PROMEMORIA ASSEMBLEA PUBBLICA DEL PD DEL CIRCOLO DELLA GARBATELLA del 9 giugno 2008
Per la prima volta, dopo anni, riprendevo “contatto” con la politica per due esigenze che per me sono sempre state “primarie”: la curiosità e la verifica “de visu” di quanto accade.
Così, quando in un quartiere come la Garbatella (che poteva vantarsi di avere avuto, come sezione del vecchio PCI, la Villetta, frequentata dal giovane Veltroni, da Gian Maria Volontè e da tanti altri) un manifesto come quello che trasmetto preannunciava una assemblea pubblica perché, come recitava una frase di Mazzini riportata, imparano più i popoli da una sconfitta che i re da un trionfo, l’occasione mi è parsa succulenta sia per soddisfare la curiosità che, il bisogno di una verifica “de visu” sul come fosse ridotto il vecchio PCI e cosa aveva riservato il “nuovo” PD.
Primo intoppo, per informarmi vado nel circolo anziani di via Pullino, visto che erano le 17 e l’assemblea era preannunciata per le 18,30, per avere dettagli sul dove si sarebbe tenuta e mi rispondono: l’assemblea è terminata.
Terminata? Chiedo: ma non era alle 18,30? Sarà forse per l’età avanzata (che sarà un leit motiv anche dell’assemblea che si sarebbe tenuta a breve, invece) ma mi si risponde in modo sbrigativo, da parte, appunto, di qualcuno che mi sembrava ospite del centro anziani ma che, come accade da quelle parti, era anche un attivista, che era terminata (scoprirò intendevano, infatti, l’assemblea degli iscritti. Parlano sempre in un codice loro, che fa sì ritengano tutti essere accomunati da una sola idea, da una sola fede, la loro appunto, quella del vecchio PCI. Del: meglio avere torto insieme che ragione da soli, e del far sì, quindi, siano rimasti, i vecchi ed i giovani, impermeabili ad ogni obiezione, ad ogni critica, perché “loro” sono e saranno sempre e comunque “i migliori”! E anche per questo gli italiani giustamente li hanno sempre più spesso negli ultimi anni, nonostante i vari, mistificanti, reiterati maquillage, mandati pacatamente, serenamente, a quel paese, anche per aver verificato de visu, le nequizie molto ben confezionate, della loro gestione della cosa pubblica, anche e non di rado, pro domo propria!
Dunque. L’assemblea è terminata?! Boh, penso. Forse ci avranno ripensato e modificato l’orario, visto che ieri c’era la partita Italia-Olanda. Già, chissà perché tenere una assemblea dopo mesi di silenzio proprio quando si è prevista la prima partita dell’Italia agli europei due ore dopo. Vecchio espediente per far durare l’assemblea lo stretto necessario prima del rompete le righe? Il dubbio più che legittimo, dato l’andazzo, sarà obbligato…
Avendo dunque saputo che l’”assemblea” era terminata, mi appresto a ritornare a casa col dubbio che avessi letto male il manifesto. Percorrendo, però, le strade consuete del quartiere, ricontrollo la fila di manifesti (parecchi) e ho conferma che l’”assemblea” era stata fissata effettivamente per le 18,30. Ritorno dunque al circolo anziani dove vengo a sapere, da uno più giovane e “rampante” (tipo il portavoce diessino di Marta Vincenti arrestato a Genova per lo scandalo delle mense) che l’assemblea era un po’ più in là, uscendo, a qualche decina di metri, dove c’è “quella costruzione lì”.
Mi avvio, pensando tra me e me, che l’organizzazione è, almeno, discutibile, visto che all’entrata di “quellacostruzionelì” non c’è un solo cartello, un solo manifesto che indichi dove si sarebbe tenuta l’”assemblea” oltre a due bandiere dell’Europa (sempre come politically correct impone) e el PD che garriscono al vento tiepido di quella giornata un po’ plumbea di un giugno già stravaccato. Eppure non doveva essere difficile appiccicare uno dei tanti manifesti visti per le strade e piazzarlo proprio lì, all’entrata…
Nel frattempo l’ora “fatidica” dell’appuntamento si avvicina, pur rimanendo vuota alle 18,20 la saletta con trentapostitrenta disposti per gli iscritti ed i cittadini che, forse immaginavano, sarebbero stati pochissimi (accipicchia quanta fiducia nella nuova impresa!)….
Peraltro, come accade in queste occasioni, il ritardo può variare dalla mezz’ora (minimo) all’ora e trenta, come accadde una volta che, preannunciato Fassino, un teatro a Trastevere prima di una tornata elettorale (mi pare proprio l’ultima delle politiche) non voleva proprio saperne di riempirsi, registrando, il “contrattempo”, il viso livido di un Fassino che, probabilmente, malediceva anche in quel caso la pessima organizzazione dell’”evento” che doveva averlo come protagonista, accolto da una sala semivuota di un piccolo teatro di uno dei quartieri che a Roma più rosso di quello non si poteva…
Evidentemente in quella occasione Stefano Bianchi, vice di Cofferati, non si dette da fare, così come fece inviando sui posti di lavoro, via FNLE, perentorie chiamate a raccolta per affollare una piazza in occasione della chiusura di una campagna elettorale dell’Ulivo che in precedenza era risultata scarsamente partecipata. E ciò anche chiedendo di rinviare tutte quelle attività sindacali meno “urgenti” che si stavano intraprendendo. Magari, chessò, la discussione di una vertenza per una categoria che qualche disgraziato stava attendendo da qualche anno…
Ma, tornando all’assemblea del PD, verso le 19,10, fecendosi vivi Enzo Foschi e gli altri funzionari di partito, assessori di circoscrizione e quant’altro, comincia a riempirsi anche la saletta di gente che occuperà, oltre le sedie anche i davanzali accoglienti delle finestre ed i sedili al di sotto delle stesse. Comunque per una occasione così, tenendo conto che si tratta di un quartiere che ospita una popolazione equivalente ad una cittadina media del nord, la presenza risulterà, alla fine (con qualche sedia di qualcuno che se n’è andato anzitempo, come registra la foto durante l’intervento dello stesso Foschi), assolutamente esigua, nel suo complesso.
