Ai primi firmatari dei 4 documenti: Acerbo, Vendola, Bettarello, Bellotti
Al comitato di gestione
Alla presidente della Commissione nazionale Erminia Emprin
Non possiamo assistere senza reagire al rischio di una delegittimazione politica del nostro congresso
Sta accadendo qualcosa, infatti, che sembrava impossibile in una collettività come quella di Rifondazione Comunista - ferita da un insuccesso elettorale drammatico ma viva, costituita da esperienze di lotta e di radicamento sociale.
Alla ferita della sconfitta alle elezioni può aggiungersi un colpo che può divenire mortale. Non sono la discussione o il confronto, il conflitto politico, il problema. Il problema è la rottura del rapporto di fiducia su cui si fondano le relazioni tra le compagne e i compagni.
E’ sorprendente che la legittimità politica del nostro congresso viene messa in discussione non dalle minoranze ma da chi detiene la stragrande maggioranza delle adesioni del CPN e dei voti dei primi congressi svolti.
Non serve leggere quanto scritto sulla stampa nazionale, basta leggere il nostro giornale. Le due prime mozioni hanno usato spesso la tribuna congressuale non per argomentare le rispettive tesi ma per accusare di comportamento antidemocratico gli altri.
Le compagne e i compagni del secondo documento hanno lanciato l’accusa che si utilizzano espedienti e cavilli per ostacolare l’esercizio democratico al voto delle iscritte e degli iscritti. Le compagne e i compagni del primo documento a loro volta hanno formulato l’accusa che si sta utilizzando strumentalmente un articolo del regolamento congressuale per aggirare una norma dello statuto del partito. Tradotto: si sta gonfiando artatamente il tesseramento per modificare la platea congressuale e stravolgere il risultato democratico.
A Carrara, nel documento votato da circa il 98% del partito, si denunciava l’emergere di fenomeni di comitati elettorali dentro il partito. Qui si muove un’accusa ancora più grave: il disegno di modificare l’esito del congresso con strumenti artificiosi - o l’impedimento al voto o il rigonfiamento anomalo del tesseramento.
Ripetiamo: questa accusa non è formulata con giri di parole o con frasi ambigue, è esplicitata direttamente su Liberazione da parte delle due prime mozioni. Non è una polemica promossa da esigue minoranze alla ricerca di visibilità, è scatenata da chi detiene nell’attuale CPN circa il 90% dei consensi.
Come non comprendere che siamo sull’orlo di un precipizio e che è necessaria una soluzione che si basi su un accordo politico unanime al contempo ragionevole e garantista?
Basta ! Fermatevi, fermiamoci !
Ci permettiamo di rivolgere un appello estremo: è necessario un passo indietro da parte di tutti per ristabilire un clima diverso.
In questo spirito avanziamo una proposta.
Occorre dare una certezza a tutte e a tutti. La norma del regolamento che prevede la possibilità di fare nuovi iscritti fino a 10 giorni prima il congresso di ciascun circolo, sta determinando una disparità ai “blocchi di partenza”: i circoli ritardano le proprie assemblee per avere più tempo per promuovere nuove iscrizioni. Addirittura, congressi già convocati, si spostano il più tardi possibile per fare qualche tessera in più. Questa disparità dovuta ai tempi di convocazione provoca artificiose asimmetrie nella composizione delle platee congressuali.
Anche nel paradiso del libero mercato esistono delle garanzie minime: in borsa, quando un titolo subisce un rialzo “anomalo”, un’ autorità ha il potere di sospenderlo per evitare possibili speculazioni.
Si sta addensando un contenzioso sulle commissioni per il congresso fondato sull’interpretazione di cavilli e codicilli.
Ripetiamo: occorre una soluzione politica e garantista. Ecco la proposta: fermiamo il tesseramento per il 2008, utile al voto nel congresso, a 10 giorni prima lo svolgimento del primo congresso di circolo, quindi agli inizi di giugno. Diamo, così un elemento di certezza: tutti devono godere di uno stesso periodo di tempo nel fare nuove iscrizioni, non è concepibile che vi sia una differenza di oltre un mese tra chi ha fatto il congresso agli inizi di giugno e chi lo terrà a metà luglio e oltre. Questo non vuol dire fermare il tesseramento per il 2008. Chi vuole iscriversi è bene che lo faccia. Porte aperte! Non deve farlo principalmente o esclusivamente per votare al congresso!
Allo stesso tempo, tutti rinuncino a contenziosi, cavilli o altro (gli “interrogatori” dei nuovi iscritti o dei direttivi dei circoli se hanno deliberato e così via).
Noi siamo una esigua minoranza. Lo sappiamo, non pretendiamo di dare lezioni o imporre soluzioni.
Ci siamo voluti chiamare “Disarmiamoci !” perché avvertivamo un clima di veleni e i venti gelidi di una guerra fratricida.
Nel CPN che approvò il regolamento, avanzammo la proposta di fermare il tesseramento utile al voto per il congresso alla data della sua indizione (quella medesima del CPN). Se quella proposta fosse stata accettata, oggi non ci troveremmo in questa situazione. Non fummo ascoltati.
Questa volta, per favore, per il bene collettivo, ascoltateci: proponete, prima che si scateni un contenzioso distruttivo, altre soluzioni se la nostra non vi convince!
Quando c’è una catastrofe, le collettività si uniscono: ci si dividono pane e coperte.
Riprendiamo insieme a camminare e a interrogarci, dividiamoci sulle tesi e proposte politiche, non offriamo ulteriore spazio agli sciacallaggi.
Per le compagne e i compagni del documento 5
Walter De Cesaris
Franco Russo
Gabriella Stramaccioni


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