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    Arrow E Se Adinolfi Si Disarcivescoviscostantinopolizzasse?

    E SE ADINOLFI SI DISARCIVESCOVISCOSTANTINOPOLIZZASSE?

    Un possibile requiem per l’area neofascista


    Introduzione

    Inizio anticipando un episodio che racconterò nell’appendice del mio libro sul fascismo di prossima uscita. Nei primi mesi del 2006 Gabriele Adinolfi è venuto a Torino per presentare, al Centro Studi “L’Araldo”, il suo libro Quel domani che ci appartenne. Si tratta di una analisi del neofascismo molto lucida, ancorchè a mio avviso troppo ottimistica, che ha aperto il filone dei libri sulla destra radicale, filone aurifero e, ad oggi, già saturo grazie a moltissime pubblicazioni più o meno famose.
    In quell’occasione, di fronte ad una quarantina di persone, Adinolfi ha iniziato ad impostare un discorso sulle possibili strategie di militanza politica e metapolitica, presentando le sue idee, nel tempo diffuse, sulla necessità di affiancare strutture leggere a strutture pesanti, di creare un progetto culturale dietro ad un progetto militante, e di organizzare quello che lui chiama il “sistema di vasi comunicanti”. Al di là di ogni valutazione sui contenuti proposti da Adinolfi, si sarebbe trattato di un dibattito molto interessante. “Si sarebbe”, perchè nessun dibattito è avvenuto. Ho pensato: chissà quale sarà la delusione di Adinolfi che è venuto sino a qua per parlare con quaranta, non quattrocento, persone e sentirsi fare solo la stessa domanda. Perchè a parte un parallelismo con un romanzo di Pessoa, fatto da un membro dell’Araldo (mentre probabilmente molti dei presenti si chiedevano se Pessoa giocasse a destra o a sinistra di Eusebio), tutti coloro che sono intervenuti lo hanno fatto per chiedere ad Adinolfi: “ma allora oggi che cosa dobbiamo fare?”
    Altro che la fascistissima contrarietà alla vita comoda, lì chiedevano tutti una formula magica, possibilmente corta. Possibile che a nessuno dei presenti sa venuto in mente ce se Adinolfi avesse trovato la formula magica non avrebbe perso tempo con loro? Analisi, teoria e strategie e tutto quello che Adinolfi aveva in testa non interessavano a nessuno. Filosoficamente questo fenomeno è stato chiamato dal marxista tedesco Christof Hein “teoria della quinta operazione”, ossia la ricerca del risultato saltando le operazioni per arrivarci (le quattro operazioni aritmetiche). Alla fine della serata non sono riuscito a capire se Adinolfi fosse veramente deluso o se, conoscendo i polli, si aspettava una reazione di quel tipo: la sua espressione sorniona di chi sta pensando a qualcosa che non ti dirà mai non ha lasciato trasparire nulla (è stato un po’ Zeman, un po’ Buster Keaton). Mi sono soltanto compiaciuto di avere abbandonato per tempo quell’area politica nella quale ero minoranza della minoranza, e che ritenevo, e ritengo, nulla produrrà mai.