Media d’età? Almeno settant’anni, laddove la media è fatta su presenze di ultraottantenni, qualche trentacinquenne e quattro cinque giovani venticinquenni.
D’altronde le avevo lasciate così le vecchie sedi del PCI (Garbatella, Ardeatino), dove la presenza vetusta era predominante, per non dire unica, ed è ovvio che nel frattempo, col governo del paese e degli Enti locali, le Lucidi, i Morassut e gli Zingaretti, siano emigrati per quei ben più comodi scranni, laddove altri rampanti segretari locali della CGIL con tessera DS che hanno consulentato con mezzo mondo politico del centrosinistra si erano già squagliati da tempo per andare magari a fare gli A.D. di società informatiche, e a custodire il bidone vuoto della militanza erano rimasti solo i pensionati del circolo anziani, che più che fare militanza attiva, li avevo visti poco prima giocare a bocce, anche perché l’attivismo costa fatica ed energie e, a quell’età se ne sono andate spesso entrambe…
Certo ne era passato di tempo da quando Nanni Moretti girò quello straordinario documento storico e sociologico, che si chiamava “La Cosa”, girato dopo lo strappo di Occhetto alla Bolognina e che andrebbe rivisto ogni tanto per far capire COSA erano le sezioni del vecchio PCI (nel bene e nel male) e cosa era la militanza di quel partito, mai rimpiazzata ma consumatasi negli anni tra delusioni e ricordi di questi settanta-ottantenni un po’ rin.....iti, e sostituita solo con una classe mediocre di rampanti yes man che hanno imparato a pappagallo la lezione del politichese migliorista e “pragmatico”, sempre al limite della liceità mazzettara, da riproporre pari-pari in questa occasione e che, certo, la scuola politica delle Frattocchie non l’hanno mai vista (e si vede! Nel bene e nel male…).
Ma ho il dubbio, invece, che Enzo Foschi, che parlerà alla fine, quella scuola abbia avuto il tempo di vederla, se non di frequentarla, o di aver sentito i racconti della burocrazia del vecchio PCI che, di certo, lì, era di casa.
Anche perché quell’Enzo Foschi che ai militanti sparuti parlerà di PD con una certa brutale sincerità, tanto da raffigurare la REALTA’ di un partito inesistente ed in bolletta (non l’ha detta così ma questo si capisce) e come un involucro vuoto durante l’ultima campagna elettorale, rappresentando, tra i motivi della sconfitta anche il fatto che uno come Bassolino sarebbe stato bene se ne andasse a casa, è lo stesso che poi cercherà di convincere, quei militanti più smaliziati e quindi straniti, a votare un documento già “predisposto” dai funzionari ed assessori e segretari e quant’altro seduti al tavolo della “presidenza” che, riunendosi, l’avevano sbrigativamente redatto in tre o quattro, tanto per chiudere in fretta prima della partita dell’Italia, ed avere qualcosa in mano che certificasse la “democraticità” dell’assemblea e da presentare come “attività di base” svolta….
Insomma, quanti ne ho visti di funzionari come Foschi che, ripeto, la scuola delle Frattocchie devono averla vista, almeno in cartolina…
Perché del dualismo, della “doppiezza” togliattiana, della doppia verità e del centralismo democratico, hanno fatto ormai una lezione di vita, strutturalmente connaturata al proprio modo di essere, utilizzandoli come unici strumenti per leggere la realtà, e quindi, così “manipolata”, coartata a proprio uso e consumo.
Si, perché durante le tre, quatto occasioni in cui ho avuto modo di osservarlo, quella che più mi è rimasta impressa è stata quella della visita al mercato rionale dell’Ostiense a Santa Galla, quando faceva il body-guard di Fassino che, in un momento cruciale del “confronto politico” col centro destra, avendo qualcosa da comunicare alla stampa, pensò bene di fare il populista (Fassino), come va di moda dire oggi degli “altri” che gli stanno sulle palle, con jeans e maglioncino shetland azzurro (ma scendendo da un macchinone blu – o grigio, meno appariscente – con autista d’ordinanza), andando “tra il popolo” delle casalinghe, dei pensionati, delle giovani madri con pupo al seguito e/o dei venditori di frutta e verdura, del pesce e dei macellai dei banchi di un mercato, ben sapendolo, che, certo, ostile non era. Altrimenti dubito assai si sarebbe avventurato in una incursione diversamente rischiosa…
Tutto bene finché il suo leader (di Foschi, allora segretario del PD) si intratteneva con le donne dei banchi di verdura e del pesce (magari a queste ultime evitando di dar loro la mano…) chiedendo loro come andavano le vendite. Un po’ meno bene andò quando (poiché, come direbbe Quèlo, il noto personaggio di Guzzanti, c’era già crisi allora per chi doveva fare la spesa tutti i giorni e non ce la faceva…) ad un vecchietto, vedendo Fassino passargli davanti all’improvviso, venne in mente l’eccentrica idea di essere un CITTADINO e quindi di poter far presente a chi certamente aveva votato, credendo per rappresentare le sue istanze al governo, la sua difficile condizione.
Chiamava Fassino, ormai perso nel suo codazzo di porgitoridimicrofoni e registratori, con telecamera e macchina fotografica come appendici, che s’era fermato sullo slargo del marciapiede alla fine del mercato per le sue “comunicazioni”, strillandogli che era un vecchio militante (e dicendo questo faceva il gesto di sfilarsi la tessera dei DS dalla giacca per fargliela vedere) ma che non ce la faceva più a campare e, gridandogli questo, alzava lo striminzito sacchettino semivuoto della sua spesa di quel giorno che gli era costata già, comunque, l’esorbitante somma, per lui, di circa cinque euro…
Beh, il buon Enzo, che proprio accanto a me seguiva il suo segretario, sibilò, proprio in quell’istante, rivolgendosi a chi gli stava accanto: quello bisogna toglierglielo dalle scatole che lo infastidisce. Superfluo specificare che quello che andava tolto dalle scatole (meglio non approfondire sul “come”) dell’infastidito segretario, era quel vecchietto della cui tessera secolare, davvero, pareva fregar meno di niente a qualcuno né, tantomeno, poteva fregare qualcosa il fatto che non ce la facesse a campare…
Un’altra occasione in cui ebbi modo di verificare l’interesse per la sua missione politica di Enzo Foschi fu durante un altro incontro nel “popolare” quartiere dell’Eur dove, non lontano dalla chiesa che si vede alla fine di viale Europa, esiste un centro congressi che qualche mese fa ebbi modo di vedere riempito all’inverosimile, quando il padrone del partito diessino, Massimo D’Alema, decise di chiamare a raccolta i suoi per la commemorazione dei dieci (o venti?) anni della fondazione italiani europei da lui oggi presieduta.
