OMNIA SUNT COMMUNIA
Franco Berardi (Bifo)
by materialiresistenti (27/06/2008 - 19:42)
Nove anni dopo Seattle
Una nuova strategia anzi due
Per le donne e per gli uomini
che non accettano la schiavitù e la guerra
Nel 1999 a Seattle cominciò una rivolta morale. Dopo l'attacco contro il
summit del WTO milioni di persone in tutto il mondo dichiararono che il
globalismo capitalista è un fattore di devastazione psichica e ambientale.
Per due anni il movimento globale attivò un efficace processo di critica
delle politiche neo-liberiste, aprendo la strada alla speranza di un
cambiamento radicale.
Poi, dopo la battaglia di Genova cambiò lo scenario narrativo di fondo e la
guerra conquistò il posto centrale della scena. Il movimento non fermò
allora la sua azione, ma la sua efficacia fu rapidamente ridotta a zero,
come dimostrò l'immensa manifestazione mondiale del 15 febbraio del 2003,
che non riuscì a fermare la guerra criminale lanciata dai peggiori
assassini che la storia umana conosca. Il movimento non riuscì a
diffondersi allora nella vita quotidiana della società di tutto il mondo,
non riuscì a dar vita a un processo di autorganizzazione del lavoro
tecnico-scientifico.
Sapporo e il fallimento delle politiche neoliberiste
Oggi, nove anni dopo Seattle, mentre i padroni del mondo si riuniscono a
Sapporo per prendere atto di un fallimento colossale delle loro politiche,
ma anche per ribadirle nonostante tutto, dobbiamo inventare una nuova
strategia per il movimento, anzi forse due.
Una strategia (anzi forse due) che parta dalla consapevolezza che il potere
globale è oggi fondato sulla guerra, e che una dittatura militare sta
prendendo forma nel mondo: una dittatura le cui radici sono profonde nei
processi di produzione, nella cultura razzista e nell'odio interetnico e
inter-religioso che i papi e gli ayatollah hanno seminato nella mente
spaventata e ignorante della maggioranza dell'umanità.
La politica neoliberista ha distrutto l'idea stessa di una sfera pubblica
nel campo dell'economia e in quello dei media. Ha privatizzato ogni
frammento della produzione, della comunicazione, del linguaggio e perfino
dell'affettività.
La competizione ha preso il posto della solidarietà in ogni aspetto della
vita eil crimine è divenuto la forma prevalente della relazione economica.
La guerra globale è il compimento naturale di questa mutazione criminale
del modo di produzione capitalista. E la devastazione sistematica
dell'ambiente fisico e psichico è l'effetto naturale di questa mutazione.
l'impero del Caos
Le forze democratiche si aspettano qualche sollievo dalla possibile
vittoria di Barack Obama alle prossime elezioni americane. Ma vediamo bene
il paradosso della situazione. Gli Stati Uniti d'America hanno perduto la
loro egemonia militare, perché il fanatismo religioso, il fondamentalismo
islamico, il nazionalismo russo risorgente, e il terrore sono
strategicamente vincenti nel territorio euro-asiatico. Dall'Afghanistan al
Pakistan dall'Iraq all'Iran al Libano, dal Caucaso all'Ucraina, l'egemonia
occidentale sta perdendo terreno. Inoltre, la crisi finanziaria apre la
strada a un collasso del potere americanom, e la recessione inflattiva che
si sta diffondendo dovunque produce disordine e sfiducia nelle società
occidentali, e queste, prive di una prospettiva egualitaria, si trasformano
in razzismo.
Nel decennio della presidenza Clinton era possibile parlare (seppure mai in
maniera molto convincente) di un Impero americano, ma dopo l'inizio della
guerra infinita, coloro che avevano parlato di impero americano hanno
dovuto parlare di un colpo di stato all'interno dell'impero. Se le cose
sono così dobbiamo ammettere che questo colpo di stato ha ottenuto il suo
scopo. I guerrafondai hanno perso le loro guerre (la guerra in Iraq è stata
un fallimento completo, la guerra in Afghanistan si trascina verso la
sconfitta, la guerra in Iran non si vincerà mai). Cionostante hanno vinto
la guerra per il profitto da petrolio e per un aumento della spesa
militare, e quel che è peggio hanno vinto la loro guerra contro la pace e
contro l'umanità.
Oggi, mentre alla Casa Bianca si può attendere che entri una persona di
sentimenti democratici, l'Impero americano cade a pezzi e il Caos è l'unico
Imperatore del mondo.
una strategia del monastero felice
Che possiamo fare in un panorama distopico di questo tipo? Quale strategia
possono elaborare le donne e gli uomini che vogliono la pace e la
giustizia? Forse non una strategia è quello che ci occorre, ma due. Nessuna
speranza è in vista, dal momento che la svolta criminale del capitalismo
sta producendo effetti irreversibili nella cultura e nel comportamento
della società planetaria, dividendola in tre sezioni prive di ogni
universalità e di ogni sentimento solidale.