    Sorpasso neuronico ed analfabetismo di sola andata

    Proprio grazie ad Adinolfi, ad oltre due anni da quella sera, ho avuto un riscontro di quanto pensavo – e penso – sull’area neofascista tutta. Un’area che in definitiva va considerata nel suo complesso, perchè, malgrado l’estrema eterogeneità, la voglia di ciascuna corrente di emergere per dimostrare che il proprio è il vero fascismo fa restare sempre tutti uniti.
    Adinolfi scrive molto, moltissimo. E anche bene. Malgrado io non concordi con alcune sue posizioni politiche (tipo il favor per il Tibet), va ammesso che le sue analisi sono interessanti e ben strutturate. Circa un mese fa ha scritto e diffuso via internet un breve saggio, intitolato Sorpasso neuronico, un’analisi con anche alcune proposte sulla destra radicale o neofascista che dir si voglia, opportunamente molto critica e nient’affatto ottimistica. Sembra l’ultimo sforzo di un padre, immenso rispetto a tutti quelli grandi già fatti in passato, per convincere un figlio dell’utilità di andare a scuola e prendere la licenza.
    Non farò qui l’esegesi di Sorpasso neuronico, malgrado se la meriti (anche perchè non essendo stato letto da quasi nessuno il testo, è difficile che ci sia qualcuno interessato ad un suo commento dettagliato). Mi limito, disordinatamente, a segnalare alcune cose che fanno di quel testo un’opera geniale:
    1. l’aver usato l’espressione “destra terminale” per indicare la “destra radicale”; non so se qualcuno l’abbia utilizzata prima, ma è stupenda;
    2. l’aver compreso ed utilizzato le categorie gramsciane (in particolare i passaggi di “Socialismo e cultura”). Le perle ai porci visto che sui forum politici di quell’area si leggono commenti del tipo “Gramsci non ci serve perchè era deforme”, “Gramsci deve ringraziare il fascismo perchè al confino ha fatto la cura dello iodio”, “Gramsci non ci serve perchè noi abbiamo Starace” e così via;
    3. l’aver chiarito una volta per tutte il rischio delle comunità militanti che sono impostate in modo da chiudersi in se stesse, le quali non spariscono, ma vivono per difendersi e dunque per nulla incidono verso l’esterno, anzi hanno addirittura perso di vista tale obiettivo. Tale concetto era già stato chiarito da Carlo Terracciano, in Rivolta contro il mondialismo moderno, in cui veniva fatto l’esempio delle comuni degli anni settanta, luoghi che al proprio interno rappresentavano il mondo ideale per chi ci viveva, ma nulla cambiavano esternamente. Lo stesso rischio è a mio avviso insito in ogni tipo di occupazione, ed è per questo che a suo tempo mi opposi ad una occupazione in Torino (si impegnerebbero i militanti in turni di guardia e giornate di mobilitazione a difesa, oltre che dai nemici, anche dalle istituzioni, il che porterebbe via quasi tutto il tempo alle attività politiche vere);
    4. l’aver esplicitato che a niente servirebbe, in questo contesto, avere un paio di parlamentari (sempre se non a sopravvivere perdendo di vista gli obiettivi), visto che il MSI nella sua massima forma, ha avuto parecchi parlamentari e non tutti da buttar via, ma non ha inciso minimamente sulla vita del paese. Ciò conferma quanto in privato avevo sostenuto io un paio di anni fa quando mi venne chiesto perchè, secondo me, Adinolfi non aderisse ufficialmente al discorso fiammista/entrista: risposi che a mio avviso sarebbe stato un passo indietro, in quanto Adinolfi rifiutò il MSI trent’anni fa, quando il partito aveva tra il 5 e il 7 % e non avrebbe avuto senso una sua adesione nel 2006 alla Fiamma Tricolore che ha come obiettivo di arrivare al 4 %, ossia a meno di quanto Adinolfi aveva ritenuto a suo tempo, correttamente, di rifiutare;
    5. l’aver, infine, detto chiaramente che all’interno dell’area neofascista c’è una diffusa indolenza militante verso le attività che implicano maggiore sforzo dell’alzata del braccio teso (con le ovvie dovute eccezioni). L’esempio principe è la campagna del Soccorso Sociale contro le strisce blu, l’unica ventata di innovazione degli ultimi anni, oltre tutto realizzabile e quindi avulsa dalla gara a chi la spara più grossa. E di fatto realizzata e riconosciuta anche da organi di informazione qualificati. Una campagna che ha sortito qualche plauso sui forum e tanti sbadigli: per realizzarla occorre studiarsi la normativa (ben due articoli del codice della strada), insomma c’è da sbattersi, poco importa se poi porta a risultati concreti. Su questo punto Adinolfi è fin troppo chiaro: vi avevamo dato – vi ho dato – per una volta un cavallo vincente, ma non c’è stato niente da fare.
    Sorpasso neuronico ha subito una sorte peggiore della campagna contro le strisce blu: non l’ha letto nessuno. La riprova è che nei forum di politica ha ricevuto pochissimi commenti rispetto alle notizie circa le gare tra i movimenti a chi impicca più in alto i manichini. Eppure è stato proprio lui a spiegare a tutti, andando in giro per l’Italia, la funzione dei manichini, ma ha anche sempre battuto sul tasto dell’accompagnare le azioni alla teoria. E senza inventarsi nulla, si tratta di una riproposizione del libro e moschetto, ma l’effetto è sempre lo stesso, un moschetto inceppato.