Quando ci andai in una precedente occasione, mi pare per una conferenza programmatica dei DS, mi ci ruppi il malleolo! Struttura marmorea di scale senza fine, scivolai su una di queste e mi fratturai per la prima volta in vita mia la caviglia destra, a conferma che qualcuno in quel partito porta sfiga (ed anche allora erano previsti gli interventi di Veltroni, D’Alema e Fassino...).
Ebbene, mentre dolorante mi apprestavo a ritornare in macchina per andare al pronto soccorso del vecchio CTO, dove mi avrebbero ingessato la caviglia e mezzo polpaccio per rimanere oltre due mesi pressoché immobilizzata (chissà se era stata veramente casuale quella caduta…), rinunciando a partecipare ovviamente all’incontro, incrociai Enzo Foschi, che insieme ad un amico si dirigeva nella “cavea” della sala congressi interna, che, animatissimo, discuteva dei risultati della Lazio e/o della Roma e di quali scelte avrebbe dovuto fare l’allenatore di una di esse per sperare di vincere la partita decisiva del campionato di calcio.
Sempre abbronzantissimo, chissà se perché reduce da una visita alle Seichelles, alle lampados o nella “mitica” Capalbio o, più probabilmente, data la strabiliante somiglianza con Renato Salvatori di Poveri ma Belli, reduce da una capatina al Kursaal di Ostia Lido…
Svolta questa premessa su taluni personaggi che negli ultimi anni sono andati per la maggiore in quel partito, soprattutto perché, loro si, “ben radicati nel territorio” grazie magari anche ad un centralissimo bar che è della famiglia da sempre, e quindi con grande capacità di aggregare voti, ritorno al “clima” di quell’assemblea pubblica al parco di via Pullino che, per me, ha avuto dell’incredibile e che mi convince di sempre di più che sia cominciata una fase irrimediabilmente discendente di un partito che non ha più alcuna voglia di tornare a far politica in un certo modo per conquistare voti e consenso e che, preso in un vortice suicida di rancori, correnti, clientele, somiglia sempre più al vecchio PSI, che, prima della fine, aveva completamente perso la bussola e si era estinto per “autocombustione” senza manco più servisse lo scossone delle inchieste della magistratura, mo fosse sufficiente la schicchera di un bambino per farlo rovinare irrimediabilmente in terra.
Anche perché per farla, ALLA BASE ed in un certo modo, la politica, può costare una fatica bestiale, e mi vene il dubbio che, come per tanti altri mestieri chegliitalianinonvoglionopiùfare, tra qualche tempo arriveranno a far politica così, le badanti rumene e/o i transessuali brasiliani (tanto anche quelli in politica servono) e/o gli extracomunitari del Bangladesh… per conquistare voti e consenso. In fondo costano poco (a parte i trans) e se non gli si riconoscono i versamenti INPS, sono assolutamente a buon mercato se utili per farti andare al Parlamento e beccare ancora un sacco di quattrini per pagare i molti mutui gravanti sul groppone, magari anche di quell’Icarus acquistato in società, per fare, in Parlamento, poco o nulla…
Perché, sennò, “non si spiega”. Ho registrato infatti un “fermo immagine” in quella assemblea, datato almeno dieci anni prima, immutabile, sempre uguale a sé stesso!
Era del tutto evidente che quella era una “emanazione” di una sezione del vecchio PCI e dei DS perché come presenza dell’altra componente del PD, quella popolare e margheritina, manco l’ombra. Si conoscevano tutti e quello era il motivo per cui venne considerato del tutto “superfluo” dare alla cittadinanza che avesse voluto parteciparvi, indicazioni più precise dei luoghi. Anche perché, molto probabilmente, ritenevano scontato che al di là dei vecchi (letteralmente) militanti, la cui alternativa a quella riunione sarebbe stata la permanenza al centro anziani o davanti alla televisione a casa, a partecipare a quella assemblea in una saletta prevista già per trenta posti, in un lunedì di giugno, non ci sarebbe andato pressoché nessun’altro.
Ma quello che ho visto e sentito in quella assemblea ha di fatto certificato la fine, prima di nascere, del “nuovo PD”, celebrando nel contempo le esequie di tutto quanto ha rappresentato il vecchio PCI se non come ideologia (che è stato sacrosanto gettare alle ortiche) almeno come organizzazione, capacità di fidelizzazione e come struttura, del tutto “evaporati”!
Il giovane e volenteroso segretario del circolo (del tavolo, o di cos’altro?), Federico Raccio, ha elencato la serie di “problematiche” di quartiere delle quali ci si sarebbe dovuti occupare e da “proporre” alla nuova giunta di Alemanno per la soluzione. Dai marciapiedi, al Pronto soccorso del CTO e delle luci dei lampioni agli orari degli autobus. Al monitoraggio del “Campidoglio2”, alla Commissione Scuola e Cultura, a quella per l’ambiente così da rendere, dulcis in fundo, la Garbatella un quartiere “a misura d’uomo” (poteva mancare?). Ascoltavo stralunata anche perché, data la frase di Mazzini sui manifesti (hanno più da imparare i popoli dalle sconfitte che i re dai trionfi), ritenevo scontato si sarebbe cercato di discutere delle ragioni della sconfitta alle politiche e a Roma e dell’ennesimo “Che fare” della sinistra italiana ed europea da sempre.
Sarà che qualche giorno prima avevo letto su Repubblica l’articolo di Curzio Maltese sulla “bisteccopoli” genovese e sul suo manifestato “schifo”, e/o sarà perché avevo avuto modo di vedere l’allucinante conferenza stampa di Morassut (registrata e trasferita on line grazie ai radicali), assessore all’urbanistica del Comune di Roma, sindaco Veltroni, che preannunciava la querela presentata contro Report per il servizio di Paolo Mondani “I Re di Roma”, che assistevo a quella incredibile farsa di “assemblea” del tutto “straniata”!
