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Nella notte tra il 29 e il 30 giugno 1934, nota come Notte dei Lunghi Coltelli (da un canto di battaglia delle SA) avvenne la grande purga tedesca.
Hitler al potere da diciassette mesi aveva già assorbito la disoccupazione (sei milioni di senza lavoro prima del suo Cancelleriato), risollevato l'economia, avviato i lavori pubblici, rafforzato l'esercito, messo ordine nel Paese e avviato una serie di provvedimenti sociali avanzatissimi. Alcuni settori della grande industria, dell'aristocrazia prussiana e della burocrazia sindacale brigavano per liquidarlo e per sfruttarne a piacimento classista ed oligarchico i risultati da lui miracolosamente ottenuti e già messi in forziere.
Poco sappiamo di quanto accadde realmente nei giorni che precedettero la purga, di certo acuni dello stato maggiore della SA, e in particolare Röhm, stavano scalpitando con toni di esteriore estremismo e minacciavano una sovversione. Questa turbolenza era teleguidata? Sappiamo per certo che meno di due anni prima, e cioè alla vigilia dell'investitura di Hitler, la Reazione, guidata dal Cancelliere provvisorio, il generale Von Schleicher, capo dell'ufficio politico della Reichswehr (l'Esercito di Weimar) aveva convocato l'ambiguo e ambizioso Gregor Strasser (ufficialmente il rappresentante dell'opposizione di sinistra ad Hitler all'interno del partito nazionalsocialista) e gli aveva proposto di capeggiare un governo di unità nazionale a composizione mista (con socialdemocratici e destra cattolica), con il sostegno dello Stato Maggiore, della grande industria e dei sindacati, quello comunista compreso.
Quell'operazione di trasformismo oligarchico e autoritaristico alla quale Strasser aveva dato il suo narcisistico accordo, fu sventata da Hitler e da von Papen che convinsero Hindenburg a preferire la parte del popolo a quella dei poteri forti.
Diciotto mesi più tardi la fronda di Rohm era probabilmente alimentata dai medesimi congiurati. Hitler esitò a lungo prima di usare il bisturi; sembra che sia stato decisivo un incontro che ebbe con Mussolini, che considerava come il suo maestro, il quale, pochi giorni prima della Notte dei Lunghi Coltelli, parlando con il Cancelliere tedesco dei contesi destini austriaci, gli disse seccamente: “prima di pensare a mettere ordine in Europa bisogna dimostrare di essere in grado di mettere ordine in casa propria”. Hitler si decise a stroncare il complotto e a vanificare le congiure.
Di quella notte abbiamo, ovviamente, solo la versione ideologizzata voluta dai comunisti (e supinamente accolta da presunti “rivoluzionari” di estrema destra, solitamente dei cattivi estetisti) che pretesero che tra il 29 e il 30 giugno del 1934 la Controrivoluzione avrebbe schiacciato la Rivoluzione e il Socialismo. Come sovente accade nella rappresentazione della storia e della realtà (ove spesso la verità è l'opposta di quella che appare) la versione comune non è assolutamente rispondente al vero. La maggioranza dei 77 uomini presenti nella lista ufficiale degli uccisi nella notte di sangue appartiene infatti all'ala destra del partito. Gregor Strasser, giustiziato quella notte, era sì di sinistra ma lo era non di certo come aspirazioni ideali bensì nel senso servile e accomodante con il Capitale che caratterizza la sinistra borghese. Il fratello, Otto, che riuscì a sfuggire al plotone di esecuzione, animò un'opposizione di destra spuria (c'era una componente della destra nazionalbolscevica) al nazionalsocialismo, il Fronte Nero, che fu un'emanazione dell'Intelligence Service e che godé, più tardi, anche della protezione di Stalin. Le SA, infine, non vennero affatto sciolte.
Non si trattò, quindi, di una svolta reazionaria e della frenata del processo rivoluzionario ma, semmai, dell'estatto contrario. L'immagine tramandata della Notte dei Lunghi Coltelli è, quindi, emblematica: un paradigma di come si possa veicolare l'opposto della verità senza che nessuno si preoccupi di documentarsi. Impariamo a diffidare dei luoghi comuni; questo ci aiuterà, non solo per la storia ma soprattutto per evitare cantonate grossolane sull'attualità. Che si sprecano, eccome!
Gabriele Adinolfi




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