
Originariamente Scritto da
Anton Hanga
La questione, secondo me, non è da leggere in questo modo.
Il riferimento di Medvedev è agli Stati baltici, particolarmente proni a Washington, nei quali una certa "revisione della storia" che si esplica anche nella rimozione di alcuni monumenti (come quello al "soldato sovietico") sta a significare solo una separazione dalla Russia. Le parate della "estrema destra" nostalgica dei "liberatori nazisti" rientrano nella tattica occidentale di attivare determinati ambienti facilmente infiltrabili e manipolabili per obiettivi che non sono quelli che i manipolati (attivati per lo più sulla base dell'anticomunismo viscerale) s'immaginano. Per gli atlantici l'obiettivo primario resta quello di tener separate, anche a livello di percezione, la Russia dall'Europa occidentale (dall'UE, con l'allargamento a est).
Quanto al "revisionismo olocaustico", che Graf viva in Russia è già un fatto significativo.
Il "revisionismo" non è tutto uguale. Non esiste alcuna categoria del "revisionismo", trattandosi di un metodo, della normale prassi della ricerca storica. Certamente, per qualsiasi soggetto statuale, a garanzia dei propri interessi, esistono "revisionismi buoni" e "cattivi". Per l'Occidente, quello "olocaustico" non va bene, e ci mancherebbe altro. Così come quello dei baltici filo-Usa che per approfondire il solco con la Russia rimuovono il monumento al "soldato sovietico" non può essere un "revisionismo" accettabile per Mosca, Medvedev o non Medvedev. E il nazismo" non c'entra nulla.
Ciò, a mio avviso, non implica un atteggiamento analogo nei riguardi del "revisionismo olocaustico", a meno che qualcuno non lo usi in funzione per così dire 'geopolitica' anti-russa (e sinceramente non ne vedo la possibilità).