I militanti “rimasti”? Sempre gli stessi. Anche perché il fatto dell’età era “decisivo” per l’”acquisizione” del consenso e dei battimani qualsiasi cosa dicesse chi era seduto al tavolo con le bottiglie di acqua minerale sempre fresca (il che dimostra, poi, che per certe cose l’organizzazione sa funzionare a perfezione…) così come volenterosamente operativi e “grati” si erano rivelati due-tre interventi di quarantenni che, guarda te il caso, venendo uno da Polistena, ed essendosi trasferito a Roma, era stato capogruppo del partito in quella giunta comunale e sempre colà, dunque, politica per il partito dissino aveva fatto. Difficile il dissenso e la contestazione in una condizione così… Oppure il quarantenne soddisfatto che, “immigrato” da un paese dell’Emilia (toh, ariguarda te il caso) e considerando, data la evidente postura intellettuale di quella categoria d’età (trentacinquenni e quarantenni), la Garbatella un’isola felice, non avendo nulla da obiettare, si metteva a disposizione per costruire il partito “nuovo” citando, volenteroso ed ossequiente il sempiterno Kennedy con la sua “Non chiederti cosa l’America può fare per te, ma cosa tu puoi fare per l’America” adattandolo più modestamente al PD, ovviamente…. Sempre presuntuosi ‘sti diessini…
Non c’è dubbio, una citazione “originalissima”!
Oppure quello che “faceva impresa” (ed in questi casi l’assessore giusto meglio tenerselo buono, non si sa mai…) che però non dava per scontatato che nell’amministrazione veltroniana tutto fosse “andato bene”. Nel complesso si era governato bene “ma la città è sporca ed il trasporto pubblico fa pena” (ettepare poco?!)! E, in uno sforzo di verità, un altro faceva notare come, da recenti sondaggi, risultasse che il PD era ridotto al 27% e non sapeva spiegarsene, angosciato, le ragioni (bastava, magari, già guardarsi intorno in quella sala…)!
Ma, poco toccati dalle seppur flebili osservazioni critiche, si continuava nel “rito” esausto del “confronto assembleare” che NULLA aveva più da dibattere perché ormai da tempo più nulla c’era da dire! La sistematica (DIS)EDUCAZIONE dei vertici al silenzio del proprio popolo, aveva dato i suoi sterili frutti. Tutte le Feste dell’Unità tenute nell’attiguo spiazzo della stazione della Metro Garbatella da anni, nelle quali l’AREA DIBATTITI ospitava le comparsate dei leaders come Fassino, Veltroni, D’Alema, Bersani, ecc., ai quali i reggitori di microfono alla Floris, alla Enzo Mauro e compagnia cantante varia, non chiedevano mai nulla che non fosse più che gradito (altrimenti, di certo, non li avrebbero “scelti”), impedendo sistematicamente ai militanti e simpatizzanti di intervenire, di “dibattere”, appunto, di CHIEDER CONTO del loro operato, aveva, negli anni, prodotto solo questo sfacelo, questo deserto, questa fuga irreparabile ormai!
E, quindi, come stupirsi che potesse “intervenire”, ancora, solo il radicale che citava quanto aveva letto sulla rivista “Airone” (notoriamente diffusissima alla Garbatella…) o che ricordava malinconicamente la nascita dopo la guerra del Partito D’Azione “i cui interpreti di quel pensiero (bontà loro) “sono ancora tra noi”, e quanto aveva detto Capitini….o la signora un po’ eccentrica che, cresciuta la figliola, si proponeva per aprire un gruppo tematico ambientalista che si occupasse della luce dei lampioni, del verde pubblico e di qualche altra fesseria (date le ne altre incombenze incombenti) tanto da prefigurare una realtà, ormai talmente “risolta” che si dovesse per forza pensare solo alle “rifiniture”! E pensare che a me come cittadina poco sofistica, scandalizzata da tanto degrado ed abbandono, mi basterebbe (per ora) ripulire le strade, aggiustare le buche, divellere le rabcce infestanti da ogni pertugio, da ogni crepa dei marciapiedi, ripristinare il servizio giardini del Comune (e questo già solo per quanto riguarda il decoro urbanio), far funzionare i mezzi di trasporto pubblico, moltiplicare le corse, far qualcosa per ridurre il traffico! Tutte cose queste delle quali NON SI E’ PARLATO! Troppo prosaiche e semplicistiche, evidentemente, per palati tanto fini! E persino il riferimento alla sicurezza di qualcuno, quando si cercava di individuare i temi da trattare, deve essere stato ritenuto volgare, perché è stato fatto cadere del tutto nel vuoto! Poi c’era l’assessora alla cultura, alle pari opportunità e tante altre belle cose, Carla Di Veroli, già seduta saldamente all’XI municipio, che si proponeva per tavoli, circoli tematici e tricche e ballacché, come avrebbe detto Totò…
Oppure la rappresentante del Movimento Italiano Casalinghe (e chissà se era la stessa associazione della Gasbarrini che, adoperatasi unicamente per una assicurazione capestro obbligatoria, s’era andata ad inguattare in una bella poltrona ai vertici dell’INAIL…) che elencava, energica e volitiva, gli appuntamenti che aveva organizzato, snocciolandoli tra i giorni della successiva settimana ai quali, ne era certa, si sarebbe presentata ‘na folla di donne che non aspettava altro che andarla a sentire soggiogata dal suo volitivo e perentorio ottimismo!
E come dimenticare l’intervento del Consigliere provinciale Edoardo Del Vecchio, (abbronzantissimo, ridente e soddisfatto pure lui, di ché, poi, piacerebbe saperlo. In fondo lo erano tutti, ridenti, soddisfatti ed ottimisti, in quella atmosfera a compartimenti stagni dove pareva gli effluvi della spazzatura campana - certo né metaforica né virtuale - e la realtà esterna pareva non toccarli minimamente).
