi è stato processato decine di volte e mai condannato.
    Le sue aziende sono state rovistate fin negli angoli più remoti senza trovare nulla di illegale.
    Dov’è lo scandalo nella lettera al Senato? Il punto non è capire se il premier ha fatto bene o no a scriverla: il punto è capire se questo potrà mai essere un Paese normale, in cui chi viene scelto dai cittadini per governare, può finalmente governare, per due, tre, cinque anni, quanto glielo consente la sua forza politica e la sua capacità, senza dover subire gli attacchi più o meno pretestuosi di qualche magistrato, dettati dall'ideologia, dalla vendetta, o magari anche solo dalla ricerca di popolarità.
    Badate bene: non si tratta di sottrarsi alla magistratura.
    Si tratta semplicemente di avere ciò che hanno gli altri Paesi civili, come la Francia o gli Stati Uniti.
    Chirac è stato processato alla fine del suo mandato: non durante.
    Per mandare a casa un inquilino della Casa Bianca ci vuole un impeachment, l'accusa di tradimento: non basta un assegno a vuoto. Nella più grande democrazia del mondo sarebbe impensabile vedere il governo paralizzato dall’azione di un qualsiasi sostituto procuratore dell’Utah o del Minnesota, che gioca a fare il protagonista costruendo fantasiosi castelli accusatori su reati di serie B.

    Dicono: ma così finisce il dialogo. È vero: ma chi l'ha fatto finire il dialogo?
    E poi: dialogo con chi?
    Veltroni non è riuscito a costruire neanche un’oncia fritta di quell’opposizione libera dall’antiberlusconismo che aveva promesso.
    S'è fatto travolgere dai Di Pietro, dai Travaglio, dal Furio e furioso Colombo. Non ha spessore, non ha idee, non ha personalità, non ha tenuta. Non ha più voce. E non ha nemmeno voti, dal momento che continua a prendere scoppole indimenticabili come il voto in Sicilia (8 a zero per il Pdl) dimostra.
    Dialogo? E come si dialoga con un fantasma? Non ci riesce nemmeno Prodi, e pensare che lui è un esperto di sedute spiritiche...
    Su queste colonne l’abbiamo ripetuto più volte: il dialogo va bene, ma non è valore in se stesso.
    O serve a cambiare il Paese o non serve a nulla.
    Oggi gli italiani vogliono questo: un governo che intervenga sulle grandi emergenze, dalla sicurezza all'economia.
    Al distributore di benzina, purtroppo, il dialogo non viene accettato come moneta. E nei negozi di alimentari neppure.
    Col dialogo non si costruiscono i termovalorizzatori per bruciare i rifiuti e non si rimpatriano i clandestini.
    A Veltroni avevamo dato atto di aver contribuito in modo importante alla svolta che poteva cambiare questo Paese.
    Adesso, spinto dalla sua debolezza e dalle tensioni interne, ha deciso di fare retromarcia.
    Urla e strilla, agita le piazze, si aggrega alla compagnia dei neogirotondini, incontra i rifondaroli, parla di tele rotte e pretende pure di dare lezioni di moralità.
    Che forza: con le elezioni ha perso la faccia.
    Ora sembra aver perso pure la testa.
    Ammesso che ne abbia mai avuta una.

    Mario Giordano www.ilGiornale.it 18 06 08

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Esilarante e lucido come sempre, Mario Giordano.

  3. #3
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    Predefinito L’Italia degli…

    …ideali

    Sul blog di Antonio Di Pietro, dopo l’omicidio del suo consigliere Giuseppe Basile, c’è un certo Paolo che propone di intitolargli «una piazza centrale», Angelo che paragona l’assassinio «a quello di Aldo Moro» e Mario a quello «di Falcone e Borsellino».
    Poi c’è Eduardo che incolpa «il Popolo della libertà», Tommaso «la classe dirigente del Pd» e Bartolomeo secondo il quale senza intercettazioni non si potrà indagare.
    Poi c’è Giuseppa Luigia che invoca «Grillo e Travaglio» mentre Francesco invece si appella a «Maroni e Brunetta», chissà perché.
    Un dichiarato «grillino», invece, invita mezzo Paese a «una marcia verso Montecitorio».
    E d’accordo, è gente ingenua, sono elettori di Di Pietro, qualcosa che la scienza deve ancora compiutamente spiegare: ma Di Pietro?
    Lui, a soffiare un pochino, ci ha provato, e qualche giornale c’è cascato.
    Ha parlato di piedi calpestati, di nemici celati «nelle aule consiliari», di analogie con altri dipietrini minacciati altrove. Ora, ovvio, è già passato ad altro e a puntare il ditone altrove.
    Anche perché a Lecce, intanto, non è che la pista politica è stata abbandonata: non è stata praticamente considerata.
    E comunque gli interrogatori parlano chiaro: storie di debiti, più probabilmente di donne, forse tre donne.
    «È morto per i suoi ideali», ha detto Di Pietro.
    Molto nobile. Per intanto, tira più un ideale che un carro di buoi.

