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Discussione: Balle imm(p)unitarie

  1. #1
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    Predefinito Balle imm(p)unitarie

    I tre provvedimenti del governo sulla Giustizia finiranno per raderla al suolo.

    E come sempre, per giustificarne l'approvazione, si è chiamata in aiuto l'esperienza degli altri Paesi senza la minima informazione per chi l'ha fatto e senza entrare nel merito da parte dei contraddittori che preferiscono i comizi ad una informazione precisa, tanto più necessaria dal momento che i cittadini sono assuefatti alla tv che, tranne lodevoli eccezioni, disinforma.

    Che si sappia, nei Paesi Bassi, in Belgio, Lussenburgo, Svezia, Finlandia, Danimarca e Portogallo, non esiste ombra di immunità né per il capo del governo né per i ministri.
    Non solo, in nessun paese civile e democratico, sarebbe pensabile di introdurre leggi di salvaguardia assoluta delle alte cariche dello Stato mentre si svolge un processo per reati gravi come può essere quello per corruzione in atti giudiziari.
    La proposta del governo, come hanno spiegato noti costituzionalisti, è palesemente incostituzionale perché stravolge il principio cardine dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (articoli 3 e 24) e, se proprio si volesse approvarla, bisognerebbe passare per le strettoie della legge costituzionale, con doppia lettura parlamentare e referendum nel caso mancasse la maggioranza dei due terzi.

    Però, a quel punto, la legge non servirebbe più per le necessità immediate del Banana.
    Le ragioni addotte da "autorevoli" terzisti
    (penso all'articolo di Galli Della Loggia sul Corriere di ieri)
    a sostenere misure come quelle approvate a tempo di record dal governo, sarebbero da attribuire all'uso spregiudicato della obbligatorietà dell'azione penale e allo strapotere dei pm che non troverebbe il necessario contrappeso nella "terzietà" dei giudici.

    Cazzàte!
    Vaniloqui che prescindono dalla situazione del nostro paese del tutto "anomala" a causa della quantità e qualità dei reati che determinano illegalità diffusa, corruzione penetrante e criminalità organizzata
    (la più grande multinazionale del paese)
    che non hanno riscontro in nessun altro Paese democratico europeo e degli altri continenti.
    Perciò, quando si scrive, sarebbe necessario sapere di cosa si parla; e, soprattutto, come ci si comporta nei paesi ai quali si fa sempre riferimento quale esempio di civiltà.

    Negli USA le condanne, soprattutto per i reati che il decreto bloccaprocessi considera meno gravi
    (sanzionati con pene inferiori a 10 anni di carcere, come corruzione, falso in bilancio, evasione fiscale ecc, che incidono direttamente sull'economia e sugli affari condizionandoli e danneggiano gli utenti e i risparmiatori)
    sono feroci.
    Scattano dopo il primo grado di giudizio, gli imputati vengono portati in tribunale con le manette ai polsi, la prescrizione e le attenuanti generiche non esistono e gli anni di carcere sono inferiori solo a quelli previsti per gli omicidi più crudeli.

    Quanto al potere dei magistrati inquirenti sono inimmaginabili e nessuno osa criticarli.

    Un esempio concreto?
    Il Martin Act del 1921; che conferisce al Procuratore dello Stato di New York
    (ampiamente usati anche nei giorni scorsi per le frodi sui mutui sub-prime)
    il potere di:
    - decidere se l'inchiesta deve essere segreta o resa pubblica;
    - scegliere se una frode deve essere repressa attraverso un'azione penale o civile;
    - impedire a una impresa o società di svolgere attività nello Stato per tutto il periodo delle indagini;
    - obbligare i testimoni a rinunciare ad un avvocato e a rispondere alle domande considerando le mancate risposte come accertamento della frode avvenuta ecc.

    Vogliamo dire che l'America ha un sistema giudiziario barbaro e indegno di un paese civile e che è civilissima solo quando bombarda l'Iraq?
    O che in quel paese la certezza della pena esiste e per tutti?

    Nel decreto bloccaprocessi la corruzione è considerata un reato minore ed è stata introdotta nell'elenco dei reati intercettabili solo perché Bossi si è impuntato.
    Ora, basta leggere le graduatorie di Trasparency International sul rapporto quasi matematico tra corruzione e competitività delle imprese e dell'economia, per sapere che il nostro paese è al 41° posto per la corruzione e al 49° per la competitività: un disastro.
    Si continua a parlare, anzi a straparlare di economia e di competitività ma il rapporto viene ignorato e nessuno ne spiega le ragioni.
    Quindi, tenuto conto che l'Italia non compete e gli imprenditori di altri paesi da noi non investono, la corruzione dovrebbe essere uno dei reati di grandissimo allarme sociale e più sanzionati.
    Se poi è corruzione in atti giudiziari ancora di più.

    Non ci si fida delle statistiche di Trasparency?
    Non importa.
    Basta leggere il rapporto del commissario anticorruzione che è alle dipendenze della presidenza del Consiglio.
    La situazione viene considerata catastrofica e molto più grave rispetto a tangentopoli.
    Però il Banana ha deciso che il paese avrà un futuro luminoso con una economia straordinariamente solida, anche in presenza di un sistema di corruzione diffusa e penetrante.

    Qualcuno pensa davvero in buona fede che i tempi della giustizia dipendono dai magistrati fannulloni che non lavorano?
    Ci sono anche quelli.
    Ma i processi non si fanno e la certezza della pena non esiste perché le leggi approvate negli ultimi 20 anni hanno puntato diritto al cuore della prescrizione dal momento che i gruppi dirigenti di questo paese rifiutano i controlli di legalità.
    Le proposte bananas costituiranno una formidabile istigazione a delinquere e a rendere il Paese più illegale di quello che E' GIA'.

  2. #2
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    Buongiorno a tutti.
    Oggi siamo in trasferta a Milano, perché stiamo finendo un libro sulle leggi vergogna e sul regime che ci si sta apparecchiando davanti.
    E quindi vi invito tutti quanti a seguire sul blog di Beppe, sul blog di Micromega, sul blog Voglioscendere gli aggiornamenti e le novità sulla grande manifestazione che si terrà a Roma. Le adesioni sono talmente tante che è stata spostata da piazza del Pantheon a piazza Navona. 8 luglio, ore 18.00, tutti a Roma.
    Detto questo, parliamo di una delle ragioni fondamentali per le quali non è solo opportuno, ma giusto e doveroso scendere in piazza per far sentire la propria voce.
    Ed è il cosiddetto lodo Alfano, o lodo Schifani bis, o comunque lodo Berlusconi – non si sbaglia mai.
    È un lodo che potrebbe essere chiamato lodo Orwell; lodo “Fattoria degli animali”.
    Ricordate forse che nella “Fattoria degli animali” c’era una specie di animali più uguali degli altri.
    Erano i maiali.
    Noi avremo, quando e se sarà sulla Gazzetta Ufficiale il lodo Alfano/Berlusconi/Schifani bis, quattro cittadini italiani che saranno più uguali degli altri. E saranno il presidente della Repubblica – che non l’ha mai chiesto - , il presidente della Camera – che peraltro non l’ha mai chiesto -, il presidente del Senato – che non si sa bene se l’abbia chiesto, ma è lo stesso che aveva dato il nome al lodo numero uno, Schifani – e poi soprattutto abbiamo quello che lo chiede da secoli e cioè il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
    Il quale ha tanti processi quanti ne bastano per tutte le alte cariche dello Stato, cioè quattro.
    Non vuole essere processato.
    Sono fatti suoi.
    Ci doveva pensare prima, quando si è candidato da imputato.
    Se uno si candida da imputato, è ovvio che quando viene eletto rischia anche che arrivi una sentenza.
    E una volta su due può essere una condanna.
    Dice: “ma mi hanno votato”.
    “Sappiamo che ti hanno votato. Ma ti hanno votato pensando che ti saresti fatto processare”.
    Altrimenti bisogna dire in campagna elettorale: “votatemi, perché così non mi processerà più nessuno.
    Votatemi perché, io la intenderò come una assoluzione”.

