... che ha messo sotto attacco il blog di Guzzanti? É importante che qualcuno risponda prima che spostino questa discussione nel sottoscala. Non possiamo accettare un affronto del genere, dobbiamo mobilitarci tutti e sferrare un contrattacco. Comunque lui non si da per vinto e, ontre a vantarsi dell'aumento di accessi al proprio blog (se si vanta lui Grillo cosa dovrebbe fare?) lancia proclami in nome della libertá e della veritá. Forza senatore, avanti cosí e sia lusingato, dopo tutto 80000 computer di un paese straniero si sono dedicati solo a Lei...

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30 Giugno 2008
7. *Mitrokhin, Guzzanti denuncia: Attacco informatico al mio blog
–IL VELINO SERA–
Roma - Un attacco informatico lanciato con un dispiegamento di mezzi tali da ipotizzare che sia partito da un apparato di Stato o da un grande servizio segreto. Così il deputato del Popolo della libertà Paolo Guzzanti denuncia l’“hackeraggio” subito dal suo blog (http://www.paologuzzanti.it/) il 18 giugno scorso poche ore dopo che era stato messo on line sul sito un filmato integrale, inedito in Italia, contenente alcune scottanti dichiarazioni di Aleksandr Litvinenko, l’agente segreto del Kgb morto a Londra in circostanze misteriose nel novembre 2006. Tecnicamente si è trattato di un attacco DDos (Distributed Denial of Services attack), un’operazione nella quale i cosiddetti attaccanti (crackers) attivano un numero elevatissimo di false richieste (ping) da più macchine allo stesso server consumando le risorse di sistema e di rete del fornitore del servizio. In questo modo il provider affoga letteralmente sotto le richieste e non è più in grado di erogare i propri servizi, risultando quindi irraggiungibile.
Racconta Guzzanti al VELINO: “Il mio provider, McLink uno dei migliori d’Europa, mi ha spiegato che per un attacco come quello subito dal mio blog servono 80mila computer: un impegno grosso che non può essere scatenato da un singolo, da un’azienda o da un semplice gruppo di utenti. Per questo gli stessi tecnici che si sono interessati alla vicenda hanno detto di non escludere e anzi di ritenere estremamente probabile che un paese, o una entità come un grande servizio segreto con potenti mezzi tecnici, abbia potuto scatenare l’attacco”. I tecnici sono riusciti a rintracciare i log, cioè gli indirizzi di partenza da dove è partita l’operazione, e li hanno individuati in due società, una localizzata in Romania e l’altra in Cina. Ma è impossibile avere una mappa di tutti i computer che hanno partecipato all’azione. “L’attacco c’è stato ed è durato diversi giorni – spiega Guzzanti –. Era impossibile caricare le pagine del blog e addirittura per diverso tempo è apparsa la scritta che il mio sito era inesistente. Adesso sembra che i problemi siano stati risolti. Anche perché mi hanno spiegato che per questi attacchi vengono utilizzate risorse non indifferenti per cui è impossibile che durino in eterno. Ma questo non esclude che possano ricominciare in futuro. Per il momento farò un rapporto alla Polizia informatica anche se non nutro molte speranze”.
Guzzanti sottolinea la singolare coincidenza temporale dell’attacco informatico. “Si può dire che sia stata semplice casualità, ma certo è curioso che tutto questo si sia scatenato a neppure due ore dalla messa on line sul blog del video di Litvinenko”. In cosa consiste il filmato? “Si tratta della versione integrale – risponde Guzzanti – di un video in cui si vede Litvinenko il 3 febbraio 2006, nove mesi prima di morire, seduto su un divano con suo fratello Maxim che faceva da interprete, muovere delle accuse a Romano Prodi definito dall’agente del Kgb come ‘un nostro uomo’. Fino a oggi di questo filmato erano stati mandati in onda solo dei frammenti in Gran Bretagna dall’Itv e in Italia dal Tg2. In quel momento, in qualità di presidente della commissione Mitrokhin - prosegue il deputato - entrai in possesso del video ma decisi di non renderlo pubblico perché stavamo in campagna elettorale e veniva menzionato il nome di Prodi senza una prova valida. In seguito il filmato fu sequestrato dai magistrati e in Italia scomparve”. Guzzanti racconta come è entrato in possesso della copia messa sul blog. “L’ho avuta dall’Inghilterra dove si stava spargendo la voce che questo documento non esisteva. Alcuni siti internet russi hanno cominciato addirittura a tirare fuori la storia che era non Litvinenko a parlare ma ero io che lo imitavo. A quel punto ho rimediato il video e ho deciso di metterlo on line”. E dopo poche ore è partito l’attacco. “Coincidenza? Probabile –dichiara Guzzanti -. Però il blog esiste da due anni e prima d’ora non era mai successo niente di simile”. (gat)



Ovviamente potete andare direttmante a verificare nel suo blog, cosí aumenta gli accessi e si vanta di piú.
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