Da: http://abulbarakat.blogspot.com/2008...omandante.html
Una lettera del capo terrorista ceceno Shamil Basajev, neutralizzato dalle Forze di sicurezza russe nel 2006, all'ex-Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.
La lettera si commenta da sé.
carlomartello
Lettera di Basajev a Putin
In nome di Allah il Clemente e Misericordioso!
Dall’Emiro del Supremo Consiglio Militare[1] dei Combattenti Abdullah Šamil’ Basajev[2] al Presidente della Russia Putin.
LODE AD ALLAH SIGNORE DEI MONDI, CHE CI HA CREATI MUSULMANI E CI HA BENEFICATO CON IL JIHĀD SULLA SUA DIRITTA VIA.
In primo luogo ti propongo di pentirti sinceramente dei tuoi peccati, di abbracciare l’Islam e di farti musulmano.
In secondo luogo voglio subito rilevare che, eccetto Allah (Gloria a Lui l’Altissimo), i ceceni non hanno padroni e non danno del ‘voi’ a nessuno. Presso di noi o tu sei un amico, o tu sei un nemico. Io dunque mi rivolgo a te - un nemico - col ‘tu’.
In questa lettera io non cerco in nessun modo di insultare né te, né gli altri uomini della Russia (il servo può essere ripreso, ma non offeso), piuttosto mi sforzo di farvi abbassare la cresta[3].
In terzo luogo voglio porgerti una domanda. Chi fra te e me è veramente un terrorista? Io affermo che tu sei il capo di uno stato terrorista, denominato ‘Pederazione russa’ (scusa, ma nella lingua cecena manca la lettera ‘f’)[4], effimero residuo dell’Impero russo. E tu sei il terrorista numero uno.
Il nostro profeta Muhammad (pace e benedizione di Allah su di lui) ha affermò: “Giudicate secondo gli atti, non secondo le parole”. Riporterò perciò fatti, di cui esiste un numero incalcolabile, ma mi adopererò per limitarmi a pochi.
Ecco che già da diversi secoli voi russi (per i ceceni la parola ‘russo’ è sinonimo di schiavitú, pertanto io chiamo col nome di russi tutti i popoli della Russia, che si sono rassegnati alla loro schiavitú, compresi gli stessi russi) terrificate il nostro popolo, distruggendo regolarmente noi ed i nostri beni, e subendo sempre perdite e danni colossali con tale fervore maniacale, che inevitabilmente sorge una domanda: in nome di che cosa? Badate: non ‘per che cosa?’, bensí ‘in nome di che cosa?’. Comprendere le vostre azioni non è possibile, giacché esse non hanno nessun senso e nessuna logica. Voi, a tutti coloro che da voi sono sfiorati, portate soltanto morte e distruzione con tale satanica perseveranza e diabolica insistenza, che tutto il mondo vi scansa. E nell’ipocrisia e demagogia sfacciata voi prosperate piú di Satana. Voi satanicamente capovolgete con cura tutto, dai piedi alla testa, e definite tutto al contrario.
Ecco che da diversi secoli voi russi “portate a noi ceceni progresso e civiltà, salvandoci dall’ignoranza e dal Medioevo”, sebbene, quando i russi non possedevano nemmeno una propria scrittura, i sapienti ceceni fossero rinomati in tutto il mondo islamico. Nel primo secolo dall’Ègira, ventitré anni dopo la morte del Profeta (pace e benedizione di Allah su di lui) i Sahāba (compagni del Profeta) arrivarono nella nostra terra. Oggi noi non abbiamo una storia scritta soltanto perché voi avete annientato tutto nel corso di un’unica guerra secolare (noi non siamo mai stati in condizione di pace con voi), cercando di renderci “istruiti”. Grazie a voi il livello di alfabetismo della nostra popolazione è molto basso (in rapporto percentuale, comunque, è piú alto che fra i russi), perché dopo le vostre aggressioni devastatrici rimangono in rovina sempre ed anzitutto le istituzioni di sanità pubblica, istruzione e cultura.