    Perchè nulla cambi tutto deve restare com’è

    Dagli anni settanta in poi, la parabola del MSI è stata analoga a quella del PCI. Entrambi avevano un segretario nazionale molto rappresentativo verso l’elettorato (un po’ meno verso la base), e riconosciuto anche dagli avversari. Entrambi i segretari (Almirante e Berlinguer) avevano compreso molto bene la morte dei modelli originari delle rispettive formazioni, ma erano troppo compromessi con il passato per interrompere l’inganno e mutar pelle, ma entrambi hanno avuto dei successori (Fini e D’Alema) adatti per svelare l’inganno ed andare al governo, dosando sapientemente i tempi e i modi. Entrambi i partiti hanno, anche oggi, lasciato che si costituissero sacche extraparlamentari alle proprie estremità, che fungessero da contenitori per non disperdere gli scontenti dei rispettivi spostamenti al centro, farli organizzare nell’humus a loro più adatto, per poi, ciclicamente, ricondurli alla casa madre con l’alibi ora della svolta entrista, ora dell’ombrello del partito. Risultato: nulla è cambiato e ogni quattro o cinque anni si è creato un clima da presa del potere, prontamente disatteso dai risultati elettorali, frutto di macroscopici errori di calcolo. Migliaia di giovani rimangono imbrigliati (anche solo per una stagione, perchè poi si rompono le scatole e come dargli torto) in esperienze che li allontanano dalla possibilità di battere strade veramente nuove, di essere veramente giovani.
    Un’area che dovrebbe essere alla paziente ricerca di tutto, mentre è convinta di non avere bisogno di niente. E che quindi è fortemente identitaria e prigioniera della propria autoreferenzialità. Estremamente chiusa ed entusiasta del fatto che oggi, a differenza di una volta, compare in televisione, da Santoro, dalla Bignardi, da Lucignolo, il tutto senza accorgersi che, anche nei casi in cui il giudizio televisivo non è negativo, il tenore giornalistico è quello del servizio sugli animali in via di estinzione. E stavolta dieci e lode ai giornalisti, perchè hanno capito tutto. Prima che scompaia sarebbe interessante sapere come vive un neofascista, che libri legge, che musica ascolta, cosa mangia, anzi, di che cosa si nutre. Quei servizi sono una mostra, tipo lo zoo.
    Se quest’area non scompare, come secondo me è destinata a fare in breve tempo, è solo per continuare ad esistere e a rotolare su se stessa come una sfera per i prossimi mille anni.


    Fascisti di merda?”

