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  1. #1
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    Predefinito Meno insegnanti, sarà la scuola dell’ignoranza

    L'Unità - domenica 22 giugno 2008 - pag. 9

    Ai 47mila tagli previsi dalla Finanziaria 2007 se ne sono andati ad aggiungere altri 100mila

    Una catastrofe in termini quantitativi, che inciderà direttamente sulla qualità dell'offerta

    Panini, Cgil: «E' evidente che i risultati di queste decisioni disastrose saranno pagati dal Paese»

    Lo scambio sarebbe sull'aumento degli stipendi. Promessa che la Gelmini non potrà mantenere




    Meno insegnanti, sarà la scuola dell’ignoranza

    LA MANOVRA del governo porterà ad una riduzione radicale del personale docente nella scuola: centomila professori in meno. Sarà il tracollo della scuola pubblica, sarà il ritorno a trenta alunni per classe, all’impossibilità di insegnanti di sostegno. E intanto la Destra vuole dare più soldi alle private

    di Marina Boscaino

    Volontà politica e affermazioni pubbliche non sempre coincidono. Il disegno di legge finanziaria e il decreto legge collegato (approvati mercoledì dal Consiglio dei Ministri in 9 minuti) potrebbero portare nella scuola conseguenze certamente non compatibili con le dichiarazioni "programmatiche" del ministro Gelmini. Ai 47 mila tagli previsti dalla Finanziaria del 2007 se ne sono andati ad aggiungere altri 100 mila, tra insegnanti e personale Ata, di cui il 70% tra i docenti. A cominciare dall’anno 2009/2010 e nei tre successivi, dunque entro il 2012, tanti saranno i posti azzerati nella scuola italiana. Il risparmio per le casse dello Stato sarà pari a 7,832 miliardi di euro.
    Le promesse mancate
    Una catastrofe in termini quantitativi, che inciderà direttamente sulla qualità dell’offerta della nostra scuola, già penalizzata da anni bui di controriforme. Il dato confortante - l’unico forse - è la crescente sensibilità di una parte della stampa ai problemi dell’istruzione: ne fa fede, ad esempio, l’aumento della pubblicazione di lettere da parte di quotidiani e settimanali che lasciano spazio alla voce della scuola. Al di là dei propositi della Gelmini, ribaditi nel suo intervento alla Camera, di potenziare la scuola, si operano tagli, anche pesantissimi, in un settore che arranca da vari punti di vista; che vanno a minare, assieme a provvedimenti di analoga gravità in altri ambiti, il Welfare nel nostro Paese: un dato estremamente sintomatico. E pensare che sulla scuola il centro destra - come nei più abusati rituali delle campagne elettorali italiane, dove è abitudine dipingere il migliore dei mondi possibili - aveva affermato di voler investire.
    Insegnanti e fannulloni
    Il settore dell’istruzione, come tutti, soffre di alcuni sprechi: ma il taglio sul personale docente, che rappresenta la principale risorsa sulla quale puntare - attraverso una riqualificazione professionale, culturale, sociale, professionale - per migliorare la scuola, rappresenta un vero e proprio disinvestimento "programmatico", una sorta di nero su bianco nella dequalificazione dell’intero settore. Sugli insegnanti, al contrario, sarebbe opportuno spendere risorse. E non solo adeguando gli stipendi ai parametri Ocse - la "carota" sventolata negli ultimi giorni, un obiettivo per il quale è bene si sappia che il provvedimento prevede di investire solo il 30% dei risparmi e a partire dal 2010-11. E’ evidente che la campagna contro i fannulloni e le dichiarazioni relative a fantomatici impegni sul fronte dell’aumento salariale non possono basarsi su interventi "riparatori"; ma su un serio piano di investimenti che potenzi le strutture e valorizzi il personale: anche attraverso una prima formazione e una formazione in itinere adeguate all’ effettiva necessità culturale di rivedere il come e il cosa insegnare, di studiare la relazione educativa, di restituire a questa funzione una dignità perduta. Il fatto che una parte del mondo della scuola (disposta a mortificare la propria funzione e il proprio mandato), l’amministrazione e la politica abbiano storicamente accettato il tacito patto di giustificare i salari bassi con prestazioni di livello mediocre spiana la strada alle incursioni di Brunetta e al dileggio di una cospicua parte di quel giornalismo che da anni pontifica sui fannulloni e sulle inadempienze della scuola.