Ecco che da diversi secoli voi russi “ci portate democrazia e ordine”, sebbene, quando voi ancora nel secolo scorso andavate con le scarpe in fibra di tiglio, mangiavate crusca dallo stesso truogolo dei vostri maiali, vi barattavano ad interi villaggi per un solo levriero, e andavate a decine di migliaia con le narici strappate e la scritta ‘ladro’ sulla fronte, noi ceceni vivessimo in una libera società di uomini pari, con un lavoro pacifico e costruttivo, rifornendo di pane noi soli tutto il Caucaso. Noi avevamo un rispetto della legalità e dell’ordine talmente grande, che nei periodi di quiete tra le vostre aggressioni i beni perduti erano esposti in luoghi visibili, affinché il proprietario potesse trovarli. Quanto ai furti, non se ne parlava neanche. Il maggiore castigo per un ceceno era l’espulsione da questa società libera.
Noi ceceni non siamo mai stati un popolo debole, siamo sempre stati capaci di difendere noi stessi e gli altri, abbiamo sempre offerto asilo e dato aiuto ai bisognosi. Anche tu, Putin, se potrai, dalla storia porta un solo esempio del fatto che i ceceni, da qualche parte o in qualche momento, abbiano occupato almeno un pezzo di terra altrui, e che abbiano condotto una guerra predatoria anche una volta sola. Noi siamo sempre stati liberi e abbiamo rispettato la libertà altrui. Perfino la scelta della schiavitú da parte degli schiavi, giacché, come dicevano i nostri antenati, “l’uomo che ha soggiogato un altro uomo non può essere libero, poiché egli già dipende dal suo servo”.
Voi arrivaste nella nostra terra, e sulle ceneri di ventitré villaggi distrutti costruiste la fortezza ‘Terribile’, Groznyj[5], dandole una denominazione tale, che ne fossimo spaventati. Tornato indietro come un bomerango, codesto nome oggi spaventa proprio voi stessi. In quel modo, al posto dei nostri villaggi distrutti voi erigeste i vostri centri. Noi invece sulle vostre ossa non abbiamo costruito Mòsca.
Voi russi avete ucciso ed uccidete il nostro popolo con varî pretesti, ed anche senza di essi. In tre secoli, tre milioni di persone.
Nel XVIII secolo voi distruggeste completamente il villaggio di Aldy e ammazzaste quattrocentosettantacinque persone, soltanto perché i ceceni avevano assolutamente cessato di rubare e comportarsi dissolutamente: come recitano i rapporti dei vostri militari, temeste che “quest’infezione può diffondersi in tutti gli altri popoli”.
Nel XIX secolo distruggeste completamente il pacifico villaggio di Dadi-Jurt, della dimensione di novemila ‘fumi’, insieme con tutti i suoi abitanti, dal piú piccolo al piú anziano, soltanto perché un drappello di mujāhidūn, dopo aver compiuto una spedizione oltre il Terek ed aver ucciso un solo cosacco, forse era passato attraverso le terre del villaggio stesso.
Nel XX secolo voi distruggeste e depredaste tutto il popolo in una volta sola, all’atto della deportazione. Nel villaggio di Hajbah, in una stalla bruciaste vivi settecentootto dei suoi abitanti. Altri seimila circa annegarono nel lago Galančož. In tutta la Ceceno-Inguscezia, in un solo giorno uccideste ventimila persone. Causa ufficiale dello sterminio di massa divenne il fatto che gli agenti della ČEKA[6] avevano sbagliato i calcoli del piano di sgombero, e non vi erano vagoni a sufficienza per tutti. Compiste questo crimine mostruoso approfittando del fatto che piú di cinquantasettemila ceceni si trovavano in guerra contro i fascisti. Tutto il resto della popolazione (piú di seicentoventicinquemila persone) fu da voi evacuato in vagoni da bestie, senza mezzi di sussistenza, verso le steppe innevate della Cazachia e della Chirghisia. In tredici anni di deportazione voi eliminaste ancora trecento settantamila persone.
Ora, nel XXI secolo, voi ci distruggete a piccole porzioni (le forze non sono come quelle di prima, e per giunta i tempi sono cambiati), ma regolarmente, spiegando a noi ed a tutto il mondo che siamo “banditi e terroristi”, cosicché bisogna ammazzarci, preferibilmente nel cesso (tutti i maniaci hanno i loro luoghi prediletti)[7].
Voi da tempo preparavate la presente guerra, sin dal 1996, ed in ciò siete ben riusciti. Ricorderemo Ljebjed’ e le sue cinquantamila truppe speciali, cosí come le parole di Lukin, pronunziate subito dopo la firma del patto di Hasavjurt: “Pazientate. Noi nel giro di cinque anni ci rinvigoriremo e ve lo mostreremo”.
