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Discussione: Odio Veltroni

  1. #1
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    Predefinito Grazie, Silvio

    Bisogna ringraziare come sempre il cavalier Berlusconi per la sua tetragona coerenza. Mentre i commentatori di chiara fama, ma soprattutto fame, lo scambiano per uno statista, l’opposizione lo prende per un riformatore e i magistrati associati applaudono addirittura Mortimer Alfano perché è così ammodo, lui tiene subito a precisare che dello Stato, delle riforme e del dialogo non gliene può fregar di meno.
    A lui interessano le sue tv e i suoi processi, cioè le due ragioni sociali della discesa in campo del ’94, quando confidò a Montanelli e Biagi: «Se non entro in politica, finisco in galera e fallisco per debiti». Ora bisognerà allestire comunità di recupero con terapie d’avanguardia per aiutare i vedovi del dialogo a superare lo choc e riabituarli a trattare il Cainano per quello che è: un impunito. Le loro lacrime crepuscolari meritano il massimo rispetto. Come non intenerirsi dinanzi agli strazianti appelli sul Corriere di Paolo Franchi e Massimo Franco, detti anche Franco & Ciccio, a «non chiudere la stagione del confronto»? Come non commuoversi al pensiero dei cronisti dell’inciucio sempre a caccia dei 2-3 giapponesi asserragliati nella trincea del «confronto costruttivo»? Basti pensare che il Messaggero riesuma addirittura Franco Debenedetti, entusiasta per la legge bavaglio; il Corriere interpella la Merloni, e financo Calearo in gran fregola per «ottimi ministri come Brunetta, Sacconi, Zaja, Tremonti». C’è ancora chi non vuole arrendersi alla cruda realtà e continua a raccontarsi le fiabe, tipo il «ritorno dell’antiberlusconismo», senz’accorgersi del ritorno di Berlusconi, che peraltro non se n’era mai andato. Panebianco lancia l’allarme contro chi parla di «regime», «deriva autoritaria», «attentato alla Costituzione», ma contro chi li pratica nemmeno una parola: non lo preoccupa l’azione, ma l’eventuale reazione. Un vero liberale. Altri, come il geniale Nicola Rossi e l’acuto Enrico Letta, sono «preoccupati per le riforme istituzionali». Ma il Cainano le sta già facendo, le sue riforme istituzionali: la salva-Rete4 e le blocca-processi. Che altro dovrebbe fare un premier titolare di una tv abusiva e di quattro processi? Infatti lui continua a ripetersi, sempre uguale a se stesso, anche se tutti lo trovano cambiato. Abolisce i suoi processi, replica il lodo incostituzionale per le alte cariche (soprattutto quella bassa), strilla alle toghe rosse. Ultima della serie: quella che lo processa sul caso Mills, guardacaso il più prossimo a sentenza. Si chiama Nicoletta Gandus, non ha macchie sulla coscienza (a parte forse aver assolto Formigoni per la discarica di Cerro), ma un giorno firmò un appello contro le leggi ad personam. Fra la Costituzione e chi la calpesta, ha scelto la prima. Ergo è sospetta, prevenuta. «Mi ha accusato di aver determinato atti legislativi a me favorevoli», tuona il Cainano. Il quale, per rieducarla, le blocca il processo con altri due atti legislativi a lui favorevoli. Ma, s’intende, lo fa «per il bene del Paese». Se poi, incidentalmente, vi rientrano anche i suoi processi, pazienza. Tantopiù che l’ha appena saputo, di essere imputato a Milano da 4 anni per la corruzione giudiziaria del teste Mills. «I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile a uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica». Sono fatti così, i suoi avvocati: sebbene siano tutti e tre in Parlamento, non gli avevano mai detto niente. Volevano fargli una sorpresa. Non una parola nemmeno sulla rossa Gandus, che lo processa da due anni. O forse han voluto fare una sorpresa anche a lei: anziché ricusarla all’inizio, la ricusano alla fine. Tanto la corruzione giudiziaria non desta «allarme sociale»: è solo il reato di chi paga il giudice o il testimone per essere assolto anche se è colpevole. Che sarà mai. Proprio ieri la Procura di Palermo ha scoperto alcuni mafiosi che, per ritardare o aggiustare i loro processi, si rivolgevano a un cancelliere perché parlasse con un gesuita perché parlasse con una poliziotta. Benedetti ragazzi: non sapevano che, per bloccare i propri processi basta molto meno. Si va al governo e si fa un emendamento al decreto sicurezza. E, se non basta, si allungano 600 mila dollari al testimone Mills perché dimentichi tutto. Poi si spiega che quello è un reato minore e si abolisce il processo per il nostro bene. Alla peggio, ci si sente dire che non bisogna tirare troppo la corda, se no il dialogo rischia e torna l’antiberlusconismo. Non sia mai.

    www.antimafiaduemila.com

  2. #2
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    Il csx non doveva proprio collaborare, opposizione dura fin dall'inizio.