    Filippo Facci su www.ilGiornale.it del 18 06 08

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Maddalena: non è uno scandalo la...

    ...precedenza alle cause più gravi

    Marcello Maddalena è un magistrato austero, ma si scioglie con una battuta: «Se l’hanno fatto a suo tempo Zagrebelsky e poi Maddalena può farlo anche il legislatore».
    Il riferimento è alla circolare Maddalena con cui due anni fa i procedimenti «azzoppati» dall’indulto venivano messi in coda, dando la precedenza agli altri. Allora il provvedimento suscitò polemiche, oggi nel mirino ci sono gli emendamenti al decreto legge che congela i processi aperti prima del 30 giugno 2002.

    Gli emendamenti la scandalizzano?
    «Il testo del governo non mi scandalizza - spiega il Procuratore uscente di Torino che il 30 giugno lascerà il posto a Giancarlo Caselli - anche il vecchio codice, seguito sul punto anche dal nuovo, dava criteri di priorità e assegnava una corsia preferenziale ai processi con detenuti. E per la verità pure il decreto legislativo 51 del 1998 indica dei criteri che non sono meramente cronologici».

    Anche se resta sul vago.
    «Sì, perché dice di dare la precedenza ai processi in cui si tratta di reati di particolare gravità, poi chiama in causa la formazione della prova e altro ancora. Un po’ generico».

    Però, apre una strada. Come l’ha aperta lei. Con la sua circolare non è caduto il moloch dell’obbligatorietà dell’azione penale?
    «Piuttosto ho preso atto dell’impossibilità di celebrare tutti i processi».

    Non è la stessa cosa?
    «Secondo me, no. È come con le tasse».

    Scusi, che c’entrano?
    «Si devono pagare. Ma se uno non ha i soldi non le paga. Non c’è niente da fare».

    Dunque, nei fatti?
    «Riconosco che il legislatore, come hanno fatto in passato alcuni giudici, cerca di dare delle griglie. Alcuni punti sono positivi, altri mi lasciano perplesso».

    In concreto?
    «Il punto che non mi trova d’accordo è la sospensione obbligatoria e automatica di tutti i procedimenti aperti prima del 30 giugno 2002».

    Perché?
    «Perché può essere che ci siano sul campo situazioni diverse, città per città».

    Insomma, meglio valutare caso per caso?
    «Vorrei capire. La situazione di Torino è diversa da quella di Alessandria o Novara. Perché imporre la sospensione dove ci sono i mezzi per andare avanti? Per tornare all’esempio di prima perché bloccare il pagamento delle tasse se uno ha i soldi?».

    E se uno non li ha?
    «Allora niente da dire. E infatti mi trova d’accordo il settimo comma».

    Vale a dire?
    «Quello che dà ai presidenti dei tribunali il potere di sospendere i processi prossimi alla prescrizione. Se non capisco male, il settimo comma non è soltanto una misura emergenziale, ma varrà anche per il futuro. Questo punto sì che si avvicina alla mia circolare. Quando io varai quella misura, il procuratore generale di Torino Caselli chiamò i 17 procuratori del Piemonte e chiese loro di valutare l’applicazione del provvedimento».

    Risultato?
    «Molti risposero che ce l’avrebbero fatta a smaltire anche i procedimenti sotto indulto. Solo Novara, se non ricordo male, si trovava in una situazione analoga a quella di Torino».

    Il decreto prevede comunque la precedenza assoluta per i procedimenti relativi ai reati più gravi.
    «Anche quello è un criterio plausibile. Ripeto: il problema è l’impossibilità di celebrare tutti i processi. Quando io ho preso quella decisione, c’era solo un’alternativa».

    Quale?
    «Farli tutti lo stesso. Col risultato che la stragrande maggioranza sarebbe affondata nella palude della prescrizione. Sarebbe stato uno sforzo inutile, io ne ho preso atto».

    Ora il copione si ripete?
    «L’importante è non fare pasticci. Un punto in particolare del decreto mi sconcerta. Anzi mi pare un controsenso».

    Addirittura?
    «Sì. Se si stabilisce che insieme ai processi viene bloccata anche la prescrizione, allora siamo al punto di prima».

    Tanto vale farla correre, la prescrizione?
    «Sì, se no il fardello ci resterà sulle spalle».

    La rivoluzione non si fa un passo in avanti e due indietro?
    «Io - e Maddalena sorride - preferisco i due passi in avanti».

    intervista di Stefano Zurlo www.ilGiornale.it di oggi

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Gandus, dal ’68 all’ala rossa….