Consideriamo, ad esempio, i rapimenti. Promotore della ‘moda’ del rapimento è stato un collaboratore dell’FSB, per giunta titolare di documenti STS (col permesso del FAPSI[8] della Federazione russa), un certo Abdurzakov. Egli, in pratica, sta dietro tutti i rapimenti clamorosi di stranieri e giornalisti. La tua marionetta Kadyrov[9] ed i fratelli Jamadajev, a lui tanto utili, hanno rubato a man bassa insieme con l’FSB, e Kafyrov[10] (cioè Kadyrov), è sempre stato mediatore ed ha avuto la sua percentuale. Questa banda fu orientata dall’FSB contro i daghestani e, in parte, gli ingusci. A proposito, voglio congratularmi con te per una scelta cosí originale di fantoccio.
I fratelli Saidov ed il collaboratore del G.R.U.[11] Adam Djenjev sono divenuti esperti soprattutto di rapimenti di ceceni e di popolazione locale russofona. Costoro non disdegnavano nessun mezzo: hanno trasportato a Mosca, per esempio, cranî di persone uccise (diciassette pezzi), e li hanno venduti per cinquemila dollari. In sostanza tutte le immagini televisive sulle atrocità nei confronti degli ostaggi, che voi mostrate a tutto il mondo, sono state prodotte dalla banda dei fratelli Saidov. Noi abbiamo liquidato la banda nel 1999, ma i suoi avanzi hanno ottenuto asilo a Mosca sotto la protezione dell’FSB, ed oggi essi si trovano al seguito di Adam Djenijev. Gli altri iniziatori di rapimenti lavorano a pieno titolo nella sesta sezione del Ministero degli affari interni della Federazione russa: poi, come si suol dire, “il processo è cominciato”. Nel paese da voi distrutto, in cui non c’è posto dove lavorare, i piccoli sequestri sono diventati abbastanza frequenti, ma non piú consueti che in Russia, nella quale i rapimenti, gli assassinî su commissione e l’antropofagia (in senso letterale) da molto tempo sono diventati norma di vita. In Cecenia, nella maggior parte dei casi, hanno compiuto rapimenti, e sono stati mediatori dei rapitori, collaboratori di FSB e Ministero degli interni. I ceceni (cioè i mujāhidūn di oggi) sono stati guardiani e parafulmini nel 10-15 % dei casi.
Per Vlasov furono pagati cinque milioni di dollari, e due milioni l’FSB trattenne per sé. Perché per colui pagarono il denaro? Uno stato che rispetti sé stesso in tali condizioni è obbligato a dichiarare perlomeno lo stato di guerra.
Špigun è l’uomo che durante la prima guerra torturava i ceceni nel campo di concentramento GUOŠ. Forse non c’era nessuno da mandare in Cecenia, tranne lui? Oppure gli era piú facile lavorare sul posto con la sua rete spionistica, ingaggiata sotto tortura. In entrambi i casi, proveniva direttamente dalla sede di rappresentanza russa nella Repubblica cecena d’Ičkeria[12].
Nell’aprile del 2000, nel libretto militare (n. 3219, truppe dipendenti dal Ministero degli interni della federazione russa) del sergente maggiore Dubovskij, mercenario dei reparti speciali da noi ucciso presso Sjerjžen’-Jurt, alla casella “partecipazione a combattimenti” tra l’altro si leggeva: “ha partecipato ad azioni militari nel territorio della repubblica cecena dal 29.01.97 al 30.04.97”. Ciò in presenza del fatto che la guerra era stata sospesa nel 1996: il 31 dicembre del 1996, infatti, tutte le truppe russe avevano completamente abbandonato il territorio della R.C.I. Allora dove aveva interesse a combattere costui? Forse ammazzava russi nelle province di Groznyj, Naurskij e Šjelkovskij? Tale informazione era disponibile presso i nostri servizî segreti.