  3. #3
    Bianca Zucchero
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    Predefinito Odio Veltroni

    Ed è la cronaca di un giornale amico....


    Eletta la Direzione nazionale, 120 persone dalle varie anime del partito
    Bindi ritira la mozione. D'Alema e Rutelli non intervengono. Prodi apprezza tratto ulivista
    Pd, tregua armata tra le correnti
    Ma Parisi e i prodiani restano fuori
    di CLAUDIA FUSANI


    Massimo D'Alema e Walter Veltroni: duello sospeso?
    ROMA - Nel Pd è tregua balneare ma armata fino ai denti. Non conviene a nessuno adesso tentare la mossa da scacco matto, nessun regolamento di conti. Tutti però, e s'intendono le correnti (sette o otto) che in modo più o meno organizzato si muovono nel partito, tengono la loro posizione e stanno pronti. Veltroni è e resta il segretario di tutti, non avrebbe senso contarsi proprio adesso che Berlusconi è tornato Caimano e ragala un po' di colla all'opposizione. Il congresso, quindi, può attendere. E il segretario guadagna tempo utilissimo per far crescere e radicare la creatura Pd.

    Con queste premesse, decise nei giorni scorsi tra caminetti e riunioni, i lavori dell'Assemblea nazionale del Partito democratico, la prima dopo l'uno-due elettorale, non potevano che essere la fotografia della tregua decisa a tavolino e la certificazione dei due obiettivi principali: costruire il partito ("il tesseramento parte a luglio, non abbiamo mai creduto al partito liquido bensi a uno radicato nel territorio" ha detto Veltroni) e puntare alle Europee del 2009 costruendo prima la casa europea.

    Parisi e i prodiani fuori dall'Assemblea nazionale. Ma i lavori - un solo giorno anzichè due - sono stati anche la fotografia dello scontento che si muove nella base del partito e tra i prodiani. Nella Direzione nazionale eletta oggi - 120 persone anima e motore del partito e organo che andrà piano piano a sostituire i 2.800 dell'Assemblea costituente - alla fine entrano tutti, da Massimo D'Alema a Rosy Bindi. Tutti tranne Parisi e i prodiani che hanno lasciato l'assemblea con buon anticipo e in ordine sparso.

    Il malcontento prende corpo subito dopo l'intervento di Veltroni. Anna Finocchiaro elenca l'ordine dei lavori e informa l'assemblea che dovrà essere votata la Direzione nazionale (120 persone), che il segretario ha un suo listone "composto su base proporzionale rispetto ai risultati delle primarie" e che "tra le 14 e le 17 sarà possibile presentare altre liste purchè abbianmo almeno 280 firme di delegati". Il fatto è che non ci sono e non ci saranno altre liste alternative a quella di Veltroni perchè, dice con sarcasmo l'onorevole Mario Barbi con polo e zainetto sulle spalle, "nessuno conosceva le condizioni per presentare altre liste. Lo sappaimo adesso, così come abbiamo saputo l'ordine del giorno dell'assemblea due giorni fa dai giornali". Botta e risposta. Se Barbi parla da sotto il palco, Parisi - da sempre il più convinto oppositore della riproposizione del meccanismo delle correnti nel Pd - si fionda al microfono. La relazione, dice, "è una comprensibile difesa di quello che è stato fatto. Purtroppo, però, l'unico giudizio sul nostro operato e sulla dirigenza resta quello degli elettori a livello nazionale, a Roma e nella Sicilia". Sul fatto, poi, che "il Pd è l'Ulivo che si è fatto partito" come sostiene Veltroni, Parisi taglia corto: "Allora vuol dire che si è fatto male...(il Pd ndr)". Ma poi arriva al dunque. E il dunque è che "questa assemblea non ha il numero legale" e quindi "non può votare la Direzione nazionale". Nel padiglione, tra i delegati cala il gelo. I numeri confermano quello che dice il professore ulivista: in sala ci sono solo 1225 seggiole, alcune sono vuote, altre sono occupate da giornalisti, agli stand si sarebbero accreditati solo 800 delegati anzichè i 2.800 previsti. Il numero legale scatta a quota 1400 voti.