    In realtà votare uno vuol dire “vai a governare e occupati dei nostri problemi”, non vuol dire “vai a governare e occupati dei cazzi tuoi”.
    Così invece lui la interpreta, all’insaputa dei suoi elettori e anche dei suoi [colleghi].

    Il lodo, dunque, è la riedizione – riveduta e corretta, o corrotta – del lodo Schifani del 2003.
    Schifani, in realtà Schifani-Maccanico, perché la sinistra aveva prestato allora un consulente al centro-destra: Antonio Maccanico, che è sempre a disposizione quando si tratta di fare favori a Berlusconi.
    Aveva escogitato questa formula per la quale le cinque alte cariche dello Stato, all’epoca c’era anche il presidente della Corte Costituzionale, che non ne aveva bisogno, non rispondono dei loro delitti.
    Né quelli legati alla funzione, né quelli estranei alla funzione, né quelli commessi durante il mandato, né quelli commessi prima del mandato, fino al termine del mandato.
    Diceva il lodo Maccanico/Schifani che se uno poi cambia funzione passando dall’una all’altra di quelle cinque poltrone senza mettere mai i piedi per terra, praticamente rimane invulnerabile, finché non mette piede a terra. E quindi, se uno passa dalla Presidenza del Consiglio alla Presidenza della Camera, dalla Presidenza della Camera alla Presidenza del Senato, dalla Presidenza del Senato alla Presidenza della Corte Costituzionale, dalla Presidenza della Corte Costituzionale alla Presidenza della Repubblica, praticamente ha una trentina d’anni di immunità. E se ne ha già settanta, diciamo che arriva oltre i cento.
    Quel lodo durò sei mesi, serviva a Berlusconi a sospendere i suoi processi durante i sei mesi della presidenza italiana dell’Unione Europea. Ricordate quel meraviglioso semestre aperto da Berlusconi con in discorso del kapò, dove esordì al Parlamento Europeo presentando il suo biglietto da visita dando del nazista a un socialdemocratico tedesco.
    Che è notoriamente antifascista, a differenza di Berlusconi che è invece alleato con i fascisti e i nazisti che ci sono per le strade.
    Passati i sei mesi intervenne la Corte Costituzionale che fulminò il lodo Maccanico Schifani in quanto violava una serie di articoli della Costituzione. Ciampi non se ne era accorto. Infatti lo aveva firmato e fece una brutta figura. Ed espose a una brutta figura anche l’istituzione che rappresentava, la Presidenza della Repubblica, che dovrebbe essere garante della Nazione.
    Ora, la situazione rischia di ripetersi tale e quale con Napolitano, se Napolitano firmerà questo lodo. Che secondo tutti i giuristi e costituzionalisti è incostituzionale e quindi è ad alto rischio di una bocciatura della Consulta. Se il Capo dello Stato lo firma e la Consulta lo smentisce, non è una bella figura per il Capo dello Stato. Speriamo che cominci a non firmare qualcosa.
    Perché non è legittimo questo lodo? Intanto perché c’è un problema sul quale non c’è tanto da discutere. O è così, o è così. È l’articolo tre della Costituzione della Repubblica Italiana. Che recita: “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, razza, religione … condizione di vita personale e sociale”. Cioè non importa quello che fai, il mestiere che fai, la carica che ricopri. Davanti alla legge sei uguale a tutti gli altri. Questo dice l’articolo tre della Costituzione. Il lodo cosa fa? Non tocca l’articolo tre. Anzi, non tocca nemmeno la Costituzione. È una legge ordinaria. Scritta dal Consiglio dei Ministri. Cioè scritta da Berlusconi e dai suoi avvocati, ovviamente. Fatta firmare dal ministro Alfano, che firma tutto e che ci mette anche la faccia. Tanto l’avete vista la faccia che ha. Una legge ordinaria che pretende di derogare a principi della Costituzione. Per giunta ispirata a una legge già bocciata anche quella dalla Corte Costituzionale. Voi vi rendete conto che siamo completamente fuori da qualunque ambito. Se vuoi modificare la Costituzione, segui la Costituzione che ti insegna ciò che devi fare per modificare la Costituzione. L’art. 138 dice che ci vuole la maggioranza dei due terzi del Parlamento, altrimenti i cittadini, prima che vada in vigore la riforma costituzionale, devono essere chiamati al referendum confermativo. Non c’è il quorum. Quindi anche se andiamo a votare in tre e due votano no, la legge costituzionale che non ha avuto i due terzi del Parlamento non passa. A meno che, appunto, non si abbia una maggioranza talmente ampia, di due terzi del Parlamento, nel qual caso i cittadini non vengono chiamati ad approvarla. È quello che è successo con la legge sul federalismo, la devolution di Bossi, che abbiamo bocciato due anni fa nel referendum confermativo e quindi non è entrata in vigore. Se non c’è questa ampia maggioranza, il Parlamento deve fare comunque doppia lettura – Camera/Senato, Camera/Senato – ma si va al referendum confermativo. Questi non lo vogliono fare. Forse nemmeno il Partito Democratico, pur ridotto come lo vediamo, sarebbe disposto a dare i suoi voti al lodo. Magari avrebbero molta voglia di farla, alcuni, una porcata del genere, ma hanno paura dei loro elettori. Almeno di quelli che gli sono rimasti temendo che vadano tutti con Di Pietro, cosa che sta avvenendo almeno in parte.
    Quindi i due terzi in Parlamento non li ottengono per il lodo, per una legge costituzionale. E allora fanno una legge ordinaria. Presentata al Consiglio dei Ministri e poi approvata probabilmente entro luglio/agosto oppure ai primi di settembre, tanto non c’è fretta perché il processo più prossimo alla conclusione, cioè il processo Mills lo hanno sospeso con la legge blocca processi. Quindi per un anno non si parlerà della sentenza. E intanto loro fanno il lodo, con legge ordinaria, per modificare i principi della Costituzione. Questa è la principale ragione per cui questo lodo è incostituzionale. Quattro persone dichiarata più uguali degli altri con una legge ordinaria. A maggioranza semplice. Ma poi non c’è solo questo, perché questi analfabeti dicono: “ah ma noi questa volta il lodo lo abbiamo fatto rispettando ciò che la Corte Costituzionale ha detto bocciando l’altro”. Non l’hanno letta forse la sentenza della Corte Costituzionale del 2004, perché dice esattamente il contrario di ciò che dicono loro nel nuovo lodo. Quali sono le differenze tra il lodo Alfano di oggi e il lodo Schifani del 2003? Pochissime. La prima è che sospende tutti i processi e le indagini a carico di quattro alte cariche, anziché cinque: Capo dello Stato, capo del Governo, presidenti di Camera e Senato. Secondo, e questa è la differenza più importante. Non è reiterabile per due legislature. Vale solo per una legislatura. All’interno di una legislatura, se cade il governo e tu rifai il presidente del Consiglio, mantieni l’immunità anche due volte, ma sempre all’interno della legislatura. Se nella legislatura muore il presidente della Repubblica, o sta male, o si dimette, o succede qualcosa e il presidente del Consiglio diventa presidente della Repubblica, mantiene, si porta dietro l’immunità, anche se la carica è diversa, perché tutto avviene nella legislatura. Nella prossima, se Berlusconi dovesse pensare di diventare presidente della Repubblica nella prossima legislatura, lì, secondo questo lodo, non potrebbe essere impunito. Ma naturalmente cosa farebbe? Se diventa presidente della Repubblica è perché la maggioranza del Parlamento è sempre la sua. Ma se la maggioranza del Parlamento è sempre la sua, fa un emendamento al lodo e gli proroga l’immunità per tutta la durata della carica. Cambiano le regole in corso d’opera. Sarebbe mica la prima volta. In ogni caso, ora come ora non lo potrebbe fare. È questo è l’unico aspetto positivo. Per il resto non vengono rispettate nessuna delle condizioni che aveva posto la Corte Costituzionale. Perché aveva detto intanto che non si può fare un fritto misto delle cariche mettendole tutte nell’impunità. Il presidente della Repubblica è una carica monocratica che rappresenta tutta la Nazione, i presidenti delle camere sono cariche collegiali, nel senso che rappresentano un’assemblea. Il presidente del Consiglio rappresenta un consiglio dei Ministri. Che differenza c’è tra il presidente del Consiglio e gli altri ministri? Che differenza c’è tra il presidente della Camera e gli altri deputati? Che differenza c’è tra il presidente del Senato e gli altri senatori? Allora tanto varrebbe avere il coraggio, ma non ce l’hanno perché hanno paura della furia popolare contro la casta, di ripristinare l’autorizzazione a procedere per tutto il Parlamento. Si prendano la responsabilità di dire: “noi prendiamo mille persone, le mettiamo lì dentro. Possono fare quello che vogliono e anche se ammazzano la suocera non gli succede niente”. Non hanno il coraggio di farlo, perché? Perché Berlusconi la vuole per sé l’immunità e ci mette altre tre cariche per confondere un po’ le idee.
    Sarebbe molto meno incostituzionale ripristinare l’articolo 68 come pensato dai padri costituenti. Naturalmente, i padri costituenti, l’articolo 68 che concedeva l’immunità parlamentare non l’avevano concepito per proteggere i potenti dalle conseguenze dei loro reati penali, dei loro delitti comuni. L’avevano concepito per proteggere eventuali politici di opposizione che facessero scioperi, occupazione delle terre, blocchi stradali, interruzioni di treni per fare delle manifestazioni protesta, manifestazioni sindacali, contadine, picchettaggi, manifestazioni operaie. In quei casi a uno può scappare una parola o un gesto di troppo, metti che trovi un giudice troppo legato al potere o al governo che usa queste accuse per reati politici, di opinione, per colpire un esponente dell’opposizione ecco che i Costituenti, temendo una magistratura, come ai tempi del fascismo, molto collegata con il potere, hanno dato questa tutela ai politici delle minoranze per poter esercitare al massimo l’opposizione al potere costituito. Questo era lo spirito dell’autorizzazione a procedere. L’avevano trasformato, nel corso degli anni, in un salvacondotto, in un’autorizzazione a delinquere non in un’autorizzazione a procedere. Per cui chi stava in Parlamento poteva rubare, mafiare, truffare, violentare, fare quello che voleva e il Parlamento lo copriva. Per questo fu abolito nel ’93: gli stessi politici, sputtanati dallo scandalo di Tangentopoli, tentavano di recuperare un minimo di credibilità spogliandosi di uno dei più vergognosi privilegi che si erano assunti abusando di quell’autorizzazione a procedere diventata una automatica immunità, mentre non era così. Nella Costituzione c’era scritto che solo in caso di una dimostrata persecuzione politica si poteva dire di no. E’ ovvio che la persecuzione politica poteva riguardare solo reati politici, di opinione, ideali non certamente uno che ha messo le mani in tasca a un altro. Quello con la politica non c’entra niente. Non hanno il coraggio di ripristinare l’articolo 68 perché salverebbe tutta la casta. Vogliono salvare solo Berlusconi, quindi fanno una legge ordinaria che proprio perché ordinaria non è costituzionale. Diventa incostituzionale perché dice il contrario della Costituzione, a meno di non stabilire che fra il lodo Alfano-Schifani-Maccanico-Berlusconi e la Costituzione quella incostituzionale è proprio la Costituzione. Prima o poi ce lo racconteranno, ne stanno dicendo di tutti i colori. L’unica differenza rispetto al lodo già bocciato è che questa volta vale per una sola legislatura ed è rinunciabile, nel senso che se io, Capo dello Stato, vengo accusato da Berlusconi di essere un molestatore sessuale, ne ha dette di tutti i colori e potrebbe aggiungere pure quella, parte un’indagine e viene bloccata in base al lodo per tutta la durata del Presidente della Repubblica, quello potrebbe dire: “dato che io non sono un molestatore voglio immediatamente essere giudicato e assolto, perché quello se l’è inventato!”