Intervento tutto incentrato sulla creazione di circoli, per discutere grazie ai tavoli, di aree tematiche (o forse è il contrario. Chissà se venivano prima i tavoli, le aree e solo alla fine i Circoli. Boh! Si, non essendo più pratica ed avvezza - essendomi ben guardata, per non perderci la salute e la lucidità di pensiero, di frequentarle, le sezioni del vecchio PCI, poi PDS, poi DS - facevo un po’ di confusione, ormai, ricordando una cosa sola: che nessuno come loro sa capitalizzare le chiacchiere a proprio uso, consumo e PROFITTO.
Facendoci peraltro lavorare chi, dalle chiacchiere, in decenni, mai ha visto sorgere NULLA (anche se, magari, frequentandole più assiduamente di me, quelle sezioni, spesso i più non poco hanno rimediato dal partito che, come disse Domenico Giraldi, tanti ha aiutato, meno chi, guarda te il caso, trattandosi di quaqquaraqquà, non gli si è prostrato, grato ed adorante, qualsiasi cosa avesse fatto. Ma non a tutti lo stomaco regge allo stesso modo….!
E che afflato poetico e sentimentale il riferimento di Paolo Masini al cammino che il “nuovo” PD deve intraprendere, paragonato al cammino di chi va al Santuario di Santiago di Compostela, carico di scarpe, vestimenti e coperte, rendendosi gioiosamente conto invece, durante il cammino, che tanta strada è già stata fatta, tanto da costringersi, durante il percorso, a gettare il paio di scarpe, la coperta o il vestimento perché, ormai, divenuti del tutto superflui data la ormai prossima meta finalmente raggiunta!
O che gioia, o che delizia….
Ma la cosa che “faceva male” (relativamente, perché trattasi sempre di “uomini di mondo” che mica per nulla avevano fatto i militari a Cuneo…) non era certo la perdita e la sconfitta elettorale nazionale (per la quale nessuno aveva colpe, dando per scontato, acquisito e fuori discussione, che Veltroni avesse fatto tutto il possibile visto che il governo Prodi era stato forse quello che era ricordato peggio dagli italiani in tutta la storia repubblicana. E si sa che il governo Prodi è stato un monocolore prodiano, mica l’espressione proporzionatissima di una variegata e famelica orda di ledaers partitici, di faccendieri e portaborse, di lacchè, di signorsì, per accontentare i quali la rappresentanza governativa è stata dilatata ben oltre i limiti della decenza), ma la perdita del municipio romano!
E me la immagino la serie di appalti, di richieste, di autorizzazioni, di imprese avviata e rimaste nel dubbio e nell’incertezza con la nuova giunta, senza più i cari, oliati, sperimentati riferimenti al comune di sempre!
Come dimenticare infatti l’”informatico cigiellino” che durante la campagna elettorale per il secondo mandato di Veltroni ebbe a dire: “Se vince Veltroni siamo a cavallo”?
Certo esserne disarcionati brutalmente da uno di AN deve essere stato “sgradevole” prima di rendersi conto che, comunque, “gli affari” sono l’imperativo trasversale di ogni partito, di ogni categoria antropologica, ormai, di questa città. Mica per nulla ai vertici della Laziomatica Storace mise una che frequentava assiduamente la federazione romana dei DS ai tempi di Giraldi e che la stessa signora fu chiamata ad occupare i vertici della comunicazione digitale in ENEL con la gestione tatoista, salvo lasciare il gruppo poco tempo dopo per andare a fondare una società (la Conmedia) nell’ambito di quella Eworks (oggi forse desaparecida) della quale l’ex segretario regionale Lazio FNLE/CGIL Pasquale Russo (e organizzatore di feste del partito, oltreché consulente dello stesso D’Alema durante il suo governo) era andato a fare l’A.D. al quale qualche commessa dell’ENEL (sito “zodiacale” spazioluce) arrivò senza problemi…Ci si può stupire, allora, che con un referente sindacale così, che palesemente aveva altro da fare che salvaguardare i diritti dei lavoratori ENEL durante una gestione che stava stravolgendone tutti gli assetti, e quindi in un momento delicatissimo, tantomeno il tempo e la volontà di mantenere certi impegni assunti, una povera disgraziata madre di tre figlie finì brutalmente licenziata dalla stessa ENEL?
E, quindi, alla luce di QUESTA realtà, l’unico vero ERRORE riconosciuto (certo non s’è capito commesso da CHI) è stata la candidatura di Rutelli che, notoriamente nata sotto un cavolo (meglio non dire ai bambini che la progenie nasce in un altro modo…), è stata sbagliata, così come la arroganza del candidato.
Perché quando si è presentato alla provincia uno giovane (?!), “giusto” (e che “casualmente” aveva la stessa tessera di partito degli intervenuti in quella assemblea) quello ha vinto senza problemi….
A coronamento di questa “democratica” assemblea, il coup de theatre di uno che sedeva al tavolo degli oratori (boh, chissà come si chiamano oggi quelli che decidono ai livelli intermedi per tutti gli altri), uno che mi pare si chiamasse Sabatini, che ha tirato fuori un foglietto dicendo che, la sera prima, s’erano riuniti, lui Del Vecchio e Masini, ed avevano stilato l’”ordine del giorno” dell’assemblea che chiedevano ai presenti di votare.
Dopo averlo letto (meno di mezza paginetta di quaderno) ne chiedeva l’approvazione per alzata di mano divenendo improvvisamente tutti sbrigativi ed impazienti (anche perché l’orario della partita Italia-Olanda, s’approssimava…). Comportamento che induceva due “maturi” e smaliziati militanti, che ben dovevano conoscere i “meccanismi” di voto delle assemblee di sezione, a chiedere e chiedersi, come era stato possibile che “due-tre” si riunissero e decidessero l’ordine del giorno senza fosse stato discusso da nessuno! Per carità, ne garantivano con voce flautata, “comunque” da parte loro l’approvazione (mi sa che pure loro le Frattocchie, almeno in cartolina, l’avevano vista…), ma richiedevano pure l’impegno, almeno nella prossima occasione, di discuterlo.
Della “nuova” serie da centralismo democratico di vecchio conio, riveduto, corretto ed “aggiornato”, evidentemente al suo peggio (che sarebbe peraltro già impresa difficile)!