    Subito dopo l’ascensione al Campidoglio di Gianni Alemanno, la benpensante e stupita stampa televisiva dedicava un servizio al novello sindaco dal passato turpe e dai parenti scomodi. Alemanno sarà pure quello che sarà, ma stigmatizzarlo come sindaco ad un giorno dall’insediamento è pratica poco corretta. Tuttavia SKY TG 24 dedicava un bel servizio ai fedelissimi di Alemanno che salutavano romanamente, ospite Macello De Angelis, appena sposato con cerimonia officiata dal nuovo sindaco. Ho visto la trasmissione dal televisore di un negozio di Kebab in barriera di Milano, un bel posto, pulito e dove si mangia molto bene. Un avventore arabo, che conosco di vista perchè frequento il posto, mi dice: “hai visto che roba? Fascisti di merda”. Inizialmente ho avuto un sussulto emotivo e mi sarebbe venuto da spiegargli che il fascismo, così come il neofascismo, non è un monolite di corerenza politica, ma è un crogiolo di idee diversissime con un denominatore comune (in passato un capo, oggi il giudizio positivo su quel capo), e nel quale c’è spazio anche per idee terzomondiste e non razziste, e per una sinistra nient’affatto berlusconiana. Mi sarebbe venuto da raccontargli della spada dell’Islam, dei mille fucili al Gran Muftì di Gerusalemme, e magari anche della socializzazione, ma poi mi sono ricordato di un episodio. Una delle tante campagne di retroguardia di Azione Giovani a Torino è stata proprio la chiusura del suo locale, con le scuse più varie (igiene, disturbo…), tutte infondate. Il caso era finito anche sui giornali. E Azione Giovani è il movimento giovanile di Alleanza Nazionale, il partito di Alemanno. Di fronte a ciò non avrebbe retto alcun Gran Muftì, dal momento che il locale è in regola e paga le tasse, e chi lo gestisce lavora ben più di otto ore al giorno. Insomma quella è gente che, per quanto ho potuto vedere, riga diritto che manco gli italiani, e a pensarla così su Alleanza Nazionale ha ragione da vendere.
    Probabilmente anche alle frange di sinistra e terzomondiste dell’area neofascista non piace Alemanno e il suo partito, magari per altre ragioni differenti da quelle dell’arabo che conosco, tuttavia da quanto ho potuto sondare personalmente c’è una certa soddisfazione politica diffusa nel vederlo al Campidoglio. Emotivamente si fa fatica a pensare ad Alemanno come uno completamente estraneo all’area, anche perchè di fatto estraneo non lo è. Posizioni di coerenza estreme, come quella espressa da Buttafuoco, sono casi isolati. E l’emotività è, insieme all’incapacità di cogliere il presente, l’altra grande pietra tombale del neofascismo. É inutile mentire anche con se stessi circa il superamento di una posizione o l’affrancamento da un partito, quando poi si indulge alla prima occasione. E di esempi simili al caso Alemanno, casi concreti nei quali alla fine “siamo tutti camerati”, ne ho visti e potrei raccontarne tanti.

    Conclusione

    In conclusione dovrei forse dare la mia ricetta per l’uscita dalla crisi, ma questa non è un’analisi (perchè troppo disordinata e senza metodo), né uno sfogo personale, in quanto mi ritengo serenamente già da diversi anni fuori dall’area (ancorchè sieropositivo al fascismo, in quanto non ho mai compiuto abiure, né ho mai smesso di rivendicare determinate esperienze). E poi non sono sicuro che uscire dalla crisi sia in cima alla lista delle priorità di chi vi è rimasto, se no quanto meno Adinolfi lo avrebbero ascoltato.
    Mi verrebbe quindi da ribadire che una possibile salvezza per chi vuole fare politica stia nella scelta della strada più tortuosa, ossia dall’uscita definitiva dall’area per avventurarsi alla ricerca di ciò che oggi potrebbe funzionare, smettendola di piangere il morto. Ma credo che, per come stanno le cose, questo non possa che essere un percorso individuale di ciascuno.

    Giovanni Di Martino


    NdR: Difficile non condividere l’ impietosa analisi, terrificante la conclusione, nel senso che mi fà paura, per le sue inesorabili conseguenze e che richiede una fermezza a cui non mi sento pronto.
    Ma, come dice Gabriele, aspettiamo le prossime Europee. Poi, frastornati, saremo obbligati a confrontarci e a studiare qualcosa, forse, di molto diverso da ciò che conosciamo e abbiamo vissuto fino ad adesso.





    S.R.

  2. #2
    Kether è Malkuth del NM
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    bello.
    Io l'ho letto il sorpasso, insieme ad una consistente parte di noi. Abbiamo anche discusso una mezza serata a tal proposito, a lato della conferenza dell'ex ministro allo sviluppo economico venezuelano.
    La sintesi definitiva sul documento è: gramscizzare il tradizionalismo non è operazione possibile.
    Non a caso, infatti, il documento non ha sortito effetti.

    Identità (comunità chiusa - Evola) e Progresso (comunità aperta - Gramsci) non sono conciliabili.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Non a caso, infatti, il documento non ha sortito effetti.
    Quelli collaterali si.

    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Identità e Progresso non sono conciliabili.
    Grosso modo.