    Le conseguenze dei tagli
    100 mila posti di lavoro sono moltissimi, 1/10 degli occupati nel mondo della scuola. La domanda è quindi quali saranno le conseguenze prevedibili di questo tsunami incombente. Ce lo racconta l’art. 70, che - fissando gli obiettivi - detta alcune norme attraverso le quali perseguirli. Per la prima volta si prevede di rimettere mano agli ordinamenti, in particolare della scuola secondaria di II grado, ma non solo. Cosa significa? Significa incidere sulla formazione delle classi, aumentando il rapporto tra alunni e insegnante (e arrivando a prevedere classi di oltre 30 alunni, letteralmente l’impossibilità di una reale relazione educativa, oltre a concretizzare un ambiente di lavoro per gli insegnanti e di apprendimento per gli alunni impraticabile); abbandonare i precari alla loro sorte, spesso dopo anni di sacrifici; minare ogni criterio di continuità didattica. Significa rivedere gli organici degli uffici tecnici; incidere sulla formazione delle cattedre: meno materie per meno ore; diminuire ulteriormente il numero di minuti che costituiscono l’ora di insegnamento. Significa intervenire su tempo pieno e tempo prolungato; significa, molto probabilmente, riportare in auge la proposta scellerata del maestro unico; che se solletica reminiscenze nostalgiche e memorie deamisiciane, scardina il criterio di collegialità su cui si basa l’esperienza più significativa del nostro sistema di istruzione, quella della scuola primaria; significa tagliare sugli insegnanti di sostegno, uno dei provvedimenti di civiltà di cui la scuola italiana dovrebbe andare fiera. «Considerando che in Italia si spende già meno del 2% del Pil rispetto agli altri paesi europei, è evidente che i risultati di queste decisioni disastrose saranno pagati dal Paese. Il taglio non sarà solo a ridurre le classi o i plessi, ma ci sarà un impoverimento degli ordinamenti, che si tradurrà in un impoverimento generale del funzionamento della scuola con riflessi estremamente negativi sulla sua qualità», afferma Enrico Panini, segretario nazionale della Flcgil. Questa è la soluzione che il centrodestra intende dare ai problemi dell’istruzione. Ma non finisce qui: la manovra economica presentata mercoledì prevede per la scuola, tra l’altro, un blocco del turn over più rigido, il licenziamento dei nemici giurati di Brunetta (gli ormai famosissimi fannulloni), l’abbattimento dei tassi di assenteismo, una maggiore autonomia della dirigenza scolastica, una modifica della contrattazione integrativa. Infine una curiosa contraddizione: l’obbligo per i collegi docenti di adottare esclusivamente libri disponibili nella versione cartacea e on line per abbattere il costo dei libri di testo; una prospettiva che non tiene conto, oltre che della mole di lavoro che promette di far cadere sulle scuole, anche dell’incultura tecnologica di cui la scuola italiana è vittima; un pre-giudizio che ha fatto sì che, alla mancanza di fondi da destinare ad attrezzare le scuole italiane con adeguata strumentazione, si sia sommato il disinteresse progressivo e rassegnato da parte di molti insegnanti. Una manovra "culturale" di aggiramento di un’urgenza - quella, realmente culturale - ineludibile.
    Una soluzione, dunque, da "lacrime e sangue", che si va ad aggiungere al blocco di 560 milioni di euro nella spesa ordinaria della scuola, per effetto della "clausola di salvaguardia" prevista dalla Finanziaria 2007: significa incidere pesantemente sull’attività ordinaria delle singole scuole, con grave danno per l’offerta formativa e lo svolgimento delle attività annuali. Gli insegnanti, i nuovi poveri: su di loro un rigore "esemplare", punitivo e generalizzato, una mole di lavoro aggiuntivo e nessun incentivo economico. Ancora più povero il Paese, dove l’operazione di smantellamento della scuola pubblica procede implacabile a fronte di un potenziamento irragionevole (perché non pluralista e non democratico - oltre che non costituzionale -) della scuola privata.
    Per la quale si continua a chiedere di stanziare fondi.