    Quante assenze nell'assemblea. L'incognita del numero legale imbarazza e aleggia per tutto il giorno nel padiglione n.8 della Fiera di Roma. Quello che è certo è che ci sarà una sola lista per la direzione nazionale. "Ma la direzione del partito è il suo Dna - attacca l'ex ministro della Difesa - e noi la stiamo facendo nascere da un equilibrio di correnti". Ecco perchè "si fa fatica a definire democratica questa assemblea". Parisi scende dal palco. Prende la parola il n.2 Dario Franceschini per calmare le acque e difendere il criterio proporzionale con cui sarà composta la lista unica dei componenti della Direzione. "Non solleviamo questioni formali inutili che nascondono invece altre questioni sostanziali...". Parisi, che ascolta in piedi a pochi metri, serra la mascella, alza l'indice e va verso il palco, sotto Franceschini: "Non ti permettere di fare queste insinuazioni...". Mario Barbi resta in platea e organizza la clac. "Qui non c'è il numero legale - grida - la verità è che non ci hanno permesso di presentare una nostra lista...". Anche l'ex sottosegretario Mario Lettieri sale sul palco e chiede la verifica del numero legale. Parisi poi spiega che non lascerà il partito. Ma non entrerà in direzione. Romano Prodi, rigorosamente assente e impegnato in conferenze universitarie in Francia e in Spagna, apprezza gli applausi e "il tratto ulivista dato all'assemblea". Ma resta il grande freddo con il partito e con Veltroni. Le dimissioni restano lì. E la Presidenza un problema di domani, rinviabile.

    La rivincita di Rosy? Cosa che invece fa Rosy Bindi, l'altra pasionaria ulivista, che rinuncia all'annunciata mozione per chiedere a Prodi di ritirare le dimissioni da presidente del Pd. E' soddisfatta per il riferimento di Veltroni all'Ulivo ("radice più profonda e importante del Pd") e ancora di più per la standing ovation di oltre un minuto ("il vero riconoscimento a Prodi") che la platea riserva al Professore. "In questi mesi passati - spiega Bindi dal palco - non si era percepito con chiarezza che il Pd è la prosecuzione dell'Ulivo e che la vocazione maggioritaria non è la rinuncia a costruire un nuovo centrosinistra, ma far maturare le forze della sinistra in una prospettiva di governo. Oggi invece il messaggio è stato chiaro".

    D'Alema e Rutelli non intervengono. Restano ai margini Francesco Rutelli, leader dei Coraggiosi, e Massimo D'Alema che ha fatto della Fondazioni Italiani-Europei la sua privata cabina di regia, luogo dove discutere e dibattere e stringere alleanze. Entrambi scelgono di non intervenire. D'Alema si limita a definire "equilibrata e serena" una relazione che "aiuta a ripartire". Ma allo stop di Veltroni alle correnti seppure travestite da Fondazioni (come la dalemiana Italianieuropei), l'ex ministro degli Esteri replica: "Il pluralismo va considerato come una ricchezza per il confronto delle idee". Infatti martedì fa nascere Red, gruppo di parlamentari riformatori e democratici.

    Marini: "In Europa una federazione col Pse". Sembrano "pacificati" i Popolari legati a Veltroni con un patto di ferro che passa attraverso incarichi e nomine come quella di Gentiloni, diventato responsabile della Comunicazione, e Fioroni (responsabile dell'Organizzazione del partito). Le teorie di Famiglia Cristiana ("Il Pd ha scaricato i cattolici") sono acqua passata. Sul palco sale Franco Marini, presidente in pectore una volta risolto il nodo Prodi. "Questa assemblea - dice - mi è piaciuta perchè non s'è parlato di congresso anticipato, non c'è stato alcun rovesciamento di linea e a Veltroni è stato riconosciuto lo sforzo che ha fatto nonostante la sconfitta elettorale". Adesso c'è da costruire il partito "e questo lo si fa andando sul territorio e battendo l'Italia". Poi Marini apre improvvisamente all'Europa, l'altra spina nel fianco del Pd e di Veltroni, e dice sì "ad una forma federata con il Pse".

    Fin qui le anime del partito in stato, si diceva, di tregua armata e che si rispecchiano perfettamente nelle quote della neo-eletta Direzione nazionale: 55% ex ds, 45 per cento ex dl tra cui 20% i popolari, bindiani e rutelliani al 10, più o meno come i lettiani. Veltroni tiene per sè una quota di circa venti nomi "giovani ed espressione della società civile". Tra questi Luca Sofri, Miriam Mafai, la regista Cristina Comencini e l'economista Nicola Rossi.

    Ci sarebbe poi da parlare della base del partito, quella che è salita sul palco e ha preso la parola davanti a una sala mezza vuota. C'è molta delusione ("E' già finito tutto?) e un po' di rabbia ("da mesi cerco di avere qualcuno nel mio circolo ma non mi rispondono neppure"). Ma continuano a crederci. Nel Pd e in Veltroni. (20 giugno 2008)

  4. #4
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    Ma quand'è che questa gente verrà spazzata via?