  4. #4
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    Il progresso non è conciliabile con niente.
    E' una parola vuota di significato. Come democrazia.
    Non esiste un progressismo (politico) poiché, ad un certo punto, chi si fa promotore di un'azione, anche la più rivoluzionaria, si troverà sempre a dover porre un limite al "progresso". Si tratta di stabilire solo a che punto si decide che il sistema "progredito" vada conservato.

  5. #5
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    Tutto quanto un po' puntuto e che sapeva di estrema destra ma solo perche' in italia e' sempre difficile alzare la testa
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    Un'analisi pesante che fa riflettere su come agire meglio!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    bello.
    Io l'ho letto il sorpasso, insieme ad una consistente parte di noi. Abbiamo anche discusso una mezza serata a tal proposito, a lato della conferenza dell'ex ministro allo sviluppo economico venezuelano.
    La sintesi definitiva sul documento è: gramscizzare il tradizionalismo non è operazione possibile.
    Non a caso, infatti, il documento non ha sortito effetti.

    Identità (comunità chiusa - Evola) e Progresso (comunità aperta - Gramsci) non sono conciliabili.
    Io non credo che sia impossibile. Poi eviterei Evola....anche perchè politicamente non credo che a torino come CPI abbiamo molto in comune con lui. e circoscrivere l'Identitarismo ad Evola lo trovo castrante.

    Credo però che non si possa chiedere ad un fascista/neofascista/destroradicale o come lo si voglia definire che uscire "dall'area" sia LA soluzione. Uscire per cosa? per quale progetto? C'è il vuoto dentro, ma fuori è la stessa cosa.

    La "comunità" è chiusa? Io non credo....anzi sono sicuro che appare chiusa...ma che non lo sia....d'altronde cambiar pelle significa solo sdoganarsi un passato "scomodo" perchè denigrato da 60 anni e più di campagna antifascista. Essere etichettato come Fasista....e stare fuori dai partiti che contano, significa emarginazione....L'area ha le sue colpe ma non tutto è ad essa imputabile: d'altronde, come dicevano i greci, manco Zeus aveva il controllo sul Fato....

    Era necessario ristrutturarsi, lo stiamo facendo.....abbiamo aperto numerose comunità, che anche qui a torino tentano di aprirsi all'esterno....vedremo tra qualche mese se abbiamo fatto bene o male.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da bzzt! Visualizza Messaggio
    Un'analisi pesante che fa riflettere su come agire meglio!
    Non è che ci siano da fare tante analisi e soprattutto le analisi non vanno condotte coram populo.
    E'un errore pretendere di coinvolgere la base oltre un certo limite in elaborazioni continue litigiose e dialettiche.
    Semplicemente perchè la base non chiede questo.
    Soprattutto è inutile pubblicizzare le più o meno complesse formulazioni strategiche di fondo.
    Il tentativo di creare una direzione strategica che a sua volta sarebbe un perenne work in progress è perso in partenza.
    Specie se scimmiottano terminologie rimasticaticcie prese in prestito da esperienze e lessici connessi ad esperienze fallimentari.
    Non è un caso che da queste parti -piaccia o non piaccia- alla fin fine lo spontaneismo diffuso è stato l'unico collante duraturo.
    Qui si vive di mitologie, aggregazioni simboliche,parole d'ordine, impulsi caratteriali, persino esistenziali.
    Non esistono sistemi di funzionamento predefiniti ma scopi primari, di sopravvivenza.
    Devono semmai essere tracciati questi con chiarezza.
    Senza eccessive preoccupazioni di facciata e senza tecniche da doppia verità.
    Inoltre è un area che sente a pelle la mancanza di carisma.
    E'stata abituata bene in passato.
    O male.
    Fate voi.