. Invece, prima te la dovevi prendere per sette anni la sospensione del processo, anche se non volevi. Adesso, invece, è rinunciabile tanto Berlusconi non rinuncia. Che costa mettere “è rinunciabile”? Per il resto non ci sono differenze e ci sono tutte le ragioni per le quali la Corte ha già bocciato una volta il lodo. Per esempio: diceva che il lodo non può essere generale nel senso che non può sospendere i processi per tutti i reati. Vediamo. La Corte diceva “non si possono sospendere i processi per i reati commessi in qualunque epoca sia extra funzionali – cioè estranee alle attività politiche e istituzionali – sia funzionali – cioè collegati”. Se io ho fatto una legge, assunto una persona, assegnato un appalto e mi viene contestato, quello è un possibile delitto funzionale legato alla mia attività politica. Può avere un senso che mentre io ricopro la mia funzione politica, per i miei atti politici non venga chiamato a rispondere finché non ho finito la carica. Ma se io in passato ho rapinato una banca e lo si viene a sapere quando sono Presidente del Consiglio… beh quello non è funzionale perché non c’entra niente con l’attività politica rapinare le banche, pare. Se io addirittura ho un processo per avere rapinato una banca e, dopo il mio rinvio a giudizio per rapina in banca, mi candido alla presidenza del Consiglio divento Presidente del Consiglio, questo è ancora più assurdo. Poi non mi posso meravigliare, quando lo sono diventato, che il processo vada avanti e che alla fine mi possano condannare per la rapina in banca! Sono fatti miei privati che per giunta conoscevo prima. Che c’entra la politica, la funzione, l’Istituzione? Questo diceva la Corte e su questo non si fa nessun riferimento. Perché? Perché Berlusconi è stato rinviato a giudizio per corruzione del teste Mills e si è chiesto il suo rinvio a giudizio per corruzione di Saccà prima che diventasse Presidente del Consiglio, non dopo! Non è un agguato che gli capita perché è diventato capo del governo, è lui che è diventato capo del governo dopo essere stato imputato. Secondo, sono due fatti suoi privati: le ragazzine di Rai Fiction, a tutti piacciono le ragazzine ovviamente, saranno fatti suoi purchè non le faccia pagare dalla Rai cioè da noi con il Canone, ma non c’entrano niente con la posizione di Presidente del Consiglio o capo dell’opposizione. Sono fatti privati, esattamente come sono fatti privati gli impicci di Mediaset con il suo consulente Mills, le false testimonianze, i soldi che sono stati dati a Mills. Sono fatti privati precedenti alla carica. E su questo non si fa distinzione. C’è un costituzionalista, bravissimo, Michele Ainis, che dice: “ma qui se il Capo dello Stato impazzisce e ammazza la suocera o la moglie, noi non lo possiamo più schiodare di lì per sette anni, perché il processo non si fa e nello stesso tempo non c’è nessun modo per mandarlo via di lì, se non se ne va lui spontaneamente”. Metti che un presidente della Camera o del Senato con la macchina arrota un pedone sulle strisce. I familiari avranno pure diritto ad avere giustizia, devono aspettare che finisca la carica? Che legame c’è fra il fatto che uno è presidente del Senato o della Camera e il fatto che ha steso una persona con la macchina perché è un pirata della strada o perché si era distratto o aveva bevuto? Dice: ma le vittime si potranno rivalere in sede civile. Certo, ti ammazzano un parente e tu vai da un giudice civile a chiedere qualche euro di danni. E il penale non si fa o si farà? E quando si farà? L’altro è l’automatismo: non c’è qualcuno che vaglia le accuse, che dice “per questo caso lo rendiamo immune, per quest’altro no perché non c’entra niente con la politica”. E’ tutto automatico. E questo automatismo non prevede filtri dell’ammissibilità o meno della richiesta di sospendere, anzi non prevede nemmeno la richiesta di sospendere perché sospende i processi senza che tu lo chieda a meno che non rinunci. E questo la Corte Costituzionale lo chiedeva. Ecco un’altra ragione per cui questa norma è incostituzionale. E poi c’è comunque, alla fine, il diritto delle vittime ad avere giustizia subito, come tutte le altre. Non tu sei vittima di serie B perché hai avuto la sfortuna di subire un reato da un’altra carica o da uno che poi è diventato un’altra carica. Il principio di ragionevole durata del processo è stato messo nella Costituzione all’articolo 111, poi questi già durano un’eternità e tu li allunghi ancora di cinque anni per il capo del governo e i presidenti delle camere, per sette per il Presidente della Repubblica e quando li fai? Dov’è la ragionevole durata, se li rinvii di cinque o sette anni? E se la vittima nel frattempo muore? Non le avrai dato giustizia. E’ ragionevole durata? Infine, l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge anche in qualità di imputati. Se io sono imputato voglio essere giudicato esattamente come l’imputato Presidente del Consiglio. Anzi, per la verità io pretenderei che il Presidente del Consiglio fosse più controllato e che ci fossero degli strumenti più severi e stringenti nei suoi confronti perché lui deve dare il buon esempio, è lui che fa le leggi. Non io privato cittadino. Invece, paradossalmente, Di Pietro gli ha dato del “magnaccia”, termine tra l’altro tecnicamente ineccepibile: quando uno gestisce ragazze facendole pagare, dalla Rai tra l’altro cioè dagli italiani… vogliamo chiamarlo “prosseneta”, “pappone”, “lenone”? Quando Di Pietro, tecnicamente corretto anche se con un termine un po’ demodé della Roma anni Sessanta, ha definito le attività, con quelle che il Cavaliere chiama elegantemente “le mie fanciulle” per distinguerle dalle “mie bambine” che sono invece le ministre, da “magnaccia” succede il finimondo. L’avvocato Ghedini annuncia che Berlusconi querela Di Pietro. Se, però, Di Pietro vuole querelare Berlusconi lo può fare ma il processo no si fa perché Berlusconi è immune. C’è addirittura un signore che usa i tribunali per trascinarci gli altri e quando gli altri vogliono trascinarci lui non si può! A me ha fatto causa civile Schifani, se io volessi denunciare Schifani non potrò, perché c’è uno che è immune con uno scudo spaziale che lo avvolge per la durata del suo incarico che se la prende con me, privato cittadino, che non ho più gli stessi diritti che ha lui nei miei confronti, quindi non lo posso in tribunale penale a rispondere delle infamie che dice in questo atto di citazione nei miei confronti. Questo è il punto fondamentale. Naturalmente ci stanno raccontando che in tutto il mondo c’è già il lodo Schifani, il lodo Alfano, il lodo Berlusconi. Non esiste Paese al mondo dove il Presidente del Consiglio, primo ministro o premier, chiamiamolo come vogliamo, abbia l’immunità. L’immunità è prevista per i sovrani, la Regina d’Inghilterra e il re di Spagna, per il Capo dello Stato in Francia e non per legge ma per interpretazione. E riguarda Chirac che era accusato di fare assunzioni fittizie al comune di Parigi quando era sindaco ed è stato raggiunto da questo processo quando già era Presidente della Repubblica. Si è sospeso e adesso lo processano, ché è uscito dall’Eliseo. Reato funzionale, collegato alla carica che esercitava di sindaco di Parigi, processo nato dopo l’elezione. Se fosse nato prima non l’avrebbero certamente candidato alla presidenza della Repubblica ben sapendo che dopo avrebbe potuto essere processato e condannato. Stiamo parlando di situazioni completamente diverse. In ogni caso Chirac è il Capo dello Stato e non il primo ministro. Il primo ministro non è immune in nessuna parte del mondo, anzi in Francia il primo ministro e gli altri ministri non possono essere parlamentari, quindi possono essere pure arrestati perché non hanno nemmeno l’immunità dall’arresto che hanno i parlamentari. Pensate le balle che vi raccontano. Ci sono Capi di Stato che vengono processati e stanno pure zitti, tipo Clinton che ha subito sette indagini e tre processi. Tipo Nixon, che ha subito un’indagine e si è dimesso, tipo Reagan, che ha subito tre indagini. Il presidente della repubblica di Israele, Katzav, presidente di una repubblica che è in guerra da quando è nata, si è dimesso l’anno scorso perché indagato per molestie sessuali ai danni di alcune dipendenti del suo ufficio, di alcune segretarie. E oggi si sta parlando anche delle possibili dimissioni, che forse avverranno dopo l’estate, del primo ministro Olmert, di un paese in guerra come Israele, coinvolto in un caso di fondi illeciti al partito. Ecco, lì, per evitare processi e condanne di un’alta carica dello Stato, risolvono il problema alla radice: se sei imputato non ti candidi; se vieni imputato dopo che sei stato eletto, ti dimetti. Da noi, invece, se sei stato imputato prima di venire eletto, ti candidi lo stesso, se vieni imputato dopo che sei stato eletto, abolisci i tuoi processi e poi dici anche che è colpa dei giudici.
    Come dice sempre quel vecchio detto catalano: ci pisciano addosso e ci raccontano che sta piovendo.
    Passate parola. Ci vediamo l’otto luglio in piazza Navona, a Roma alle ore 18.00, contro il regime delle leggi vergogna.