A partire dal marzo del 1999 voi cominciaste a sottoporre costantemente a colpi d’aviazione e artiglieria le province di Šjelkovskij e Naurskij della R.C.I. Periodicamente era violato il confine dai vostri mezzi blindati, era rubato il bestiame ed erano maltrattate le persone. I soldati affermavano apertamente che presto avrebbero occupato tutto. Nel maggio 1999, con un attacco improvviso e con l’uso di elicotteri e mezzi blindati, il posto doganale della R.C.I. in direzione di Kizljar, e il territorio ad esso contiguo per alcuni chilometri quadrati furono occupati. Fu ucciso un doganiere ceceno e sette furono feriti senza nessun motivo. Nel mese di giugno, nelle montagne presso il villaggio di Buti nella provincia di Čjebjerlovskij, dopo avere sbarcato truppe voi occupaste circa quindici chilometri quadrati, avendo trucidato cinque civili.
Il governo della Repubblica del Daghestan della Federazione russa ottenne esso stesso che i daghestani guidati da Bagauddin Magomjedov rientrassero a casa in armi dalla Cecenia alla provincia di Cumadin, proponendo come esempio gli abitanti di Karamahi[13]. Essi ci credettero e caddero nel tranello. Noi ritenemmo nostro dovere aiutare la gente di Cumadin e Karamahi, che erano stati accerchiati e stavano per essere annientati. In entrambi i casi noi inoltrammo a quelle marionette del governo daghestano la richiesta di far uscire dall’accerchiamento almeno donne e bambini. Nelle province di Botlih e Cumadin noi combattemmo soltanto contro truppe MO e MVD[14], e comunque ce ne andammo non appena gli Zumadini ed i Caramachini furono sfuggiti alla stretta. Noi li aiutammo pur sapendo che ciò vi poteva servire come ottimo pretesto per l’invasione (a voi però un pretesto non è neanche davvero necessario). Di ciò noi non ci rammarichiamo nemmeno: quelli sono stati i giorni piú belli della nostra vita.
A far saltare in aria case abitate a Mosca, Volgodonsk e Bujnaksk avete avuto vantaggio voi, non noi. Di questo c’è conferma da parte di tre ufficiali del G.R.U. da noi arrestati all’inizio della guerra, i quali confessarono la complicità del G.R.U. nelle esplosioni. Noi uscimmo da Botlih e Novolakskij come vincitori, con una grande quantità d’armi e munizioni prese come trofei. Nella R.C.I. non c’era guerra. Noi non siamo maniaci come voi: per quale ragione avremmo dovuto provocare esplosioni? Tanto piú in case abitate, quando è piú facile far saltare in aria un edificio amministrativo, con una quantità di persone ancora maggiore.
Subito dopo le esplosioni voi annunziaste una certa “operazione controterroristica” (tutto il mondo è informato sulla vostra abilità di ‘operare’), la quale proprio dall’inizio è diventata superterroristica. Intraprendeste un’aperta aggressione contro la R.C.I., sottoponendo città e paesi a bombardamenti e cannoneggiamenti indiscriminati, uccidendo e mutilando migliaia di abitanti pacifici. Tiraste fuori dalle tane tutte le vostre talpe[15], e giocaste il tutto per tutto: dichiaraste ben riuscito l’inizio, e a te tanto girò la testa a causa della celebrazione di te stesso, che decidesti di dichiarare guerra a Nostro Signore. Consulta prima noi: per tale ragione i ceceni ti hanno dato un nuovo nome, Mos’ka Bogobor[16].
L’inizio era stato suggestivo, ma la guerra-lampo non è riuscita. Come ha detto ripetutamente Viktor Stjepanovič “Volevamo il meglio, ma è andata come sempre”. Voi bombardate disordinatamente tutto il nostro territorio, distruggendo ed eliminando tutto nel vostro cammino: oggi probabilmente in Ičkeria non si trova neanche un albero, in cui non sia una scheggia. Bombardate i massicci montuosi e le foreste semplicemente secondo forme di quadrato, e non vi interessa assolutamente se lí si trovino mujāhidūn o no. Dove sparerete, noi sappiamo piú di una settimana prima. Voi pel timore avete minato tutta l’Ičkeria: sulle vostre mine saltano in aria persone pacifiche, animali e vostri soldati. Grazie a Dio, noi non mangiamo maiali: molti di loro sono nei boschi e sono essi i nostri principali genieri.
Nei vostri campi di concentramento e carceri subiscono torture ed umiliazioni circa venticinquemila ceceni, ed altrettanti sono passati attraverso quest’inferno. In pratica sono tutti mutilati. Li si tormenta con la corrente, si strappano loro unghie e capelli, si tagliano orecchie, si danneggiano tutti gli organi interni, si ledono le colonne vertebrali, si fanno iniezioni di chi sa quali preparati, li si tiene per un giorno nell’acqua e nei rifiuti, alcuni sono violentati.