    ….delle toghe

    «Vede - sorride Nicoletta Gandus - i difensori di Berlusconi in questa stanza ci sono venuti più di una volta, nell’ultimo anno e mezzo. E se fosse stata addobbata con striscioni e bandiere rosse se ne sarebbero accorti prima, no?». Invece le bandiere rosse non ci sono. Ci sono, nell’ordine: un poster con Snoopy («Oggi ho preso centoventi decisioni... tutte sbagliate!»), un manifesto di una mostra sull’espressionismo, la gigantografia di una manifestazione di studentesse femministe.
    Sufficiente, per stabilire che - come scrivono i difensori del premier - la Gandus è un giudice che fa politica?
    La domanda, in realtà, è irrilevante.
    Perché è la stessa Gandus a non fare mistero, anzi a rivendicare da sempre il suo diritto di fare politica. E di farlo a sinistra: in Magistratura democratica, la corrente radicale dei giudici. Senza, sostiene lei, che questo influisca sulla serenità delle sue sentenze.

    Milanese - classe 1949, cugina di una firma storica di Panorama - la Gandus fa parte della generazione che a metà degli anni Settanta transita direttamente dai ranghi della contestazione studentesca a quelli della magistratura: e che rivendica da subito il proprio buon diritto a mettere i due mondi in comunicazione, nel nome di un «rinnovamento» della magistratura e della sua «funzione sociale».
    Politicamente è a sinistra del Pci.
    La maggior parte dei suoi coetanei che indossano la toga in quegli anni sceglie trincee dove potersi esibire appieno: la pretura del lavoro, la Procura della Repubblica.
    Lei sceglie invece di fare il giudice, anzi, il pretore penale.
    Di occuparsi di piccoli processi, di reati da due soldi, quelli che i colleghi snobbano. «Il mio ufficio è sempre stato al pian terreno», dice ieri con una punta di civetteria.
    Si è sempre considerata una garantista: «per me il carcere è l’ultima ratio», ama dire.
    «Più che una garantista, una buonista» la sfottono i colleghi della Procura, che spesso escono sconfitti dai suoi processi.
    Di certo è una che nel dubbio assolve, sia che l’imputato sia un ladro, che un tossicomane, che un colletto bianco: è lei, per esempio, ad assolvere con formula piena l’anno scorso il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, accusato di corruzione per la faccenda della discarica di Cerro Maggiore.
    In aula cerca di governare le udienze più con l’equilibrio che col pugno di ferro: «Sul comportamento processuale della dottoressa - dice ieri Piero Longo, uno dei difensori del Cavaliere nel caso Mills - non posso dire niente di male. Certo, ci ha sforbiciato la lista dei testimoni, ed è più facile che dia ragione all’accusa che a noi.
    Ma direi che, rispetto alla media dei suoi colleghi, non abbiamo niente da recriminare.
    Il problema è quello che dice fuori dall’aula.
    Tutte cose legittime, per carità. Ma è evidente che considera Silvio Berlusconi un avversario».

    Eh sì, il problema è questo.
    Per Nicoletta Gandus il presidente del Consiglio è il responsabile di buona parte dei mali del Paese in genere e della giustizia in particolare.
    Non fa mistero di questa opinione, la manifesta ogni volta che può: siti web, cortei, dibattiti, tavole rotonde.
    Certo, come altri suoi colleghi avrà notato con disappunto che le leggi di cui nel 2006 reclamava la cancellazione non appena la sinistra avesse vinto le elezioni sono rimaste tutte lì. Ed è probabile che, in qualche modo, si senta tradita anche dalla sua area di riferimento.
    Ma non c’è dubbio che consideri Silvio Berlusconi il responsabile numero uno delle norme «che hanno devastato il nostro sistema giustizia».
    La domanda è: sarebbe in grado di dimenticarsi, al momento della sentenza, che l’imputato Berlusconi è lo stesso Berlusconi contro cui si scaglia?
    «Io - dice Piero Longo - non so se la dottoressa Gandus sia ancora un giudice imparziale. Ma di certo non appare più come tale. E questo è sufficiente per toglierle questo processo».

    Luca Fazzo www.ilGionale.it di oggi

    Saluti

    p.s. alzi la mano il tifoso juventino che “lascerebbe” arbitrare un Juve-Milan da un arbitro milanista.

    ….forza….dai…avanti…non c’è nessuno???

  6. #6
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    Predefinito

    è semplicemente pazzesco.
    meno male che gli italiani ormai hanno capito.

  7. #7
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    Predefinito "Lo scontro? C'è soltanto con...