  3. #3
    i' marchese del grullo
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    I tre provvedimenti del governo sulla Giustizia finiranno per raderla al suolo.

    E come sempre, per giustificarne l'approvazione, si è chiamata in aiuto l'esperienza degli altri Paesi senza la minima informazione per chi l'ha fatto e senza entrare nel merito da parte dei contraddittori che preferiscono i comizi ad una informazione precisa, tanto più necessaria dal momento che i cittadini sono assuefatti alla tv che, tranne lodevoli eccezioni, disinforma.

    Che si sappia, nei Paesi Bassi, in Belgio, Lussenburgo, Svezia, Finlandia, Danimarca e Portogallo, non esiste ombra di immunità né per il capo del governo né per i ministri.
    Non solo, in nessun paese civile e democratico, sarebbe pensabile di introdurre leggi di salvaguardia assoluta delle alte cariche dello Stato mentre si svolge un processo per reati gravi come può essere quello per corruzione in atti giudiziari.
    La proposta del governo, come hanno spiegato noti costituzionalisti, è palesemente incostituzionale perché stravolge il principio cardine dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (articoli 3 e 24) e, se proprio si volesse approvarla, bisognerebbe passare per le strettoie della legge costituzionale, con doppia lettura parlamentare e referendum nel caso mancasse la maggioranza dei due terzi.

    Però, a quel punto, la legge non servirebbe più per le necessità immediate del Banana.
    Le ragioni addotte da "autorevoli" terzisti
    (penso all'articolo di Galli Della Loggia sul Corriere di ieri)
    a sostenere misure come quelle approvate a tempo di record dal governo, sarebbero da attribuire all'uso spregiudicato della obbligatorietà dell'azione penale e allo strapotere dei pm che non troverebbe il necessario contrappeso nella "terzietà" dei giudici.

    Cazzàte!
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    (la più grande multinazionale del paese)
    che non hanno riscontro in nessun altro Paese democratico europeo e degli altri continenti.
    Perciò, quando si scrive, sarebbe necessario sapere di cosa si parla; e, soprattutto, come ci si comporta nei paesi ai quali si fa sempre riferimento quale esempio di civiltà.

    Negli USA le condanne, soprattutto per i reati che il decreto bloccaprocessi considera meno gravi
    (sanzionati con pene inferiori a 10 anni di carcere, come corruzione, falso in bilancio, evasione fiscale ecc, che incidono direttamente sull'economia e sugli affari condizionandoli e danneggiano gli utenti e i risparmiatori)
    sono feroci.
    Scattano dopo il primo grado di giudizio, gli imputati vengono portati in tribunale con le manette ai polsi, la prescrizione e le attenuanti generiche non esistono e gli anni di carcere sono inferiori solo a quelli previsti per gli omicidi più crudeli.