Di’, quali segreti possono essi celare, sí da essere torturati cosí? Sono torturati semplicemente affinché si arruolino o siano intimoriti per sempre. Taluni sotto gli strazî sono costretti a uccidere i loro compagni; i nostri feriti d’altra parte (indipendentemente dal fatto che siano mujāhidūn o no), compresi quelli senza mani e senza piedi, sono picchiati anzitutto dalle bande. In questo momento al SIZO di Pjatigorsk è recluso Vaha Ajgumov, il quale nella prima guerra perse un braccio piú in alto del gomito, ed in questa guerra la gamba sinistra, ed è sottoposto a maltrattamenti. A chi può arrecare pericolo costui?
I dispersi ceceni in questa guerra sono già piú di milleseicento. Non hanno avuto fortuna, sono caduti sotto una mano ebbra, o i tuoi sadici hanno avuto troppo zelo nelle torture. Questi dispersi giacciono nel terreno da molto tempo, ma i loro assassini, con te a capo, commettono nuovi crimini. Fino a quando?
Voi nel corso delle due guerre avete ammazzato tante persone, avete speso tanti soldi per un territorio di diciassettemila chilometri quadrati, dilungandovi sull’integrità territoriale della Russia, ma voi stessi, proprio in quel tempo, avete restituito alla Cina oltre centocinquantamila chilometri quadrati di terra; ne cederete ancora, e non andrete a finire da nessuna parte: dov’è la logica? Voi russi meramente ci odiate per il nostro spirito libero, giacché non siamo schiavi come voi, e vi sforzate di trascinarci dentro la vostra palude servile. La schiavitú dei russi è stata consolidata sistematicamente. La stessa parola russo è aggettivo, dunque dipendente, assoggettato a qualcosa, a qualcuno. Poco tempo fa il popolo russo era “aggettivo” del despota ubriacone Jel’cin, e oggi è assoggettato a te, sanguinario avventuriero Putin. Persino il vostro stemma esprime la vostra natura. L’Altissimo non ha creato niente con due teste: se una tal cosa nasce, tutti i popoli del mondo dicono che proviene da Satana e la eliminano; se poi non la uccidono, essa allora può essere soltanto un parassita. Cosí anche voi, col vostro ermafrodita bicefalo (sebbene il totem dei russi sia l’orso) come parassiti succhiate il sangue dei piccoli popoli.
Tu oggi t’atteggi a lottatore contro il “terrorismo internazionale”, tu che sei il terrorista piú grande, senza pudore e coscienza, con tale autentica ipocrisia e tanto pretendendo dagli alleati, che già tutti ti scansano.
Per te, ateo, non fa particolare differenza chi siamo noi, musulmani, cristiani o ebrei. Per te l’importante è dominare le ambizioni nazionalsciovinistiche di grande potenza, le quali sono state sempre diffuse fra il popolo russo servo della gleba. Il vostro sogno di Grande Russia, sprofondato nello sterco fino alla gola, inevitabilmente trascinerà là in quel posto tutti gli altri. Anche questo è russismo.
I ceceni hanno una storia gloriosa, e per noi è peccato lamentarci del nostro destino, che è ricco non di schiavitú, ipocrisia e parassitismo, ma di vita libera e lotta eroica nel nome di questa libertà. noi siamo fieri di essere musulmani, non atei e diabolici cosí come voi.
Noi siamo fieri di essere mujāhidūn, che nei limiti del possibile aspirano a vivere e morire nel Jihād. Noi ceceni non vi abbiamo mai temuto e non vi temiamo. Siete voi che avete paura, e per la paura bestiale compite crimini satanici, non riuscendo a stare nei limiti dei pensieri delle persone normali. Noi non nutriamo nemmeno odio per voi: noi vi disprezziamo semplicemente come sudici cani e maiali. E in questo non c’è niente di nazionalistico: a noi fa pena l’ignoranza del popolo russo, che langue in una brutale schiavitú, privato della luce della religione e condotto dai suoi governanti criminali ad uno stato animalesco. Noi abbiamo sempre accolto ed accogliamo alla pari ogni russo giunto in pace a casa nostra, il quale sia interiormente libero dalla schiavitú; i ceceni, inoltre, non hanno mai estradato fuggiaschi russi, perfino sotto la minaccia della distruzione dei villaggi ceceni. In questa guerra e nella precedente noi abbiamo soltanto restituito alle madri russe centinaia di soldati prigionieri: porta tu anche un solo esempio di uguale liberazione di prigioniero, che non sia stato reso invalido, persino non mujāhid, bensí semplice civile ceceno. Oggi voi tenete in ostaggio tutto il nostro popolo, ma non riuscirete ad abbatterci ed a vincerci. Che cosa impedisce mai ai vostri tre milioni di uomini di annientare noi, che siamo poche migliaia (nel corso della storia avete ucciso già cinque milioni di persone)? Voi non potete prevalere su di noi, poiché contro di voi combatte tutto il nostro popolo, dai bambini agli anziani.