Infatti, nel “nuovo” PD, evidentemente, prima si vota e si approva, poi si discute. Un deciso passo avanti, come è di tutta evidenza, rispetto al passato, quando nel PCI si concedeva si di discutere di tutto, ma si esigeva che alla fine tutti si convergeva, “democraticamente” e liberamente, votandolo, su una unica decisione, un unico documento approvandolo senza ulteriore possibilità di modifica.
Nell’un caso e nell’altro è evidente che le minoranze non avevano e NON HANNO alcuna possibilità di affermarsi con regole così! Che, peraltro, sono rimaste immutate, quelle di SEMPRE, nella sostanza!
E l’intervento finale di Enzo Foschi, molto ha contribuito affinché quel documento si votasse e si approvasse comunque, precisando peraltro che lui non c’entrava nulla con quella iniziativa, della antichissima serie dell’armiamoci e partite. Documento che peraltro si è votato con maggioranza bulgara, nonostante l’anzianissima signora che non aveva capito nulla di quanto accaduto e teneva il braccio a mezz’asta, sperando qualcuno le spiegasse che si doveva fare, così come è avvenuto con la presa per i fondelli del voto per le primarie per la “scelta del candidato leader del PD”, dove il candidato pressoché unico era Veltroni, visto come si è convinto Bersani, che voleva partecipare a lasciar perdere (come si faceva, prima, richiamando i riottosi al bene supremo della disciplina di partito, con la non indifferente differenza che almeno a pretendere questo un partito, pure, c’era) visto che poteva rappresentare, quella candidatura, un rischio serio per il coraggioso leader in pectore.
E’ stato Foschi, dunque, decisamente uno con una marcia in più rispetto agli altri intervenuti, nel bene e nel male, a dipingere la REALTA’ di un partito di fatto insistente, con pochi quattrini (non l’ha detta così ma questo s’è capito) visto che dettando le direttrici future prefigurava la necessità che, diversamente dal passato, quando erano i presidenti di sezione a sborsare l’affitto per le sedi, dovessero essere oggi gli iscritti a farlo in sua vece. Un partito dunque senza organizzazione, senza struttura. Persino la campagna elettorale è stata fatta senza avere un partito dietro. E riferendosi alle ragioni della sconfitta ci metteva anche il fatto che sarebbe stato il caso che Bassolino si fosse dimesso (già ma è stato Veltroni a “supportarlo” o no?). E ha continuato: si chiede qui democrazia e discussione, poi gli italiani votano i partiti dove c’è uno solo che comanda e/o i partiti solo territoriali senza identità come la Lega (?!)….
Che, praticamente, è esattamente quanto accade nello stesso PD perché i militanti li si mettono intorno ai tavoli, gli si fanno creare i circoli, discutere nelle aree tematiche, ma a che pro se tanto a decidere tutto sono sempre e solo i vertici? E del resto non è stato lo stesso Veltroni a negare (incredibilmente!) la necessità (proprio come avveniva nel tanto deprecato FI berlusconiano, definito partito di plastica con un solo padrone, proprio perché non organizzava mai congressi dove anche la base e la militanza avesse modo di farsi sentire, almeno in via teorica?).
Ebbene, allora, alla fine anche i militanti, i simpatizzanti, gli aficionados, quelli dello “zoccolo duro”, alla fine, esausti, devono avere “sgamato” se il PD non l’hanno votato neanche se, a farsene immagine-simbolo, è stata la faccia sorridente di eterno ragazzo afflosciato di Veltroni, preferendogli il mare o lo schermo TV dal quale seguire i risultati che snocciolavano la vittoria dell’”avversario” e che a votare, magari, come la sottoscritta, non ci è andato proprio, come accade ormai da anni, almeno da dopo il 1996. Da quando, cioè, avendo votato Prodi, mi sono ritrovata al governo per due volte l’uomo politico che più ritengo fonte di parecchi guai, sia per il paese che individuali! In gergo questa si chiamerebbe “bufala” o “patacca”…
E unico intervento, dunque, di vera “contestazione” è stato quello di una anziana signora, romanissima, che non capiva né dove si trovava né di cosa si stava discutendo (signora, si tranquillizzi, di NULLA!).
Chiedeva infervorata che fine aveva fatto la vecchia sede della Villetta, visto che nessuno li aveva informasti sul DOVE riunirsi, sul DOVE andare e sul COSA fare. C’era una piccola sede a via delle sette Chiese 64, signora, non lo sapeva? Le comunica accomodante la Di Veroli. E’ un po’ piccola ma per ora si comincia così. Un po’ piccola? Ma non doveva essere raddoppiata, semmai, rispetto alla villetta visto che il PD è un insieme di più partiti?! E la vecchia Villetta che fine ha fatto? Ed il cospicuo finanziamento pubblico come viene utilizzato? Evaporato pure quello, magari per finanziare ben altre più remunerative imprese, rispetto a quella che dovrebbe essere la più impegnativa ed importante di tutte, la creazione, appunto, di un partito VERAMENTE NUOVO?
E quella che continuava a strillare: ma dopo le elezioni dove eravate andati? Siamo venuti a cercarvi lì, venivamo, chiedevamo e non c’era nessuno! Ed io a spiegarle: “Signora se la sono squagliata, dati i risultati elettorali! Non vede che tutto avrebbero voluto fare, adesso, meno che, a distanza di mesi, discutere finalmente della sconfitta?”. E lei, ancora, andandosene: “Parole, parole, sempre parole, ma i fatti quanno se vedono”…
Si, stai fresca. C’hai sprecato una vita appresso a questi parolai di professione, e che pretendi oggi? Ormai sono irrimediabilmente convinti che, ancora, politica si faccia e sia possibile coniugarla solo grazie alle parole, alle chiacchiere, al NULLA!
Davvero, chissà perché un interevento tanto rivelatore, li abbia, invece, tanto fatti ridere, con una certa commiserazione, trattandosi di signora molto anziana, molto inc...ata, e molto romana….