    Quanto al potere dei magistrati inquirenti sono inimmaginabili e nessuno osa criticarli.

    Un esempio concreto?
    Il Martin Act del 1921; che conferisce al Procuratore dello Stato di New York
    (ampiamente usati anche nei giorni scorsi per le frodi sui mutui sub-prime)
    il potere di:
    - decidere se l'inchiesta deve essere segreta o resa pubblica;
    - scegliere se una frode deve essere repressa attraverso un'azione penale o civile;
    - impedire a una impresa o società di svolgere attività nello Stato per tutto il periodo delle indagini;
    - obbligare i testimoni a rinunciare ad un avvocato e a rispondere alle domande considerando le mancate risposte come accertamento della frode avvenuta ecc.

    Vogliamo dire che l'America ha un sistema giudiziario barbaro e indegno di un paese civile e che è civilissima solo quando bombarda l'Iraq?
    O che in quel paese la certezza della pena esiste e per tutti?

    Nel decreto bloccaprocessi la corruzione è considerata un reato minore ed è stata introdotta nell'elenco dei reati intercettabili solo perché Bossi si è impuntato.
    Ora, basta leggere le graduatorie di Trasparency International sul rapporto quasi matematico tra corruzione e competitività delle imprese e dell'economia, per sapere che il nostro paese è al 41° posto per la corruzione e al 49° per la competitività: un disastro.
    Si continua a parlare, anzi a straparlare di economia e di competitività ma il rapporto viene ignorato e nessuno ne spiega le ragioni.
    Quindi, tenuto conto che l'Italia non compete e gli imprenditori di altri paesi da noi non investono, la corruzione dovrebbe essere uno dei reati di grandissimo allarme sociale e più sanzionati.
    Se poi è corruzione in atti giudiziari ancora di più.

    Non ci si fida delle statistiche di Trasparency?
    Non importa.
    Basta leggere il rapporto del commissario anticorruzione che è alle dipendenze della presidenza del Consiglio.
    La situazione viene considerata catastrofica e molto più grave rispetto a tangentopoli.
    Però il Banana ha deciso che il paese avrà un futuro luminoso con una economia straordinariamente solida, anche in presenza di un sistema di corruzione diffusa e penetrante.

    Qualcuno pensa davvero in buona fede che i tempi della giustizia dipendono dai magistrati fannulloni che non lavorano?
    Ci sono anche quelli.
    Ma i processi non si fanno e la certezza della pena non esiste perché le leggi approvate negli ultimi 20 anni hanno puntato diritto al cuore della prescrizione dal momento che i gruppi dirigenti di questo paese rifiutano i controlli di legalità.
    Le proposte bananas costituiranno una formidabile istigazione a delinquere e a rendere il Paese più illegale di quello che E' GIA'.


  4. #4
    "CATTOCOMUNISTA"
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  5. #5
    i' marchese del grullo
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio

    Buongiorno a tutti.
    Oggi siamo in trasferta a Milano, perché stiamo finendo un libro sulle leggi vergogna e sul regime che ci si sta apparecchiando davanti.
    E quindi vi invito tutti quanti a seguire sul blog di Beppe, sul blog di Micromega, sul blog Voglioscendere gli aggiornamenti e le novità sulla grande manifestazione che si terrà a Roma. Le adesioni sono talmente tante che è stata spostata da piazza del Pantheon a piazza Navona. 8 luglio, ore 18.00, tutti a Roma.
    Detto questo, parliamo di una delle ragioni fondamentali per le quali non è solo opportuno, ma giusto e doveroso scendere in piazza per far sentire la propria voce.
    Ed è il cosiddetto lodo Alfano, o lodo Schifani bis, o comunque lodo Berlusconi – non si sbaglia mai.
    È un lodo che potrebbe essere chiamato lodo Orwell; lodo “Fattoria degli animali”.
    Ricordate forse che nella “Fattoria degli animali” c’era una specie di animali più uguali degli altri.
    Erano i maiali.
    Noi avremo, quando e se sarà sulla Gazzetta Ufficiale il lodo Alfano/Berlusconi/Schifani bis, quattro cittadini italiani che saranno più uguali degli altri. E saranno il presidente della Repubblica – che non l’ha mai chiesto - , il presidente della Camera – che peraltro non l’ha mai chiesto -, il presidente del Senato – che non si sa bene se l’abbia chiesto, ma è lo stesso che aveva dato il nome al lodo numero uno, Schifani – e poi soprattutto abbiamo quello che lo chiede da secoli e cioè il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
    Il quale ha tanti processi quanti ne bastano per tutte le alte cariche dello Stato, cioè quattro.
    Non vuole essere processato.
    Sono fatti suoi.
    Ci doveva pensare prima, quando si è candidato da imputato.
    Se uno si candida da imputato, è ovvio che quando viene eletto rischia anche che arrivi una sentenza.
    E una volta su due può essere una condanna.
    Dice: “ma mi hanno votato”.
    “Sappiamo che ti hanno votato. Ma ti hanno votato pensando che ti saresti fatto processare”.
    Altrimenti bisogna dire in campagna elettorale: “votatemi, perché così non mi processerà più nessuno.
    Votatemi perché, io la intenderò come una assoluzione”.

    In realtà votare uno vuol dire “vai a governare e occupati dei nostri problemi”, non vuol dire “vai a governare e occupati dei cazzi tuoi”.
    Così invece lui la interpreta, all’insaputa dei suoi elettori e anche dei suoi [colleghi].