Tu tieni tanto a cuore il destino della Russia, e con tanto accanimento ti batti contro il terrorismo internazionale, che ho deciso di aiutarti. Nonostante che, secondo le leggi cecene, io non abbia diritto di uguagliarmi con un servo, io ti sfido a duello. E tutti i nostri comandanti sfidano il vostro stato maggiore. Lasciamo a voi la scelta delle armi. Io non sono un maestro di educazione fisica, e tu non sei un invalido. Dà dunque il tuo consenso: sarà piú utile ed economico per entrambi i nostri popoli, e anche per tutto il resto dell’umanità.
ALLĀHU AKBAR!
NOTE:
[1] Nel testo russo è usata una locuzione di due parole di origine araba, Majlis šūrā ‘Consiglio di consultazione’.
[2] Il nome anagrafico dell’autore (che Allah abbia misericordia di lui) è Šamil’ Sal’manovič Basajev, secondo la traslitterazione dall’alfabeto cirillico: ad esso egli ha aggiunto Abdullah Abu Idris (‘padre di Idris’). Ai cognomi dei sudditi dell’Impero russo, che non si adattavano alla morfologia della lingua russa, furono aggiunte desinenze proprie di questa lingua.
[3] Lett. “indicarvi il vostro posto”.
[4] Tipico gioco di parole usato dal comandante Basajev (che Allah abbia misericordia di lui) per deridere i russi, dei quali si fa qui sarcasmo in relazione alla pederastia. Caratteristica delle lingue caucasiche, suddivise in tre famiglie indipendenti (cartveliche, abcaso-adigetiche, ceceno-daghestane), è l’assenza del fonema /f/, fricativo labiodentale sordo.
[5] Il nome della capitale cecena, Groznyj, in russo significa appunto terribile: il famoso imperatore Ivan il Terribile era detto in russo Ivan Groznyj. La città è stata poi chiamata Džohar, in ricordo del primo presidente Džohar Dudajev, che proclamò l’indipendenza nel 1992.
[6] Sigla che indica i servizi segreti dell’URSS, i quali cambiarono poi nome in GPU, successivamente in KGB, ed oggi si chiamano FSB.
[7] Qui è un riferimento alla frase pronunziata da Putin a proposito dei ceceni durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2000: их надо мочить в сортире “bisogna farli fuori nel cesso”.
[8] Agenzia federale di comunicazione ed informazione governativa.
[9] Costui, già muftī della Cecenia, diventerà poi capo del governo filorusso e sarà ucciso dai combattenti musulmani il 10 maggio 2004. Il figlio di Ahmad Kadyrov, Ramzan, al compimento dei trent’anni d’età è stato nominato a sua volta capo del governo filorusso nel 2006.
[10] Gioco di parole tra il cognome Kadyrov (che proviene dall’arabo qadr ‘destino’) e la voce araba kāfir ‘miscredente’.
[11] Direzione centrale dei servizî segreti, dipendente dal Ministero degli affari interni.
[12] D’ora in avanti abbreviata in R.C.I.
[13] Bagauddin Magomjedov fu alla guida degli insorti che nel 1999 conquistarono e governarono secondo la Legge islamica i tre villaggi di Kadar, Karamahi e Šabanmahi, nel Daghestan occidentale: l’intervento dei ceceni in loro favore, di cui si parla nelle righe seguenti, fu usato dai russi come pretesto per riprendere ufficialmente le ostilità nello stesso anno.
[14] Del Ministero degli interni della Federazione russa.
[15] Nel testo агент ‘agente (segreto)’.
[16] ‘Il bòtolo che lotta contro Dio’.




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