Un testimone: "Emanuele Orlandi fu rapita per ordine di Marcinkus"
Rivelazioni choc della donna del boss della Magliana: «Fu uccisa e gettata in betoniera». Gli avvocati della famiglia: «Teste inattendibile»
ROMA
Emanuela Orlandi sarebbe stata prelevata da Renatino De Pedis su ordine di monsignor Marcinkus, all’epoca presidente dello Ior. È una delle ultime rivelazioni che la supertestimone delle indagini sulla scomparsa della Orlandi ha fatto durante un colloquio investigativo con i dirigenti della squadra mobile, avvenuto il 14 marzo scorso.
A 25 anni dalla scomparsa della figlia di un dipendente della Città del Vaticano la testimonianza potrebbe finalmente fare luce su quello che rimane uno dei più noti misteri irrisolti della storia italiana. Il condizionale, malgrado si tratti della testimonianza di una persona che afferma di aver assistito ai fatti, e, però, d’obbligo specie quando le indispensabili attività di riscontro sono ostacolate dalla morte dei presunti protagonisti chiamati in causa e dalla ricerca delle tracce.
La teste ipotizza come ragione della scomparsa della giovante una «guerra di potere»: «Io la motivazione esatta non la so - dice ai magistrati -, però posso dire che con De Pedis conobbi monsignor Marcinkus. Lui era molto ammanicato con il Vaticano, però i motivi posso immaginare che fossero quelli di riciclare il denaro. Mi sembra che Marcinkus allora era il presidente dello Ior. Però sono ricordi così. Io a monsignor Marcinkus a volte portavo anche le ragazze lì, in un appartamento di fronte, a via Porta Angelica. Sarà successo in totale quattro o cinque volte, tre-quattro volte. Lui era vestito come una persona normale».
Secondo la donna, già cocainomane e all’epoca dei fatti amante di Enrico De Pedis, fu il boss della Banda della Magliana a prelevare Emanuela Orlandi, in quel periodo quindicenne, a tenerla prigioniera in un appartamento e, poi, a farne sparire il cadavere, chiuso in un sacco, a Torvaianica, sul litorale romano, dopo averlo gettato in una betoniera. Non solo, nella stessa occasione, ha raccontato la teste ai pm della Procura di Roma Italo Ormanni, Andrea De Gasperis e Simona Maisto, fu gettato nella betoniera anche il cadavere di Domenico Nicitra, il bimbo di 11 anni, figlio di Salvatore, imputato al processo alla banda della Magliana, che scomparve nella capitale assieme allo zio Francesco nel giugno del 1993, dieci anni dopo la scomparsa di Orlandi.
E qui si registra la prima incongruenza del racconto, anche perchè De Pedis, noto come «Renatino», fu ucciso nel 1990, tre anni prima della sparizione di Nicitra. Anche per questo motivo i legali della famiglia Orlandi, Massimo Krogh e Nicoletta Piromallo, hanno giudicato incompatibile tale versione. «Non riteniamo attendibile - hanno dichiarato - quanto sarebbe stato affermato sulla vicenda Emanuela Orlandi dalla testimone ascoltata dalla Procura di Roma. Aspettiamo comunque che gli inquirenti facciano in libertà le proprie valutazioni e le proprie indagini e attendiamo eventuali sviluppi o novità su questa vicenda». Un racconto ricco di «non ricordo», ma anche di nomi di personaggi noti o già «monitorati» dagli inquirenti durante le indagini.
Dunque, secondo la testimone, che sostiene di essere stata presente nel cantiere di Torvaianica insieme con l’autista di De Pedis, i due cadaveri sarebbero finiti nella betoniera perchè il boss riteneva che fosse meglio far sparire ogni prova. Sei mesi prima di morire Emanuela Orlandi, ha raccontato la teste, sarebbe stata consegnata, ad un sacerdote. Ad accompagnarla da un bar del Gianicolo fino ad un benzinaio della Città del Vaticano, sarebbe stata la stessa testimone. «Le chiesi come ti chiami - ha raccontato ai pm romani- Emanuela mi rispose. Era cosciente, ma non lucida. Parlava male, era intontita, trascinava le parole, nominava un certo Paolo e mi chiese se la stessi portando da lui». La donna ha dichiarato di aver intuito che si trattava della Orlandi durante il tragitto. «Quando tornai al Gianicolo - ha aggiunto - chiesi a Renato ’ma quella non era... lui rispose ’tu, se l’hai riconosciuta è meglio che non la riconosci, fatti gli affari tuoi».
Fonte: La Stampa, 23.6.2008




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La chiesa di Sant'Apollinare