    Il lodo, dunque, è la riedizione – riveduta e corretta, o corrotta – del lodo Schifani del 2003.
    Schifani, in realtà Schifani-Maccanico, perché la sinistra aveva prestato allora un consulente al centro-destra: Antonio Maccanico, che è sempre a disposizione quando si tratta di fare favori a Berlusconi.
    Aveva escogitato questa formula per la quale le cinque alte cariche dello Stato, all’epoca c’era anche il presidente della Corte Costituzionale, che non ne aveva bisogno, non rispondono dei loro delitti.
    Né quelli legati alla funzione, né quelli estranei alla funzione, né quelli commessi durante il mandato, né quelli commessi prima del mandato, fino al termine del mandato.
    Diceva il lodo Maccanico/Schifani che se uno poi cambia funzione passando dall’una all’altra di quelle cinque poltrone senza mettere mai i piedi per terra, praticamente rimane invulnerabile, finché non mette piede a terra. E quindi, se uno passa dalla Presidenza del Consiglio alla Presidenza della Camera, dalla Presidenza della Camera alla Presidenza del Senato, dalla Presidenza del Senato alla Presidenza della Corte Costituzionale, dalla Presidenza della Corte Costituzionale alla Presidenza della Repubblica, praticamente ha una trentina d’anni di immunità. E se ne ha già settanta, diciamo che arriva oltre i cento.
    Quel lodo durò sei mesi, serviva a Berlusconi a sospendere i suoi processi durante i sei mesi della presidenza italiana dell’Unione Europea. Ricordate quel meraviglioso semestre aperto da Berlusconi con in discorso del kapò, dove esordì al Parlamento Europeo presentando il suo biglietto da visita dando del nazista a un socialdemocratico tedesco.
    Che è notoriamente antifascista, a differenza di Berlusconi che è invece alleato con i fascisti e i nazisti che ci sono per le strade.
    Passati i sei mesi intervenne la Corte Costituzionale che fulminò il lodo Maccanico Schifani in quanto violava una serie di articoli della Costituzione. Ciampi non se ne era accorto. Infatti lo aveva firmato e fece una brutta figura. Ed espose a una brutta figura anche l’istituzione che rappresentava, la Presidenza della Repubblica, che dovrebbe essere garante della Nazione.
    Ora, la situazione rischia di ripetersi tale e quale con Napolitano, se Napolitano firmerà questo lodo. Che secondo tutti i giuristi e costituzionalisti è incostituzionale e quindi è ad alto rischio di una bocciatura della Consulta. Se il Capo dello Stato lo firma e la Consulta lo smentisce, non è una bella figura per il Capo dello Stato. Speriamo che cominci a non firmare qualcosa.
    Perché non è legittimo questo lodo? Intanto perché c’è un problema sul quale non c’è tanto da discutere. O è così, o è così. È l’articolo tre della Costituzione della Repubblica Italiana. Che recita: “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, razza, religione … condizione di vita personale e sociale”. Cioè non importa quello che fai, il mestiere che fai, la carica che ricopri. Davanti alla legge sei uguale a tutti gli altri. Questo dice l’articolo tre della Costituzione. Il lodo cosa fa? Non tocca l’articolo tre. Anzi, non tocca nemmeno la Costituzione. È una legge ordinaria. Scritta dal Consiglio dei Ministri. Cioè scritta da Berlusconi e dai suoi avvocati, ovviamente. Fatta firmare dal ministro Alfano, che firma tutto e che ci mette anche la faccia. Tanto l’avete vista la faccia che ha. Una legge ordinaria che pretende di derogare a principi della Costituzione. Per giunta ispirata a una legge già bocciata anche quella dalla Corte Costituzionale. Voi vi rendete conto che siamo completamente fuori da qualunque ambito. Se vuoi modificare la Costituzione, segui la Costituzione che ti insegna ciò che devi fare per modificare la Costituzione. L’art. 138 dice che ci vuole la maggioranza dei due terzi del Parlamento, altrimenti i cittadini, prima che vada in vigore la riforma costituzionale, devono essere chiamati al referendum confermativo. Non c’è il quorum. Quindi anche se andiamo a votare in tre e due votano no, la legge costituzionale che non ha avuto i due terzi del Parlamento non passa. A meno che, appunto, non si abbia una maggioranza talmente ampia, di due terzi del Parlamento, nel qual caso i cittadini non vengono chiamati ad approvarla. È quello che è successo con la legge sul federalismo, la devolution di Bossi, che abbiamo bocciato due anni fa nel referendum confermativo e quindi non è entrata in vigore. Se non c’è questa ampia maggioranza, il Parlamento deve fare comunque doppia lettura – Camera/Senato, Camera/Senato – ma si va al referendum confermativo. Questi non lo vogliono fare. Forse nemmeno il Partito Democratico, pur ridotto come lo vediamo, sarebbe disposto a dare i suoi voti al lodo. Magari avrebbero molta voglia di farla, alcuni, una porcata del genere, ma hanno paura dei loro elettori. Almeno di quelli che gli sono rimasti temendo che vadano tutti con Di Pietro, cosa che sta avvenendo almeno in parte.
    Quindi i due terzi in Parlamento non li ottengono per il lodo, per una legge costituzionale. E allora fanno una legge ordinaria. Presentata al Consiglio dei Ministri e poi approvata probabilmente entro luglio/agosto oppure ai primi di settembre, tanto non c’è fretta perché il processo più prossimo alla conclusione, cioè il processo Mills lo hanno sospeso con la legge blocca processi. Quindi per un anno non si parlerà della sentenza. E intanto loro fanno il lodo, con legge ordinaria, per modificare i principi della Costituzione. Questa è la principale ragione per cui questo lodo è incostituzionale. Quattro persone dichiarata più uguali degli altri con una legge ordinaria. A maggioranza semplice. Ma poi non c’è solo questo, perché questi analfabeti dicono: “ah ma noi questa volta il lodo lo abbiamo fatto rispettando ciò che la Corte Costituzionale ha detto bocciando l’altro”. Non l’hanno letta forse la sentenza della Corte Costituzionale del 2004, perché dice esattamente il contrario di ciò che dicono loro nel nuovo lodo. Quali sono le differenze tra il lodo Alfano di oggi e il lodo Schifani del 2003? Pochissime. La prima è che sospende tutti i processi e le indagini a carico di quattro alte cariche, anziché cinque: Capo dello Stato, capo del Governo, presidenti di Camera e Senato. Secondo, e questa è la differenza più importante. Non è reiterabile per due legislature. Vale solo per una legislatura. All’interno di una legislatura, se cade il governo e tu rifai il presidente del Consiglio, mantieni l’immunità anche due volte, ma sempre all’interno della legislatura. Se nella legislatura muore il presidente della Repubblica, o sta male, o si dimette, o succede qualcosa e il presidente del Consiglio diventa presidente della Repubblica, mantiene, si porta dietro l’immunità, anche se la carica è diversa, perché tutto avviene nella legislatura. Nella prossima, se Berlusconi dovesse pensare di diventare presidente della Repubblica nella prossima legislatura, lì, secondo questo lodo, non potrebbe essere impunito. Ma naturalmente cosa farebbe? Se diventa presidente della Repubblica è perché la maggioranza del Parlamento è sempre la sua. Ma se la maggioranza del Parlamento è sempre la sua, fa un emendamento al lodo e gli proroga l’immunità per tutta la durata della carica. Cambiano le regole in corso d’opera. Sarebbe mica la prima volta. In ogni caso, ora come ora non lo potrebbe fare. È questo è l’unico aspetto positivo. Per il resto non vengono rispettate nessuna delle condizioni che aveva posto la Corte Costituzionale. Perché aveva detto intanto che non si può fare un fritto misto delle cariche mettendole tutte nell’impunità. Il presidente della Repubblica è una carica monocratica che rappresenta tutta la Nazione, i presidenti delle camere sono cariche collegiali, nel senso che rappresentano un’assemblea. Il presidente del Consiglio rappresenta un consiglio dei Ministri. Che differenza c’è tra il presidente del Consiglio e gli altri ministri? Che differenza c’è tra il presidente della Camera e gli altri deputati? Che differenza c’è tra il presidente del Senato e gli altri senatori? Allora tanto varrebbe avere il coraggio, ma non ce l’hanno perché hanno paura della furia popolare contro la casta, di ripristinare l’autorizzazione a procedere per tutto il Parlamento. Si prendano la responsabilità di dire: “noi prendiamo mille persone, le mettiamo lì dentro. Possono fare quello che vogliono e anche se ammazzano la suocera non gli succede niente”. Non hanno il coraggio di farlo, perché? Perché Berlusconi la vuole per sé l’immunità e ci mette altre tre cariche per confondere un po’ le idee.
    Sarebbe molto meno incostituzionale ripristinare l’articolo 68 come pensato dai padri costituenti. Naturalmente, i padri costituenti, l’articolo 68 che concedeva l’immunità parlamentare non l’avevano concepito per proteggere i potenti dalle conseguenze dei loro reati penali, dei loro delitti comuni. L’avevano concepito per proteggere eventuali politici di opposizione che facessero scioperi, occupazione delle terre, blocchi stradali, interruzioni di treni per fare delle manifestazioni protesta, manifestazioni sindacali, contadine, picchettaggi, manifestazioni operaie. In quei casi a uno può scappare una parola o un gesto di troppo, metti che trovi un giudice troppo legato al potere o al governo che usa queste accuse per reati politici, di opinione, per colpire un esponente dell’opposizione ecco che i Costituenti, temendo una magistratura, come ai tempi del fascismo, molto collegata con il potere, hanno dato questa tutela ai politici delle minoranze per poter esercitare al massimo l’opposizione al potere costituito. Questo era lo spirito dell’autorizzazione a procedere. L’avevano trasformato, nel corso degli anni, in un salvacondotto, in un’autorizzazione a delinquere non in un’autorizzazione a procedere. Per cui chi stava in Parlamento poteva rubare, mafiare, truffare, violentare, fare quello che voleva e il Parlamento lo copriva. Per questo fu abolito nel ’93: gli stessi politici, sputtanati dallo scandalo di Tangentopoli, tentavano di recuperare un minimo di credibilità spogliandosi di uno dei più vergognosi privilegi che si erano assunti abusando di quell’autorizzazione a procedere diventata una automatica immunità, mentre non era così. Nella Costituzione c’era scritto che solo in caso di una dimostrata persecuzione politica si poteva dire di no. E’ ovvio che la persecuzione politica poteva riguardare solo reati politici, di opinione, ideali non certamente uno che ha messo le mani in tasca a un altro. Quello con la politica non c’entra niente. Non hanno il coraggio di ripristinare l’articolo 68 perché salverebbe tutta la casta. Vogliono salvare solo Berlusconi, quindi fanno una legge ordinaria che proprio perché ordinaria non è costituzionale. Diventa incostituzionale perché dice il contrario della Costituzione, a meno di non stabilire che fra il lodo Alfano-Schifani-Maccanico-Berlusconi e la Costituzione quella incostituzionale è proprio la Costituzione. Prima o poi ce lo racconteranno, ne stanno dicendo di tutti i colori. L’unica differenza rispetto al lodo già bocciato è che questa volta vale per una sola legislatura ed è rinunciabile, nel senso che se io, Capo dello Stato, vengo accusato da Berlusconi di essere un molestatore sessuale, ne ha dette di tutti i colori e potrebbe aggiungere pure quella, parte un’indagine e viene bloccata in base al lodo per tutta la durata del Presidente della Repubblica, quello potrebbe dire: “dato che io non sono un molestatore voglio immediatamente essere giudicato e assolto, perché quello se l’è inventato!”