  5. #5
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    Predefinito Il senso della comicita' di Veltroni

    Vedo che Walter Veltroni si è deciso a dare una risposta chiara alla proposta di scendere in piazza contro le ennesime leggi-vergogna di Berlusconi (che avevo ripreso sulla prima pagina dell’Unità di oggi). Appuntamento a settembre. Peccato che l’approvazione delle vergogne sia in calendario in Parlamento tra un paio di settimane. Veltroni insomma propone una forma di protesta decisamente innovativa: non più “sit-in”, non più “meet-up” ma “close-after”. Nel senso di scendere tutti in piazza, a chiudere le stalle, dopo che i buoi sono scappati. Avrà tanti difetti, il segretario del Partito democratico, ma certo non gli manca il senso della comicità.
    Paolo Flores d’Arcais

  6. #6
    Bianca Zucchero
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    Citazione Originariamente Scritto da travis Visualizza Messaggio
    Ma quand'è che questa gente verrà spazzata via?
    Che questi vengano spazzati via la vedo difficile. E' un blocco di potere ormai consolidatissimo. Hanno dietro dei sindacti che rappresentano sol sé stessi e un esercito di pensionati eppure basta un fischio (proprio come quello che definiscono il popolo "beota" berlusconiano) per andargli dietro. E manco ci sono le TV a "rimbecillirli" (come ha detto Curzi oggi) ma un residuo di fidelizzazione ideologica che li fa ragionare ancora come nel secolo scorso. Eppoi quelle 85 società del Comune di Roma scoperte in questi giorni portano consenso clientelare e voti. Non molto diversamente da quanto faceva la vecchia, denigrata a chiacchiere DC.
    Con un consenso di stampa e di coté pseudo intellettuale che non da mai notizia di quello che non va. Ed il perché si è appreso leggendo la lista-monstre dei consulenti dove figurano appunto, anche non pochi "disinteressati" intellettuali di università e quant'altro.
    Siamo giunti al paradosso che per sapere come ha veramente amministrato Roma Veltroni (al di là della cortina fumogena delle chiacchiere) si è dovuti essere contenti abbia vinto Alemanno!
    Mi fa solo piacere che quanto avevo tratto da quella assemblea alla Garbatella riporta fedelissimamente il vuoto centrale del PD. Questo resoconto rispecchia fedelissimamente quella condizione alla base!

  7. #7
    In the Name of the Water
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    No, ma è un'ottima pensata per la sua testa malata: in questo modo si garantisce di durare sino a settembre. Del resto dopo l'ultima assemblea-farsa è diventato onnipotente: può ignorare anche i regolamenti, con la complicità della Finocchiaro e di Franceschini, che dicono "è tutto regolare". Queste squallide persone si legittimano a vicenda.

  8. #8
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    Predefinito La resa

    Roma, 21 giu. (Adnkronos) - ''Se c'e' una cosa che il Partito democratico deve evitare con ferma determinazione e' quella di diventare il trombettiere della rumorosa, goliardica e sterile propaganda antiberlusconiana. Se il Pd lega il suo futuro e la stessa sua prospettiva politica al ricorso - e al ritorno - della piazza girotondina possiamo scordare di ridiventare a breve una credibile alternativa di governo al blocco di destra che oggi e' largamente maggioritario". Lo afferma Giorgio Merlo, del Pd.

    discorso solo in minima parte condivisibile, ma denso di altri messaggi da rigettare.
    non pensiate che, con questa vostra inerzia, possiate riottenere consenso, almeno il mio.
    fate quel che volete, inciuciate pure, state lontani dalle piazze, che tanto, comunque, il voto andra' a IDV.

  9. #9
    Forumista senior
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    ecco invece le parole di un oppositore del governo berlusconi:

    LEVICO (Trento) - Il dialogo "si fa tra due persone, due partiti, due realta' che si confrontano con rispetto reciproco. Non su chi vuole fare il lupo e vuol dialogare con l'agnello". Cosi' il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro. "Dal primo giorno abbiamo detto che conoscendo il caimano-Berlusconi - ha detto Di Pietro - non ci potevamo fidare delle sue proposte perche' il suo modo di fare politica rappresenta un doppio gioco, una doppia faccia".

    http://www.corriere.it/ultima_ora/no...E15319EBC1F%7d

    Levico Terme (Tn), 21 giu. (Adnkronos) - "Quando Veltroni scendera' in piazza, noi saremo gia' scesi piu' volte e avremo gia' raccolto le firme per il referendum". Ad affermarlo e' il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, a margine della festa nazionale della Cisl a Levico Terme (Trento)

  10. #10
    oro e porpora
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    Ma Merlo non era un prodiano?

 

 
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