    ...alcune toghe"

    Roma - Avvocato Ghedini, sugli emendamenti sospendi-processi al decreto-sicurezza dicono che il presidente Napolitano abbia fatto dei rilievi, almeno di metodo, nell’incontro al Quirinale con Berlusconi. È così?
    «Non mi risulta. Il presidente della Repubblica auspica, naturalmente, che i decreti-legge rispondano ai requisiti di necessità e urgenza e che gli emendamenti siano pertinenti al testo. Gli emendamenti hanno tutte queste caratteristiche: sono necessari e urgenti perché offrono la possibilità di fare i processi in tema di sicurezza e sono pertinenti perché snelliscono appunto la possibilità di procedere. Sarebbe straordinario, dunque, che ci fosse questo tipo di osservazioni».

    Non solo l’opposizione, ma anche alcuni giuristi sostengono però che gli emendamenti sarebbero incostituzionali, perché violerebbero il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e quello dell’uguaglianza.
    «Mi sembra strano, perché è evidente che incidono in una fase in cui è già stata esercitata l’obbligatoria azione penale. Quanto al principio di eguaglianza non si vede quale sia il vulnus, perché anzi si privilegiano i processi più recenti. In sostanza, si recepisce la cosiddetta "circolare Maddalena", del procuratore di Torino, approvata dal Csm. E anzi quella sì che incideva sull’azione penale, perché si bloccavano in procura i processi più vecchi e destinati a prescrizione o alle conseguenze dell’indulto. Forse, chi fa queste critiche non conosce bene i testi».

    E i rilievi sul fatto che così si stabiliscono delle priorità tra i reati?
    «Questo principio è già contenuto nel nostro codice da anni, non è nulla di nuovo e ha superato il vaglio costituzionale tante volte».

    Fatto sta che la luna di miele con i magistrati sembra già finita, soprattutto dopo la lettera di Berlusconi a Schifani e le accuse al pm del processo Mills e al presidente del tribunale che avete ricusato proprio oggi (ieri ndr). Siamo allo scontro?
    «Nessuno scontro con i magistrati, è l’opposizione che utilizza i processi in corso per attaccare il premier, dicendo che ogni legge che fa sulla giustizia serve a lui. In Italia è sempre così. Berlusconi ha precisato che questi emendamenti sono nell’interesse di tutti. E lo scontro è solo con alcuni magistrati, non con tutti».

    Ma l’Anm è sul piede di guerra.
    «Quando erano Fassino e D’Alema ad attaccare magistrati milanesi, come la Forleo, l’Anm stranamente non ha stigmatizzato il fatto con un comunicato come fa ora».

    Vuol dire che è una posizione strumentale?
    «Berlusconi ha dato indicazioni precise di ricusare un presidente del tribunale che ha attaccato duramente lui e la politica del centrodestra e che, quindi, non può giudicarlo serenamente. Forse l’Anm dovrebbe leggere quelle dichiarazioni, invece di ergersi a difesa della Casta».

    Anche il Csm ha aperto pratiche a tutela dei magistrati milanesi.
    «Non avevo dubbi! Per la stessa ragione per cui non lo ha fatto quando le critiche venivano da sinistra».

    Berlusconi difende gli emendamenti, annuncia un nuovo Lodo Schifani e critica chi lo processa per il caso Mills: non è un riconoscimento che questa legge servirà a difenderlo?
    «No, assolutamente. Dal processo Mills lui può uscire o assolto o in seguito alla prescrizione. Non c’è altra possibilità. Il nuovo strumento serve a tutti, se poi anche lui ha un processo che ne beneficerà è nelle cose. Succede sempre così».

    Ma il provvedimento aprirà la strada al nuovo lodo Schifani.
    «È completamente scollegato. Lo scudo seguirà la strada di un ddl».

    Lei sembrava contrario.
    «Come avvocato vorrei finire i processi e far assolvere Berlusconi. Ma capisco le ragioni politiche di un principio di immunità che non tutela Berlusconi, ma chiunque sieda al suo posto».

    E le obiezioni della Consulta?
    «Basta appunto seguire le indicazioni che diede nel 2004. Giudicò il Lodo giusto nei fini, corretto nella sostanza, sbagliato nel metodo perché bisognava allargare la platea dei soggetti protetti, in particolare a tutti i giudici costituzionali. Inoltre, doveva essere rinunciabile, com’è il provvedimento sulla sospensione dei processi e reiterabile. Apportando queste poche modifiche lo scudo si può fare».

    In questo momento il dialogo con l’opposizione sembra rotto, dopo l’altolà di Veltroni e gli attacchi violenti di Di Pietro.
    «Con Di Pietro il dialogo non c’è mai stato, i suoi toni e modi sono incompatibili. E Veltroni utilizza quest’occasione perché crede così di ricompattare il suo partito, abbattuto anche dall’ultima disfatta in Sicilia».

    Anna Maria Greco www.ilGiornale.it di oggi

    saluti

 

 

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