. Invece, prima te la dovevi prendere per sette anni la sospensione del processo, anche se non volevi. Adesso, invece, è rinunciabile tanto Berlusconi non rinuncia. Che costa mettere “è rinunciabile”? Per il resto non ci sono differenze e ci sono tutte le ragioni per le quali la Corte ha già bocciato una volta il lodo. Per esempio: diceva che il lodo non può essere generale nel senso che non può sospendere i processi per tutti i reati. Vediamo. La Corte diceva “non si possono sospendere i processi per i reati commessi in qualunque epoca sia extra funzionali – cioè estranee alle attività politiche e istituzionali – sia funzionali – cioè collegati”. Se io ho fatto una legge, assunto una persona, assegnato un appalto e mi viene contestato, quello è un possibile delitto funzionale legato alla mia attività politica. Può avere un senso che mentre io ricopro la mia funzione politica, per i miei atti politici non venga chiamato a rispondere finché non ho finito la carica. Ma se io in passato ho rapinato una banca e lo si viene a sapere quando sono Presidente del Consiglio… beh quello non è funzionale perché non c’entra niente con l’attività politica rapinare le banche, pare. Se io addirittura ho un processo per avere rapinato una banca e, dopo il mio rinvio a giudizio per rapina in banca, mi candido alla presidenza del Consiglio divento Presidente del Consiglio, questo è ancora più assurdo. Poi non mi posso meravigliare, quando lo sono diventato, che il processo vada avanti e che alla fine mi possano condannare per la rapina in banca! Sono fatti miei privati che per giunta conoscevo prima. Che c’entra la politica, la funzione, l’Istituzione? Questo diceva la Corte e su questo non si fa nessun riferimento. Perché? Perché Berlusconi è stato rinviato a giudizio per corruzione del teste Mills e si è chiesto il suo rinvio a giudizio per corruzione di Saccà prima che diventasse Presidente del Consiglio, non dopo! Non è un agguato che gli capita perché è diventato capo del governo, è lui che è diventato capo del governo dopo essere stato imputato. Secondo, sono due fatti suoi privati: le ragazzine di Rai Fiction, a tutti piacciono le ragazzine ovviamente, saranno fatti suoi purchè non le faccia pagare dalla Rai cioè da noi con il Canone, ma non c’entrano niente con la posizione di Presidente del Consiglio o capo dell’opposizione. Sono fatti privati, esattamente come sono fatti privati gli impicci di Mediaset con il suo consulente Mills, le false testimonianze, i soldi che sono stati dati a Mills. Sono fatti privati precedenti alla carica. E su questo non si fa distinzione. C’è un costituzionalista, bravissimo, Michele Ainis, che dice: “ma qui se il Capo dello Stato impazzisce e ammazza la suocera o la moglie, noi non lo possiamo più schiodare di lì per sette anni, perché il processo non si fa e nello stesso tempo non c’è nessun modo per mandarlo via di lì, se non se ne va lui spontaneamente”. Metti che un presidente della Camera o del Senato con la macchina arrota un pedone sulle strisce. I familiari avranno pure diritto ad avere giustizia, devono aspettare che finisca la carica? Che legame c’è fra il fatto che uno è presidente del Senato o della Camera e il fatto che ha steso una persona con la macchina perché è un pirata della strada o perché si era distratto o aveva bevuto? Dice: ma le vittime si potranno rivalere in sede civile. Certo, ti ammazzano un parente e tu vai da un giudice civile a chiedere qualche euro di danni. E il penale non si fa o si farà? E quando si farà? L’altro è l’automatismo: non c’è qualcuno che vaglia le accuse, che dice “per questo caso lo rendiamo immune, per quest’altro no perché non c’entra niente con la politica”. E’ tutto automatico. E questo automatismo non prevede filtri dell’ammissibilità o meno della richiesta di sospendere, anzi non prevede nemmeno la richiesta di sospendere perché sospende i processi senza che tu lo chieda a meno che non rinunci. E questo la Corte Costituzionale lo chiedeva. Ecco un’altra ragione per cui questa norma è incostituzionale. E poi c’è comunque, alla fine, il diritto delle vittime ad avere giustizia subito, come tutte le altre. Non tu sei vittima di serie B perché hai avuto la sfortuna di subire un reato da un’altra carica o da uno che poi è diventato un’altra carica. Il principio di ragionevole durata del processo è stato messo nella Costituzione all’articolo 111, poi questi già durano un’eternità e tu li allunghi ancora di cinque anni per il capo del governo e i presidenti delle camere, per sette per il Presidente della Repubblica e quando li fai? Dov’è la ragionevole durata, se li rinvii di cinque o sette anni? E se la vittima nel frattempo muore? Non le avrai dato giustizia. E’ ragionevole durata? Infine, l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge anche in qualità di imputati. Se io sono imputato voglio essere giudicato esattamente come l’imputato Presidente del Consiglio. Anzi, per la verità io pretenderei che il Presidente del Consiglio fosse più controllato e che ci fossero degli strumenti più severi e stringenti nei suoi confronti perché lui deve dare il buon esempio, è lui che fa le leggi. Non io privato cittadino. Invece, paradossalmente, Di Pietro gli ha dato del “magnaccia”, termine tra l’altro tecnicamente ineccepibile: quando uno gestisce ragazze facendole pagare, dalla Rai tra l’altro cioè dagli italiani… vogliamo chiamarlo “prosseneta”, “pappone”, “lenone”? Quando Di Pietro, tecnicamente corretto anche se con un termine un po’ demodé della Roma anni Sessanta, ha definito le attività, con quelle che il Cavaliere chiama elegantemente “le mie fanciulle” per distinguerle dalle “mie bambine” che sono invece le ministre, da “magnaccia” succede il finimondo. L’avvocato Ghedini annuncia che Berlusconi querela Di Pietro. Se, però, Di Pietro vuole querelare Berlusconi lo può fare ma il processo no si fa perché Berlusconi è immune. C’è addirittura un signore che usa i tribunali per trascinarci gli altri e quando gli altri vogliono trascinarci lui non si può! A me ha fatto causa civile Schifani, se io volessi denunciare Schifani non potrò, perché c’è uno che è immune con uno scudo spaziale che lo avvolge per la durata del suo incarico che se la prende con me, privato cittadino, che non ho più gli stessi diritti che ha lui nei miei confronti, quindi non lo posso in tribunale penale a rispondere delle infamie che dice in questo atto di citazione nei miei confronti. Questo è il punto fondamentale. Naturalmente ci stanno raccontando che in tutto il mondo c’è già il lodo Schifani, il lodo Alfano, il lodo Berlusconi. Non esiste Paese al mondo dove il Presidente del Consiglio, primo ministro o premier, chiamiamolo come vogliamo, abbia l’immunità. L’immunità è prevista per i sovrani, la Regina d’Inghilterra e il re di Spagna, per il Capo dello Stato in Francia e non per legge ma per interpretazione. E riguarda Chirac che era accusato di fare assunzioni fittizie al comune di Parigi quando era sindaco ed è stato raggiunto da questo processo quando già era Presidente della Repubblica. Si è sospeso e adesso lo processano, ché è uscito dall’Eliseo. Reato funzionale, collegato alla carica che esercitava di sindaco di Parigi, processo nato dopo l’elezione. Se fosse nato prima non l’avrebbero certamente candidato alla presidenza della Repubblica ben sapendo che dopo avrebbe potuto essere processato e condannato. Stiamo parlando di situazioni completamente diverse. In ogni caso Chirac è il Capo dello Stato e non il primo ministro. Il primo ministro non è immune in nessuna parte del mondo, anzi in Francia il primo ministro e gli altri ministri non possono essere parlamentari, quindi possono essere pure arrestati perché non hanno nemmeno l’immunità dall’arresto che hanno i parlamentari. Pensate le balle che vi raccontano. Ci sono Capi di Stato che vengono processati e stanno pure zitti, tipo Clinton che ha subito sette indagini e tre processi. Tipo Nixon, che ha subito un’indagine e si è dimesso, tipo Reagan, che ha subito tre indagini. Il presidente della repubblica di Israele, Katzav, presidente di una repubblica che è in guerra da quando è nata, si è dimesso l’anno scorso perché indagato per molestie sessuali ai danni di alcune dipendenti del suo ufficio, di alcune segretarie. E oggi si sta parlando anche delle possibili dimissioni, che forse avverranno dopo l’estate, del primo ministro Olmert, di un paese in guerra come Israele, coinvolto in un caso di fondi illeciti al partito. Ecco, lì, per evitare processi e condanne di un’alta carica dello Stato, risolvono il problema alla radice: se sei imputato non ti candidi; se vieni imputato dopo che sei stato eletto, ti dimetti. Da noi, invece, se sei stato imputato prima di venire eletto, ti candidi lo stesso, se vieni imputato dopo che sei stato eletto, abolisci i tuoi processi e poi dici anche che è colpa dei giudici.
    Come dice sempre quel vecchio detto catalano: ci pisciano addosso e ci raccontano che sta piovendo.
    Passate parola. Ci vediamo l’otto luglio in piazza Navona, a Roma alle ore 18.00, contro il regime delle leggi vergogna.