Un terzo dell'umanità è in pericolo di vita: la fame si sta diffondendo come
mai prima. La crisi energetica diffonde aggressività e inflazione. La
guerra devasta le case e le terre.
Un terzo dell'umanità vive in condizioni di sfruttamento semi-schiavistico,
con orari di lavoro che non hanno più limiti e con salari decisi
unilateralmente dai capitalisti. Ma sono talmente terrorizzati dalla
precarietà e dalla paura di finire nell'abisso della fame e
dell'emarginazione che sono costretti ad accettare qualsiasi ricatto.
Un terzo dell'umanità è armata fino ai denti per difendere i suoi livelli
di vita e di consumo contro l'esercito dei migranti che premono ai confini
della società occidentale.
Io penso che dobbiamo ritirarci ed evitare ogni scontro, ogni conflitto che
sarebbe oggi inevitabilmente perdente. Dobbiamo creare una sfera autonoma e
sicura per quella piccola minoranza della popolazione del mondo che vuole
salvare l'eredità della civilità umanista e le potenzialità dell'Intelletto
generale, che sono in serio pericolo di una militarizzazione definitiva.
Dobbiamo preparaci a una lunga fase di barbarizzazione e di violenza. Nel
primo decennio del secolo siamo entrati in un'era che assomiglia a quella
che in Europa chiamiamo Medio Evo. Mentre il territorio era devastato da
invasioni e l'eredità delle civiltà antiche era distrutta, gruppi di monaci
salvarono la memoria del passato e soprattutto i semi di un possibile futuro.
Noi non possiamo sapere se l'epoca barbarica durerà per decenni o per
secoli, nè possiamo dire se l'ambiente fisico e psichico del pianeta
sopravviverò all'attuale devastazione criminal-capitalista. Ma sappiamo di
sicuro che non abbiamo né le armi per affrontare i distruttori, e dunque
dobbiamo salvare noi stessi e la possibilità di un futuro umano.
l'imprevedibile
Questa è la strategia che io propongo. Ma una sola strategia non è
sufficiente quando le cose sono caratterizzate da un indeterminismo
profondo e le prospettive sono così imprevedibili come nel momento attuale.
Non possiamo al momento dire quali conseguenze produrrà la fine
dell'egemonia americana, nè quali sviluppi avrà la guerra che si svolge dal
Pakistan alla striscia di Gaza. E non possiamo immaginare quali effetti
produrrà la guerra civile a bassa intensità che si sta combattendo in
Europa per motivi etnici, né quali conseguenze produrrà la recessione che
corrode l'economia e la sopravvivenza dei lavoratori occidentali. Per
il momento abbiamo assistito ad un'evoluzione razzista e fascista della
cultura operaia in Europa, ma domani chi lo sa.
Bene, io penso che mentre ci ritiriamo nei nostri monasteri non dovremmo
dimenticare di prepararci per un improvviso rovesciamento delle prospettive.
Dobbiamo essere pronti alla prospettiva di un lungo periodo di sottrazione
monastica, ma anche alla prospettiva di un improvviso rovesciamento del
panorama politico globale.
Provate a immaginarvi la rivolta degli operai cinesi contro il capitalismo
nazional-socialista, o l'esplosione di una aperta guerra razziale in
Europa, il collasso del sistema militare americano incapace di far fronte a
una nuova ondata di terrorismo. Provate a immaginare il collasso
apocalittico degli eco-sistemi di zone nevraligche del mondo.
Questi scenari sono perfettamente realistici nel prossimo futuro e
potrebbero provocare un mutamento radicale dell'atteggiamento politico della
maggioranza della popolazione mondiale. Dobbiamo essere preparati a questo,
dobbiamo preparare la narrazione per un simile rovesciamento, e soprattutto
dobbiamo creare l'esempio vivente di un altro stile di vita che non sia
basato sul consumismo e sull'ossessione della crescita e sulla nevrosi
della competizione.
Il nostro compito centrale nel prossimo futuro è la ridefinizione dell'idea
stessa di benessere, di ricchezza e di felicità. Il nostro compito è la
creazione di monasteri in cui si sperimenti il benessere frugale. Critica
della naturalizzazione del paradigma della crescita, elaborazione culturale
di un nuovo paradigma basato sull'abbandono dell'ossessione della crescita,
finalizzato alla frugaità, alla produzione ad alta intensità di sapere,
alla solidarietà, e alla pigrizia, e al rifiuto della competizione.
Il capitalismo ha identificato il benessere e l'accumulazione, la felicità
e il consumismo la ricchezza e lo spreco delle risorse naturali e psichiche.
Dobbiamo diventare l'esempio vivente di uno stile di vita in cui il
benessere sia unita alla frugalità, la felicità alla generosità, e la
produzione sia unita con la pigrizia e il dolce far niente.
La riccezza non ha nulla a che fare con il consumo compulsivo e con
l'accumulazione ossessiva.
La ricchezza è il piacere di essere, e il godimento del tempo.
ARDITI NON GENDARMI





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