Sarà che a me i riferimenti che aveva fatto alla VILTA’ dei dirigenti e dei vertici del partito, non mi faceva ridere affatto, anzi! Tantomeno così brutalmente manifestata proprio quando una classe dirigente seria si trovava a dover render conto del proprio operato, delle proprie scelte, delle proprie decisioni, che invece che generare una vittoria hanno provocato la più irrimediabile sconfitta della storia repubblicana, anche per la totale scomparsa della rappresentanza della sinistra arcobaleno dal parlamento italiano, e in qualche modo portare ad una presa d’atto, obbligare ad una reazione e/o conseguenza “fisiologica”, come togliersi dalle scatole!!
Certo, visto cotanto sfacelo, ci sarebbe da chiedersi che .... fa la elefantiaca struttura di vertice che, quella si, ci si è preoccupati di nominarla ben prima si fosse creata almeno una LARVA di partito che, manco quella, al momento, esiste! E nominata, ovviamente, dai vertici, occupando tutte le caselle secondo il peso delle correnti, dei referenti politici, delle “aree culturali”!
Ed Enzo Foschi che, concludendo deprecava che in un partito come il “nuovo PD” non poteva e non doveva essere possibile che, come aveva fatto Amedeo Piva, ci si mettesse a disposizione, dopo la vittoria di Alemanno, del nuovo sindaco. Perbacco in un partito ci sono regole che tutti devono osservare (oltre al molto d’altro che, mi sembra, dovrebbe FARE un partito per farsi seguire e votare e che non c’è in alcuna misura. Ma questo deve essergli parso del tutto secondario ed irrilevante).
Ho omesso finora, riferendolo alla fine di questo promemoria, che dopo l’apertura dell’assemblea, ho chiesto di intervenire citando il caso di quella che Curzio Maltese ha chiamato “bisteccopoli”. Lo scandalo delle mense al Comune di Genova dove, per poche migliaia di euro, si vendevano gli appalti delle mense, e nel quale erano implicati alcuni diessini oltre al portavoce del Sindaco Marta Vincenzi. E nell’articolo di Maltese viene spiegato come anche quella fosse una resa dei conti tra le due anime del PD a Genova, quella di Burlando e quella della Vincenzi esplicitatasi e resa più “cruenta”, per certi versi, proprio “grazie” all’esistenza del PD che non faceva più da “argine” – come avveniva nel vecchio PCI che esigeva tutte le diverse correnti si ricompattassero nel nome della primazia di partito. Ho chiesto le ragioni per cui Veltroni non ne ha parlato. Così come non ha parlato di altri scandali che vedevano elementi del PD implicati. Ho citato la vergognosa conferenza stampa di Morassut che annunciava la querela presentata nei confronti di Report e come pretendesse, Morassut, che il programma gli mettesse a disposizione per replicare al servizio “I re di Roma” di Paolo Mondani, prima dieci minuti, poi mezz’ora, affidati ad un suo staff da mandare in onda senza replica (un po’ come fece Berlusconi quando inviò la cassetta della sua famosa “scesa in campo” in politica, pretendendo che i TG più servizievoli la mandassero in onda senza alcuna interlocuzione, ovviamente! Quante volte ho scritto che Berlusconi dovrebbe esigere il copyright da un sacco di quaqquaraqquà dei partiti della sua coalizione e di quella “avversa”, tanto per citare Uolter, per tutte le idee che gli hanno fregato, criticandole, pure!).
Vergognoso è stato anche il fatto che in conferenza stampa, benché Paolo Mondani, autore del servizio (che ha reso noti questi particolari, guardandosi bene Morassut dal rivelarli per primo) con l’autrice del programma, Milena Gabanelli, gli avessero assicurato che il suo intervento non sarebbe stato interrotto dalla pubblicità, ha ri-replicato, quando Mondani è tornato a sedersi, che non poteva aderire ad una concessione come quella che avrebbe visto interrompere il suo intervento di replica al servizio “I re di Roma” da parecchi minuti di pubblicità, magari della pasta.
E quella conferenza stampa, conoscendo Morassut, vero e proprio “funzionario” della burocrazia del vecchio PCI, che s’è fatto un mazzo tale (col suo cappottone ampio e fuori misura, su un fisico (allora) smilzo e patito, come andava di moda farsi vedere, per parecchi comunisti, cioè semre sofferenti ed angosciati dai destini dell’universo mondo verso i più poverelli e i più deboli) parecchi “dibattiti” delle sezioni, è stata una piazzata da doppia verità, da falsificazione ideologica, “tipico” di chi la scuola delle Frattocchie deve essersela sorbita proprio tutta!
Per questo il tono autoritario, di chi può ritenere che esigere uno spazio di commento senza contraddittorio (tanto da far commentare tale pretesa da parte di Mondani con un significativo “roba che manco in Bulgaria…) sia una cosa perfettamente “normale”, in questo straccio di democrazia, è risultato particolarmente intollerabile come tutta la conferenza stampa che ha tenuto, del resto! Decisamente poco avvezzi al fatto che il “libero” giornalismo potesse fare le pulci anche a loro. Che anche a loro, ridotti al miserabile rango di comuni mortali politici (insomma una contraddizione in termini comunque) potesse chieder conto del proprio operato! Perché l’atteggiamento vagamente iracondo ed intimidatorio di Morassut sembrava quello di uno colto totalmente alla sprovvista dall’impudenza giornalistica, come si fosse commesso un delitto di lesa maestà! Chissà se la Moratti, sindaco di Milano, della cui amministrazione Iovene, sempre di Report, ha denunciato parecchie cose simili a quanto è stato fatto a Roma, ha deciso di querelarli. Di certo conferenze stampa non ne ha fatte e quel tono, certamente, non l’avrebbe di certo usato!
Ho fatto peraltro osservare che Franceschini, già parecchio tempo fa, metteva in guardia dal commettere ulteriori errori perché, in quel caso, i loro simpatizzanti ed elettori, gli sarebbero corsi dietro coi forconi. Si tranquillizzino. Il Partito Democratico non esiste, perderanno ancora tante volte, ma non c’è ombra né di forconi né di quanto mai indispensabili dimissioni! Il sedere dalla sedia e/o dalla poltrona non ha davvero intenzione di schiodarlo proprio nessuno!
E ho concluso questo intervendo con la constatazione che “se continuate così poco andate lontano. A me che mi frega, cavoli vostri…”. Non ho usato il termine ma il senso era quello….