  2. #2
    Speriamo non sia tardi
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    Quanti insegnanti di religione tagliano?

  3. #3
    Antonello/Gianantonio
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    Già. Se non si avesse a che fare con un governo clericale, suddito di ratzinger, dovrebbero eliminare per prima cosa la religione come materia d'insegnamento e, subito dopo, gli stessi insegnanti.

    Ne trarrebbero vantaggio le casse dello stato e la laicità di quest'ultimo, ormai ridotto a una parrocchia del vaticano.

  4. #4
    Can che abbaia morde
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    Predefinito Si legge con fatica

    Ho letto con fatica e fastidio il testo riportato.
    Non avevo intenzione di leggerlo ma mi sono costretto a farlo.
    Sono millenni che si "parla d'altro" ,e si fa altro, nella scuola.
    Linguaggio inconsitente ma roboante. Un formulario borbonico spesso privo di significato.
    Risorse a iosa sono state letteralmente gettate in "progetti" che facevano rotolare dalle risate.
    Mancava soltanto la "Sagra del Cavolfiore". E forse qualcuno avrà anche avuto l'impudenza di proporla come "momento educativo".
    Comunque è già la scuola dell'ignoranza . Non una promessa ma una realtà.
    Queste scelte le paghiamo certissimamente. Non si è trattato di errore. Abbiamo quel che ci siamo ripromessi di ottenere.
    C'è una serietà recitata che fa velo al nulla.

  5. #5
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    Statali avete rotto.
    Mi spiace ma la scuola non sarà più un ricettacolo per meridionali con lauree-catorcio come quelle umanistiche, trovatevi un lavoro serio e produttivo, se ne siete capaci.
    L'era del lavoretto da insegnante leggero, sicuro e part time a 1500 euro al mese è finita ed è giusto che sia così.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso Visualizza Messaggio
    Quanti insegnanti di religione tagliano?
    NESSUNO!!

  7. #7
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    Unità: Panini: l’esecutivo punta sull’ignoranza
    22-06-2008
    DPEF/
    «La lettura delle anticipazioni sulla manovra economica non lascia dubbi: il conto delle spese decise dal nuovo governo verrà pagato quasi totalmente dai settori della conoscenza». Ad affermarlo è Enrico Panini, segretario generale della Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil.
    «Considerato che in Italia si spende già il 2% in meno del pil rispetto agli altri Paesi europei - premette Panini - e che, negli ultimi dieci anni, la spesa per ricerca, scuola ed università si è ridotta progressivamente in rapporto al totale della spesa pubblica è evidente che i risultati di queste decisioni disastrose saranno pagati dal Paese, dai lavoratori e dagli strati meno ricchi».

  8. #8
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    D'altra parte, questo è un governo di nani, ballerine e letterine....

  9. #9
    Can che abbaia morde
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    Citazione Originariamente Scritto da EMPEROR DOLLAR $ Visualizza Messaggio
    Statali avete rotto.
    Mi spiace ma la scuola non sarà più un ricettacolo per meridionali con lauree-catorcio come quelle umanistiche, trovatevi un lavoro serio e produttivo, se ne siete capaci.
    L'era del lavoretto da insegnante leggero, sicuro e part time a 1500 euro al mese è finita ed è giusto che sia così.
    Tipo: produttore di sfacelo. Materia tecnica ben pagata.
    Ci sono tecnici inconsapevoli d'essere a servizio d'una tecnica che non li considera uomini ma strumenti. Fungibilisimi e quindi ....................di valore prossimo allo zero sul brevissimo periodo.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Scipione Visualizza Messaggio
    Già. Se non si avesse a che fare con un governo clericale, suddito di ratzinger, dovrebbero eliminare per prima cosa la religione come materia d'insegnamento e, subito dopo, gli stessi insegnanti.

    Ne trarrebbero vantaggio le casse dello stato e la laicità di quest'ultimo, ormai ridotto a una parrocchia del vaticano.

    quoto
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