  8. #8
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    Tutto quanto un po' puntuto e che sapeva di estrema destra ma solo perche' in italia e' sempre difficile alzare la testa
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    Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio
    Non è che ci siano da fare tante analisi e soprattutto le analisi non vanno condotte coram populo.
    E'un errore pretendere di coinvolgere la base oltre un certo limite in elaborazioni continue litigiose e dialettiche.
    Semplicemente perchè la base non chiede questo.
    Soprattutto è inutile pubblicizzare le più o meno complesse formulazioni strategiche di fondo.
    Il tentativo di creare una direzione strategica che a sua volta sarebbe un perenne work in progress è perso in partenza.
    Specie se scimmiottano terminologie rimasticaticcie prese in prestito da esperienze e lessici connessi ad esperienze fallimentari.
    Non è un caso che da queste parti -piaccia o non piaccia- alla fin fine lo spontaneismo diffuso è stato l'unico collante duraturo.
    Qui si vive di mitologie, aggregazioni simboliche,parole d'ordine, impulsi caratteriali, persino esistenziali.
    Non esistono sistemi di funzionamento predefiniti ma scopi primari, di sopravvivenza.
    Devono semmai essere tracciati questi con chiarezza.
    Senza eccessive preoccupazioni di facciata e senza tecniche da doppia verità.
    Inoltre è un area che sente a pelle la mancanza di carisma.
    E'stata abituata bene in passato.
    O male.
    Fate voi.

    Se uno deve continuare a far i conti per sopravvivere vuol dire che o è destinato a morire(quindi inutile farlo soffrire) o si sta sbagliando strategia.
    Noi cerchiamo strategie, analizziamo e vediamo come e cosa mettere in pratica iniziando dal piccolo...
    Voi fate voi...ognuno è grande e vaccinato!

  9. #9
    Beffo la morte e ghigno
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    Citazione Originariamente Scritto da italianuova2 Visualizza Messaggio
    Io non credo che sia impossibile. Poi eviterei Evola....anche perchè politicamente non credo che a torino come CPI abbiamo molto in comune con lui. e circoscrivere l'Identitarismo ad Evola lo trovo castrante.

    Credo però che non si possa chiedere ad un fascista/neofascista/destroradicale o come lo si voglia definire che uscire "dall'area" sia LA soluzione. Uscire per cosa? per quale progetto? C'è il vuoto dentro, ma fuori è la stessa cosa.

    La "comunità" è chiusa? Io non credo....anzi sono sicuro che appare chiusa...ma che non lo sia....d'altronde cambiar pelle significa solo sdoganarsi un passato "scomodo" perchè denigrato da 60 anni e più di campagna antifascista. Essere etichettato come Fasista....e stare fuori dai partiti che contano, significa emarginazione....L'area ha le sue colpe ma non tutto è ad essa imputabile: d'altronde, come dicevano i greci, manco Zeus aveva il controllo sul Fato....

    Era necessario ristrutturarsi, lo stiamo facendo.....abbiamo aperto numerose comunità, che anche qui a torino tentano di aprirsi all'esterno....vedremo tra qualche mese se abbiamo fatto bene o male.
    L'unica via aprirsi all'esterno, avete fatto bene.

  10. #10
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da italianuova2 Visualizza Messaggio
    Io non credo che sia impossibile. Poi eviterei Evola....anche perchè politicamente non credo che a torino come CPI abbiamo molto in comune con lui. e circoscrivere l'Identitarismo ad Evola lo trovo castrante.

    Credo però che non si possa chiedere ad un fascista/neofascista/destroradicale o come lo si voglia definire che uscire "dall'area" sia LA soluzione. Uscire per cosa? per quale progetto? C'è il vuoto dentro, ma fuori è la stessa cosa.

    La "comunità" è chiusa? Io non credo....anzi sono sicuro che appare chiusa...ma che non lo sia....d'altronde cambiar pelle significa solo sdoganarsi un passato "scomodo" perchè denigrato da 60 anni e più di campagna antifascista. Essere etichettato come Fasista....e stare fuori dai partiti che contano, significa emarginazione....L'area ha le sue colpe ma non tutto è ad essa imputabile: d'altronde, come dicevano i greci, manco Zeus aveva il controllo sul Fato....

    Era necessario ristrutturarsi, lo stiamo facendo.....abbiamo aperto numerose comunità, che anche qui a torino tentano di aprirsi all'esterno....vedremo tra qualche mese se abbiamo fatto bene o male.
    non hai capito niente del mio intervento, ma va bene così. Chi doveva capire ha capito.

 

 
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