  6. #6
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    Non piangere, Cioni.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Non piangere, Cioni.
    si piange a secco bogiangle ......l'uni'o liquido che c'è rimasto l'è i' latte a 'oglioni .....

  8. #8
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    A questa legge non potrò obbedire
    Scritto da Adriano Sansa
    sabato 21 giugno 2008

    Se domani una legge dicesse che prima dell'udienza l'imputato va tenuto in ginocchio sul sale non la applicheremmo.
    Chiederemmo alla Corte Costituzionale di dichiararne l'illegittimità, ma intanto non obbediremmo...
    Si sta avvicinando il momento, che mai avremmo immaginato, di questa drammatica frattura delle coscienze, dei cittadini, e degli stessi giudici.
    Fino a che punto si deve prestare obbedienza alla legge?
    Antico quesito, peraltro sorprendentemente attuale.
    La norma che sospende i processi per i reati puniti fino a due anni é stata introdotta surrettiziamente nel testo del decreto sulla sicurezza, dopo l'autorizzazione del presidente della Repubblica.
    Essa viola il principio della separazione dei poteri, quello della ragionevole durata del processo, e quello dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

    E' escluso che sia rivolta a disciplinare con indicazioni di massima la "precedenza" tra processi al fine di migliorare il rendimento della giustizia, perché sospende la maggior parte dei procedimenti pendenti e quasi tutti quelli per gli episodi di criminalità che allarmano i cittadini.
    Non solo, ma la lettera del primo ministro al presidente del Senato nella quale egli insolentisce e dileggia i magistrati di fronte ai quali é imputato, contestuale alla presentazione del decreto in Senato, conferma inequivocabilmente il nesso tra la sospensione generalizzata e la posizione personale di Berlusconi.
    Nel complesso ci si trova di fronte a una lesione ripetuta e grave delle regole fondamentali della Repubblica.
    Una sorta di padrone tiene il posto del primo ministro, e piega il Parlamento al proprio volere, e si libera della giustizia nello stesso momento in cui si propone di imbavagliare la stampa impedendole di riportare notizie sulle inchieste pur dopo la cessazione del segreto sulle intercettazioni.

    Per educazione, consuetudine civile, diritto e dovere personale e, nel mio caso, per lealtà al giuramento di fedeltà alla Costituzione non possiamo obbedire a leggi fatte per elevare al rango di padrone dei concittadini un solo cittadino e la sua corte di servitori.
    Dunque sta avvicinandosi il tempo in cui dovremo chiederci se obbedire o no alla legge, nel mio stesso tribunale come in tutti gli altri del Paese. Solo pronunciando queste parole, ne tremo, e capisco a quale punto difficile e ormai drammatico siamo arrivati.
    Non so se darò istruzioni di sospendere i processi piegando la testa all'abuso, non so se potrò obbedire.

    (Adriano Sansa - Presidente del Tribunale per i minorenni di Genova
    [IL SECOLO XIX])
    QUI

  9. #9
    i' marchese del grullo
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    A questa legge non potrò obbedire
    Scritto da Adriano Sansa
    sabato 21 giugno 2008

    Se domani una legge dicesse che prima dell'udienza l'imputato va tenuto in ginocchio sul sale non la applicheremmo.
    Chiederemmo alla Corte Costituzionale di dichiararne l'illegittimità, ma intanto non obbediremmo...
    Si sta avvicinando il momento, che mai avremmo immaginato, di questa drammatica frattura delle coscienze, dei cittadini, e degli stessi giudici.
    Fino a che punto si deve prestare obbedienza alla legge?
    Antico quesito, peraltro sorprendentemente attuale.
    La norma che sospende i processi per i reati puniti fino a due anni é stata introdotta surrettiziamente nel testo del decreto sulla sicurezza, dopo l'autorizzazione del presidente della Repubblica.
    Essa viola il principio della separazione dei poteri, quello della ragionevole durata del processo, e quello dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

    E' escluso che sia rivolta a disciplinare con indicazioni di massima la "precedenza" tra processi al fine di migliorare il rendimento della giustizia, perché sospende la maggior parte dei procedimenti pendenti e quasi tutti quelli per gli episodi di criminalità che allarmano i cittadini.
    Non solo, ma la lettera del primo ministro al presidente del Senato nella quale egli insolentisce e dileggia i magistrati di fronte ai quali é imputato, contestuale alla presentazione del decreto in Senato, conferma inequivocabilmente il nesso tra la sospensione generalizzata e la posizione personale di Berlusconi.
    Nel complesso ci si trova di fronte a una lesione ripetuta e grave delle regole fondamentali della Repubblica.
    Una sorta di padrone tiene il posto del primo ministro, e piega il Parlamento al proprio volere, e si libera della giustizia nello stesso momento in cui si propone di imbavagliare la stampa impedendole di riportare notizie sulle inchieste pur dopo la cessazione del segreto sulle intercettazioni.

    Per educazione, consuetudine civile, diritto e dovere personale e, nel mio caso, per lealtà al giuramento di fedeltà alla Costituzione non possiamo obbedire a leggi fatte per elevare al rango di padrone dei concittadini un solo cittadino e la sua corte di servitori.
    Dunque sta avvicinandosi il tempo in cui dovremo chiederci se obbedire o no alla legge, nel mio stesso tribunale come in tutti gli altri del Paese. Solo pronunciando queste parole, ne tremo, e capisco a quale punto difficile e ormai drammatico siamo arrivati.
    Non so se darò istruzioni di sospendere i processi piegando la testa all'abuso, non so se potrò obbedire.

    (Adriano Sansa - Presidente del Tribunale per i minorenni di Genova
    [IL SECOLO XIX])
    QUI


 

 

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