Inutile evidenziare che di tutti gli interventi che ho illustrato e che sarebbero venuti dopo, questo (che pure è stato salutato con striminziti applausi) non è stato commentato da nessuno, come fosse un’escrescenza involontaria, un’anomalia di percorso, un’eccenricità dialettica! Perché una delle tecniche sopraffine di questa “scuola politica” è proprio questa: ignorare, sminuire, bypassare, non rispondere MAI A NULLA E DI NULLA. Per tanti anni “è andata bene” ed ha funzionato il fattore “c” oltre alla fattiva ed operosa complicità di tanti “maitre a penser”, di tanti giornali amici, di inchieste giornalistiche che, a differenza di Report, mai sono state fatte sul loro operato raccontandoci sempre la favoletta della “buona amministrazione” (che oggi viene contestata anche nel Blog di Grillo), sempre, comunque, ed “a prescindere”, se solo si ricordano gli articoli adoranti ed agiografici (ed imbarazantissmi) di Alessandra Longo, di Repubblica, che seguiva Veltroni in campagna elettorale.
Ma allora c’era un partito dietro! Pare, invece, che liberatisi da certi vincoli, risultata non vincente l’”icona Veltroni” che non ha fatto guadagnare voti, ma semmai perderli, nell’ambito di una area “di sinistra”, si inneschino probabilmente processi scissionistici e rivendicativi nello stesso PD (fosse per me riterrei sacrosanto distinguere bene ruoli, collocazione, e progetto politico, ammesso, per qualcuno, esista lì dentro), per il modo autoritario e autolesionistico col quale Veltroni esercita la propria leaderschip, molti italiani si siano finalmente accorti che il RE E’ NUDO e che il partito residuale del vecchio PCI e della vecchia DC non vale il proprio voto, preferendo andare fuori porta o rimanersene a casa, piuttosto che votarlo.
Ultima curiosità. Se ne sono accorti quelli di ieri, dell’assemblea del PD, che Massimo D’Alema ha dichiarato di voler fare, della “sua” Fondazione Italiani Europei, una sorta di pensatoio, di think thank della sinistra, un organizzazione che discuta, che fondi circoli, aree di discussione, tavoli?
Insomma, in pratica, di fondare un partito tutto suo?
Magari, avvertirli, quei disgraziati che sono intervenuti ieri, che sede territoriale del “nuovo” PARTITO non è in via delle Sette Chiese, ma la sede nazionale di Italiani Europei che vale tutte le altre, magari ri-scendendo in politica (dopo un decoroso periodo di “riflessione” a seguito della vergogna delle intercettazioni telefoniche che hanno dimostrato le sue intromissioni per la scalata della BNL. Vicenda alla quale i più attribuiscono la repentina designazione di Veltroni a leader del PD, proprio per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica, da una vicenda nella quale Clementina Forleo avrebbe voluto mettere un po’ più il naso prima di essere messa da parte, bollata con vergogna come una isterica incocncludente). E farlo, questo come come salvatore del centro sinistra, annunciandolo magari inviando a tutti i TG una cassetta pre registrata che “avrebbe avuto piacere” venisse trasmessa, anche quella, senza alcuna interlocuzione di personaggi molesti quali i giornalisti a rompergli le uova nel panierino!
Come non ricordarsi, vedendo ‘sto squallor, l’atmosfera aspra ed amara del vecchio, glorioso PSI pre mani pulite dopo che per anni s’era ingrassato fino a schiattare come la rana di Esopo, intrippato di mazzette, favori, consulenze e clientelismo?
E, come allora, chi metteva in guardia, ben prima la bomba scoppiasse, stando in quel partito, veniva emarginato ed offeso, come è accaduto a me per anni per aver scritto queste cose nei forum, nelle mail, e ovunque fosse possibile, grazie ad Internet comunicarlo, a chi, incredulo, a tante degenerazioni verificate “de visu” non credeva o in buona fede o perché, partecipando alla festa, gli faceva più comodo far finta non esistesse nulla di quanto andavo illustrando ben preoccupandosi, erò, di screditare quello che scrivevo, di ridicolizzarlo, di irriderlo, di perseguitarlo ossessivamente condito di insulti irriferibili sperando me ne andassi, e facendo in modo invece che responsabili di forum davvero “molto connotati” finissero loro per bannarmi e chiudere qualsiasi contestazione, critica e dissenso sulla “linea” da tenere magari studiata a tavolino da tre quattro e poi imposta al forum per “orientarlo” democraticamente e farlo andare dove volevano loro! E anche quel forum è finito. Si perché fanno sempre così! O si fa così o si crepa! E guai se qualcun altro vuole proporre cose diverse, innovative, forse portare linfa nuova, vitale a rischio di fargli ombra magari anche senza volerlo o aperlo! Allora si licenzia brutalmente, si riduce all’annichilimento, si umilia, si stronca!
E continuando così, dunque, l’ombra lunga della fine del vecchio PSI si approssima sempre più, perché, come scrive oggi, 10 giugno 2008, Beppe Grillo, l’aria che si respira è identica. E solo non spostando troppo la polvere delle macerie cadute in terra, ci si può illudere (per chi ci crede) che “non sia successo niente” e che il partito democratico comincerà il proprio camino a breve (anzi lo concluderà visto che il più per loro è stato fatto!) più forte e più potente che pria….
Ci sarà, pronto, invece, qualcuno che in questi anni ha alacremente operato più per distruggere che per costruire, che essendoselo comprato con prebende, posti, consulenze e sistemi squisitamente clientelari, il partito più forte della coalizione, l’ha conquistato da parecchio. La folla strabocchevole alla celebrazione dei dieci (o venti) anni della fondazione Italiani Europei l’ha ampiamente dimostrato. E troverà, riconoscenti, anche chi, nella sinistra radicale, avrà qualche speranza di rioccupare un posto al Parlamento e raggiungere, così, finalmente la meritata pensione che gli è mancata nella passata legislatura per uno scherzo malvagio del destino (come probabilmente in quei lidi valutano il responso democratico di una tornata elettorale)…!
Il resto, davvero, son chiacchiere. E quelle, per fortuna, vanno sempre meno di moda.


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